Incontro civile 🦋
Capitolo 16
<<Oh mio Dio!>>
La voce di Lilibeth mi raggiunse non appena misi piedi in salotto, era leggermente affaticata.
<<Ahh>>
La sentii nuovamente e corsi nella sua camera preoccupata.
<<Lilibeth.>>
La chiamai da fuori ma sentii solo un rumore attutito ,che mi fece pensare che stava male, sembrava il verso di un animale ferito. Spalancai la porta e avrei voluto cavarmi gli occhi per la scena che mi si palesò davanti. Lilibeth era sul letto, in una stranissima posizione, attorcigliata ad un colosso di muscoli nudo che si spingeva come un ossesso dentro una Lilibeth altrettanto nuda.
"Dio santo fammi sparire ora"
Il ragazzo era inginocchiato sul letto, e lei era distesa con le gambe alzate e attorcigliate dietro al collo di lui, sentivo il rumore osceno dei loro corpi che sbattevano al ritmo che imponeva lui quando la alzava e la abbassava sul suo coso tenendola per le natiche, e sentivo i loro gemiti, che mi trapassavano i timpani.
Non me lo aspettavo decisamente, indietreggiai approfittando della loro distrazione e richiusi la porta provando a non fare il minimo rumore, essere scoperta a spiare avrebbe reso le cose ancora più imbarazzanti. Corsi a rifugiarmi in camera ma quei versi continuarono all'infinito, si fermavano e poi ripartivano come in loop.
Era tale la mia disperazione che, quando ricevetti un messaggio di Katy in cui diceva che sarebbe passata a prendermi per andare ad una festa "a cui non potevo assolutamente mancare", mi ritrovai ad accettare per fuggire a quel film a luci rosse nel quale ero piombata. Non avevo nulla in contrario al sesso ma quello che stava succedendo di là mi avrebbe perseguitato a vita, non potevo negare che avevo guardato per più del tempo necessario, ma cavoli, da Lilibeth non me lo aspettavo, quello era senz'altro un giocatore di football e lei sembrava più il tipo "odio gli sportivi tutto muscoli e niente cervello".
Corsi in bagno alla velocità della luce, non vedevo l'ora di lasciarli alla loro privacy.
***
"Male, male malissimo!"
Se qualcuno mi avesse chiesto come stava andando la serata ecco avrei risposto: male, male, malissimo, e non avrei nemmeno avuto necessità di pensarci. Non era nei miei piani ritrovarmi in una scatola di sardine, sì, perché solo così si poteva definire l'Omega, una confraternita maschile che stava dando un' affollatissima festa di benvenuto per le sue nuove reclute. Il caldo era soffocante, la musica assordante, i corpi accaldati si muovevano gli uni sugli altri seguendo lo stesso ritmo, doveva essere l'inferno, almeno era il mio inferno personale.
Katy mi era venuta a prendere, e sul momento le fui grata di lasciare l'appartamento e al suo interno la coppia di attori porno, ma dopo un'ora di baccano ero pronta per fare ritorno nella mia camera. Ero certa che nessuno avrebbe notato la mia assenza, Kendall mangiava la faccia di uno sconosciuto che sembrava avere qualche anno in più a lei ma che rispondeva con la stessa voracità, Piper e Katy passavano in rassegna ogni outfit delle persone presenti e Lisa... beh! Lisa puntava il suo sguardo laser sulla ragazza seminuda che si strusciava sulla coscia del famigerato Dylan, e non potevo negare che nonostante io fossi più brava a fare finta di niente, il mio sguardo era caduto più volte sulla coppia, e il mio fastidio cresceva di minuto in minuto
<< Io vado là e gliela faccio pagare, quella è ormai bruciata nel campus!>> disse infine Lisa sull'orlo di una crisi isterica.
<<Non penso sia lei il problema.>>
Non mi calcolò nemmeno, si era ormai avviata, ma a dire il vero nè Lisa nè la ragazza piovra erano un mio problema, e Dylan sapeva sicuramente districarsi tra le sue conquiste.
<<Hey!>>
Mi voltai e mi ritrovai di fronte un ragazzo che, ovviamente, non conoscevo, era alto, un pò troppo, magro e dinoccolato, doveva sicuramente giocare a basket o qualcosa del genere.
<<Ti va di ballare?>> chiese biascicando e avvicinandosi un pò troppo, aveva decisamente bevuto.
Feci un paio di passi indietro per ristabilire la distanza minima di sicurezza.
<<Non ballo, ma grazie dell'invito.>> non era mia intenzione essere scortese ma la puzza di alcool mi dava alquanto fastidio.
Mi prese per il gomito forzando la vicinanza, si portò ad un palmo dal mio viso e wow!, era una distilleria ambulante.
<<ok allora sono certo che possiamo saltare quella parte e andare di sopra, che ne dici bella?>>
Ora gli dico che è uno stronzo che deve stare al suo posto.
<<È sempre un NO, adesso lasciami.>> lo spinsi forte e fortunatamente era abbastanza brillo da non riuscire ad opporre resistenza. Lo lasciai lì e fendetti la folla a passo svelto puntando al terrazzo, una volta arrivata inviai un messaggio ad Evie per avere il numero di telefono dei taxi del campus.
La brezza della sera fu più che gradita, ero accaldata, e anche un po' tremolante per via dell'incontro indesiderato, non facevano per me le feste, era chiaro anche prima, ma quella era stata la dimostrazione pratica.
<<Che ci fai qui da sola piccola Evie?>>
"Mondo cosa ho fatto per meritare tutto questo accanimento nei miei confronti?"
<<Ero sola, ora non più, e non sono certa di gradire il cambiamento>>
<<Sei nervosetta eh?>> chiese prendendosi gioco di me.
<<Beh, se ripenso a questa giornata assurda: arrivo tardi agli allenamenti, sbaglio spogliatoio e incontro te, di nuovo, come se ci fossi solo tu in questo maledetto campus>> mi resi conto di essere al limite, non riuscivo a fermarmi <<poi arrivo in camera e scopro che la mia coinquilina ha deciso di allestire un film a luci rosse e poi mi ritrovo qui, con un'avance fatta da un alcolizzato, e infine, sorpresa sorpresa, ci sei nuovamente tu.>> gli puntai un dito contro <<Secondo te ho qualche motivo per essere nervosetta?>> chiesi infine sarcastica, forse più del dovuto.
<<Luci rosse hai detto?>> disse sghignazzando sotto i baffi,
Se la rideva lo stronzo, lo spintonai e ritornai verso l'ingresso, quella giornata poteva davvero bastare. Con tanta fatica riuscii a farmi strada nel fiumi di corpi e raggiunsi l'esterno. Tirai fuori il cellulare e avvisai le amiche di mia sorella, anche se sapevo che per loro non avrebbe fatto differenza se io fossi ancora alla festa in un una delle stanze al piano di sopra, poi chiamai la compagnia dei taxi, ma non appena l'operatore rispose, il telefono scomparve dalle mie mani..
<<Hei!>> protestai vedendo l'aggeggio nelle sue mani <<Ma si può sapere che vuoi?>>
<<Ma non guardi la televisione? A quest'ora prendere un taxi è pericoloso non sai chi è l'autista...>>
Mi pizzicai il ponte del naso esasperata, ero esausta, stremata.
<<Devo ritornare al dormitorio ho maledettamente bisogno di riposo e silenzio, un silenzio di quelli tombali capisci? niente musica, niente schiamazzi, niente di niente oltre al mio respiro.>>
<<Ti dò un passaggio.>>
"Ma era serio?"
<<Non se ne parla assolutamente.>> protestai vivamente.
