È complicato🦋
Capitolo 30
E ora come me ne uscivo? Ero tra l'incudine e il martello. Cosa mi diceva il cervello? Doveva essere stato lo stordimento dettato dall'alcol, aveva abbattuto i miei freni inibitori e mi ero lasciata andare alla magnifica sensazione del suo corpo sodo e di tutti quei muscoli premuti contro il mio, e poi i baci mi avevano reso ancora più ubriaca, e tutte quelle sensazioni avevano appiccato un incendio tra le mie gambe, incendio che lui aveva placato con la sua lingua.
Solo a ricordarlo mi sentivo nuovamente andare in fiamme.
<<Evie è semplice: o sei vergine, o non lo sei, ma io sono certo tu non lo sia.>>
No, non era per nulla semplice, era la cosa più complicata che avessi mai dovuto spiegare.
E poi per quale motivo in quel momento la cosa più grave per me era che, una volta saputa la verità, di sicuro lui non avrebbe più voluto avere niente a che fare con me?
Perché diamine non mi ero stata zitta?
C'era qualche possibilità che lui neanche se ne rendesse conto che ero vergine? Non credo, mi sembrava abbastanza esperto.
Che guaio. Che guaio di dimensioni epocali.
<<Lo sono.>> dissi e chiusi gli occhi per evitare il suo sguardo.
<<Com'è possibile?>>
Era confuso, e lo capivo, sentii il letto che si muoveva e aprii gli occhi, si era alzato e stava mettendo i boxer, a quel punto io mi infilai di nuvo la sua maglia.
<<È complicato.>>
<<Solo quello sai dire?>> sbuffò <<Evie se è uno scherzo sappi che hai rovinato l'atmosfera.>>
Potevo ancora salvare la situazione, non eravamo arrivati fino in fondo ed io non avevo vuotato il sacco, beh, non del tutto almeno.
Mi alzai, acciuffai il pantalone e me lo infilai al volo.
<<Che stai facendo?>> chiese confuso.
<<Torno al dormitorio, ormai Lilibeth sarà lì.>> mi sembrava ovvio, e soprattutto mi sembrava la cosa giusta da fare.
<<Oh neanche per sogno, tu ora ti siedi e mi spieghi, perché giuro che non capisco.>>
<<Dylan è tardi, non è il momento di fare questa conversazione è..>>
<<Complicato.>> completò la mia frase esasperato <<Lo hai già detto, e voglio, anzi, pretendo una spiegazione, credo di meritarmelo visto che 5 minuti fa il mio cazzo stava per entrare dentro di te.>>
Trasalii per la rudezza delle sue parole
<<Oddio! Ti scandalizzi proprio come una vergine, arrossisci, e in più non sai cosa fare a letto..>>
Le sue parole mi indispettirono molto.
<<Scusa se non sono esperta a letto.>>
<<Non era quello che volevo dire, avrei dovuto capirlo, ma ero così sicuro che tu ti fossi scopata metà campus che non mi sono posto il problema. Spiegami.>>
Mi avviai alla porta.
<<Evie è inutile, non andrai da nessuna parte, non sono così irresponsabile da mandarti alle 3 del mattino in giro per il campus.>>
Non lo ascoltai e mi avviai alla porta, ma un istante prima che io l'aprissi lui mi afferrò di peso e mi buttò sul letto.
<<Che fai Dylan? Io devo andare.>> urlai mentre cadevo sul materasso in un posa scomposta.
<< Tu resti a dormire, io andrò nella stanza di Axel, tanto lui sarà nel tuo alloggio con Lilibeth, e domani mattina noi parleremo. E se le tue risposte non mi convinceranno, giuro che ti sculaccerò così tanto che non potrai sederti per una settimana.>>
Sembrò dannatamente serio.
<<Tu sei pazzo.>> lo accusai, perché sì lo era, pazzo, ma anche molto carino.
Mi stava dando del tempo, per la seconda volta, mi dava spazio per farmi calmare, proprio come aveva fatto dopo aver ascoltato la conversazione con Virgin.
<<Sono serio Evie, voglio delle risposte, a tutto, quindi per ora dormici sopra, ma domani non avrai scampo.>>
Dopo quelle parole prese un cuscino e andò via sbattendo la porta.
Oh diamine, cosa avrei fatto? Come avrei affrontato quella situazione?
