CAPITOLO NOVE
Ed ora eccoli lì, i quattro grandi, circondati da libri, che si guardavano con astio e diffidenza, in attesa di colui o colei che avrebbe fatto il primo passo, che si sarebbe fatto avanti.
Ed una cosa in quel momento era certa:
Sarebbero stati cinque pomeriggi lunghissimi.
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Ad interrompere quell'imbarazzante silenzio fu un leggero colpo di tosse, emesso probabilmente da qualcuno che si trovava abbastanza lontano dai quattro ragazzi, dato che risuonava abbastanza ovattato nell'immensa biblioteca.
I giovani, dal canto loro, interruppero il contatto visivo e si voltarono, osservando un ometto basso e grassoccio dirigersi verso di loro con le mani dietro la schiena ed un'espressione corrugata in volto.
Aveva dei grossi baffi color cenere che gli incorniciavano il viso e delle enormi sopracciglia dello stesso colore, che gli donavano un'aria abbastanza buffa e per niente intimidatoria.
E la sua statura non migliorava la situazione.
Tuttavia, nonostante lo strano impulso di ridacchiare a quella visione, i quattro non osarono proferire parola, limitandosi bensì ad osservare l'uomo con uno sguardo curioso.
Lui, dal canto suo, si fermò ad un passo dai ragazzi, le mani sempre dietro la schiena ed un'espressione autoritaria in volto.
Poi, finalmente, parlò:
<< Molto bene >> disse con la sua voce profonda, scrutando i giovani da capo a piedi e scuotendo piano la testa << Altri piccoli piantagrane, eh? Bè, ovviamente, sennò non sareste qui oggi. >> rise piano alla sua battuta, guadagnandosi una piccola occhiataccia da parte dei quattro << Ad ogni modo, io sono Lorax, il bibliotecario, e vi illustrerò in breve quello che dovrete fare in questi cinque, lunghi, pomeriggi. Seguitemi >>
Detto questo, prese a camminare tra gli scomparti, seguito a ruota dai quattro, che avevano alzato gli occhi al cielo, già sfiniti.
Come se non lo sapessero già, che cosa dovevano fare.
<< I ragazzi quando vengono qui lasciano tutto molto in disordine >> disse Lorax << I libri di storia da una parte, quelli di matematica da un'altra, insomma, un casino. Quello che dovrete fare voi, ragazzi miei, è rimettere tutto al proprio posto, dai volumi più nuovi, a quelli più antichi >> come per sottolineare ciò che stava dicendo, l'uomo prese due libri, uno dall'aria leggermente malandata, e l'altro dalla copertina lucida e ben curata, e li sventolò davanti ai quattro, i quali lo fissarono con un'espressione tra lo sconfortato e lo sconvolto.
Alla fine, fu Merida a prendere la parola:
<< E come facciamo, di preciso, a sapere dove va cosa? >> chiese, incrociando le braccia al petto.
<< Già, dovremmo ispezionare ogni libro di questa biblioteca, il che sarebbe impossibile >> si intromise Hiccup.
Lorax ridacchiò, alzando gli occhi al cielo.
<< Oh, ma è facile! >> disse, gesticolando leggermente << Sopra ogni mensola, vi è la materia di cui trattano i vari libri. Vedete... >> indicò con un gesto della mano un cartellino argentato posto sopra al legno, sotto gli enormi volumi << Qui c'è scritto "storia" il che vorrà dire che in questo scomparto devono andare tutti i libri che trattano di questa materia. Dovrete solo ispezionarli uno ad uno, controllando magari l'incipit e la copertina, e wolla! Il gioco è fatto! Semplice, no? >>
In risposta alla domanda di Lorax, i quattro strinsero i pugni, aggrottando le sopracciglia: ci sarebbero voluti secoli per rimettere in ordine quella dannata biblioteca.
Questo pensiero li sconfortò più di prima.
<< Ops, si è fatto tardi, devo andare! >> esclamò il bibliotecario, guardando l'orologio al polso.
Dopodiché si rivolse ai ragazzi << Bè, buona fortuna miei cari, ci si vede domani pomeriggio! >>
Detto questo, fece loro un breve cenno della mano e si avviò verso il grande portone in mogano, pronto a lasciare la tanto amata biblioteca.
Poi, però, sembrò ricordarsi di qualcosa e si voltò verso i quattro, puntandogli il dito contro.
<< E che non vi venga in mente di provare a scappare >> disse << C'è il guardiano qui fuori che vi terrà d'occhio per tutta la punizione, casomai dovessero capitare degli... Ehm... Incidenti >>
Dopo quelle parole, Lorax si voltò, uscendo dalla stanza e sbattendo il pesante portone dietro di sè con un tonfo.
