"Non sei gelosa?"
Ventesimo capitolo.
ELENA
E adesso che dico? La mia mente non riesce ad elaborare una scusa plausibile. Non voglio dirgli che, visto le mie continue domande inconsce e il mio improvviso ed ignoto fastidio alla bocca dello stomaco, credo m'importi.
Ma poi... perché m'interessa ciò che fa o non fa Manuel? Non lo so. So solo che avendolo conosciuto, in questi mesi, so per certo che non merita una ragazza come Melody.
Merita una ragazza intelligente, pura, sincera, dal cuore d'oro. Purtroppo gli sarà difficile trovarla ma di certo non deve accontentarsi di una qualunque.
Manuel incrocia le braccia al petto in attesa di una mia risposta. Risposta che non arriverà mai.
Adesso che stiamo in silenzio a scrutarci non posso non notare che le sue iridi hanno una luce particolare. Non ho mai visto due occhi marroni di tale intensità.
Credo sappia del potere devastante che possiede il suo sguardo. Non può non saperlo.
Ma se il suo modo di fare, la sua gentilezza, la sua dolcezza, il suo essere dannatamente comprensivo ed affabile facesse parte di un piano?
-Ho di meglio da fare che parlare con te- rispondo atona, per poi trovare la forza di schiodarmi dal pavimento e superarlo.
-Tipo... spiarmi?- chiede usando un tono altezzoso. Mi fermo sui miei stessi passi. Stringo i pugni e mi volto leggermente per fulminarlo con lo sguardo.
-Io non ti spio. Come ho detto poc'anzi: ho di meglio da fare-
Gli sorrido acidamente mentre lui solleva un angolo delle labbra carnose e stringe un po' di più le braccia al petto.
Mi spieghi perché ti stai divertendo così tanto? E' tutto un gioco per te?
Questa situazione mi sta pesando più del normale, mi sta facendo sentire troppo vulnerabile. I suoi occhi mi mettono a nudo, rendendomi spoglia di qualunque protezione creata con il tempo.
Protezioni credute indistruttibili.
-Tipo ascoltare le conversazioni altrui- continua, puntandomi l'indice contro. Assume la classica espressione di chi scopre la soluzione ad un problema.
Perché adesso assume questo atteggiamento odioso? Mi sta facendo innervosire parecchio. Tanto da sentire le budella contorcersi e le tonsille inaridirsi impercettibilmente.
-Vai al diavolo- dico tra i denti per poi voltarmi e scendere le scale marciando come un soldato.
Pugni chiusi, grandi falcate e labbra serrate. Ho bisogno di bere. Sento il respiro irregolare impossessarsi dei miei polmoni.
Perché ho cominciato ad essere curiosa? Perché ho fatto quelle domande? Perché mi sono dimostrata interessata? Sono troppo stupida...
La verità è che Manuel non mi è del tutto indifferente, ma questo dal primo momento che l'ho incontrato nel bagno.
Quel brivido lungo la spina dorsale l'ho riconosciuto subito, ho già provato quella sensazione. Però al tempo stesso c'era qualcosa di diverso.
Questa cosa non riesco a decifrarla, ecco perché devo continuare a mantenere le distanze.
Ho conosciuto l'inferno e anche se sono riuscita a scappare da esso non mi sono liberata delle cicatrici dentro la mia anima che continuano a bruciare al solo pensiero.
E pensare che all'inizio credevo di aver toccato il paradiso con un dito. Peccato che quel paradiso fosse solo una maschera che nascondeva dietro le fiamme dell'inferno.
Non so il perché ma più il mio cuore percepisce Manuel come un piccolo paradiso contornato da totale gentilezza, più la mia mente mi avvisa che è tutta una farsa.
Come un falso luccichio. Esiste il detto "non è tutto oro quello che luccica". E se il suo sorriso fosse un falso spiraglio di luce che cela tanta oscurità?
L'oscurità nella gentilezza? Esiste ed è la peggior arma mai esistita.
Riesce a farti abbattere tutte le difese, fidandoti completamente della bontà altrui ma poi succede tutto come un fulmine a ciel sereno.
