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Tradimenti a fin di bene🦋

Capitolo 34

<<Io quella stronza la odio!>> una Lilibeth imbestialita si fece largo tra le porte dell'ascensore semichiuse. <<Come si permette di darmi della barbona?>> mi fece ridere perché nonostante fossi consapevole dell'antipatia e della spocchia della receptionist, ero abbastanza certa che non l'avesse chiamata barbona.
<<Non ridere o strozzo pure te...oh! WOW.>> si fermò finalmente a guardare il panorama mozzafiato che si vedeva dalla camera. <<Ma sei veramente ricca. Quanto costerà 3000 dollari a notte?>>
Non mi parve il caso di dirle che, non solo potevo permettermi la suite, ma che l'intero hotel era mio.
<<Più o meno.>> rimasi sul vago.
<<Oddio quella è una piscina!>> chiese mentre correva a vederla da vicino. Il suo entusiasmo genuino mi fece ridere, sembrava una bambina, e per la prima volta mi chiesi che situazione finanziaria avesse Lilibeth, fino a quel momento ero stata troppo concentrata su me stessa per chiedermelo.
<<Sì, così sembra.>> anch'io adoravo le piscine, ma non come sport, solo per il piacere di sguazzarci.
<<Vuoi fare una nuotata?>>
<<La farei anche ora ma non ho il costume e tu non apprezzeresti la mercanzia.>> era matta da legare.
<<E se andassimo a comprarli?>> chiesi quasi con timore.
<<Sìììì di sotto ho visto dei negozi pazzeschi, adoro la shopping terapia!>>
Io non trovavo lo shopping né terapeutico né rilassante, ma passare del tempo con lei era entrambe le cose.
<<Dammi il tempo per cambiarmi e scendiamo.>>
Mi squadrò dalla testa ai piedi con aria divertita.
<<Eh sì mi sembra il caso, non è proprio il tuo stile, sembri barbie psicopatica.>> come darle torto.
Ero sicura che mentre mi cambiavo Lilibeth, curiosa com'era, avrebbe fatto un'ispezione dettagliata della camera, che era composta da un enorme open space con camera da letto a vista, le uniche porte erano quelle del bagno e del terrazzo, c'era tutto, tranne la cucina, ma grazie al servizio in camera era totalmente inutile.
            
                            ***
Un'ora dopo io e una Lilibeth assai felice, sfilavamo davanti alla receptionist, cariche di buste che la mia compagna sventolava con aria trionfale davanti a quella che ormai era diventata la sua acerrima nemica.
<<Adesso rosica quella snob eh?>> decisi di non commentare per non gettare benzina sul fuoco, la seguii in ascensore e pochi minuti dopo sorseggiavano dei cocktail a bordo piscina godendoci la pace dell'essere al di sopra della città, sembrava di essere al di sopra anche di tutti i problemi.
<<Hai deciso cosa fare?>> mi sembrò di sentire quasi lo stridio di pneumatici per quanto repentina arrivò la sua domanda. Me lo aspettavo? Si Era prevedibile? Si. Ero pronta a rispondere? Assolutamente no.
<<Non ho ancora deciso.>> lasciai il bicchiere ormai vuoto sul bordo e mi immersi completamente.
Lilibeth con la poca grazia che la contraddistingueva mi tirò su prendendomi per i capelli.
<<Ahia, sei troppo selvaggia.>> mi lamentai.
<<Grazie, ci sono ore di lavoro dietro questo atteggiamento. Comunque, non credo che dovresti tergiversare. Parlane con tua sorella se ti serve.>>
<<Non può aiutarmi al momento, diciamo che si ritrova nella medesima situazione.>>
<<Non riesco ad immaginare quel diavolo di tua sorella che si tortura con questi crucci mentali.>> disse scettica.
<<Sì, fa strano anche a me, di solito è spavalda e sa sempre cosa fare o dire. Vederla così disperata e spaesata la fa sembrare...>>
<<Più umana?>> 
Annuii, era inutile negarlo.
<<Però un consiglio me l'ha dato.>>
<<Ho paura di sentire quale.>>
<< Dai Lilibeth, se sapessi veramente com'è non saresti così prevenuta, Evie non è quello che sembra, sa essere sorella e amica, sa dare tutto quando tiene a qualcuno.>>
Mi fermai dal continuare, mi resi conto che era inutile continuare ad insistere, loro avevano i loro trascorsi, ed io ne sapevo ben poco
<<Lei consiglia di valutare quanto per me sia importante questa cosa, qualunque cosa sia, e se il verdetto è positivo, allora vale la pena rischiare.>>
<<Erin e per te quanto è importante?>> chiese guardandomi intensamente e continuando a sorseggiare il suo cocktail, sembrava una domanda semplice, come se mi avesse chiesto del clima, o di cosa mi piaceva fare nel tempo libero, o cosa preferivo tra Mc donald o Burger king.
<<Potresti evitare di fare domande a brucia pelo?>>
<<E che senso avrebbe?>>
<<La verità è che non lo so, ieri mi sono sentita coinvolta, e non riesco a smettere di pensare a lui.>> forse la cosa peggiore non era non sapere cosa fare, ma avere chiaro cosa volevo.
<<Penso che tu, mia cara, hai una grandissima stratosferica cotta per lo scimmione, e forse dovresti semplicemente accettarlo.>>
Ero cotta di lui? Sì.
Ero pronta a dirlo a voce alta? Neanche morta!
<<Lui non è la persona giusta.>> Stavo cercando di convincere me stessa e non Lilibeth.
<<E questo lo dici perché è uno stronzo, pompato e narcisista? Queste di per sé sarebbero delle valide ragioni per stare alla larga da lui, se non fosse che anche lui sembra in qualche modo cotto di te. Dai non puoi negarlo, guarda il modo in cui ieri si è preso cura di te.>>
Non volevo neanche soffermarmi a pensare a tutto quello che era successo il giorno precedente, sembravano immagini di un film, non la mia vita
<<Si è preso cura di te in tutti i modi possibili.>>
Non appena il senso delle sue parole arrivò al mio cervello mi sentii arrossire fino alla attaccarura dei capelli.
<<Non so cosa fare, forse hai ragione tu, forse non è poi così male, ma non è certamente quello che mi aspettavo di volere, non rispecchia il mio gusto. Il cuore mi dice buttati, ma il cervello iper vigile mi sta pregando di non cedere, è veramente difficile.>>
"maledetta chimica"
<<Penso che tu abbia già la tua risposta, io qui ho finito il mio lavoro da terapeuta.>> uscì dalla piscina con fare da diva... una diva con il trucco sbavato, forse avrei dovuto dirglielo.

