Maledetto Blake🏈
Capitolo 22
Dylan
Questa volta non lo salvava nessuno, lo avrei preso a calci in quel suo culo pigro. Una vita a fare piani, a sognare un futuro di successi e lui si permetteva di saltare uno degli incontri più importanti dell'anno? Era morto! Nemmeno il coach non era stato felice della sua assenza durante l'elaborazione delle strategie di gioco, quindi doppiamente morto. Non era da Blake fare una cosa uno simile, ma mi sarei assicurato che non ricapitasse mai più.
Parcheggiai velocemente nel vialetto e scesi di corsa dalla macchina fiondandomi dentro casa sua, salì su per le scale e mi precipitai in camera sua.
"Maledetto stronzo scansafatiche"
L'unica giustificazione che avrei potuto accettare era la morte, e se il suo cadavere non era sotto i 20 gradi allora doveva partecipare lo stesso.
Spalancai la porta della sua stanza e la trovai vuota. Provai a telefonarlo ma il suo telefono squillò proprio nella stanza.
Ma chi usciva di casa lasciando il cellulare sul comodino? lo dico io, nessuno, il telefono era diventato un altro arto, indispensabile per la vita, che razza di deficiente irresponsabile. Ora si spiegava il motivo della sua assenza, non aveva letto neanche uno dei messaggi della squadra, nè le mille comunicazioni del coach.
Sbloccai il telefono e mi saltò all'occhio un messaggio: -Da me o da te campione?-
Era da parte di Terry, Blake non portava nessuna a casa, quindi ecco scoperto l'arcano.
Feci dietrofront e mi rimisi in macchina diretto alla Clifford, il dormitorio femminile dove alloggiava Terry, lo avevo frequentato parecchio al primo anno.
Ci vollero 10 min e 3 rampe di scale per arrivare, bussai al numero 8 e sentii le risatine dei due deficienti all'interno, ma non vennero ad aprire.
Prima di buttare giù la porta lo avvisai: <<Blake, se non apri butto giù la porta!>>
<<Vaffanculo Dy, sono occupato.>> eccolo il coglione.
Bussai insistentemente, poi sentii qualcuno che si avvicinava alla porta, ne uscii Terry con i capelli scompigliati e una specie di... coperta? No, una tovaglia a coprirle il corpo.
<<Dy che piacere vederti, che ci fai qui?>>
<<Terry dì a quelcoglione che ha 10 minuti e non uno in più, prima che entri e gli tolga quello con cui ti stavi divertendo così tanto.>>
<<Sarebbe troppo un peccato Dy.>> si finse inorridita, Terry era veramente una ragazza in gamba e molto divertente.
<<Troveresti di meglio, lo trovi sempre.>> era una che non si faceva problemi, via uno, benvenuto il seguente, era successo esattamente così quando al primo anno le avevo dato il ben servito, niente drammi.
Si fece da parte per farmi vedere Blake nudo come un verme appoggiato al tavolo del salone, ecco spiegata la tovaglia.
<<10 minuti, o ti tiro fuori con la forza.>> gli dissi puntandogli un dito contro.
<<Sono impegnato...>> le sue parole divennero solo un contorno fastidioso poichè mi ero già voltato per uscire, e in quel momento vidi quel buono a nulla di Mason mentre saliva le scale e poi fermarsi di fronte alla seconda porta nel corridoio.
<<Terry vai dentro e dì al coglione di fare in fretta.>>
Doveva solo vestirsi ma Terry, come sempre, capì tutto a modo suo.
<<Agli ordini capitano, sarà soddisfatto e sistemato in men che non si dica.>> e scomparve rapidamente in camera.
Mi appoggiai alla porta approfittando e osservai Mason impegnato a bussare come un ossesso a quell'appartamento.
<<Evie apri questa porta, lo so che sei lì.>>
Interessante, non sapevo che la piccoletta stesse in quell'appartamento, sapevo che alloggiava alla Clifford ma non precisamente dove.
<<Ti vedo, sei lì dietro la porta.>>
"Ridicolo"
Non potei non godere del fatto che Evie si rifiutasse di aprire la porta.
Avevo sempre trovato disgustoso il loro tira e molla, era evidente anche agli occhi di un cieco che non erano presi l'uno dall'altra.
Poi persi completamente interesse per tutto ciò che riguardava lei, esattamente nel momento in cui l'avevo scoperta a baciarsi con Mason fuori allo stadio, nel momento in cui doveva incontrare me.
<<Mason, torna a casa e lascia perdere.>>
Mi sentivo un intruso in quella situazione, quelle cose sentimentali non erano il mio forte ma non riuscivo ad andarmene, volevo, in qualche modo malato, capire come stavano realmente le cose tra loro, ero certo che da un momento all'altro lei avrebbe aperto la porta e il tira e molla sarebbe disgutosamente ricominciato, e forse ne avevo bisogno per togliermi di dosso quella fastidiosa attrazione per lei.
Continuò a provare, voleva per forza risolvere, chiamarla "Biscottino" poi, nauseante, che nomignolo del cazzo.
Lei però non reagì come mi aspettavo, la porta restò ostinatamente chiusa, fu irremovibile e io mi sentii strano.
<<Mason questa volta è finita sul serio.>> Urlò esasperata.
