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Euforia🦋

Capitolo 26

Non sapevo cosa aspettarmi da quella serata, ma di certo non quello che accadde, ci eravamo messe in formazione dietro le porte a doppio battente che ci separavano dal campo, e non appena varcammo di corsa la soglia, il pubblico esplose in un boato assordante, decisamente c'erano più persone di quante me ne aspettavo e più di quante ne potessi vedere, giacché l'illuminazione dello stadio era fortissima.
Adoravo le partite serali, erano uno spettacolo unico, e per la prima volta io ne facevo parte, mi sentivo elettrizzata all'idea di volare per loro.
La ginnastica era uno sport che adoravo, mi aveva insegnato tanto, ma era anche molto rigido, pieno di regole, come posizionare i piedi, le braccia, quanto stare dritti e persino quando sorridere, mentre essere cheerleader mi dava anche una certa libertà, l'importante era divertirsi e divertire, bastava atterrare in piedi e stupire il pubblico.
Arrivammo in centro al campo e partirono i cori per la squadra, la parte più difficile di tutte ebbe inizio. Partì la musica, un mix di brani di Rihanna arrangiati per essere più ritmici e veloci che accompagnavano la nostra coreografia per pochi minuti, poi entrò la band con i tamburi e le trombe seguiti dalla mascotte della squadra, un enorme orso bruno che chissà perché faceva andare in delirio la folla, io lo trovavo inquietante. Si posizionarono dietro di noi e dopo qualche minuto calò il silenzio, cominciarono i giochi di luci che davano il via allo spettacolo finale prima della partita, quello in cui ero la protagonista, le acrobazie aeree. Erano diverse dalle solite, il coach si era divertito a mischiare i salti classici con nuove combinazioni che appartenevano alla ginnastica. Mi preparai e presi un enorme respiro prima di correre con il resto delle cheerleaders, feci una serie di flipper fino ad arrivare in posizione, e dopo qualche piramide e qualche acrobazia eseguita perfettamente, lo stadio impazzì urlando cori per i nostri giocatori che stavano per entrare. Capii tutto l'entusiasmo di Evie per quella squadra, quell'emozione che provavo mi faceva pompare sangue nelle vene alla velocità della luce. Tornammo indietro per far entrare i giocatori e quando passai accanto a Dylan ero troppo euforica, quindi non riuscii ad oppormi quando mi attirò a lui e mi disse all'orecchio:
<<Sei stata uno spettacolo, aspettami fuori dallo stadio ti riporto io a casa, ora dammi il bacio della fortuna.>>
<<Non ne hai bisogno.>> replicai ancora con il sorriso in faccia.
Non si lasciò fermare ed io piena di adrenalina non mi tirai indietro, ci baciammo sotto lo sguardo di mezzo campus e di tutti i nostri compagni di squadra, forse in seguito me ne sarei pentita, ma il quel momento fu solo la ciliegina su una bellissima e appetitosa torta a mille strati.
Presi posto a bordo campo per godermi la partita è il coach si avvicinò.
<<Non hai bisogno di complimenti per i salti, sai di essere stata impeccabile, per quanto riguarda le coreografie dobbiamo lavorarci, ma ci hai messo impegno, quindi sei ancora la capitana, per ora.>>
<<Grazie coach, ha appena evitato che mia sorella mi uccidesse.>> se avessi perso il posto da capitana mia sorella mi avrebbe fatto a pezzettini.
Si allontanò, e Katy e Piper si avvicinarono, anche loro con degli enormi sorrisi.
<<Adesso sai perché Lisa non ti parla!>> disse Piper con noncuranza.
<<È stato molto romantico.>> Katy era una sognatrice <<Che cosa vi siete detti?>>
<<Non costruire castelli in aria Katy è stato dettato dall'euforia del momento, è la prima partita della stagione per lui e la prima esibizione per me, ci siamo lasciati prendere la mano, potevo essere io, Lisa, o qualsiasi altra ragazza.>> mi piaceva illudermi che le cose stessero in quel modo, ma sapevo che quel bacio era qualcosa di più complesso, sembrava quasi una dichiarazione d'intenti, ed ero certa che avrebbe avuto delle conseguenze, in primis lo sguardo assassino che Lisa mi stava lanciando in quel momento.
<<Penso che tu stia sottovalutando cos'è successo, ma diamo tempo al tempo.>> concluse Katy come se la sapesse lunga.
Mi concentrai sulla partita perché il nostro lavoro non era finito, dovevamo tifare fino allo sfinimento ma mi era facile perché amavo quello sport, e i Bears erano una forza della natura. Dylan era una macchina, e gli altri non erano da meno, veloci, scattanti, forti e organizzati, gli schemi di gioco erano ben delineati e c'era anche margine di miglioramento. Avevano sudato 7 camicie ma alla fine avevano portato a casa la vittoria, e l'allegria riempiva l'aria dello stadio.
<<Vieni alla festa dopo?>> chiese uno dei ragazzi della mia squadra, Oliver, un bravo ragazzo che non faceva nulla per nascondere il suo interesse per me.
<<Non penso, sono distrutta, la prossima volta senz'altro.>> Oliver sembrò un po' deluso.
<<Ma che dici? non puoi mollarci!>> Fu Katy ad insistere, ma nonostante avessi voglia di festeggiare, non mi lasciai convincere.