                             ***

Eravamo nel salone fresche di doccia, con dei cesti giganti di pop corn in mano e stavamo guardando Grey's Anatomy.
<<Mi vuoi dire perché non vuoi rimanere?>>
Erano parecchie le volte che avevo insistito e parecchi i no che avevo ricevuto.
<<Uff non ti stanchi mai? Marc sta per morire, non puoi disturbare questo momento sacro.>>
Effettivamente era uno dei momenti più tristi dell'intera serie, almeno della parte che avevo visto, penso che come la metà della popolazione mondiale ad una certa, tipo la stagione 15 aveva abbandonato. Secondo Lilibeth, che aveva escogitato un altro dei suoi piani geniali, dovevano tirar fuori emozioni forti e vedere cosa mi suscitavano, e quale scena migliore di quella che aveva rotto il cuore a milioni di spettatori in tutto il globo.
<<Lo so, e mi dispiace ma, voglio dire, sei la mia complice, dovresti aiutarmi.>>
<<No, io ti ho aiutato, e lo sto ancora facendo, ma il miglior modo per farlo è lasciarti da sola a riflettere.>>
<<Dimmi la verità, hai un appuntamento con Axel?>> era l'unica spiegazione.
<<Certo che no, ti ho detto che io e lui non stiamo insieme e non abbiamo appuntamenti... noi due scopiamo e basta.>> avevo l'impressione che lei nascondere a sé stessa quello che provava per quel colosso di muscoli.
<<E già ci siamo visti oggi, mi basta e avanza.>> disse incupendosi e muovendosi nervosamente sul divano.
<<Lily, tutto bene? avete litigato?>>
<<No per nulla.>> disse mentre controllava distrattamente il telefono.
<<Non abbiamo nulla su cui litigare.>> digitò qualcosa senza prestarmi attenzione.
Il telefono della stanza squillò e Lilibeth si precipitò sospettosamente a prenderlo.
<<Umm sì, proprio così>>
Non avevo idea di cosa stesse succedendo <<lo autorizzo.>> disse al telefono, e poi riattaccò.
<<La receptionist?>> domandai stranita.
<<Servizio in camera.>>
<<Ma non abbiano chiesto niente!>>
<<Parla per te.>> iniziò a prendere le sue cose.
<<Stai già andando via? Ma non hai appena detto di aver ordinato il servizio in camera?>>
<<Ok, sono una frana a mentire>> si fermò a guardarmi <<ma anche se mi odierai, giuro che tutto quello che ho fatto è stato a fin di bene.>>
Ero confusa e lei venne ad abbracciarmi proprio mentre il trillo dell'ascensore annunciò l'arrivo di qualcuno... a quel punto pregai che fosse veramente il servizio in camera perché Lilibeth si comportavain maniera proprio strana.
<<Bel nascondiglio piccola Evie.>>
OH PORCA PALETTA!
Imprecai mentalmente, e allo stesso tempo pregai tutti i santi in paradiso di farmi evaporare in quel preciso istante.

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