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Rivelazioni🏈

Capitolo 27

<<Ehi capitano, ti ha fatto perdere la testa eh?>> chiese Ethan prendendosi gioco di me.
Non ebbi tempo di reagire che Blake gli diede uno scappellotto mentre gli passava dietro.
L'unico della squadra che si era trattenuto dal fare commenti idioti era stato proprio Blake, tutti gli altri non si erano risparmiati, ma non potevo biasimarli, avevo fornito loro abbastanza materiale per un decennio.
Ma cosa mi era saltato in mente? Vederla ballare e fare quei salti strepitosi mi aveva mandato in pappa il cervello, quell'uniforme era troppo corta e attillata per nascondere quanto era perfetta, in più c'era l'euforia della prima partita, un mix perfetto per farmi andare fuori di testa.

"Fuori di testa per Evie!"

Mi redarguì ovviamente la mia coscienza.
La piccoletta aveva invaso i miei pensieri come non mi era mai successo, era diventata una droga, anche quando non era nelle vicinanze la mia mente trovava il modo di riportarmi da lei.
Blake si sedette sulla panca vicino a me nello spogliatoio, e, mentre mi frizionavo i capelli con l'asciugamano, disse con noncuranza:
<<Forse non hai capito benissimo quello che ti ho detto l'altra sera.>> mentre parlava continuava ad allacciarsi le scarpe <<Non ti avevo detto di fare una dichiarazione plateale davanti a tutti, ti avevo detto testuali parole "scopatela e dimenticala", un passaggio semplice, mordi e fugge. Baciarla davanti ad un intero stadio mi sembra un po' troppo per uno che vuole solo darci dentro.>> 
Misi da parte l'asciugamano e cominciai anch'io a vestirmi.
<<Mi sono lasciato prendere la mano.>> un po' era vero.
<<Nel senso "volevo entrare nelle sue mutandine e mi sono lasciato prendere la mano perché se la tira troppo e quindi ho voluto esagerare" o nel senso "pensavo di volere solo sesso ma voglio diventare una femminuccia monogama">>
Certe volte provavo l'istinto di ucciderlo. Mi presi del tempo per rispondere mentre finivo di chiudere i jeans.
<<Non può esistere una via di mezzo tra "voglio scoparla" e " voglio che sia la mia fidanzata?">> era più una speranza che una domanda.
<<Non lo so, dimmelo tu, esiste?>>
<<Forse, devo ancora capire, per ora voglio andarci a letto, ma voglio anche capire perché la penso in continuazione, penso sia tutta colpa di questo suo cambiamento.>> mi auguravo che fosse solo quello.
<<Sì, sei vicino alla castrazione.>> si alzò e prese le sue cose, ed io lo imitai.
<<Ci vediamo a casa o vieni alla festa?>>
<<Ho altri piani.>> solo non sapevo di preciso quali.
Uscii dallo spogliatoio e così fecero anche il resto dei miei compagni di squadra, poi mi attardai per parlare con il coach. Era al settimo cielo per la vittoria contro i Lions, di solito era pacato e freddo ma quella volta era stata una vittoria troppo importante per non andare su di giri. Quando la vidi uscire dallo spogliatoio delle cheerleader salutai frettolosamente il coach e mi avviai dietro di lei, non la fermai subito, volevo vedere se aveva intenzione di restare o di squagliarsela via, ancora faticavo a inquadrarla. Ero a pochi passi da lei, e mi sembrò stesse per fermarsi di sua spontanea volontà, ma qualcuno la chiamò prima che potessi farlo io, così decisi di rimanere in disparte in attesa.
<<Virgin!>> più che un saluto  sembrò quasi un insulto.
<<Sono tua madre ragazzina, non fare come tua sorella.>>
Mi sentivo veramente un intruso, con lei mi capitava spesso negli ultimi giorni. La vidi raddrizzare le spalle pronta alla battaglia, il rapporto tra le due non doveva essere idilliaco, sembravano due animali selvatici pronti all'attacco. A differenza sua io avevo uno splendido rapporto con mia madre, c'erano stati dei momenti bui certo, ma lei c'era sempre per me e mia sorella, anche quando era a pezzi, e dopo la morte di mio padre era diventata tutto il nostro mondo.
Decisi che avrei aspettato al massimo un altro minuto e poi me ne sarei andato, non era il caso di essere invadente a quei livelli.
Indietreggiai per darle un po' di privacy, ma la voce della madre divenne un sibillo minaccioso che attirò la mia attenzione.
<<Non ci siamo Evie, ti avevo avvertita che non dovevi fare la stronza. Non dovevi in alcun modo rovinare i nostri piani.>>
<<Cosa avrei fatto?>> chiese Evie che non sembrava capire cosa volesse dire la madre.
<<Tu, piccola stronzetta, hai lasciato Mason, suo padre mi ha chiamato, vede in pericolo la fusione con la sua impresa, e se non vuoi che ti tagli i fondi, scopati suo figlio a dovere o scopa in giro ma, non lasciarlo!>>