A quel punto, i quattro rimasero soli, con solo il suono dei loro respiri a farne da padrone in quel luogo grandissimo.
Alla fine, dopo quelle che parvero ora, Rapunzel deglutì, prendendo per prima la parola.
<< Bè, sarà meglio iniziare no? >> disse, prendendo in mano un paio di libri da una pila lì vicino. Li osservò attentamente per circa un minuto, accorgendosi dalla copertina che andavano entrambi riposti nella sezione "storia".
Intanto gli altri tre ragazzi avevano preso a sbuffare all'unisono, ma non obiettarono: prima iniziavano e prima la punizione si sarebbe conclusa.
Jack si allontanò dai compagni, le mani dentro le tasche della felpa e lo sguardo che vagava da un libro ad un altro; gli era sempre piaciuto leggere, fin da quando era bambino, ma non lo aveva mai ammesso a nessuno, per paura di essere giudicato male. Era il suo piccolo segreto, per così dire.
Con gli occhi socchiusi, Jack si chinò e raccolse dal pavimento un libro dall'aria piuttosto antica. Lo osservò, guardando la copertina : si chiamava "L'Epica attraverso i Secoli - Le Divinità più sconosciute "
Incuriosito, il ragazzo si sedette a gambe incrociate sul pavimento freddo, aprendo il libro ad una pagina qualsiasi.
La prima cosa che da subito colpì Jack fu la rappresentazione di una ragazza, sul lato destro della pagina: assomigliava, quasi in modo inquietante, a Merida.
Stessi capelli rossi e ricci, stessi occhi azzurri, stesso viso leggermente arrotondato, stessa espressione risoluta.
L'unica cosa che cambiava erano gli abiti, che parevano molto più antichi.
La figura indossava un abito verdognolo, e la parte superiore del suo capo era coperta da un mantello nero. Infine, tra le mani stringeva un arco, con la freccia già incoccata.
Ancora più incuriosito, il ragazzo iniziò a leggere la descrizione della misteriosa "divinità"
"La Dea della Guerra, dai capelli indomabili come il suo animo, è la gemella perduta di Athena, di cui quasi nessuno sapeva l'esistenza, fino ad ora.
Questa Dea è rimasta infatti senza volto e senza nome per molto tempo, ed ancora oggi il 90% della popolazione nega la sua esistenza ed il suo culto.
Tuttavia, vi sono stati, nel 1900 circa, dei ritrovamenti di tavolette d'argilla in un castello abbandonato, in Scozia, risalenti probabilmente all'età arcaica, e su qui erano rappresentate la figura e la storia di questa nuova, sconosciuta Dea.
Tuttavia, i reperti scomparvero "magicamente" pochi giorni dopo il loro ritrovamento, e non vennero mai più ritrovati.
Alcuni pensano che questa Dea sia solo frutto dell'immaginazione di qualche storico fantasioso, altri invece credono fermamente nella sua esistenza.
Fino a prova contraria però, La sorella di Athena è solo una semplice leggenda"
Non appena ebbe finito di leggere, mille domande iniziarono ad occupare la mente di Jack: non aveva mai sentito parlare di questa "divinità" e gli sembrava tutto piuttosto strano e inverosimile.
Tuttavia, non ebbe nemmeno il tempo di formulare altri pensieri, che Merida Dumbroch comparve da dietro uno scaffale, una pila traboccante di libri tra le mani.
Jack rimase immobile, gli occhi sbarrati e la bocca spalancata.
Chiuse di scatto il libro, nascondendolo dietro la schiena, mentre la ragazza dai capelli rossi lo osservava a bocca aperta.
<< Cioè, tu... Fammi capire. >> fece, riposando la pila di libri sul pavimento e puntando il dito contro Frost << Noi stiamo lavorando e tu te ne stai seduto qui a leggere?! Sei fottutamente serio?! Ma che, pensi che siamo stupidi o cosa?! >>
Ormai la voce della ragazza aveva assunto un tono parecchio alto, e non ci volle molto prima che Rapunzel ed Hiccup sbucassero da dietro uno scomparto.
<< Dio, non possiamo lasciarvi nemmeno un minuto da soli che prendete ad attaccarvi come cane e gatto?! >> fece il moro, esasperato: quei due erano insopportabili. << Vi ricordo che siete stati voi a metterci in questo pasticcio, quindi, a meno che non vogliate che la punizione si prolunghi, sarà meglio che vi diate una calmata >>
Dopo le parole di Hiccup, Merida si zittì. Bè, non aveva tutti i torti... Ma quel ragazzo le faceva salire l'istinto omicida più di chiunque altro.
