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La verità

Trentacinquesimo capitolo.

ELENA

Non riesco a capire perché non me ne vado seduta stante. I miei muscoli sono totalmente intorpiditi, immobili, non rispondono ai comandi che il mio cervello manda.

So solo che voglio sparire adesso, come se non fossi mai venuta qui. Mi fa rabbia sapere di essere stata presa in giro. In più odio il fatto che quell'ornitorinco abbia baciato quelle labbra che sono mie... che pensavo fossero mie a quanto pare.

Manuel continua a guardarmi affranto e preoccupato, le labbra schiuse ed un cipiglio che gli increspa le sopracciglia. Ancora non riesco a credere di essermi ingarbugliata in questa situazione.

Quando apro il mio cuore e decido di lasciarmi andare ecco che arriva la batosta del secolo.

Con fatica disumana sposto il piede destro e cerco di andare via ma Manuel mi si para davanti prontamente con le mani avanti e tutta l'intenzione di non lasciarmi andare.

-Tu devi ascoltarmi- sibila.

-Cosa? Che dovrei ascoltare? E' tutto...-

-No, non lo è! Devi solo starmi a sentire e capirai tutto... Elena, per favore-

-Se non volessi ascoltare nulla?-dico dopo aver sbuffato. Manuel lascia cadere le braccia lungo i fianchi e il suo sguardo si fa più sicuro.

-Beh... me lo devi visto che quando mi hai chiesto di fare la stessa cosa io ti ho ascoltato-

Schiudo le labbra ed inclino il capo. E' vero... mi ha concesso la parola tempo fa ma non è proprio la stessa cosa. Eppure il suo sguardo implorante, la sua voglia di spiegare, la paura che ho letto attraverso i suoi occhi mi spingono a dargli questa possibilità. Sbuffo e annuisco.

-Ok... parla-

Sospira. -Ti ricordi l'ultima volta che mi hai respinto? Io ero geloso di quel damerino che...-

-Charlie?-

-Non m'interessa il suo nome. Comunque... ero geloso e quando siamo andati in bagno ti ho rivelato un'altra volta i miei sentimenti, tu mi hai respinto e mi hai anche detto di andare da Melody-

Fa un attimo di pausa. Ma io mica volevo... cioè... non doveva prendermi in parola, andiamo!

-L'indomani l'ho vista al bar e mi ha praticamente supplicato di darle una possibilità, promettendomi che mi avrebbe aiutato a dimenticarti. Io ho accettato ed è per questo che ti ho evitato il più possibile-

Passa una mano fra i capelli scompigliandoli appena, distoglie lo sguardo per poi farmi sussultare una volta che i suoi occhi incontrano i miei un'altra volta.

Ecco perché mi ha evitato in quel modo, perché non passava neanche l'ora della mensa con noi e spariva nel nulla. Stava con quell'arpia! Mentre io pensavo al modo di parlargli per confessargli i miei sentimenti lui se la spassava con quella.

Comincio a sentire la rabbia nascere da dentro le mie viscere. Ma sono arrabbiata con me stessa maggiormente. E' colpa mia se lui si è buttato tra le braccia di un'altra. La voce di Manuel mi risveglia dai miei pensieri.

-Poi tu mi hai detto ciò che provi e non potevo non baciarti. Non potevo aspettare di fare la cosa giusta se ciò che viene considerato sbagliato mi avrebbe fatto toccare il paradiso. Quindi ti ho baciata e da quel momento...- Lo interrompo.

-Hai fatto il doppiogiochista- Aggrotta le sopracciglia ed arriccia il naso contrariato.

-Pensi questo di me? Davvero?- Ridacchia senza emozione per poi ritornare serio. -Ho cercato di parlarle, il giorno dopo le ho chiesto di parlare per lasciarla ma d'un tratto ha detto di avere un impegno e non mi ha lasciato il tempo di parlare. E' da una settimana che ci provo ma lei mi evita terribilmente e non volevo lasciarla per telefono, mi sembra troppo brutto...- Sospira. -Così mi sono ritrovato in questa situazione, ma Elena io voglio te. Adesso vado da lei e la lascio immediatamente... l'unica che voglio sei tu-

Mi afferra le mani e si avvicina a me, mentre io osservo le nostre mani unite. Melody aveva capito tutto. Sapeva che l'avrebbe lasciata così ha inventato scuse per rimandare il tutto e nel frattempo preparare una scena come quella di poc'anzi.

