Capitolo 3
Eli's POV.
Appena sbircio nello street club vedo Evan, un "uomo" sulla trentina, morto per decapitazione pochi anni prima che morissi io, è pelato con un tatuaggio che gli ricopre il cranio, oltre a tanti altri sulle braccia e sulla schiena, l'ho conosciuto al lavoro ovviamente, è un sadico bastardo di merda che mi ha quasi ucciso una volta, non voglio averci nulla a che fare con lui perciò cerco di passare inosservato ma il mio capo mi blocca quasi subito.
"Hai già un cliente tesoro." Mi dice dandomi una pacca sul culo.
"Non è Evan vero..?" Lui fa spallucce, con ciò capisco che è esattamente lui.
"Ti prego, digli che non ci sono, ti prego qualsiasi cosa." Lo so, ho detto che non mi faceva nessuna differenza essere ucciso o meno... ma per lui è diverso, non uccide, tortura, ci mette in mezzo qualsiasi cosa, sesso, umiliazione, dolore, e non mi piace, non lo posso sopportare. Il mio capo mi guarda severo.
"Mi ucciderà, me lo sento, questa volta ci rimango, ti prego..."
"Se muori è pure meglio, quello paga un sacco di soldi per te e se ti fa secco mi tengo il tuo stipendio, quindi ora vai lì e fai la puttanella come tuo solito, chiaro?" Non posso mettermi contro il mio capo, soprattutto perché questo è l'unico posto in cui posso lavorare. Annuisco e vado a cambiarmi prima di raggiungere quel bastardo...
"Ehy Eli." Mi dice in modo provocatorio.
Mi siedo abbastanza lontano da lui in modo che non mi possa toccare, inutile dato che si sposta e mi mette il braccio intorno al collo
"Vedi di fare la brava troietta." Mi sussurra nell'orecchio, mi scorrono i brividi lungo tutta la schiena.
Qualche ora dopo.
Evan ed io usciamo dal locale, mi tiene stretto per le spalle e non posso fare nulla, se scappassi so già che verrei licenziato in tronco.
Vedo di sfuggita una figura familiare, sono quasi sicuro che sia Nian, lo spero e penso intensamente la parola aiutami.
La figura ci si para davanti, alzo lo sguardo e sorrido incrociando gli occhi del cold reader.
"Che cazzo vuoi?" Dice Evan dando una spinta al ragazzo di fronte a noi.
"Ti conviene non toccarmi." Ha uno sguardo inquietante.
"Levati coglione." Risponde Evan appoggiandogli la mano sulla spalla per spostarlo, Nian gli prende il polso e ci mette meno di niente per girarglielo al contrario, sono libero e corro dietro al ragazzo dai capelli neri.
"Merde!"
"Perché hai chiesto aiuto?" Mi chiede Nian guardandomi confuso.
"Mi uccideva altrimenti... ma te lo spiego meglio dopo..." Vedo Evan che prova a scagliare un pugno dritto in faccia a Nian che lo evita senza nemmeno guardare.
"Non hai capito che te ne devi andare?" Dice sottovoce sollevando quel bastardo per il colletto della sua stupida camicia a quadri. Lo lascia cadere a terra e quel codardo scappa via senza dire nulla. Si è raggruppata un po' di gente intorno a noi e tutti bisbigliano del cold reader, penso che anche uno stupido poteva intuire chi fosse, il suo corno bianco sulla destra del cranio e la coda nera sono particolari.
"Meglio andare." Gli dico sottovoce trascinandolo per la manica della maglia lontano dalla folla.
"Grazie." Gli dico sorridendo.
"Non c'è di che." Risponde fissando come sono vestito, indosso dei pantaloni di pelle aderenti e un top molto corto, ai piedi ho degli stivali neri che ovviamente si abbinano con il resto dell'outfit.
"Piuttosto che ci facevi davanti ad uno street club?" Dico flirtando un po', gli appoggio le mani sul petto e lo guardo con i miei occhi da rimorchio in pratica, sento il suo cuore che batte velocissimo e le sue guance si colorano di un rosso acceso.
"Q-quando ti ho portato qui mi sembravi turbato." Risponde distogliendo lo sguardo e inarcando leggermente la schiena all'indietro. Mi avvicino e lo spingo contro al muro alle sue spalle, è troppo carino completamente rosso.
"Daddy." Gli sussurro nell'orecchio, mi spinge via e alza le mani come per scusarsi.
"Ok basta così pervertito. Ti porto a casa." Ridacchio senza farmi notare troppo, il suo volto è totalmente rosso e muove velocissimo la coda, un po' come quando scodinzolano i cani.
"Hai paragonato la mia coda a quella di un cane?" Mi dice visibilmente irritato.
"Scusa Daddy non lo faccio più."
"Smetti di chiamarmi d- quella cosa lì, smettila." Dice voltandosi. Inizio a camminare verso il mio appartamento con il demone alle mie spalle.
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