Lanciò quindi un'occhiata furente in direzione dell'albino, prima di prendere i libri e dirigersi verso la parte opposta della biblioteca.
Non sapeva come avrebbe fatto a farselo amico, quel pivello.
Frost, dal canto suo, sbuffò sonoramente, alzandosi dal pavimento con un gemito, il libro stretto in una mano.
Sorrise a Hiccup e Rapunzel, mormorando:
<< Grazie, non ce l'avrei fatta a sorbirmi le sue ramanzine per tutta la durata della punizione. È davvero insopportabile >>
<< Già, ma non è che tu sia proprio un santo, Jack >> replicò Haddock, cercando di non ridacchiare all'espressione imbronciata che gli rivolse l'albino.
Rapunzel intanto se ne stava in disparte, indecisa se avesse dovuto dire qualcosa o meno.
Alla fine, le parole uscirono dalla sua bocca prima che potesse fermarle:
<< Uhm, io sono Rapunzel, comunque >>
Non appena sentirono la sua voce, i due ragazzi si girarono a guardarla, un'espressione confusa in volto: probabilmente nemmeno si erano accorti della sua presenza.
La bionda arrossì, rendendosi conto subito di quanto fosse stata inappropriata.
<< B-Bè, mi pareva giusto... Presentarmi, visto che dobbiamo passare altri quattro pomeriggi insieme >>
I due la guardarono con un'espressione divertita in volto.
Rapunzel, intanto, stava diventando sempre più nervosa, ed il suo rossore aveva ormai raggiunto le orecchie ed il collo;
Perché doveva essere sempre così timida?
<< E smettetela di guardarmi! non ho mica detto di essere un alieno! >> esplose infine, tappandosi poi la bocca con una mano << Ops... S-scusate >>
Jack a quel punto non ce la fece più: scoppiò a ridere, avvicinandosi alla bionda con un sorriso divertito.
<< Mi stai simpatica, biondina >> disse, incrociando le braccia al petto << Ti chiamerò... Punzie. Figo no? >>
Rapunzel sbarrò gli occhi inizialmente, poi ridacchiò, mentre l'imbarazzo ed il rossore si attenuavano.
<< S-Sì, mi piace! >> constatò infine, sorridendo.
Jack ricambiò, porgendole la mano:
<< Ad ogni modo, io sono Jack Frost, mi avrai sentito nominare >>
<< Certo! Le ragazze nelle mie classi non parlano d'altro! >>
<< Ahahah, bè, mi fa piacere che- >>
<< Scusate, non vorrei interrompere la vostra conversazione >> si fece avanti Hiccup, mettendosi tra i due << Ma avremmo un lavoro da completare. Forza, non perdiamo tempo >> poi si rivolse a Rapunzel << Ad ogni modo, io sono Hiccup, piacere di conoscerti >>
Rapunzel annuì, mormorando un flebile: << il piacere è tutto mio >> e pensando che forse, tutto sommato, non sarebbe stata una punizione così sgradevole.
" Stupido. Insopportabile. Idiota. Guastafeste. Nullafacente. Ma perché diavolo è venuto in questa scuola?! Tra tutte quelle che ci sono a Londra?! "
Questi erano i pensieri di Merida Dumbroch, intenta a posare rabbiosamente i libri nei loro appositi scomparti, gli occhi ricolmi d'ira.
Aveva assistito alla conversazione tra i tre ragazzi da dietro uno scomparto, e tutto quello che riusciva a pensare era che voleva vederli espulsi, così come stavano.
Frost più di tutti: come osava comportarsi da angioletto come se nulla fosse successo? E, sopratutto, come potevano quei due idioti anche solo rivolgergli la parola?!
Non riusciva a spiegarselo.
Poi, come se non bastasse, quel ghiacciolo ambulante si era pure permesso di mettersi bello comodo a gambe incrociate a leggere, mentre lei si scervellava per capire dove andavano tutti i libri e correva da una parte all'altra della biblioteca.
Dio, quanto lo odiava.
Ma Astrid aveva ragione: per eliminarlo, doveva prima farselo amico. Già, ma come?
Se il solo vederlo le faceva desiderare di ucciderlo?
Esasperata, la giovane scivolò contro il legno dello scomparto, fino a toccare terra, e si prese la testa tra le mani.
Era arrabbiata, furiosa, ma più che altro confusa.