Il sorriso dolce e ammaliante fa spazio ad un ghigno maligno. Lo sguardo gentile si trasforma e diventa duro e freddo come la neve d'Antartide.
Quando arrivo sulla soglia della cucina mi fermo all'istante, per poi fare qualche passo indietro, aggrappandomi al muro. Mia è poggiata alla penisola con un sorriso sornione sul viso, mentre Felipe si trova di fronte con le mani ancorate sui suoi fianchi.
Aggrotto leggermente le sopracciglia stupita. Tutte queste effusioni da quando se le scambiano? Felipe non era fidanzato? Non erano migliori amici da una vita ormai?
Felipe si avvicina lentamente verso il viso di Mia, piegandosi leggermente per via della differenza d'altezza. Prima che le loro labbra si tocchino, decido di cambiare destinazione.
Esco fuori dalla porta principale e me la chiudo alle spalle. Sulle piccole scale, che precedono l'ingresso, vedo Bella seduta sul penultimo scalino con una tazza in mano.
Decido di sedermi accanto a lei. Lascio andare un respiro ispirando l'aria fresca londinese. A pochi metri si trova un parco davvero carino... credo che l'aria pulita provenga da esso.
Non so il motivo per cui mi senta così frustrata. Perché tutti sembrano particolarmente felici e circondati dall'amore? Perché io non riesco neanche a provare una misera scena teatrale?
-Ti esce del fumo dalle orecchie-
La voce di Bella arriva ovattata al mio udito. Chiudo gli occhi e le rivolgo uno sguardo interrogativo. Bella beve un po' della sua tisana e dopo mi guarda senza alcuna espressione precisa.
-Vedo i tuoi neuroni faticare... pensa di meno-
-Fatica che i tuoi neuroni non conoscono- rispondo automaticamente.
Però lei non sembra farci tanto caso. Mi sa che ormai siamo abituate alle nostre battute acide e frecciatine. Rimaniamo in silenzio per qualche minuto, tempo in cui Bella finisce la propria bevanda e poggia la tazza di fianco.
-Oggi non ho notato comportamenti strani da parte di Jade, tu?- chiede mettendo le mani dentro le tasche della felpa blu notte.
-Neanche io, ma la giornata non è terminata- Storco le labbra.
-Già- aggiunge atona guardando davanti a sé. Mordo il labbro inferiore e la osservo.
Alle volte non riesco a comprenderla. Il suo modo di fare mi rende curiosa. Questo periodo trascorso qui mi ha reso più irrazionale. Il tempo passato da sola mi ha resa fredda, scostante, distante.
Ma qui, mi rendo conto che, pur non volendo, sono riusciti a scaldare l'inverno dentro me. Chi più, chi meno.
A partire da quella testolina bionda, fino ad arrivare a questa ragazza dai modi di fare che mi fanno saltare i nervi nove volte su dieci.
Oggi ho visto Tobia solo a colazione e mi manca già tanto. Aveva il compleanno di un suo amichetto ed era davvero eccitato al solo pensiero.
-Perché tendi a non mostrare agli altri che t'importa?- chiedo a bruciapelo. Bella alza le spalle tranquilla.
-Potrei farti la stessa domanda- ribatte.
Con quella calma disumana riesce a disarmarmi. Ecco perché ormai non tendo più a fare domande velate d'interesse. La diffidenza mi attanaglia da dentro, senza preavviso, affinché io tenga sommerso tutto ciò che provo.
So difendermi, il più delle volte.
-Beh, i miei neuroni ci sono arrivati prima, quindi...- Bella ridacchia appena, poi mi rivolge la sua attenzione. -Tocca a te rispondere-
-Non ritengo necessario mostrare ciò che provo agli altri-
E dal tono che usa capisco che è sincera. So per certo che qualcosa le è capitato perché non penserebbe questo dal nulla. E quel qualcosa l'ha provocata una persona.
Sembra strano sentirselo dire ma i rapporti umani sono le nostre più forti debolezze. E al tempo stesso sono le ancore più potenti.
-Qual è il suo nome?- Bella strabuzza gli occhi.