<<Non sprecare fiato inutilmente, vieni con me, e non credere che mi faccia piacere, è una questione di sicurezza, se domani dovessi leggere che ti hanno ucciso dovrei vivere con il senso di colpa, e preferisco la tranquillità di una coscienza pulita.>>
<<E chi mi dice che ad uccidermi non sarai tu? Non ci conosciamo nemmeno. >>
<<Senti sto andando in quella direzione quindi sali e non fare storie, non siamo amici e non ci sto provando, ti sto solo dando un passaggio.>>
Ero dubbiosa, il consiglio di Evie mi ronzava in testa ma volevo veramente andare via e le sue argomentazioni erano valide. Al diavolo!
<<Va bene.>> dissi rassegnata, era la mia migliore opzione per arrivare a casa sana e salva.
<< Sono sorpreso di aver dovuto faticare così tanto per convincerti.>> lasciai passare il commento, non avevo la forza per intavolare quella discussione. Lo seguii fino alla sua macchina e vedendolo rimanere alle mie spalle, per un assurdo millesimo di secondo, pensai che stesse per aiutarmi a salire, il che sarebbe stato molto carino, invece era lì fermo, e aspettava che mi mettessi in ridicolo mentre provavo a salire su quella macchina decisamente troppo alta, ma io feci un balzo che mi costò non poca fatica ed entrai nell'abitacolo con tutta la grazia di cui disponevo... prenditi questa!
Non appena si accomodò alla guida mise in moto e si avviò verso i dormitori. Mi aspettavo un viaggio in silenzio ma lui aveva altre idee.
<<Perché sei venuta se non volevi stare qui?>> ottima domanda.
<<Non avevo molte opzioni come ti ho già detto.>>
Sembrò pensarci per un attimo.
<<Ah, vero, le luci rosse.>>
<<Non ridere è stato imbarazzante.>> a pensarci diventai nuovamente un pomodoro e ringraziai il buio dell'abitacolo.
<<Non so di cosa parli ma ti credo.>>
<<Lascia perdere, possiamo fare il viaggio in silenzio?>> chiesi speranzosa, era impegnativo stargli accanto, il suo profumo mi stordiva e la sua inaspettata gentilezza mi stavano sovraccaricando i sensi, dovevo restare lucida.
<<Sei nella mia macchina, le regole sono le mie. Mi sei sembrata troppo scorbutica e annoiata stasera.>>
<<E quando lo avresti notato di grazia, mentre avevi la lingua in gola alla bionda, o mentre Lisa provava a fare a cambio con lei?>> dato interessante sulla mia persona, quando ero molto stanca stanca diventavo sarcastica e intrattabile.
<<Ti sei presa troppo tempo ad analizzare quello che facevo vedo...ti piaccio ancora?>> asserii.
<<Ma che dici? per nulla e ti prego taci.>> che rabbia che mi faceva venire.
Rise forte ma mi accontentò, era una specie di record a quanto pareva, ben 5 minuti senza parlare. Poco dopo parcheggiò sotto la palazzina.
<<Arrivati.>> era chiaro che ci era già stato al dormitorio femminile, neanche una volta che mi avesse chiesto dove andare.
Scesi con meno grazia di come ero salita e riluttante lo ringraziai per il passaggio.
<<Non sforzarti troppo di essere carina, ricorda che ti conosco.>> disse in risposta al mio ringraziamento a mezza voce.
<<Volevo solo ringraziarti, non baciarti.>>
<<Se fossi un'altra il bacio andrebbe bene ma da te mi faccio bastare un grazie.>> Stronzo!
<<Ed io che pensavo fossi civile stasera.>> bisbigliai tra me e me, ma evidentemente il io tono non fu abbastanza basso
<<Mi confondi con questo atteggiamento, lo ammetto, e m'incuriosisci, ma devo ricordarmi chi sei e di cosa sei capace.>>
Sbattei la portiera e gli feci un elegantissimo dito medio, poi voltai le spalle e vi diressi verso il dormitorio con la rabbia che mi ribollita nel sangue come lava incandescente.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro