Capitolo 3
New York
Nia percorre il corridoio dell'hotel in direzione dell'ascensore, si guarda intorno di riflesso quando preme il pulsante di chiamata, ma l'ambiente è vuoto e silenzioso. La moquette rossa si adatta bene all'albergo, non può fare a meno di notare anche i mobili che risalgono almeno agli anni cinquanta. Le porte dell'ascensore si aprono silenziose e Nia decide di scendere al piano intermedio, esattamente come riportato sulla targhetta che si trova tra il piano terra e il primo piano. Quando giunge a destinazione trova effettivamente quello che potrebbe definirsi un piano a metà tra uno e l'altro, ma l'altezza del soffitto su di esso gli impedisce di avere pienamente quella denominazione. La ringhiera che affaccia sull'atrio dell'albergo percorre tutta la navata e divani di pelle occupano praticamente tutto lo spazio. Dall'altra parte dell'ascensore scorge la ringhiera delle scale che sale verso una zona in cui non è ancora stata, di fronte alla rampa che scende nella hall. Cerca di ignorare gli sguardi dell'uomo e della donna seduti sui divani che sente fissi sul suo collo e che loro tentano di nascondere continuando a parlare, si avvicina alla ringhiera, ci si appoggia e guarda verso il basso il viavai di persone. Non si è mai sentita più spaesata in vita sua.
John e Winston sono seduti uno di fronte all'altro, sulle stesse sedie, davanti allo stesso set di tazze da tè, esattamente come qualche giorno fa. John resta ad ascoltare Winston che parla, senza sentirlo davvero, la mente altrove. Non gli è mai successo che mentre il direttore dell'hotel gli parli di lavoro lui non lo stia ad ascoltare, ma proprio non riesce a concentrarsi. Non riesce a trovare una soluzione valida per tenere Nia al sicuro e non riesce a dare un senso a questa sua eccessiva preoccupazione.
"Senti Winston, devo trovare un posto sicuro dove portarla." L'uomo posa la sua tazza di tè e si lascia scappare un leggero sospiro, consapevole del fatto che John non abbia ascoltato una parola di quello che ha detto finora.
"Perché non ti fidi del Continental?" La domanda fa scattare John, cosa che non succede mai, e lascia stupito anche Winston.
"Non è che non mi fidi del Continental, ma nessun Continental sulla faccia della Terra per quanto possa essere sicuro vorrebbe mai avere tra le sue mura la donna più ricercata del pianeta, dato che comporterebbe una bella serie di problemi." Sibila John, alzando lo sguardo sull'uomo di fronte a sé. La durezza negli occhi di John si scontra con la pazienza e l'esperienza negli occhi di Winston. "Lei non è al sicuro." Scandisce. L'uomo dai capelli brizzolati lascia che le parole appena pronunciate si perdano nell'aria per qualche minuto.
"Adesso siete qui. In questi giorni troveremo una soluzione ma fino ad allora sai meglio di me che qui è il posto migliore dove stare. Per favore Jonathan, cerca di rilassarti, portala a pranzo, sicuramente starà morendo di fame. Dille le cose come stanno, non mentirle su nulla, è meglio per lei che sappia la verità. Al resto ci penserò io." John si alza di scatto dalla sedia, voltando le spalle a Winston, pronto a rientrare in albergo. Il suo sguardo pieno di rabbia si perde tra le righe del pavimento, il suo corpo trema quasi impercettibilmente, i suoi pugni si stringono, ma non può farsi vedere così da Nia, deve calmarsi.
"Se solo Vincent..." il sussurro di John viene interrotto da Winston.
"Se solo Vincent niente John, non poteva lasciare morire la sua creazione insieme a lui."
"Forse invece avrebbe dovuto, senza mettere in pericolo Nia o chiunque altro al posto suo." Risponde secco, senza voltarsi a guardarlo. Il silenzio riempie l'aria per qualche secondo, un piccolo alito di vento smuove i vestiti e i capelli di John.
"Devi dirmi qualcosa, Baba Yaga?" John sospira senza darlo a vedere.
"Assolutamente no." Risponde freddo, senza lasciare dubbi in Winston. Si avvia verso la porta con il suo solito passo deciso, riflettendo ancora. Non può dirgli che per la prima volta in vita sua non è sicuro di poter portare a termine una missione e all'improvviso questa sua debolezza lo lascia spiazzato, incapace di vedere oltre.
