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L'ora della verità🦋

Capitolo 35

<<Bel nascondino piccola Evie.>>
Ecco la grande esplosione dell'universo, il famoso Big Bang, tutto si espande a dismisura, il tempo si dilata all'infinito e mi sembra di vedere caos ovunque. Ma dov'è un buco nero quando serve?
"Perché Dylan è qui?"
"Com'è possibile che mi abbia trovato?"
Il mio cervello ci mise  un pò più del necessario per fare due più due.
"Lilibeth! Cosa diamine hai combinato?"
Ero pronta ad affrontare tutto? In realtà la vera domanda era: lo sarei mai stata? Le altre domande si sovrapponevano solo per creare una grande ragnatela di confusione.
<<Hey, sii coraggiosa e fa quello che pensi sia giusto per te.>> mi consigliò la mia amica, poi mi baciò una tempia con delicatezza ma io non badai alla piccola Giuda in erba, ero troppo concentrata a non farmi venire un attacco d'ansia.
Lilibeth andò verso l'ascensore ma prima di entrare nella cabina non poté esimersi dal rendere tutto ancora più imbarazzante, si raccomandò con Dylan.
<<Scimmione non me ne far pentire o farò in modo che tu non possa giocare mai più, e neanche procreare.>>
Non sentii cosa rispose lui, ero troppo stordita. Uscii nel terrazzo e costeggiai la piscina che sembrava ancora più bella illuminata di celeste, era ipnotica, un dettaglio futile sul quale la mia mente preferì concentrarsi, sempre meglio che affrontare il problema principale. Mi appoggiai alla balaustra che mi separava da Los Angeles è mi persi tra le mille luci e altrettanti pensieri.
"Cosa avrei dovuto fare? Raccontargli tutto o stroncare subito quella storia?"
Wow faceva veramente male a pensarci, chiudere qualcosa che in realtà non era neanche iniziato, era come chiudere una porta, una porta che portava a qualcosa di potenzialmente bello. Dylan in poco tempo con il suo essere irritante, scorbutico e a tratti egocentrico, ma anche comprensivo e inaspettatamente dolce, si era aperto una breccia nei miei pensieri.
Ma il mio cuore a che punto era?
E soprattutto, lui a che punto era? Voleva solo togliersi uno sfizio? Se fosse stato così ero pronta a rischiare tutto solo per un capriccio?
<<Hai finito di rimuginare?>> mi girai di scatto e lo vidi appoggiato alla portafinestra del terrazzo <<Se tiri fuori tutto quello che ti frulla in testa salveresti due persone dalla pazzia, me e te.>>
<<Facile a dirsi.>> sbuffai <<Non potresti capire, e ora come ora, non sono neanche certa di volere che tu lo faccia.>>
Non era vero, lo volevo, volevo disperatamente che lui capisse, avevo solo tanta paura che non lo facesse.
Camminò verso di me con la sua andatura sicura, spavalda, ed io non potevo neanche indietreggiare o la città di Los Angeles mi avrebbe vista spiaccicata al suolo dopo un volo di 24 piani.
Mi chiuse tra le sue braccia che agguantarono la ringhiera ai lati del mio corpo.
<<Cosa lo rende difficile? Ieri sembrava tutto molto semplice.>> disse allusivo mentre arrotolava una ciocca dei miei capelli sull'indice e mandando così in frantumi la poca concentrazione che mi rimaneva.
<<So cosa stai facendo e non funziona.>>
"Bugia, bugiarda! Funzionava e come"
<<Ah si?>> fece il finto tonto mentre si abbassava su di me e con il naso mi accarezzava il collo tracciando una linea tra l'orecchio e la clavicola. Sentire il suo respiro infrangersi sulla mia pelle mi ricoprii di brividi, e quando un mugolio traditore lasciò le mie labbra mi rimproverai mentalmente per la mia debolezza.
Così non andava bene, era ingiusto che qualcuno potesse avere tanto potere sul corpo e sulla mente di un'altra persona.