Perché? Non lo sapeva.
Una strana sensazione le si era presentata quando aveva visto Frost parlare e ridere con Haddock e Corona, e la sua rabbia era aumentata quando lui si era avvicinato a quest'ultima, squadrandola da capo a piedi.
Possibile che...?
No. No. Non era gelosa di quell'idiota, nè tantomeno della "Cara dolce biondina".
Era apposto.
Era solo arrabbiata, tutto qui.
Andava tutto bene.
<< Ehi, tutto bene? >>
Una voce la fece sobbalzare ed alzare la testa di scatto.
Immediatamente, il suo sguardo incontrò un viso perfetto e due occhi azzurro ghiaccio.
Così belli e profondi...
No, Merida, Calmati. Pensò la rossa, osservando il giovane davanti a lei con gli occhi ricolmi d'ira.
Come osava quell'idiota anche solo avvicinarsi a lei, dopo tutto quello che aveva fatto?
<< Vattene >> gli ordinò, alzandosi di scatto e spolverandosi i vestiti.
Il ragazzo davanti a lei inclinò la testa di lato, osservandola con un sopracciglio alzato.
La stava prendendo in giro. Merida ne era sicura.
Ringhiando, la ragazza prese un altro libro e si diresse nella parte opposta della biblioteca, pronta ad allontanarsi, almeno per quel pomeriggio, dall'albino.
Tuttavia, una mano si serrò intorno al suo polso e, prima che potesse capire cosa stava succedendo, si ritrovò tra lo scomparto dei libri ed il corpo di Frost, che era più alto di lei di qualche centimetro.
La ragazza rimase per qualche secondo incantata dagli occhi dell'albino, che trasmettevano rabbia, dolore, e forse... Qualcos'altro, che però non riusciva ad identificare.
Era più o meno lo sguardo che le aveva rivolto nello sgabuzzino, quel fatidico giorno che aveva segnato l'inizio della loro eterna ostilità.
Alla fine, Merida si risvegliò da quella trance ed iniziò a dibattersi, cercando di scappare dalla mossa ferrea del ragazzo, ma senza alcun risultato.
Da quando era così forte?
<< Lasciami andare! >> ordinò la ragazza, la voce piena di rabbia.
Il ragazzo si limitò a fissarla con quegli occhi di ghiaccio per quelli che a Merida parvero secoli. Alla fine, parlò:
<< Prima spiegami perché mi odi così tanto >>
Quella risposta spiazzò del tutto la giovane, che smise di dibattersi all'istante.
Già... Perché lo odiava?
Forse perché la aveva umiliata davanti a tutta la scuola?
O Forse perché la aveva insultata, la prima volta che si erano visti?
" Già, ma ricorda che sei stata sempre tu ad iniziare. " ribattè una vocina nella sua testa, ma Merida non la considerò più di tanto.
Non aveva niente di cui scusarsi.
<< Oh, ma ti prego >> rispose infine, alzando gli occhi al cielo e ridacchiando amaramente << Ti stai ridicolizzando ancor di più, non lo capisci? >>
<< Ti ho fatto una domanda. Rispondi >> pretese il ragazzo, il tono freddo, più del ghiaccio.
La giovane lo guardò con aria di sfida.
<< E se non volessi? >> sussurrò, gli occhi socchiusi.
<< Non prendo ordini da uno sfigato, sappilo >>
Questa risposta sembrò smuovere qualcosa nello sguardo di Jack: un pizzico di dolore gli occupò gli occhi, prima di sparire altrettanto velocemente.
<< Questo sfigato, come lo chiami tu, vuole sapere. E, in un modo o nell'altro, otterrà le risposte che vuole. Il gioco è iniziato, mia cara Merida, vediamo chi sarà a fare Scacco Matto. >>
Dopodiché scostò con dolcezza un ciuffo ribelle dagli occhi della giovane e la liberò, allontanandosi con le mani nelle tasche della felpa e fischiettando come se nulla fosse successo, lasciando alle sue spalle una Merida sconvolta e spiazzata.
ANGOLO AUTRICE
E TADAAAA!!! Che ve ne pare signori? A me piace molto questo capitolo, penso sia uno dei più "movimentati".
Il gioco è iniziato signori, vediamo chi sarà a fare Scacco Matto -cit. Jack.
Eh beh, che dire, come al solito commentate e fatemi sapere che ne pensate attraverso i commenti , e ci si vede al prossimo CHAPPY!
CIAUUUU!!
Baci,
Vostraaaaaa....
P.S adoro il nuovo aggiornamento di Wattpad!
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