John vede Nia mentre scende le scale, la guarda da lontano per qualche minuto, è già stato in un paio di posti a cercarla ma non l'ha trovata. La vede appoggiata alla ringhiera che guarda verso il basso, lo sguardo di una donna e un uomo che conosce bene su di lei, seduti ai divani del piano intermedio. Si avvicina a lei e la vede voltarsi verso di lui, i suoi occhi verdi che lo guardano lo tranquillizzano, ma non del tutto.
"Hai fame?" chiede, a bassa voce. Con la coda dell'occhio lancia uno sguardo alla donna sul divano, lei smette di guardare nella loro direzione, capendo il messaggio che John vuole mandarle. Nia annuisce.
"Un po'." risponde, con il suo stesso tono di voce. John tende il braccio verso l'ascensore e Nia si avvia in quella direzione. La mano di John si posa di riflesso sulla schiena di lei e quando realizza si affretta a toglierla, anche se dubita che lei se ne sia accorta. Dopo pranzo esplorano, John restando sempre nell'ombra rispetto a Nia, per non attirare l'attenzione. La porta dall'altra parte del ristorante, nel locale privato dell'albergo, che durante il giorno funge solo da bar, scendono nella spa, salgono fino in terrazza, poi tornano al piano delle loro stanze.
"Nia, non voglio invadere la tua privacy, ma vorrei parlarti, se fosse possibile in camera tua. Credo che la mia sia un po'... impresentabile al momento." John sa che in camera sua il sommelier ha fatto portare nuove armi che gli aveva chiesto prima di partire per Toronto, e probabilmente la vista di tutto quel metallo insieme potrebbe destabilizzare la ragazza.
"Certo, va bene." Nia apre la porta della sua stanza e il suo telefono che vibra sul tavolino di fronte al divano cattura la sua attenzione. In una normale situazione si sarebbe precipitata a rispondere, ma in questo momento non sa cosa fare. Si avvicina mentre John chiude la porta alle sue spalle, prende il cellulare in mano, è l'ospedale. Quando smette di squillare nota che la notifica della chiamata persa si va ad aggiungere alle altre quattro, tutte risalenti all'ultima ora. Posa il cellulare esattamente dove si trovava prima, infila le mani nella tasca frontale della felpa, spostando lo sguardo fuori dai vetri. Resta in silenzio per un po', John la guarda dal punto in cui è rimasto dopo essere entrato, a un passo dalla porta. Nia se ne accorge e lo invita ad avvicinarsi. "Non so cosa fare con loro e con i miei genitori, vorrei poterli salutare." indietreggia di qualche passo e si lascia cadere sul divano, esattamente di fronte al suo cellulare.
"Posso darti un modo per sentirli e ti procurerò un nuovo telefono, ma quello che hai se non vuoi liberartene dovrai tenerlo spento. Per quanto riguarda il tuo computer prima che tu lo usi dovrò chiederti di darmelo, lo farò sistemare in modo che tu possa usarlo senza problemi." la voce di John non riesce ad essere meno fredda del solito, ma va a sedersi dall'altra parte del divano rispetto a Nia, li separa un metro scarso. La osserva mentre lei guarda oltre i vetri e si sofferma sul suo viso, senza dire una parola.
"Vorrei farti delle domande, se prometti di rispondere sinceramente." John annuisce e Nia lo vede con la coda dell'occhio. "Perchè c'è una pistola sul mio comodino?"
"Devi essere in grado di difenderti da sola."
"Hai detto che mi avresti protetta."
"È vero, ma nel caso in cui dovessero in qualche modo riuscire a separarci, devi saper usare una pistola."
"Io non voglio uccidere le persone John." Risponde secca, voltandosi verso di lui e guardandolo negli occhi.
"Non devi ucciderle per forza, devi solo essere in grado di ferirle almeno per il tempo necessario a scappare il più lontano possibile." Nia resta in silenzio e continua a guardarlo negli occhi, arrendendosi poco dopo con un d'accordo nella sua testa e abbassando lo sguardo sulle sue mani nascoste dalla felpa.
"Potrò rivedere i miei genitori?" John sperava di non dover rispondere a questa domanda, ma non saprebbe nemmeno come dirle una mezza bugia per attutire il colpo.
"Io..." Nia lo interrompe subito.
"Dimmi solo se si o no John, non voglio una mezza scusa, preferisco che tu mi dica di no, così sarò in grado di farmene una ragione piuttosto che continuare questa storia con l'illusa mezza speranza che un giorno li rivedrò."