Dopo una veloce doccia mi preparai, presi le mie cose e aspettai una decina di minuti, in modo tale che la calca si dissipasse, poi uscii, ancora indecisa se aspettare veramente Dylan o fuggire anche quella volta.
<<Eccoti qui finalmente.>>
Quella voce stridula come unghie sulla lavagna fece scemare ogni emozione, che diamine ci faceva lì?
<<Virgin!>> la salutai, e lei mi guardò storto.
<<Sono tua madre ragazzina, non fare come tua sorella.>>
Era irritata ma io non ci feci caso, mi guardai attorno controllando che fossi davvero sola con quella vipera.
<<Mamma che ci fai qui?>> mi calai un pò nei panni di Evie.
<<Sono  venuta a vederti alla prima partita dell'anno.>> non me la raccontava giusta, non era mai stata di supporto per mia sorella. Si avvicinò al mio viso minacciosa <<E a ricordarti il nostro patto, mi sono arrivate delle voci che mi auguro non siano vere.>>
Il sibilo di un serpente, ecco che cosa sentivo quando mi parlava.
<<Non so di cosa parli.>>
<<Non ci siamo Evie, ti avevo avvertita che non dovevi fare la stronza.>> mi colpirono le sue parole così rozze e aggressive <<Non dovevi in alcun modo rovinare i nostri piani.>>
<<Cosa avrei fatto?>> ero talmente confusa da non capire una parola di quello che diceva.
<<Tu piccola stronzetta hai lasciato Mason, suo padre mi ha chiamato questa mattina, vede in pericolo la fusione con la sua impresa, e se non vuoi che ti tagli i fondi scopati suo figlio a dovere, o almeno scopa in giro ma non lasciarlo.>>
Mi urlò in faccia quelle parole, ed io rimasi impietrita, molti tasselli del puzzle stavano tornando al suo posto.
Non avevo mai considerato quella donna una madre per me, ma mi illudevo che almeno lo fosse per Evie, in quel momento mi resi costo che non era così.
<<No! Non ci starò insieme, non sento nulla per lui ed è finita questa messinscena.>> chiarii una volta per tutte, mia sorella era pazza a seguire quella donna.
<<Tu non hai capito nulla mia cara, dirò a tuo padre che non sei in grado di gestire le tue quote e ti taglierò i fondi, non potrai neanche pagare l'università, e tra un anno sarai povera e senza un futuro. Mi sono assicurata che lui sappia quanto è difficile avere a che fare con te.>>
Non riuscivo a crederci,Evie aveva veramente vissuto fino a quel momento con quel mostro? Perché non mi aveva detto nulla? Perché non lo aveva detto a nostro padre?
<<Sei tu a non aver capito, non mi userai come una puttana!>>
Mi schiaffeggiò così forte che mi bruciò la guancia, ma non mi fermai, l'indignazione era più forte del dolore.
<<Virgin, non ti permettere mai più di mettermi le mani addosso se non vuoi che dimentichi che sei mia madre e ti risponda come meriti, e sai che ti dico? fai quello che ti pare, posso pagarmi l'università da sola, e sappi che mia sorella è disposta a lottare per me, sarai tu a restare senza nulla se solo ti azzardi a minacciarmi ancora, non avrai neanche più un centesimo per pagarti la faccia che ti sei costruita.>>
Ero furiosa, e le lacrime mi pungevano gli occhi, quella donna aveva maltrattato mia sorella per anni evidentemente, l'aveva usata per i suoi scopi, anche a costo di vendere il suo corpo, e tutto per prendersi le sue quote.
Stava per replicare, ma dal nulla comparve Dylan.
<<Sei pronta per andare?>>  ringraziai il cielo per averlo mandato in mio soccorso, il mio equilibrio mentale era veramente precario.
<<Sì, andiamo.>> non esitai a prendere la mano che mi tendeva.
<<E tu chi saresti?>> disse Virgin sprezzante.
<<Qualcuno che sua figlia vuole davvero, non un'imposizione.>> replicò facendomi capire che aveva sentito la discussione, mi vergognai come una ladra di avere una donna così come madre.
La lasciammo lì, fuori dallo stadio, fumante di rabbia.
Dylan non mi lasciò la mano fino alla macchina, poi mi fece salire, poi andò dal lato del conducente e partì senza dire nulla, ma dopo qualche isolato si fermò.
<<Adesso siamo abbastanza lontani, dimmi che quello che ho sentito non è vero, spiegami, perché in questo momento vorrei uccidere sia tua madre che quello stronzo di Mason.>>
Trasalii sentendo il tono della sua voce.
<<Non ne voglio parlare ora, ti prego.>> dissi mentre le lacrime presero a scorrere senza che io potessi fare nulla per fermarle.
<<Hey, scusami, so che non stiamo veramente insieme, e che non è un mio diritto sapere della tua vita privata, ma sappi che se hai bisogno di aiuto puoi contare su di me. Non immaginavo che le cose stessero così.>>
Era sinceramente dispiaciuto, ma per la persona sbagliata.
<<Ti prego portami da qualche parte, non voglio pensare ora.>>
<<Dove vuoi andare?>> chiese prontamente.
<<Non ho voglia di pensare.>> avevo solo quella esigenza.
<<Allora conosco il posto ideale, c'è musica e così tanta gente da non sentire neanche i tuoi pensieri.>> propose, ed io annuii sollevata che lui non facesse altre domande.

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