"Adesso siamo pari"
Sedicesimo capitolo.
ELENA
Jason poggia lo strofinaccio, che era sulla sua spalla, sul bancone di legno e si avvicina a me. Cerco di raccogliere più aria possibile e riempio i polmoni al massimo, tanto che mi sento sovraccaricata d'ossigeno, semmai potesse essere possibile.
Vedo la sua bocca aprirsi in un sorriso sincero e la schiera di denti bianchi fare capolinea nella mia visuale. Sembro quasi incollata al pavimento.
-Non mi abbracci?- chiede con il suo solito tono dolce. Scuoto leggermente il capo, cercando di raccogliere la lucidità mentale. E' tutto un caos, nella mia mente. -Ok, lo faccio io- conclude avvicinandosi a me per poi intrappolarmi tra le sue braccia forti. Emetto un respiro profondo e avvolgo le braccia attorno alla sua vita.
-C-che ci fai qua?- chiedo una volta staccata dall'abbraccio.
Mi guardo dietro e noto Jade, intenta a messaggiare, così afferro il braccio di Jason e lo porto dietro il distributore di bibite, vicino la cassa. Ignoro anche lo sguardo interrogativo di quest'ultimo.
-Secondo te? Ci lavoro- risponde sorridente e tranquillo.
Comincio a torturarmi le mani in preda al respiro irregolare. Jason sembra accorgersi del mio malessere, così mi prende le mani con delicatezza risvegliandomi. Lo guardo tremante. Perché sono così debole? Mi odio.
-Ehi... lui non c'è- sussurra. Sbatto ripetutamente gli occhi e deglutisco prepotentemente.
-E tu perché sei qui?- Ride amaramente, mi lascia le mani e si porta una mano fra i capelli, scompigliandoli un po'.
-Perché quando ha scoperto che ti ho aiutata a scappare, mi ha fatto licenziare e ha detto in giro che sono un ladro. Di conseguenza, nessuno ha voluto più darmi lavoro...quindi, eccomi qui, a Londra- spiega calmo ma leggermente stizzito per la vendetta di quel bastardo.
Ha perso il suo lavoro per colpa mia, mi sento così male! E' stato l'unico a darmi una mano. Suo padre è sempre stato il migliore amico del mio, di conseguenza io e Jason ci siamo frequentati spesso, e visto che non ha mai avuto una sorella, mi ha sempre considerato sua sorella minore.
Ha ventiquattro anni, è un bellissimo ragazzo ed è sempre stato troppo intelligente. Infatti, è stato l'unico a capire cosa stessi passando e si è offerto.
Ha comprato un biglietto diretto per Londra, ha fatto firmare, con l'inganno, i documenti per autorizzare la mia partenza e ha coperto le mie tracce.
Però, adesso ho paura. Se ha scoperto che Jason mi ha dato una mano, può scoprire dove sono adesso?
-Non sa dove mi trovo io, tantomeno dove sei tu. Non ti avrei mai tradita!- risponde alle mie domande, sicuro di sé. Annuisco flebilmente lasciando andare l'aria tra i denti.
-Grazie...mi dispiace per il lavoro e...- Mi interrompe con un gesto della mano.
-Non importa. Tanto volevo cambiare aria da un pezzo. Tu? Come stai? Dove vivi?-
-Vivo in una casa famiglia, una donna ha deciso di "adottarmi"- dico l'ultima parola facendo il segno delle virgolette. Un cipiglio occupa il suo bel viso.
-Come adottarti? Elena guarda...-
-Stai tranquillo, so già tutto- dico di fretta, interrompendolo con un gesto della mano.
-Jason, torna dentro, il capo sta scendendo a dare un'occhiata- dice la ragazza rossa guardando Jason e poi me. Jason annuisce verso di lei per dopo rivolgermi uno sguardo di scuse.
-Devo andare, sennò perdo anche questo lavoro. Per qualsiasi cosa sai dove trovarmi- Annuisco sorridente. Mi cattura ancora una volta tra le sue braccia facendomi sentire tutto il suo sostegno, sia fisico che psicologico.
Mi è mancato. Me ne rendo conto solo adesso che sto tra le sue braccia forti.
-Ciao elfo- dico in un sospiro, con le labbra quasi attaccate alla sua spalla.
Ha lo stesso profumo di sempre. Mi stacco e gli sorrido. Lo vedo aprire la porta, di quella che deve essere la cucina e girarsi un'ultima volta, rivolgendomi un sorriso.
-Abbi cura di te scricciolo- E scompare dietro la porta dopo avermi vista annuire flebilmente.
-Lo farò-
Lo dico, essendo consapevole del fatto che nessuno, in quel momento, possa sentirmi. Come se volessi darmi sicurezza da sola. Ed è una promessa. Mi prenderò cura di me stessa, a qualunque costo. Ritorno al tavolo e mi siedo di fronte Jade, la quale posa il telefono sul tavolo, donandomi tutta la sua attenzione.
-Li hai ritirati in Afganistan questi menù?- chiede facendomi ridere.
Dopo qualche minuto arriva un cameriere e ci chiede cosa ordiniamo. Segna tutto sul proprio blocco e si congeda cordialmente.
-Allora...come va con Luca?- chiedo. Jade fa comparire un sorriso a trentadue denti in viso.
-Alla grande! Lui è...è adorabile. Mi riempie di attenzioni e di complimenti. Però...-
-Però cosa?- chiedo alzando le sopracciglia.
-Simon è strano negli ultimi giorni- dice quasi in un sussurro. Intanto il cameriere porta l'acqua e la coca cola. Lo ringraziamo.
-Cioè?-
-Mi ha chiesto aiuto in matematica ma aveva già capito l'argomento. Ogni tanto mi fa anche dei complimenti...non capisco...- dice per poi portarsi una mano in fronte. Adesso che lei va avanti, lui ci prova? Lo picchio.
Avevo notato il suo atteggiamento e non sono stata l'unica, purtroppo anche Luca penso ne sia consapevole . Non credo sia corretto da parte sua. Sopratutto per il rapporto che lo lega a Luca. Perché deve essere così egoista?
-Non farci caso, focalizzati su Luca e ignoralo- Le prendo una mano rassicurandola.
-Sì...però è difficile. Perché adesso?-
Non lo so Jade. Le persone molte volte sono folli. Prima ti dicono di amarti e poi, da un giorno all'altro, ti odiano. Ti dimostrano tutta la loro gentilezza e disponibilità e appena dici di no, ti sommergono con la loro oscurità.
-Perché è un idiota. Ricorda: pensa a Luca. Lui davvero ci tiene a te, fidati-
La vedo annuire consapevole per poi scrollare le spalle, come se volesse farsi scivolare addosso la conversazione diventata ormai pesante. Ho intenzione di cambiare i connotati al caro Simon.
Il cameriere viene con due piatti fumanti. L'odore della cotoletta di carne di Jade e il filetto di pollo, appartenente alla sottoscritta, mi invade le narici. Jade affonda la forchetta ed il coltello nella cotoletta. Io invece verso un po' di coca nel bicchiere e comincio a berne qualche sorso.
-Comunque, da quando hai capito di provare qualcosa per Manuel?- chiede serena prima di portarsi un pezzo di cotoletta in bocca. Ed in un attimo mi ritrovo ad affogare con la coca. Mi è andata di traverso. -Tutto ok?- chiede preoccupata.
Dopo aver tossito per la settima volta, annuisco leggermente, deglutisco e recupero l'aria persa per dei secondi lunghissimi. Ma da dove le vengono queste idee malsane? E dal nulla per giunta.
-Io non provo nulla per M-Manuel- La voce esce strozzata, per via dello sforzo. Jade ride, non sapendo che sono più seria che mai. Che ci trova da ridere?
-Sì, ed io sono Angelina Jolie- Rotea gli occhi.
-Jade, dico sul serio- sentenzio più ferma del solito. E me ne pento all'istante vedendo lo sguardo ferito di Jade. -Scusami, non volevo essere così brusca-
-Fa niente- dice dopo aver scosso la testa.
-Sicura?- dico alzando le sopracciglia.
-Sì, solo mi ferisce vederti così dura con te stessa- Aggrotto le sopracciglia contrariata.
-Non sono dura con me stessa, Jade-
-Sì, El... pensi di non meritare l'amore. Ma credimi, meriti tutto l'amore possibile. Non ti mettere dei paletti, se provi qualcosa per Manuel...- Schiudo le labbra prontamente ma lei mi fa un cenno con la mano. -O qualsiasi altro ragazzo, non reprimerti, va bene?-
Mordo l'interno della guancia dal nervoso. Jade mi guarda con quegli occhi vispi e saggi, aspettando una mia risposta. Porto il labbro inferiore tra i denti e annuisco flebilmente.
L'ultima volta che mi sono fatta guidare da una leggera attrazione, mi è finita male. Quindi no, Jade, non mi lascerò guidare dai sentimenti.
MANUEL
-Luca... hai finito?- dico scocciato.
Posteggio la macchina nel parcheggio della scuola e spengo l'auto. Prendo il cellulare, tolgo il viva-voce e lo porto all'orecchio.
-Manuel, potevi aspettarmi!- ribatte. Sbuffo e scendo dall'auto.
-Ma se stavi aspettando Jade! Dovevo scendere e...- Ma mi interrompe.
-Mancava più di mezz'ora all'inizio delle lezioni. Potevi aspettare dieci minuti. E poi perché questo bisogno estremo di andare a scuola? Ti mancava la signora Corinne?-
La sua battuta mi fa alzare gli occhi al cielo. La signora Corinne? Davvero? Per carità, è una signora anziana molto disponibile ma visto che continuo a trattarla bene, l'aiuto anche a spostare i vari banchi, mentre pulisce le aule, Luca e Simon scherzano sul mio possibile interesse verso lei.
Non smetteranno mai di fare pensieri sconci su di me e la collaboratrice scolastica. Le ricordo suo nipote e mi tratta sempre in modo dolce.
Mi ricordo che un giorno mi pizzicò una guancia con affetto e subito dopo se ne andò. Arrivarono Luca e Simon a darmi pacche sulle spalle e Luca disse sorridendo malizioso:
"E' tua mandrillo!"
Quei due senza cervello invece di vedere qualcosa di normale, immaginano me e lei in un letto mentre le tolgo la dentiera e guardo le sue mutandone in pizzo nero. Perché pizzo nero? Secondo Simon è eccitante.
Ancora mi chiedo come faccio ad essergli amico. Mi rovineranno la salute mentale.
-Non mi andava di...-
-Vedere Elena, lo so- Mi interrompe ancora una volta.
Mi passo la lingua tra le labbra e guardo il cielo irritato dalla piega che sta intraprendendo la conversazione. Chiudo la macchina e lascio le chiavi nella tasca dello zaino. Le tasche della giacca della divisa sono un po' piccole.
-Luca, lo sai che...-
-Non ti va di parlarne- Emetto un grugnito infastidito dal suo interrompermi. Perché mi chiama per lamentarsi se poi conversa da solo?
-Visto che continui ad interrompermi, continua la conversazione da solo e fammi sapere come finisce. Ci vediamo tra un po'- dico cominciando a camminare verso il portone blu della scuola.
-Non mi liquidare solo perché vuoi fare cose sconce con Corinne e...-
Ma non lo sento terminare perché blocco la chiamata e ripongo il telefono nella tasca destra della giacca.
Mi avvicino al mio armadietto, prendo il quaderno di chimica e ripongo il mio zaino dentro. Sono le otto meno un quarto e il corridoio della scuola è quasi vuoto.
Non potevo restare a casa, non potevo vedere Elena. Magari farò la figura del bambino perché scappo da lei invece che affrontarla. Ma non ho intenzione di sentirmi di nuovo in quel modo.
Non ho intenzione di provare l'umiliazione addosso, bruciarmi come fiamme dall'interno. Prendo l'anta dell'armadietto pronto per chiuderlo quando una voce, fin troppo conosciuta si insinua nel mio udito.
-Russo...come va?- chiede strafottente come sempre. Alzo gli occhi al cielo e lo guardo non curante.
-Dunnof, se cerchi il tuo cervello, si trova dentro i tuoi pantaloni-
Gli sorrido acidamente. Ovviamente, la mia frase non lo scalfisce affatto e ricambia il mio sorriso.
Oh, l'hai visto il nuovo intimo di Melody? Eccitante direi, gli parlo mentalmente.
-Divertente, davvero.- Prende una foto dalla tasca dello zaino rosso fuoco, che si porta sulle spalle. Lascia lo zaino vicino gli armadietti bassi. -Come questa foto che ti ritrae a fumare in bagno-
Gira la foto per farmela focalizzare per bene e mi trovo a stringere l'anta con forza, facendo diventare le nocche bianche. Chiudo l'armadietto.
La foto ritrae me, vicino la finestra del bagno, mentre sto inalando del fumo. Dall'angolazione della foto, sicuramente è stata scattata da dentro un box. Non mi sono accorto di nulla, ero completamente perso, chissà dove mi trovassi mentalmente. Dannazione!
-Credo che se la preside White vedesse questa foto...scatterebbe la sospensione, non pensi?-
Guardo la foto e lui. Sorride alzando soltanto un angolo delle labbra e mi guarda vittorioso. Avrei una voglia matta di fargli ingoiare indietro tutti quei denti bianchi, curati minuziosamente dal dentista, e contornargli quegli occhi verdi anonimi da ematomi. Degli ematomi fatti della misura del mio pugno. Digrigno i denti e serro la mascella, lasciando il quaderno lungo i fianchi.
-Che diavolo vuoi?- ringhio quasi. Lo vedo schiudere le labbra, pronto a rispondere ma viene interrotto da i suoi cani di compagnia: Cody e Jack.
-Capitano, che ci fai qui?- chiede Cody rivolgendomi uno sguardo di insufficienza.
-Oh..- dice Jack, prendendo la foto tra le mani.
Subito nasce un sorriso spavaldo sul suo viso lentigginoso. E' troppo pieno di lentiggini, potranno pur essere il suo pezzo forte...ma se le ragazze trovano quelle macchie, la parte migliore di lui, mi dispiace davvero tanto. Vorrà dire che sotto i pantaloncini della divisa non ci sarà granché.
-Bella, vero? L'angolazione, te in controluce...quasi artistica. Sono stato bravo. Magari la uso come scusa per farmi qualche ragazza-
-Sempre se ti ritrovi l'attrezzatura adatta-
-Non ci vuole nulla a comprare l'attrezzatura, Manuel- controbatte. Adesso sono io a sorridere spavaldo.
-L'attrezzatura di cui parlo io, te la dona madre natura Evans- Lo vedo strabuzzare gli occhi e fulminarmi con lo sguardo, mentre in risposta alzo le spalle.
-Senti brutto cogl...-
-Jack, non siamo venuti qui per discutere di queste cose- Lo interrompe Bruno Dunnof con un gesto della mano.
Li odio. Lui al centro come se fosse il leader della loro vita privata oltre che scolastica. E mi si ribolle il sangue al solo pensiero di vedere Simon nella loro squadra, accanto a loro.
-Infatti, perché questa scenetta patetica?- sputo con rabbia. Bruno mi punta i palmi delle mani.
-Calma- dice, per dopo ridere e vedere anche gli altri due sorridere, prendendosi gioco di me mi fa serrare ancora di più la mandibola.
-Te lo dirò una volta e non lo ripeterò più: stai lontano dalla mia ragazza!- dice con tono duro per poi fare un passo verso di me. In compenso, mantengo, senza cedere neanche un secondo, il suo sguardo.
-Hai capito tutto da solo o te ne sei accorto dopo essere diventato lo zimbello della scuola?- Sorrido in modo cattivo assottigliando gli occhi.
-Hai poco da scherzare. Ti devo ricordare che ho in mano la tua possibile sospensione?- chiede di rimando facendo scomparire il mio sorriso.
Sono pronto a prenderlo a pugni, anche se sono in tre contro uno. Sono stanco di starmene con le mani in mano e subire come un imbecille privo di coraggio. Faccio un passo verso di lui, guardandolo dritto negli occhi.
-Invece di ricattare Manuel dovresti tenere a guinzaglio la tua ragazza, non credi?-
Nessuno dei presenti ha aperto bocca. Lo sguardo di Bruno, insieme a quello dei due alle sue spalle, saetta su una figura dietro di me. Così indietreggiando, noto chi ha pronunciato quelle parole: Elena.
-E tu chi saresti?- chiede Bruno facendole una radiografia. Guardala ancora così e giuro che ti spacco la faccia! Elena si avvicina a me.
-Non ha importanza. Ti basta sapere che stai facendo la figura dell'idiota di turno- spiega pacata, alzando le spalle.
Vedo Cody fare un passo in avanti e automaticamente ne faccio uno anche io, coprendo Elena. Inclino il capo e gli rivolgo uno sguardo così gelido che per un attimo il mio cervello mi avvisa di averlo congelato sul posto.
Ma non è il mio sguardo a cessare la sua avanzata, bensì un gesto della mano di Bruno. E dallo sguardo di quest'ultimo, avrei preferito fermarlo con un pugno. Guarda Elena come se fosse una preda.
-E perché mai?- Inclina leggermente il capo.
-Perché dovresti lasciare la ragazza che entra nel letto di un altro, non di certo tenertela e dare la colpa a Manuel-
Sbaglio o Elena sta prendendo le mie difese? Come diavolo è possibile? La guardo al mio fianco stralunato, mentre lei rivolge uno sguardo senza emozione a Bruno.
-Però...se preferisci lucidarti le corna per bene, c'è un negozio qui vicino che vende una cera ottima- conclude il suo discorso indicando con il pollice il portone.
Rido leggermente, mentre vedo Cody e Jack sbarrare gli occhi. Bruno, invece, si rabbuia leggermente. Subito dopo sorride compiaciuto. Schiocca le dite verso Jack alla sua destra e quest'ultimo gli porge la foto.
-Posso sapere il tuo nome?- chiede ad Elena.
-Ahimè, non è possibile- dice teatralmente.
-Se mi dici come ti chiami, ti darò la foto-
Si sposta mettendosi di fronte ad Elena. Io cerco di seguirlo ma quest'ultima mi afferra il polso, fermandomi. Guardo con uno scatto la sua mano stretta sul mio polso e vari brividi mi percorrono la schiena.
Elena mi ha toccato.
-Chi mi dice che tu non abbia delle copie?- chiede furbamente Elena alzando un sopracciglio. Subito dopo lascia andare il mio polso. Però continuo a sentire bruciare quella parte di pelle toccata. Cosa mi stai facendo, Elena?
Bruno sorride. -E' l'unica copia, Jack cancellerà la foto dal suo cellulare- risponde per poi girarsi verso il ragazzo lentiggine. -Cancella la foto, forza-
-Ma Bruno...-
-Ora!- tuona guardandolo torvo.
Jack dice qualcosa tra i denti di incomprensibile mentre Bruno torna a rivolgere la sua totale attenzione alla ragazza di fianco a me. Elena deve valutare l'opzione di camminare con un burka addosso.
-Tieni- dice per poi dare la foto ad Elena. L'afferra con estrema lentezza. -Adesso mi dici il tuo nome?-
-Certo, mi chiamo Kimberly, ma puoi chiamarmi Kim- Gli sorride falsamente. Kim? Cerco di trattenere la mia euforia non facendo capire al ragazzetto della presa per il culo. Le sorride quasi malizioso.
-Allora, ci vediamo in giro Kim- dice Bruno per poi girarsi e fare segno ai ragazzi, intimandogli di seguirlo.
Elena mi ha salvato e non so neanche il perché. Dopo quel giorno in camera sua, ci siamo evitati totalmente. Io per primo.
Però in parte mi fa rabbia, perché con il suo intervento ha suscitato interesse in quel viscido bastardo. Ho visto come l'ha guardata e ho scorto del desiderio.
Perché Elena deve farsi notare di continuo? Perché tutti la guardano come non dovrebbero?
Sistemo meglio il quaderno, poggiandolo sull'avambraccio. Elena guarda la foto per qualche secondo e subito dopo me la porge, guardandomi fugacemente.
-Grazie, davvero i-io...- Purtroppo Elena mi interrompe scrollando le spalle.
-Adesso siamo pari, non ti devo più niente-
E se ne va lungo il corridoio, scomparendo qualche secondo dopo dietro la porta del bagno. Mi lascia lì, impalato al pavimento con le labbra schiuse. Non ci credo, ha preso letteralmente quella mia frase!
Mi ha aiutato solo perché pensava di essere in debito con me, per averla salvata dal complotto di Melody.
Ed io che pensavo mi avesse dato una mano solo perché qualcosa di me le importava. Scuoto leggermente il capo, apro l'armadietto e tiro il quaderno dentro, per poi richiuderlo con forza. Subito dopo, esco fuori da quell'edificio.
Devo fumarmi una sigaretta.
------
SPAZIO AUTRICE
Salve gente! Allora ci sono nuovi personaggi qui...che ne pensate?
Il nostro Jason? Tutte hanno avuto paura di lui ma è totalmente innocuo!
Elena continua a rompere le scatole con il suo carattere! Manuel lo adoro sempre di più. Invece voi? Come vi sembra il tutto?
Grazie a tutte quelle che mi sostengono e leggono la mia storia <3
Baci, -N :)
Ecco a voi Jason *-*
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro