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Sembri cambiata🏈

Capitolo 11

Dylan

Non ero idiota, sapevo di essere l’idolo della maggior parte dei presenti e sarei stato un ipocrita a dire che non godevo di questo, il mio ego si librava in aria sempre di più, solo che, alla larga annoiava, era sempre lo stesso scenario: uomini che volevano essere me e donne che volevano divertirsi con me.

<<Ci sono le nostre cheers, che fai fuggi o ti unisci?>> Axel faceva delle domande davvero stupide.

In prima fila vidi Lisa che puntava i suoi occhi da cucciolo su di me, cercava di convincermi con il pensiero a sedermi accanto a lei, ma neanche se mi avessero minacciato di mettermi una colonia di formiche rosse nelle palle lo avrei fatto.

“Ma dov’era la capo gruppo?”
Mi ritrovai a chiedermi mentre m’incamminavo al mio solito posto, ovviamente mi diedi dello stupido e scacciai subito il pensiero con non poco fastidio.

<<Ci vediamo dopo.>> salutai Axel che si era ormai fiondato sulle sue prede preferite. Restai paralizzato a metà della scalinata, nel vedere la dea delle stronze seduta al mio posto.

“Bravo l’hai fatta materializzare con il pensiero”
<<Che c’è fuggi ai ripari così presto?>> domandò Blake che ultimamente sembrava il grillo parlante.

“Evie era ritornata nuovamente alla carica?” Non mi stupiva era una cosa ciclica, a quel bellissimo demone non piaceva essere rifiutata. Feci cenno a Blake con la testa indicandola.

<<È successo qualcos’altro ieri?>> mi chiese stranito quasi quanto me.
Ovviamente avevo raccontato loro il mio scontro con lei, era stato divertente quasi quanto era stato strano.

<<Ma sei fuori, lo sai che per me è off limit, non caccio nel territorio di qualcun altro.>> mi apprestai a mettere le mani davanti.

<<Da quello che ho capito era lei a voler essere cacciata da te.>>

<<Punti di vista, e non è l’unica…>>

<<Sì sì, ci sono tanti pesci nel mare e bla bla bla>> mi prese per il culo <<allora divertiti, io vado a sedermi con gli emarginati, mi sento come condannato a morte a seguire questo corso, sono certo che è stato creato da Satana in persona.>> prese posto accanto a due sfigati ed io continuai la mia avanzata.
Non ero dell’umore giusto per la solita Evie, ma non potevo negare di essermi ritrovato più volte a pensare alla scena comica del giorno prima al lago, mi era sembrata diversa, spaesata e impacciata, così poco da lei.

“Quale Evie mi sarei ritrovato davanti?” 

Forse era ciò che mi serviva per togliere un po’ d’ombrosità alla mia giornata iniziata di merda.
Salutai un paio di amici che seguivano altri corsi con me, ma tenevo sempre d’occhio Evie. Ancora non si era accorta di me, guardava assorta fuori dalla finestra, come se trovarsi dall’altro lato del vetro fosse il suo più grande desiderio.

"Facciamoci notare allora!"

Tirai la sedia facendola stridere e mi sedetti, incollando gli occhi alla sua figura, che, attirata dal rumore portò subito il suo sguardo nel mio, e io vi lessi agitazione. Fiamme… stava reagendo alla mia provocazione, ma in un modo inaspettato.

<<Che diavolo hai da guardare?>> chiese in modo abbastanza burbero.

Interessante, niente invito a fare di lei quello che volevo, non mi sembrava l’atteggiamento di una che ci stava provando, notai un po’ perplesso. Evie da quando avevamo avuto il nostro incidente di percorso mi evitava per la maggior parte del tempo, e ogni tanto, quando il suo ego scalpitava per una rivincita provava a rientrare nelle mie grazie mi ero convinto che quell' invasione di campo avesse dei secondi fini ma… forse mi sbagliavo! Se era così ero decisamente molto confuso.

<<L’Europa ti ha inasprita piccola Evie, non sei mai stata tanto scontrosa>> mi avvicinai cogliendo la scia del suo profumo. Fruttato? Davvero? Quindi niente più stucchevole Chanel? Una bella novità poi rincarai la dose: <<stronza sì ma non scontrosa.>>
Indietreggiò per mettere maggiore distanza tra di noi, sembrava che si stesse svolgendo una guerra dentro di lei, sorpresa, confusione e incertezza giocavano a nascondino sul suo viso mentre lei provava a reprimerli senza alcun successo.
<<Smettila d’importunarmi>> reagì cacciando fuori le unghie, proprio una fiera messa all’angolo <<a quanto pare ti diverti molto a stuzzicarmi, ma io lo trovo fastidioso, oltreché furori luogo.>>
Ma cosa diavolo stava blaterando? Fuori luogo? Lei che era la donna più impertinente che avessi mai avuto il dispiacere di conoscere.
<<Perché ti sei seduto qui?>>

“Ma faceva sul serio?”

<<Che ci fai TU seduta qui?>> rilanciai la stessa domanda puntandole un dito sul petto, cosciente del fatto che agli occhi dei presenti sembravamo due mocciosi.

<<Non ti devo spiegazioni su dove mi siedo, e poi non mi sembra ci sia un divieto.>>
Se tutto il resto mi era strano quella impertinenza era molto familiare.

<<Non c’è infatti, ma essendo il mio quarto anno mi sembrava che fosse abbastanza chiaro che questo è il mio posto ad ogni corso, e tu piccola Evie>> Mi avvicinai ancora, ero cosciente di avere una stazza fuori dal normale, e mi divertiva tanto farla sentire piccola <<da quando eri una matricola ti siedi lì, sul tuo trono, davanti a tutti, in ogni lezione che segui.>> era quasi penoso vederla ogni giorno affannarsi per restare al centro dell’attenzione, ridicolo, voleva essere venerata come la regina del campus senza fare niente di particolare o senza avere alcun merito.

<<Ti ripeto, chi sei per chiedermi spiegazioni? Ora lasciami in pace che devo seguire le lezioni.>>

Avevo scoperto un nuovo hobby, mi divertiva un sacco farla infuriare, era così strano, poco da lei, si stava accendendo come una miccia, e preferiva seguire la lezione anziché flirtare spudoratamente con il sottoscritto, che fosse una nuova tecnica? Un metodo per chiamare l’attenzione?
Si girò indispettita imponendosi di fissare la lavagna, ma sapevo che dentro di lei stava fumando, era arrabbiata e dai suoi muscoli tesi si capiva quanto le costasse il suo penoso tentativo di ignorarmi. Mi venne da ridere ma dovetti riconoscerle lo sforzo.

Se voleva giocare quella partita, allora tanto valeva prendermi del tempo per fissarla apertamente. Questa ragazza che avevo prima voluto e poi schifato e infine ignorato mi stava regalando un momento di normale spensieratezza, la mia mente stava lavorando ad un ritmo forsennato, captando ogni piccolo dettaglio nel tentativo di capire cosa c’era di diverso.
I capelli erano gli stessi, e anche il suo corpo, no, non era nulla di fisico, ma il suo atteggiamento era cambiato, era quasi sfuggente, alcuni gesti o parole denotavano timidezza, s’isolava, il movimento della matita che aveva in mano denotava anche un certo nervosismo…ma c’era altro.
<<Sembri cambiata.>> non mi trattenni alla fine. Sembrava presa alla sprovvista e questo mi confermò che i miei sospetti erano fondati.

<Si cresce suppongo.>>
bugiarda, c’era di più.

<<No, sei diversa.>> insistetti <<Non sto scherzando, è da quando ti ho vista su quella panchina isolata da tutto che ci penso. Hai qualcosa di diverso.>>

<<Sei ripetitivo, te lo hanno mai detto?>>
Le sue parole al vetriolo ovviamente non mi fermarono.

<<So di lasciare il segno ma ti consiglio di passare oltre, non c’è trippa per gatti.>>
Mi venne quasi da ridere… l'unico gatto era lei, un gattino arruffato.