-Aveva capito tutto Manuel... come fai a non vedere quanto sia subdola quella ragazza?- sussurro senza guardarlo negli occhi.

Non capisco perché ma non riesco a smettere di osservare le nostre mani. E' come se volessi aggrapparmi con tutta me stessa per non perderle mai.

Ho bisogno del calore che il suo corpo emana solo per me. Ho così bisogno di lui nella mia vita da avere paura. Si può trovare l'amore vero alla mia età? Non lo so... so solo che ha rischiarato le mie tenebre e dopo aver visto la luce non voglio più tornare a navigare nel buio senza una meta prestabilita.

-Sono un idiota... però io...- Una mano lascia le mie per poi arpionare il mento e farmi sollevare il capo. I suoi occhi mi catturano come fossero calamita. -El... dimmi che mi credi, ti prego...-

-Voglio... andare a casa-

Lascio andare il contatto visivo e comincio a superarlo mentre mi avvisa che mi accompagnerà lui. Ho notato la sua espressione cambiare, probabilmente teme che potrei cambiare ciò che provo per lui dopo questo casino. Peccato che non sa proprio nulla.

In questo momento voglio andare a casa ma il fatto che lui venga con me mi dà sollievo. Quando i miei occhi focalizzano l'uscita, tra diversa gente che passa e che si sofferma agli angoli a parlottare, il cuore si ferma di colpo.

Cris.

Non può essere lui. La salivazione sembra assentarsi in un lampo, il respiro comincia a farsi irregolare automaticamente e comincio a sudare freddo. E' come se tutta la stanza si svuotasse e riuscissi a vedere soltanto lui che toglie il cappotto nero e lo lascia sull'appendiabiti.

I suoi occhi color smeraldo non incontrano i miei, non sa che ci sono anche io. Ma lui che ci fa qui? Perché è a Londra? Continua ad avere lo stesso aspetto di sempre: la barba a contornargli la mandibola ben definita, i capelli neri rasati, l'altezza prorompente e quell'aria affascinante che ha sempre nascosto per bene un lato oscuro e sadico.

-Elena... che succede?-

La voce di Manuel fa ricomparire tutte le persone intorno a noi e le mie orecchie percepiscono di nuovo la musica assordante del locale. Cris non si è accorto di me, sta chiacchierando con altri due ragazzi accanto a lui ma se solo andasse avanti non faticherebbe a riconoscermi. Devo andare via da qui, subito!

-Manuel... c'è un'uscita secondaria?-

Vedo con la coda dell'occhio il capo di Manuel girare per il locale. Boccheggia appena e poi si avvicina di più a me per parlarmi sopra il rumore assordante della musica.

-Sì, superando i bagni e...-

-Portami via da qui- biascico senza guardarlo ancora.

-El che...- Lo guardo intensamente.

-Manuel ti prego...-

-Ma stai piangendo?- chiede tra il sorpreso e il preoccupato.

Bagna le labbra, si guarda ancora una volta in giro, fa un gesto con la mano a Ryan in mezzo alla folla, mi prende dal gomito e mi guida fuori da quel buco ormai diventato opprimente.

Riusciamo ad uscire dopo qualche secondo. Il vicolo sul retro presenta due grandi contenitori quadrati ad un lato del muro ed un lampione che emana una luce scarsa, ma sufficiente per illuminare tutto lo spazio.

Quando stiamo per uscire dal vicolo riconosco la strada principale così mi tiro indietro poggiandomi al muro. Manuel mi guarda stralunato e torna indietro. Lo vedo dischiudere le labbra per chiedere spiegazioni ma lo precedo.

-Vedi se c'è un ragazzo alto, moro con i capelli rasati all'entrata del locale-

-Ma che...-

-Manuel ti prego!- supplico con il labbro tremante.

Mi sento una corda di violino tesa pronta per essere pizzicata. Con una piccola differenza: essa produrrebbe una melodia suggestiva, io invece urlerei.

Manuel supera il vicolo e guarda l'entrata, il tutto sotto il mio sguardo indagatore e il fiato sospeso in attesa di un responso. Torna cauto davanti a me.