"Ma che cazzo?"

Impietrii sentendo quello che quella stronza della mamma le stava imponendo. Era... era... non avevo parole e un senso di nausea mi prese lo stomaco.
<<Non ci starò insieme, non sento nulla per lui, è finita questa messinscena.>>
Evie era stata con Mason anche se non voleva? Lo consideravo al limite della prostituzione, questa donna obbligava sua figlia a usare il suo corpo come merce di scambio. Avrei ucciso Mason!
<<Tu non hai capito nulla mia cara, dirò a tuo padre che non sei in grado di gestire le tue quote e ti taglierò i fondi, non potrai neanche pagare l'università, e tra un anno sarai povera e senza un futuro. Mi sono assicurata che lui sapesse quanto è complicato avere a che fare con te.>>
<<Sei tu a non aver capito, non mi userai più come una puttana.>>
La mia soddisfazione durò veramente poco perchè quella donna schiaffeggiò Evie così forte che il rumore riecheggiò nel parcheggio.
<<Virgin, non ti permettere mai più di mettermi le mani addosso se non vuoi che mi dimentichi che sei mia madre e ti risponda come meriti, e sai che ti dico, fai quello che ti pare, posso pagarmi l'università da sola, e sappi che mia sorella è disposta a lottare per me... sarai tu a rimanere senza nulla se solo ti azzardi a minacciarmi ancora, non avrai neanche un centesimo per pagarti la faccia che ti sei costruita.>>
Nonostante la forza che trasmettevano le sue parole lei stava per cedere, ne ero certo, e non avrei permesso che quel teatro andasse avanti, uscii dall'angolo dov'ero nascosto.
<<Sei pronta per andare?>> domandai alla piccoletta, ignorando volutamente la stronza.
<<Sì andiamo.>> prese la mano che le tendevo come fosse un'ancora di salvezza.
<<E tu chi saresti?>>
<<Qualcuno che sua figlia vuole per davvero, e non un'imposizione.>> mi limitai a quello, anche se avrei voluto dire tanto, tanto altro.
Che razza di madre minacciava e usava sua figlia? 
Guidai Evie verso la mia macchina chiudendo sua madre fuori da quel abitacolo.
Non sapevo cosa dire o fare, avevo sentito cose che non dovevo, ma non potevo far finta che non esistessero. Aveva bisogno di aiuto? Voleva il mio di aiuto? Non sapevo cosa fare così misi in moto la macchina e guidai senza una metà precisa, ma dopo qualche isolato accostai.
<<Adesso siamo abbastanza lontano, dimmi che quello che ho sentito non è vero, spiegami, perché in questo momento vorrei uccidere sia tua madre che quello stronzo di Mason.>>
Trasalì come se le avessi lanciato in faccia un secchio di acqua ghiacciata, era evidentemente sconvolta.
<<Non ne voglio parlare ora, ti prego.>>  le lacrime erano qualcosa che non sapevo gestire, mi rendevano nervoso e incapace di agire, non sapevo come consolare le persone, né quale fosse la cosa giusta da dire.
<<Hey scusami, so che non stiamo veramente insieme, e non è un mio diritto sapere della tua vita privata, ma sappi che se hai bisogno di aiuto puoi contare su di me. Non immaginavo che le cose stessero così.>> ma spiegava tante cose, perché si lasciavano in continuazione, perché lei provava ad uscire con altri, perché erano così incasinati. Ma ero ancora confuso, l'avevo vista affrontare la madre a muso duro e senza paura, ma perché aveva scelto di affrontarla proprio in quel momento e non prima?
<<Ti prego portami da qualche parte, non voglio pensare.>>
Ordinai alla mia curiosità di mettersi a tacere, non era il momento di insistere per avere delle risposte.
<<Dove vuoi andare?>>
<<Non ho voglia di pensare.>>
Non potevo portarla a casa sua, e nemmeno a casa mia, dovevo fare il gentiluomo. Poi mi venne l'idea, la festa! Ci sarebbe stato casino e tantissima gente, avrei potuto tenerla d'occhio e Blake avrebbe potuto tenere d'occhio me.
<<Conosco il posto ideale, c'è musica e così tanta gente che non riuscirai a sentire nemmeno i tuoi pensieri.>> misi in moto nuovamente e andai verso casa di Kennet, a quell'ora doveva esserci mezzo campus a festeggiare la vittoria.

                               ***

Spensi il motore, scesi dalla macchina e feci il giro per raggiungerla.
<<Sei sicura di voler stare qui?>> ormai non piangeva più ma non ero sicuro che dopo tutto quello che era successo voleva chiudersi in una casa con dei giocatori di football e fan ubriachi.
<<Più che sicura.>>  mi disse con assoluta certezza.
Non mi opposi.
In pochi minuti i miei piani si erano trasformati da: "voglio portarmela a letto" a "voglio farla stare meglio",  chi lo avrebbe mai detto?
<<Allora entriamo.>> le porsi la mano ma lei s'incamminò davanti a me rifiutando il mio aiuto, non potevo fare altro che seguirla.
Bicchieri di carta sul prato furono il nostro tappeto rosso e le coppie intente a limonare il nostro comitato di benvenuto. Non appena varcammo la porta d'ingresso si sentirono oltre alla musica assordante i fischi e le urla dei presenti.
<<È arrivato il quarterback!>>
E fui subito raggiunto da una marea di ragazzi e ragazze che volevano congratularsi. Non so quante mani strinsi, né quante pacche sulla spalla ricevetti, ero troppo concentrato a non perdere d'occhio Evie, si teneva in disparte provando a non sembrare un pesce fuor d'acqua.
La presi per mano e la tirai a me, ero lì per lei, non per vivere un momento di gloria.
<<Andiamo a cercare Blake.>> le urlai da sopra la musica per farmi sentire.
<<Vai tu, tranquillo, io vado a prendermi da bere, non preoccuparti per me.>> disse calma, e tutti i campanelli di allarme nella mia testa cominciarono a suonare. Non era una buona idea, non stava bene, sembrava troppo tranquilla, e l'alcool era l'ultima cosa di cui aveva bisogno.
<<Non ti mollo, prima Blake e poi ti porto io da bere.>> parve riflettere sulla mia proposta ma non le lasciai il tempo di dire no, me la tirai dietro mentre passavo tra la folla in cerca dei miei amici.
Mi guardai un attimo attorno e vidi un gruppo di colossi che spiccava tra la folla, noi giocatori di football eravamo decisamente più alti della media.
Erano nella zona giochi, alcuni seduti sul divano intenti a sfidarsi a call of duty, altri erano in ottima compagnia.
<<Pensavo non venissi>> disse Blake non appena lo raggiunsi, poi guardò alle mie spalle e vide chi c'era con me.
<<Cambio di programma, non chiedere altro.>> doveva risparmiarsi le battutine per un altro momento, nemmeno io avevo idea di cosa stessi facendo, ormai erano ore che avevo messo il pilota automatico.
<<Ciao piccola Evie, sei sempre un bel vedere.>> disse Blake flirtando con lei come al solito, cosa che non approvato ma mi trattenni, noi due non stavamo insieme.
<<Ciao, congratulazioni per la partita.>> disse lei in tono atono.
Dire che suonò strano era riduttivo, Evie era per natura civettuola, quindi non perdeva mai l'opportunità di fare qualche battuta o di rispondere per le rime. Diedi la colpa di quel suo atteggiamento all'accaduto.
Blake mi fissava cercando spiegazioni che non avevo, quindi lo ignorai.
<<Grazie, e congratulazioni a te, sei stata strepitosa, sembrava che volassi.>>
Blake era genuinamente impressionato, come me del resto, più di una volta pensavo di vederla schiantarsi a terra, ma poi atterrava in maniera sorprendente.
<<È stato molto esaltante.>> era arrossita per il complimento, e io provai l'istinto di baciarla fino a stramazzare a terra per mancanza di ossigeno. Quella nuova Evie era tutto rossore e timidezza, mi faceva impazzire.
<<Vado a prendere da bere, tienila d'occhio.>> dissi a Blake, era meglio allontanarmi.
Blake si avvicinò al mio orecchio.
<<Tutto bene? Perché le serve un babysitter?>>
<<Storia lunga, non lasciarla da sola.>> Annuì ed io mi avviai in cucina ignorando la voce di Evie che diceva di essere in grado di rimanere da sola.
Ero stato un'infinità di volte in quella casa e la conoscevo come le mie tasche, Kennet era famoso al campus per le sue feste scellerate post partite. Ci misi più tempo di quanto avevo previsto per arrivare al bar improvvisato, dovetti fermarmi un'infinità di volte a salutare compagni di classe e il padrone di casa che ormai era ubriaco marcio, ma non lo rimproverai, aveva dato il meglio di sé alla partita, e poi il post sbronza sarebbe stata una punizione sufficiente per il suo eccesso.
Quando finalmente riuscii ad agguantare due birre decenti feci dietrofront per tornare in salone, ma Lisa che non sapeva il significato della parola "sparisci" mi intercettò.
<<Dy, che bello che sei arrivato!>> mi saltò addosso con l'intento di baciarmi ma la scansai, aveva veramente rotto.
<<Lisa sono venuto in compagnia.>>
Alle mie parole le cadde la maschera da gatta morta che aveva e uscì la vipera che era in lei con tutto il suo veleno.
<<L'ho visto, che ci fai con Evie? E' una mia amica, e non ti è mai piaciuta.>> si stava giocando la carta dell'amica off limit, furba, ma io conoscevo Lisa.
<<Lisa con me non attacca, tu non sai minimamente cosa sia l'amicizia.>>
<<Andiamo di sopra, ti assicuro che ti divertirai di più.>>
<<Ho già visto tutto quello che c'era da vedere, non mi interessa ripetere, stammi bene.>> la lasciai lì fumante di rabbia in mezzo al corridoio affollato.
Al mio ritorno in salotto l'immagine che mi ritrovai davanti non era quella che mi aspettavo.
<<Cosa cazzo ti avevo chiesto?>> ruggì a  Blake.
<<Di tenerla d'occhio, e l'ho fatto, non le ho tolto gli occhi di dosso.>> disse allusivo.
Evie era in piedi su un tavolo del salotto a ballare con due cheerleader, e metà degli uomini nel salone, incluso l'uomo morto del mio amico, avevano lo sguardo incollato al suo sedere stretto in uno short di jeans che lasciava ben poco all'immaginazione. La gelosia non era uno dei sentimenti che preferivo e non mi era capitato spesso di provarlo, era irrazionale, così come lo era la voglia che avevo di cavare gli occhi a tutti i presenti, e di sculacciare quelle sue chiappe sode, così imparava a non mettersi in mostra.
<<Cazzo Blake ti ucciderei, dovevi tenerla qui, non lasciare che sculettasse davanti a tutti questi coglioni arrapati.>>
<<Non vedo dove sia il problema, voleva ballare, ha detto "ballare per dimenticare", e nessuno l'ha toccata.>>
<<Nessuno per ora.>>
<<E anche se fosse? voi non state insieme, e non siete neanche amici, quindi non sciorinarmi quella scusa.>>
Non gli risposi, non avrei saputo cosa dire. Piantai le due bottiglie di birra che avevo in mano tra le sue, e fendetti la folla per toglierla dall'occhio del ciclone.

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