<<Piccola Evie>> sembrava irritata dal nomignolo, ecco un'altra stranezza, un tempo avrebbe fatto la fusa…

“Coglione forse lo trova solo strano, fino a poco tempo fa avresti dato un rene in beneficenza prima di parlare con lei.”

Non avevo mai dato un nomignolo a Evie, non c’è n’era stato tempo…ma da quando l’avevo vista al parco non ne potevo fare a meno era così che mi era sembrata, con le gambe nascoste sotto quella maglia: minuscola.

<<Non m’inganni, sappiamo entrambi quanto sia stato io, a lasciare il segno. Tu non mi freghi, scoprirò che cosa combini.>> Fu strano vederla battere in ritirata, mai visto nessuno muoversi così in fretta, se i miei compagni facessero scatti così veloci saremmo senz'altro i campioni. Prese posto qualche fila più avanti e scoprii che se la sua era una nuova tecnica per attirarmi, stava funzionando, il suo nuovo atteggiamento m’incuriosiva.

                            ***



Lavagna, schiena della piccoletta e tette di quella della fila davanti (non avevo idea di quale fosse il suo nome, ma aveva un davanzale di tutto rispetto che non faceva nulla per nascondere), era questa la sequenza che seguirono i miei occhi nell’ora successiva, un’ora infinita e tortuosa.

<<Il modello Cotler, modello delle 4P: product; price; placement…>>
La vibrazione del mio cellulare mi distorse dall’ennesimo concetto incomprensibile che provava a sciorinarmi il professore, colui che aveva insegnato con tanta passione che era possibile morire di noia.

-Di cosa parlavi con Evie? -
Il numero era sconosciuto, ma non ci volle un genio per capire il mittente.

-Chi sei?- risposi con il solo intento d’irritarla.

-Non hai salvato il mio numero? - il messaggio era accompagnato da una sfilza di emoticon: faccine incredule, faccine con le lacrime, faccine che si coprono gli occhi e cuori infranti...ridicolo.
Alzai gli occhi sul soggetto del messaggio e il suo posto era vuoto, la lezione era finita e lei era schizzata via.

“Maledetta Lisa!”

Avrei voluto prendere in giro un altro po’ la piccoletta. Mi alzai incamminandomi fuori dalla classe, e fui braccato da una Lisa dalla faccia imbronciata.

<<Di cosa parlavi con Evie?>> insistente quanto una zanzara nell’orecchio e ugualmente fastidiosa.

<<Lisa te lo dirò per l’ultima volta perché sembra che non ti sia arrivato chiaro il messaggio.>> la presi per le spalle abbassandomi alla sua altezza per farmi capire al meglio <<Tu ed io non siamo nulla di più di due conoscenti che sfortunatamente hanno scopato, non ti devo spiegazioni e non voglio che tu me le chieda.>>

<<Ma io…>> provò a ribattere ma la interruppi subito.

<<Non importunarmi più, non succederà altro tra di noi, non voglio relazioni e non ti ho mai ingannato o promesso altro.>> la lasciai così, senza darle il tempo di aggiungere nulla, e fuggii fuori indirizzando solo uno sguardo fugace alla sedia vuota di Blake e ad Axel che era diventato un tutt’uno con la ragazza del davanzale sproporzionato, non aveva perso tempo e di certo non aveva affatto seguito la lezione.
Finalmente libertà, il resto dei miei corsi potevo addirittura considerarli piacevoli, una passeggiata di salute rispetto a quello...ero al quarto anno per l'amor di Dio non capivo ancora a cosa mi servisse una materia del secondo.
Stavo per entrare nel bano degli uomini quando mi sembrò di sentire qualcuno urlare.

<<Cavolo non ti permettere di svenire.>>
Proveniva dall’interno del bagno delle donne.
<<Cazzo, CAZZOOO! Sei sempre la solita stronza…>>
Stava decisamente succedendo qualcosa, e nonostante sapessi che non erano cavoli miei, qualcosa mi spinse a entrare.







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