<<Evie non sai quello che dici, tu sei mia, e non per quello che vogliono i nostri genitori, tu sei mia e basta.>>
Un maestro della dialettica, che dire, praticamente ti voglio perché ti voglio.
Non sapevo cosa fosse successo tra loro ma lui addirittura stava tirando in ballo i loro genitori, roba grossa insomma, decisamente mossa da sfigati bastardi.
Il momento migliore fu quando lui capì che lei non avrebbe aperto, era frustrato e quasi viola dalla rabbia, e io approfittai per avvicinarmi.
<<Brutta giornata Mason?>> prendermi gioco di lui era uno spasso.
<<Gira a largo idiota.>>
Guardò me e poi la porta della piccoletta...
<<Che ci fai qui?>> chiese sospettoso.
<<Tu che ne pensi? Sono venuto a vedere la mia ragazza!>>
Avrei potuto chiarire l'equivoco ma non lo feci, mi dava una certa soddisfazione provocarlo.
Sfortunatamente per lui i miei riflessi erano molto più fulminei dei suoi, vidi il pugno partire e lo evitai, era la seconda volta che provavano a colpirmi nella giornata. Perse un po' di stabilità ma tornò in fretta dritto e sempre più incazzato.
<<Sai che c'è? divertiti pure, ma sappi che tornerà da me, lo fa sempre, deve farlo.>>
E dopo quel colpo di coda imboccò le scale a tutta velocità.
Rimasi lì come uno stoccafisso a pensare alle sue parole, qualcosa stonava, era quella parola "deve", era forte come termine, non era un "lei mi vuole tornerà", non era un "non può farne a meno" era un obbligo.
Senza rendermene conto mi ritrovai a bussare alla sua porta.
<<La devi smettere, se una donna ti dice che è finita è finita.>>
A due cose non ero pronto: prima di tutto non mi aspettavo che aprisse la porta come una furia, e secondo non ero decisamente pronto all'immagine di lei avvolta in un misero telo da bagno. Dannazione era assolutamente perfetta, i capelli bagnati, il viso senza un filo di trucco, e quelle gambe affusolate, era una tentazione troppo grande. Mi schiari discretamente la gola per ritrovare la voce e la mia solita spavalderia, e soprattutto per rovistare e trovare nella mia mente uno straccio di motivo per giustificare la mia presenza davanti alla sua porta.
<<Mi dispiace deluderti piccola Evie il tuo bellissimo discorso non faceva una piega ma non sono la persona giusta a cui farlo dato che ci siamo appena messi insieme>> Ok quella era una stronzata bella e buona e me la potevo risparmiare.
<<Cosa?>>
Era confusa, ma mai quanto me.
Vedendo che non rispondevo disse <<Non dicevo a te>> la rendevo nervosa, e ne gioii segretamente, almeno qualche effetto su di lei lo avevo ancora, o mi sarei sentito veramente ridicolo.
Mi dispiacque solo non sentire nel corso di quella strana conversazione un grande e rotondo "io e Mason non stiamo insieme"
Nonostante ciò mi ritrovai ad insistere, ma non ottenni alcun successo.
<<Hai bussato per qualcosa in particolare? o trovi solo piacere nell'irritarmi?>>
<<Solo per irritarti.>> ripetei sovrappensiero totalmente stregato dell'attaccatura di quel telo e da quello che nascondeva sotto.
Provò a sbattermi la porta in faccia ma fu un gioco da ragazzi fermarla.
<<Sei maleducata, e molto irritabile, ma noto con piacere che non sei triste per la rottura.>> incapace di controllarmi tracciai il contorno superiore del asciugamano <<Mi piace la tua mise>> il suo respiro accelerò di pari paso con il mio, era coinvolta quanto me <<molto provocante>> per un motivo a me ignoto provai un enorme fastidio a pensar che Mason poteva vederla in quel modo <<troppo! hai fatto bene a non aprire la porta ad Mason.>>
<<Che ci fai qui Dylan?>> chiese con voce flebile e affannosa, ed io stavo per spingermi oltre quando fummo interrotti da Terry.
"Maledetta Terry"
Da un lato avrei voluto ucciderla per avermi interrotto, ma dall'altro avrei voluto ringraziarla perchè stavo per commettere una stupidaggine epocale.
Ma la cosa più divertente fu la gelosia di Evie, anche se non l'avrebbe mai ammesso, era ovvio che era gelosa, fumava di rabbia, ogni parola fu una stilettata di veleno, e alla fine riuscì a sbattermi la porta in faccia.
<<Mi dici cosa diavolo è successo?>>
Blake interruppe il mio momento di ilarità.
<<Nulla, giocavo un po' con la piccoletta s'infiamma facilmente.>>
<<Idiota, quello l'ho visto, volevo capire che cosa diamine è successo di così importante da rovinare una scopata memorabile.>>
Gli diedi uno scappellotto ricordandomi il motivo della mia scampagnata al dormitorio.
<<Hai saltato l'incontro di strategia e il coach vuole ucciderti.>>
<<Non lo sapevo.>> si grattò la testa a disagio.
<<La prossima volta tieni questo vicino al cazzo, così non lo dimentichi in camera.>> Glielo sbattei sul petto <<Andiamo a casa.>>
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