Racimolai con grande sforzo l'esigua forza di volontà che mi rimaneva e sgusciai dalle sue braccia muscolose scappando da tutte le sensazioni che lui mi faceva provare. Entrai nella suite accompagnata dalla sua risata, il maledetto era cosciente dell'effetto che aveva su di me.
<<Ok, se dobbiamo parlare devi mantenere una distanza consona.>> lo avvertì.
<<Per me quella distanza era consona.>> disse seguendomi dentro.
<<Va bene se mi siedo qui?>> puntò con sarcasmo il dito verso l'angolo opposto del divano sul quale mi ero accomodata.
<<Sì sarebbe perfetto.>> finsi di non cogliere il sarcasmo.
<<Allora Evie>> prese posto <<puoi per favore dirmi perché sei scappata come una ladra questa mattina?>> sembrava così calmo che non sembrava vero <<E ti prego non rifilarmi un altro "è complicato" perché non lo accetto, non dopo che ti ho dato il tempo e lo spazio che volevi>>
doveva essere un tipo abbastanza impaziente se mezza giornata era per lui "tutto il tempo che volevo"
<<merito di sapere cosa succede.>>
Dopo qualche attimo di silenzio mi incalzò.
<<Perché sei scappata?>>
Ero ancora indecisa.
<<Perché t'interessa tanto saperlo?>> rilanciai, volevo capire se anche lui era dentro quanto me. <<Potevi benissimo lasciar perdere, le donne non ti mancano di certo.>> una considerazione certa quanto fastidiosa.
<<No che non posso lasciar perdere.>> questa volta fu lui ad interrompermi in maniera accalorata <<Sono settimane che provo a smettere di pensare a te, pensi che non abbia provato a lasciar perdere? non so che cazzo mi succede, detesto quello che rappresenti, ma allo stesso tempo sono attratto in maniera folle da te. Sono confuso Evie, molto.>>
<<Perché sei confuso? Spiegati.>> ti prego dì quello che voglio sentire.
<<Perché sono attratto da te>>
Non mi bastava, ma almeno aveva aperto il rubinetto delle confessioni.
<<Prima per me era chiaro che eravamo off limits l'uno per l'altra, non ci pensavo nemmeno, ma dopo l'estate sei tornata diversa, cambiata, totalmente un'altra, e hai calamitato ogni mio stramaledetto pensiero.>> si alzò e cominciò a muoversi avanti indietro davanti al divano <<Ora mi è chiaro che non vuoi Mason, che non era una vera storia, ma c'è comunque qualcosa che non torna, tu sei diversa.>>
Mi alzai e avanzai verso di lui, volevo dirgli tutto ma non sapevo da dove iniziare a sbrogliare la ragnatela di menzogne.
<<Cosa trovi di diverso in me?>> chiesi a due passi da lui.
Si sedette sul mobile sotto la tv e dovetti guardare in basso per trovare i suoi occhi.
<<Tutto, sei così timida, arrosisci solo se ti guardano.>> posò le sue mani sul retro delle mie gambe attirandomi più vicina <<Sembri un pò fuori luogo e alla continua ricerca di un posto per nasconderti da tutte le attenzioni che ti dedicano.>> poggiò il viso sul mio ventre e le mie mani corsero ad accarezzare i suoi capelli.
Era una posizione così intima che per un momento nessuno dei due parlò, ci stavamo godendo il contatto, ma alla fine dovevamo arrivare al nocciolo della questione.
Fu Dylan a interrompere il momento, si alzò torreggiando su di me e mi prese il viso tra le sue mani, esigendo tutta la mia attenzione.
<<Spiegami, perche sei cambiata? perché sembri così diversa? e voglio anche sapere perché hai detto di essere vergine, sono confuso, forse hai una doppia personalità, ma non so se posso gestire entrambe.>>
Mi scappò una risata nervosa perché era la cosa più vicina alla realtà, in effetti lui aveva conosciuto due persone che erano uguali fisicamente ma diametralmente opposte caratterialmente.
<<Vieni, sediamoci e ti spiegherò tutto.>> era arrivato il momento della verità.

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