-Come?-
-Il nome di chi non ha apprezzato i tuoi sentimenti-
Chiarisco bene ciò che intendo. Bella si bagna le labbra e torna a guardare avanti.
-Ryan-
Annuisco. Non voglio fare altre domande. E' libera di parlarmene o meno. Non voglio costringere nessuno. Vedo il suo sguardo perdersi a guardare la macchina di Felipe posteggiata. Mi stupisco leggermente quando sento la voce di Bella rompere il silenzio.
-Il letto che occupi tu non è sempre stato vuoto. Semplicemente si trovava nella camera dei ragazzi. Quando Ryan è andato via, circa tre mesi prima del tuo arrivo, Gloria e Mia hanno deciso di spostarlo in camera nostra- spiega con calma mantenendo lo stesso tono di voce.
-Chi è Ryan?-
Bella socchiude gli occhi, schiude le labbra e comincia a guardarsi le mani, torturando l'unghia dell'indice destro.
-E' stato vittima di un incidente stradale, che gli causò la perdita della memoria. Mia lo ha trovato in ospedale, solo, smarrito e ha chiesto dove fossero i suoi genitori. Le dissero che non ne sapevano nulla, poiché il ragazzo neanche faceva parte di Londra e non ricordava niente del suo passato-
Un sorriso le increspa le labbra mentre io mi immergo totalmente nel suo racconto.
-Decise di portarlo con sé. Due settimane prima, Mia, prese in custodia anche me... quindi fummo i nuovi della situazione. Nonostante ciò, nessuno di loro ce lo fece pesare. I ragazzi inserirono Ryan mentre Jade pulsava di gioia nell'avere, finalmente, un'altra ragazza in casa-
Un sorriso sorge spontaneo nel mio viso al solo immaginare Jade saltare di gioia per tutta la casa. Bella nel frattempo ha smesso di torturarsi l'unghia ed è ritornata con le mani dentro le tasche della felpa. Subito dopo tira su il cappello della felpa, permettendomi di scorgere il ciuffo castano caderle sulla fronte ed il suo viso.
-Dopo appena due settimane, Ryan cominciò a mostrare dell'interesse verso me, interesse assolutamente ricambiato. Decidemmo di stare insieme. Sai... grazie a lui so cosa significa la parola "amore"- Lascia andare una piccola risata amara.
-Cosa successe dopo?- Bella incurva un angolo della bocca e alza le spalle.
-Dopo quattro mesi si fecero vivi i suoi genitori. Mia e Felipe avevano sporto denuncia e, grazie alle amicizie influenti di quest'ultimo, riuscirono a trovarli. Cinque mesi fa vennero qui e lo riconobbero-
-Ma Ryan ha recuperato la memoria?-
-Non in quel momento. Per lui quelle persone erano estranee ancora, ma decise lo stesso di andare via con loro. Ha preferito due persone estranee, le quali potevano essere anche degli impostori, invece che rimanere con me- Mi guarda e per un attimo riesco a scorgere della delusione attraverso quelle iridi verdi.
-Beh magari...- Mi interrompe.
-Dopo qualche settimana ha recuperato la memoria, ha compiuto diciotto anni e vive nella sua città natale: Edimburgo. Fine della storia-
Serra le labbra in una linea ferrea. Termina la storia con la sua solita indifferenza. Come se le vicenda non la toccasse minimamente.
-E non vi sentite più? Cioè lui non...-
Bella si alza dallo scalino, passa le mani sul retro dei pantaloni, togliendo via la sporcizia, e recupera la tazza.
-Ho detto fine della storia- dice atona.
Ed ecco la solita apatica e distaccata Bella farsi presente. Mi lascia lì ed entra dentro casa. Mi ritrovo a stringermi fra le braccia per un soffio di vento più freddo del solito.
Bella è stata innamorata, probabilmente lo è ancora... si vede da come cercava di mostrarsi composta e pacata nonostante l'unghia del suo indice cercasse pietà.
Anche se la sua storia è durata quattro mesi, le ha lasciato il segno. Sono qui da due mesi ed è la prima volta che sento il nome di questo Ryan.
Tre mesi prima del mio arrivo lui faceva parte di questa grande famiglia. E' rimasto qui solo quattro mesi... e se andrò via anche io tra poco? Se succedesse qualcosa e dovessi lasciare tutto?
Per certi versi mi rivedo in Bella.
Questo periodo trascorso qui ha fatto riemergere parte dell'Elena che ho sempre tenuto nascosta.
Scrollo le spalle e decido di tornare dentro. Ho voglia di mettermi in pigiama, prendere un libro, mettermi sotto le coperte e scomparire mentalmente.
"Cinque minuti e sono da te"
La voce di Manuel che pronuncia questa frase mi balena nella mente mentre salgo le scale. Magari le parole non sono uguali ma il senso è quello. Meno male che è uscito, si meriterebbe tante di quelle parole.
Perché continuo a pensarci? Odio farlo, odio non saper controllare il mio flusso di coscienza.
Ma poi la sua espressione, la sua spavalderia e il suo divertimento non riesco a comprenderlo.
Non pensavo potessi vedere quel modo di fare addosso a lui. Ma d'altronde, non si smette mai di conoscere una persona.
L'umano può essere paragonabile ad una cipolla. La cipolla è composta da tantissimi strati, devi toglierne uno alla volta per arrivare al centro.
Però c'è una piccola differenza: la cipolla avrà una fine mentre l'umano non smetterà di avere nuove sfaccettature da analizzare.
Una volta arrivata nel corridoio vedo Jade piegata sulle ginocchia che sbircia da dietro lo spiraglio della porta della stanza di recitazione. Sembra quasi concentrata, mi ritrovo a corrugare la fronte incuriosita. Mi avvicino a lei.
-Jade ma che...- Mi prende di fretta, porta una mano sulla mia bocca e mi poggia al muro adiacente allo spiraglio. Dopo si porta l'indice sulle labbra.
-Ssh! Abbassa la voce- Mi intima sussurrando. Lascia andare la mano sulla mia bocca.
-Perché?- sussurro a mia volta.
Jade si scosta e continua a guardare oltre la porta. Mi fa cenno con il capo, così mi avvicino e invece di piegarmi come fa lei, rimango in piedi.
Dentro vedo Luca chino verso una ragazza con i capelli lunghi e neri. Riesco a collegare il suo viso al corso di recitazione: fa coppia con Luca per la scena.
-Guarda come ci prova! Guarda, guarda! E come fa lo sguardo ammiccante!- dice di fretta Jade mostrando tutto il fastidio possibile verso quella ragazza.
-Veramente stanno ridendo perché Luca ha sbagliato la battuta- La contraddico alzando le sopracciglia divertita.
-E lei usa questa scusa per toccarlo... no! Ma guarda come lo tocca e come gli sorride. E' ridicola, guarda!-
-Jade, sto guardando, smettila di ripeterlo!-
Jade fa un gesto della mano come per dire "lascia perdere" donando tutta la sua attenzione ai due ragazzi dentro la stanza. Io sinceramente non noto tutte queste cose, sarà la gelosia che fa brutti scherzi.
E' carina. I capelli lunghi e le forme la contraddistinguono, ha un sorriso dolce, delle labbra appena carnose e due occhi castano scuro. Se non mi sbaglio si chiama Rose. Abbasso lo sguardo verso Jade quando Rose aggiusta qualche ciuffo ribelle di Luca sulla fronte. Vedo Jade imprecare delle cose sottovoce, senza capirne il senso.
-Ma poi che ha al posto del seno? Degli airbag? Come fa a dormire?-
La sua frase mi fa nascere una risata così, pur cercando di fermarla prima del tempo, emetto qualche rumore combattuto. Jade, prontamente, mi afferra e mi porta in camera nostra, allora io lascio andare la risata, liberandomi. Vedere Jade blaterare in quel modo mi fa impazzire dal ridere. E' esilarante.
Jade si porta le mani ai fianchi con rimprovero. -Volevi farci scoprire?-
-Scusa è che... airbag al posto del seno?- Cerco di trattenere un'altra risata, ripetendo l'ipotesi della moretta. Jade alza le sopracciglia con fare ovvio.
-Sì! Ma le hai viste? Sono enormi... pronte a scoppiare da un momento all'altro- Gesticola un'esplosione con le mani, mentre io mi porto il labbro inferiore tra i denti concitata. -Dovrebbe camminare con su scritto sulla fronte "si salvi chi può"-
Allarga le braccia teatralmente e io scoppio a ridere, portandomi le braccia alla pancia. Jade mette il broncio.
-Perché ridi?- Incrocia le braccia al petto con fare bambinesco.
-Perché vedere te gelosa è fantastico- dico leggermente ansimante per la fragorosa risata. Jade lascia andare le braccia lungo i fianchi.
-Io non sono gelosa- ribatte titubante facendomi alzare un sopracciglio contrariata.
-Non sei gelosa?- Indico oltre la porta -Ma ti sei vista poco fa?- Jade si gratta la mascella.
-Dici che lo sono?- Annuisco convinta. - Forse sì... non lo so-
-E' palese-
Jade mi rivolge un sorriso sincero e un po' impacciato. La vedo fremere sulle punte dei piedi e suoi talloni. Non capisco perché continui a muoversi senza alcun motivo. Dopo qualche secondo, con il pollice indica la porta dietro le sue spalle.
-Posso andare?- chiede il permesso come fanno i bimbi che vogliono continuare a giocare. Sorrido divertita e annuisco.
-Vai-
-Vado!- squittisce dopo aver mostrato un sorriso a trentadue denti.
Scuoto la testa arrendendomi alla dolcezza di quella ragazza e alla sua ingenuità. Sento vibrare il telefono, segno che è arrivato un messaggio. Lo prendo e apro il messaggio.
Messaggio da Tyler:
Ti ricordo che la prossima settimana dobbiamo fare la ricerca su Socrate e i Socratici minori :)
Mi porto una mano in fronte maledicendomi. L'avevo completamente tolto di mente. La professoressa ha lasciato questa ricerca da fare in coppia e visto che Tyler si trova accanto a me, ci è toccato farla insieme.
Digito la risposta sulla tastiera grigia.
Messaggio a Tyler:
Quanto tempo abbiamo?
La risposta non tarda ad arrivare.
Messaggio da Tyler:
Prego, comunque. Dobbiamo consegnarla martedì... che facciamo?
Alzo gli occhi al cielo leggendo la prima frase. Subito dopo faccio qualche smorfia con le labbra pensando sul da farsi. Non ho voglia di passare del tempo con lui, sinceramente. Però dobbiamo farla insieme. Il telefono vibra facendomi svegliare dai miei pensieri.
Messaggio da Tyler:
Entro la prossima era, magari ;)
La frase mi irrita tanto da inviargli velocemente una risposta.
Messaggio a Tyler:
Tu fai la prima parte ed io la seconda. Martedì a pranzo le confrontiamo e le unifichiamo. Buonanotte, Tyler.
So che sono le sei e mezzo del pomeriggio ma non importa. Vado a farmi una doccia, metto il pigiama, mi infilo sotto le coperte e prendo tra le mani il libro di Alex Connor "Cospirazione Caravaggio", un thriller.
Sbuffo sonoramente quando sento il telefono vibrare, lo afferro con malavoglia dal pavimento e leggo la risposta di Tyler.
Messaggio da Tyler:
Buonanotte? Vai a dormire? Comunque va bene... io mi occupo dei primi manoscritti di Socrate, casomai ci aggiorniamo per telefono
Messaggio a Tyler:
Ok.
Lascio il telefono sul pavimento e comincio a sfogliare il libro che ho tra le mani. Farò la ricerca venerdì e domenica, ho ancora qualche giorno per dedicarmi ad altre materie.
Dopo le prime pagine la lettura mi rapisce totalmente e continuo a leggere ininterrottamente, immergendomi sempre di più nei pensieri del protagonista e nelle sue ipotesi. Ovviamente io comincio a fare le mie di ipotesi.
Dopo quasi due ore spese a leggere centottantadue pagine, gli occhi si fanno pesanti e senza neanche rendermene conto cado in un sonno profondo.
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