Mi buttai sul letto e passai l'ora seguente a rimuginarci sopra pensando alla lista dei pro e dei contro dell'intera faccenda.
Rimuginai su quello che stava succedendo tra me e Dylan, era solo sesso? O c'era dell'altro? Se era solo sesso non potevo rischiare il futuro mio e di Evie solo per una scopata, ma se c'era dell'altro? E poi lui avrebbe tenuto per sé quel segreto? Oppure sarebbe andato dritto dal rettore?
C'erano troppe incertezze, ma l'unica certezza era che quella sera, in quel letto, avevo vissuto qualcosa di unico, ero molto attratta da lui, ma era abbastanza?
Alla fine tra una considerazione ottimistica e una disfattista, crollai in un sonno agitato.
A svegliarmi fu il suono della mia sveglia che squillava incessantemente da qualche parte nella stanza.
Mi scoppiava la testa e non riuscivo ad aprire gli occhi, c'era troppa luce.
Dopo un poco la coltre del sonno si diradò abbastanza da farmi cadere nella disperazione, mi fiondai a cercare il telefono nella mia borsa, lo trovai e guardai l'ora, erano le 7:00, cavolo.
Si aprivano davanti a me due strade: fare l'adulta, lavarmi, e aspettare Dylan per affrontare la situazione con un pò di dignità, o chiamare i soccorsi e fuggire a gambe levate senza nemmeno pettinarmi o lavarmi i denti.
Ovviamente scelsi la seconda: fuggire per tentare di trovare una soluzione e salvare il salvabile. Quindi avviai la telefonata, squillò parecchie volte poi finalmente mi rispose con la sua voce assonnata.
<<Pronto?>>
<<Sono Erin>
<<So chi sei deficiente c'è il tuo nome sullo schermo, perché bisbigli?>>
<<È un'emergenza, puoi venire a prendermi da Dylan?>>
Sentii trambusto dall'altro capo della linea e Lilibeth imprecare.
<<Ti sei scopata Dylan?>> chiese incredula.
<<No, quasi, no, non l'ho fatto.>> non avevo tempo per spiegare <<Ti prego vienimi a prendere, è un'emergenza, giuro che ti spiego dopo.>>
<<5 minuti e sono lì.>>
Prima di chiudere il telefono la sentii urlare qualcosa ad Axel che come aveva preventivato Dylan era rimasto a dormire da noi.
Presi la mia borsa e le scarpe appoggiate vicino alla scrivania e aprii la porta con così tanta lentezza da sembrare una ladra in fuga.
Il corridoio era vuoto fortunatamente, lo attraversai scalza e scesi al piano di sotto pregando che le scale non emettessero neanche uno scricchiolio.
Stavo quasi per uscire quando mi paralizzai sentendo una voce alle mie spalle.
<<Vai via così presto Evie?>> mi girai premendomi una mano sul cuore per lo spavento.
Era il ragazzo che vedevo spesso accanto a Dylan, Blake, quello della festa della sera prima, a quanto pareva oltre ad Axel viveva anche lui lì.
<<Sì, ho un impegno.>> ero una pessima bugiarda.
<<Deve essere molto importante se non hai tempo per cambiarti o per metterti le scarpe.>>
Evidentemente non lo avevo convinto, mi venne voglia di urlare per la frustrazione, di quel passo Dylan si sarebbe svegliato.
<<Devo andare, è stato un piacere.>> salutai frettolosamente.
<<Lo vedo>> disse allusivo mentre studiava il mio outfit.
<<Non è come pensi?>>
<<Ah no? Quindi non stai scappando da Dylan dopo aver passato la notte qui?>> il sarcasmo era un'arma potentissima, e lui era un maestro.
<<Ok, è proprio come pensi, ma non siamo stati a letto insieme.>> spiegai frettolosamente, e lui si limitò a guardarmi da capo a piedi.
La porta si aprì ed entrò il ragazzo che Lilibeth frequentava.
<<Hey principessa buongiorno, la tua carrozza è arrivata.>> Lilibeth era più rapida di Toreto, e la migliore amica che potessi avere, aveva rotto la barriera del suono per venire a prendermi.
<<Grazie.>> mi girai a guardare Blake <<Ci vediamo in giro, e se puoi, non raccontare della mia fuga a Dylan.>>
Lui sorrise come se tutta la situazione lo divertisse parecchio, ed io uscii, mi infilai in macchina di Lilibeth e la incitai a partire.
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