"No, non potrai." John parla con un enorme peso sul petto quando le dice di no, la mora resta in silenzio. Si sente in colpa per la prima volta dopo tanto tempo e gli piacerebbe poterla rassicurare che un giorno la accompagnerà lui dai suoi genitori, ma la realtà è che sarebbe troppo rischioso per tutti, e non vuole esporla in questo modo. Nia si alza, si avvicina alla sua valigia e prende il computer, cercando di assimilare le tre parole che John le ha detto, ma sa che le faranno male tra un po', non subito, come succede sempre quando apprende una brutta notizia. Si volta verso di lui, che è già in piedi, gli porge il computer, lui lo prende, in quel momento suona il telefono sul comodino. La mora non fa in tempo ad accorgersene che lui sta già prendendo la cornetta per rispondere. John non dice una parola, resta ad ascoltare quello che gli dicono, mette giù poco dopo. "Stasera dopo cena il direttore vorrebbe conoscerti, se te la senti. Ha richiesto anche i due oggetti." Nia annuisce. "Dietro le tende alle mie spalle c'è la porta comunicante con la mia suite, sarò lì se hai bisogno. Ci vediamo più tardi per cena." Nia annuisce di nuovo. John si allontana ed esce dalla porta principale, pochi istanti dopo la mora lo sente entrare in camera sua. Si avvicina al suo cellulare, che in quel momento ricomincia a squillare, lo prende, vorrebbe rispondere, in fondo sono i suoi genitori e non ci sarebbe nessun pericolo a parlare con loro. Ma sa che John si arrabbierebbe non poco, e forse ci sarebbero anche altri problemi. Guarda lo schermo per qualche istante, senza vederlo. Tiene premuto il tasto di spegnimento e il dispositivo si ammutolisce nel giro di qualche secondo, lo schermo diventa nero e nella stanza il silenzio si fa assordante.
La fame di Nia quando arriva l'ora di cena si fa sentire solamente a tratti. È lì quando esce dalla camera e trova John sul pianerottolo, ma scompare quando i due scendono nel ristorante, attorno a lei ci sono facce ancora meno amichevoli di quelle che aveva notato nella hall la mattina. In lontananza il suo sguardo viene catturato dalla stessa coppia che aveva incontrato nel piano intermezzo, e anche stavolta vede chiaramente i due che continuano a osservarla finché non viene servita loro la cena, la mora sa che stanno parlando di lei. Nia osserva il menù ma resta in silenzio, sente gli occhi di tutti i presenti puntati addosso. John, che è seduto accanto a lei sull'altro lato del tavolo quadrato, termina di leggere il menù prima di lei e continua a tenere d'occhio chi li circonda. Nia chiude l'elegante fascicolo di pelle e lo lascia accanto a sé, decide che prenderà qualcosa di semplice, sa che il suo stomaco non reggerebbe nient'altro stasera. Un fruscio alla sua sinistra la fa sobbalzare, ma si rende conto che è soltanto il cameriere e che forse dovrebbe cercare di rilassarsi di più. Mentre riprende il controllo del suo respiro si rende conto che la sua mano destra sta stringendo qualcosa, appoggiata al divanetto di velluto rosso. In quella direzione c'è la mano di John, che stava appoggiata esattamente dove ora c'è la mano della mora. Guarda l'uomo accanto a lei per un istante, il loro sguardo che si intreccia e subito si perde quando lei si rivolge al cameriere e gli mormora la sua ordinazione, mentre ha già lasciato andare la mano di John.
È una sensazione strana. John non tocca mai qualcuno, se non quando il demone prende il controllo delle sue azioni. È così che chiama quel lato di sè che non conosce ostacoli né pietà, che lo lascia completamente razionale e lucido mentre uccide le persone, che fa di lui l'uomo che non vorrebbe essere. Ma ora non c'è, il demone dorme tranquillo, la mano è semplicemente quella di Jonathan Wick e invece di sentire freddo come gli accade sempre sente il calore della mano di Nia, ed è una sensazione fuori dal normale che gli piace, non la provava da una vita ormai. Lascia freddo dietro di sè quando la donna toglie la mano, una scia invisibile e potente che attrae John nella sua direzione per poter far incontrare di nuovo le loro dita, ma lui resiste, distoglie lo sguardo dalla sua mano e ordina a sua volta. Torna a guardare la mora mentre lei abbassa lo sguardo sulle sue mani appoggiate in grembo e come un lampo un pensiero gli attraversa la mente: negli ultimi anni nessuno si era mai comportato in maniera tanto umana come Nia sta facendo con lui, nonostante lui sia un assassino. Al posto suo lui non si sarebbe mai fidato, non avrebbe mostrato emozioni, non avrebbe reagito a un piccolo spavento come quello prendendo la mano dello sconosciuto accanto a sè, ma Nia l'ha fatto. Nia è umana, lui non lo è più. Il pensiero abbandona la mente di John un attimo dopo e si perde nei meandri del suo subconscio, lasciando John con una nuova, strana sensazione con cui fare i conti.