-Ci sono solo un paio di ragazze che fumano- Annuisco lentamente. Faccio per andare via ma Manuel mi ferma poggiando le mani sulle mie spalle dolcemente.

-Mi spieghi che succede? Stai tremando dalla paura e mi sembra di aver capito che c'entra questo ragazzo del quale non sapevo l'esistenza. Ti ha fatto del male? Me lo devi dire se è così...-

Sento i polpastrelli accarezzare le mie spalle cercando di incutermi coraggio. Dischiudo le labbra per rispondergli ma il rumore di una lattina schiacciata, dietro i contenitori, ci distrae. Guardiamo quel punto insieme.

-Sarà stato un gatto- dice Manuel. -Elena...-

Scuoto la testa. -Ti racconterò tutto quanto ma mi devi portare via da questo posto... ora- Annuisce e mi afferra la mano.

-Andiamo-








Mi dirigo in silenzio in camera mia con Manuel al seguito. In casa non si sente alcun rumore, staranno tutti a letto probabilmente. Una volta in camera lascio la borsa sul letto di Bella, mi siedo sospirando sul mio letto, tolgo le scarpe e Manuel mi segue con sguardo circospetto.

Starà impazzendo vedendomi fare in questo modo, lo capisco. Però adesso voglio dirgli tutta la verità poiché se lo merita e anche perché posso fidarmi di lui.

Sospiro un'altra volta ed incrocio le gambe come gli indiani mentre Manuel siede composto di fronte a me. Abbiamo lasciato la luce spenta, c'è solo la lampada della scrivania accesa che ci permette di vedere meglio.

-Non so da dove iniziare...-

-Da dove ritieni giusto iniziare, io ti ascolto- risponde dolcemente. Quello sguardo e quel piccolo sorriso mi fanno annuire e mi danno la forza di cominciare.

-Sono qui perché sono scappata da casa... non sono una ragazza di strada anche se sono davvero orfana- Comincio a torturarmi le mani guardandole. -Ho sempre vissuto con mio padre. Quando avevo sei anni ci siamo trasferiti in un altro continente per via del suo lavoro. Dopo qualche anno mio padre si sposò con una donna del posto, così andammo a vivere insieme a lei e a suo figlio. Gli anni successivi furono molto tranquilli e sereni fin quando mio padre si ammalò... avevo solo quattordici anni. Morì dopo qualche mese lasciandomi sola-

Mi fermo mordendo il labbro inferiore al ricordo doloroso. Era la persona che mi aveva cresciuta. Era ed è mio padre. Il mio cuore perde un battito quando la mano di Manuel afferra le mie, si siede come me, dopo aver tolto le scarpe, e mi incoraggia con lo sguardo.

-Clara, sua moglie, mi è stata davvero vicina ma suo figlio è stato essenziale. Ebbi una cotta stratosferica per lui e il suo modo gentile. Era sempre dolce, disponibile, mi prendeva a scuola, passava il suo tempo libero con me. Avevo quattordici anni e un ragazzo di vent'anni, per giunta bello da morire, che ti dona attenzione non può che far nascere qualcosa dentro di te...-

-E lui? Come si chiama?-

-Cris. Un giorno stavamo guardando un film, sua madre lavorava tutto il giorno e tornava la sera tardi, e mi baciò. Dirti che in quel momento mi sentivo in paradiso è poco... cioè il ragazzo dei miei sogni mi stava baciando- Una risatina sarcastica esce fuori dalla mia bocca. Riesco a notare i nervi di Manuel tendersi appena.

Oh... non ho finito di raccontare Manuel.

-Cominciammo a stare insieme di nascosto per due settimane. Una sera però, in cui Clara aveva il turno di notte, mi venne a trovare in camera. Dopo le prime coccole cercò di arrivare più in fondo ma... io non volevo. Andiamo, avevo quattordici anni, ero una bambina!- Dico le ultime parole con rabbia al ricordo. Manuel comincia ad accarezzarmi le mani.

-Il suo sguardo cambiò tutto d'un tratto. Il suo viso non aveva più quella gentilezza che lo contraddistingueva. Era diventato cupo, freddo... da far venire i brividi. Mi mostrò che dietro tutta quella gentilezza celava l'oscurità più profonda- Ispiro.

-Diciamo che non gli interessò ciò che volevo io in quel momento...-

Manuel serra la mascella e socchiude gli occhi in due fessure. Non c'è bisogno di continuare, è abbastanza chiaro il discorso. E dalla sua reazione mi rendo conto che ha capito tutto.

 -Bastardo, pezzo di merda- sibila a denti stretti.

-Il fatto è che non si è fermato solo a quello. Di certo non è stata l'unica volta ma... nei mesi successivi mi puniva in diversi modi per degli errori che facevo. Se parlavo con qualche mio compagno, se sorridevo senza alcun motivo, se uscivo di casa per prendere un gelato...-

-E' stato lui a farti quei segni sulle scapole e il collo?-

Strabuzzo gli occhi non aspettandomi questa domanda. Come ha fatto a vedere quei segni? Li copro sempre con del correttore e poi sono facilmente confondibili con il colore della pelle.

-Come...-

-Le ho notate quando avevi la febbre. Dormivi e mi tenevi lì... così non potevo fare altro che osservarti. Non che mi dispiacesse, è diventato il mio hobby preferito da quando ti conosco- 

Sorrido un po' sentendo queste parole e vedendo il sorriso dolce di Manuel. E' così bello in questo momento da non sembrare reale. Dopo scuoto leggermente la testa ritornando al racconto.

-Sì... è stato lui. L'alternativa era anche essere chiusa per giorni interi nello sgabuzzino al buio-

-Ma Clara?-

-L'ha resa inoffensiva. Tendeva a prendere delle gocce antidepressive da quando mio padre l'aveva lasciata. In sostanza passava più tempo a letto a dormire che a fare altro... perse anche il lavoro-

-Perché ti faceva questo? Che diavolo gli passava per la testa?- Accenno un sorriso senza sentimenti.

-Non lo so... so solo che se non fosse stato per Jason starei ancora dentro quella casa a soffrire le pene dell'inferno-

-Jason? E' per questo che avete questo rapporto? Pensavo l'avessi conosciuto qui-

-No, siamo cresciuti insieme. I nostri padri erano amici di lunga data. Mi vuole bene come se fossi sua sorella. Quando ha capito tutto, mi ha procurato dei biglietti per Londra, ha fatto firmare a Clara l'autorizzazione quando Cris non c'era e mi ha aiutata a scappare. Ho vissuto davvero per strada per circa un anno. Meglio la strada che quell'inferno. Quando Cris ha scoperto il suo zampino l'ha fatto licenziare e ha fatto in modo che nessun'altro lo assumesse. Ecco perché si trova qui-

Sento un peso enorme lasciare spazio al sollievo. Finalmente ho raccontato la mia verità a qualcuno. E lui è la persona più adatta.

-Vieni qui-

Mi lascio accoccolare tra le sue braccia che riescono a darmi quella sicurezza di cui ho bisogno. Poggia il mento sul mio capo dopo avermi lasciato un bacio sui capelli.

-E' per questo non credevo al tuo animo gentile... pensavo fosse solo una facciata fittizia... mi dispiace i-io...-

-Ssh- sussurra accarezzandomi i capelli. E' questo il posto in cui vorrei stare per il resto dei miei giorni. -E' tutto ok-

-Non lo è. Lui è qui adesso. Mi ha trovata- dico tremante guardandolo negli occhi.

Do voce alle mie paure. Chi lo porta a Londra? E' qui per me... sa dove mi trovo! Adesso sono nei guai.

E se avesse seguito le tracce di Jason? Se avesse trovato qualcosa che facesse capire dove mi trovassi? Che farà adesso? Mi porterà via con la forza? Ci sono troppe domande nella mia testa a cui non riesco a dare risposta. Mi sento completamente persa.

-Non ti ha trovata El. Se lo avesse fatto sarebbe venuto qui e non in un locale popolare di Londra-

-Ma se adesso mi trovasse?-

-Non succederà-

-Ma se, invece, succedesse?- controbatto nel panico.

Manuel porta le mani sul mio viso e si avvicina maggiormente incatenandomi con il suo sguardo. Attraverso i suoi occhi riesco a leggere totale sicurezza e anche quell'amore che da tempo il mio animo aveva bramato senza che io me ne accorgessi.

-Non sei più sola piccola. Ci sono io con te, non ti toccherà neanche un dito. E poi oltre me ci sono anche i ragazzi e Mia... credi lui ti possa fare del male con noi qui?- Scuoto leggermente il capo. Manuel mi lascia un casto bacio sulla punta del naso e comincia a sfregare i pollici sulle mie gote.

-Andrà tutto bene... domani parlerò con Melody e chiarirò una volta per tutte ciò che ho da dirle. Si sistemerà tutto, te lo prometto-

Inclina il capo cercando una mia approvazione così annuisco. Credo in lui, mi fido ciecamente. Se ha detto che le parlerà, così farà. Ma per il resto... non so se andrà tutto bene.

-Mi sento esausta- sibilo in uno sbuffo. Manuel sorride, mi lascia un bacio sulla fronte e lascia andare il mio viso facendomi sentire freddo.

-Dormi un po'- Mi lascia un ultimo sorriso. -Buonanotte-

Quando lo vedo alzarsi il panico prende posto predominando tutte le altre emozioni contrastanti. Sento il ghiaccio impossessarsi del sangue nelle vene, le corde vocali irrigidirsi e l'aria solidificarsi facendo fatica ad oltrepassare le narici per riempire i polmoni.

Gli afferro una mano lasciando le gambe fuori dal letto. Manuel si volta con uno sguardo interrogativo dipinto sul volto.

-Ti va se... dormiamo insieme? N-non mi va di rimanere sola- pronuncio balbettando appena. Evito di far caso al calore improvviso che sento sulle guance, segno che sono arrossita. Mi sorride comprensivo.

-Sì?-

-Sì, rimango-

Mi sembra di vivere un déjà-vu. Gli sorrido e vado a mettermi il pigiama in bagno mentre lui va a cambiarsi in camera sua. Indosso i soliti leggings con una maglia semplice mentre Manuel arriva con solo la tuta di un pantalone nero addosso.

Mi siedo sul letto e lo osservo. Manuel porta una mano dietro il collo visibilmente a disagio.

-Io... dormo sempre così... beh, in realtà anche senza i pantaloni ma non mi sembra il caso- Sorrido sentendo il cuore perdere un battito.

-Va bene così-

Annuisce mordendosi il labbro inferiore. Alzo il piumone e mi infilo dentro. Trattengo il fiato mentre Manuel arriva dietro di me e si distende. Ispiro facendo entrare parecchia aria nei polmoni.

Il suo profumo invade le mie narici facendomi sentire piena di lui.

-Posso abbracciarti?- chiede in un soffio sollecitandomi l'incavo del collo.

Mille brividi mi percorrono la spina dorsale. Annuisco e dopo qualche secondo sento il suo braccio cingermi il fianco tenendomi stretta. Espiro lentamente mentre sento i nervi rilassarsi notevolmente.

-Buonanotte Manuel-

-'Notte piccola- dice per poi lasciarmi un bacio sulla spalla e posizionandosi per bene.

E come quando da bambina mi addormentavo sicura che niente potesse accadermi, mi lascio cullare dai suoi continui sfioramenti sul ventre.

Stanotte nessun incubo mi tormenterà perché c'è qui Manuel che mi stringe e mi fa sentire bene e protetta. 


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SPAZIO AUTRICE

Ciao people! Scusate il ritardo... ma come avevo detto non ho avuto tempo di scrivere. Comunque ho visto che in questa settimana la storia è arrivata a 8,1k letture AAAAAAAAAAAAH SCLERO!!!

GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

Comunque... ecco qui il capitolo. Spero vi sia piaciuto. Un capitolo importante perché Elena racconta la sua verità... vi aspettavate una storia del genere? Ditemi cosa ne pensate perché per me è IMPORTANTE.

Cris è in città! Perché? La troverà? Come farà a scoprire dove sta? Sa che si trova a Londra? Lo scopriremo. 

Il suo personaggio è nel cast e finalmente si è fatto vivo ahaha Non so se stavate pensando chi fosse quello lì... però eccolo qui! Il fratellastro di Elena. Vi avviso che è complesso come personaggio... non è facilmente inquadrabile. (Spero di riuscire nel mio intento)

Comunque, ho finito. 

LASCIATE DEI COMMENTI E DEI VOTI! 

Baci, -N :)

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