"Winston ci aspetta in un posto un po' particolare." Mormora John, che precede Nia in uno dei corridoi sotterranei dell'hotel. Pensa al caveau dove sono custodite centinaia di armi, disposte come trofei alle pareti, e si dice che lo sforzo per tenere Nia lontana dalla vista di tante armi messe insieme quel pomeriggio in camera sua non sia servito a nulla. Ma prima che possa anche solo memorizzare il nome di una di quelle armi si ritroverà a impugnarne una, quindi è meglio che le si tolga il dente subito, pensa, mentre raggiunge la porta verde petrolio con la maniglia a ruota. Bussa due volte e aspetta. Passano solo un paio di secondi, e la porta si apre automaticamente ruotando senza il minimo rumore sui cardini. Nia osserva dentro, ma non è l'uomo dai capelli grigi seduto sul divano di pelle al centro della stanza ad attirare la sua attenzione. Le pareti, dello stesso colore della porta, espongono centinaia di armi che lei non si era nemmeno mai immaginata. Non si accorge subito di John che le fa cenno di entrare, dell'uomo dentro la stanza che la saluta, un pensiero occupa la sua mente: questa sarà la mia vita d'ora in avanti, quindi perchè non preparare l'accoglienza direttamente tra le cose con cui dovrò convivere? Sul suo viso non traspare nessuna emozione mentre entra nel caveau, seguita da John e saluta l'uomo mentre la porta si chiude alle spalle di John.
"Lei deve essere Winston, John me ne ha parlato parecchio." esordisce Nia, fermandosi non troppo vicino all'uomo.
"Sono io, ma puoi darmi del tu. Benvenuta al Continental." risponde lui, alzando un bicchiere di quello che a prima vista sembrerebbe whiskey verso Nia, bicchiere che lei non aveva notato. "Immagino che Jonathan ti abbia fatto vedere i servizi disponibili e ti abbia messa al corrente del fatto che sono tutti a tua completa disposizione, vista la particolare circostanza." Nia resta confusa dalla frase di Winston, si volta verso John, che è rimasto dalla porta, a un metro da lei.
"I servizi dell'hotel sono riservati ai membri della Gran Tavola e tutti quelli al di sotto di essa. I civili non hanno accesso all'hotel e a tutto quello che hai visto, ma in questo caso c'è un'eccezione." mormora John. Winston continua riportando l'attenzione dei due su di sè.
"La Gran Tavola regola il mondo, ma Jonathan probabilmente ti avrà già raccontato di questo." Nia annuisce in risposta. "Gradirei vedere l'orologio e la lettera, se permetti." Nia li estrae dalle tasche dei pantaloni, nascosti dalla lunga felpa e li porge a Winston.
"Non li voglio, puoi tenerli, fanne quel che vuoi." esordisce lei, non appena Winston ha preso i due oggetti.
"Non te li avrei restituiti comunque. Li distruggeremo." Winston non apre il coperchio dell'orologio, si limita solo a leggere velocemente la lettera. "Ti ho fatto procurare un cellulare nuovo, ci troverai memorizzati il numero di John, il mio e qualche altro che potrebbe tornarti utile prima o poi." con un ampio gesto della mano le indica il cellulare sul tavolino basso di fronte a sé e Nia si avvicina per prenderlo. "Il tuo computer sarà pronto domani. Immagino che tu sia stanca, a meno che non abbia cose urgenti da riferirmi, vai pure a riposarti, avremo tutto il tempo per conoscerci meglio." l'accenno di sorriso sul viso di Winston rasserena Nia, lo ringrazia e lo saluta. "Goditi i privilegi del Continental, signorina Davis."
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