Dimmi cosa devo fare🏈
Capitolo 37
Ero diventato decisamente uno zerbino, nonostante mi avesse mentito, nonostante fossi incazzato nero e nonostante avessi tutte le ragioni per lasciarla lì su quel divano, il suo sguardo sconsolato, che aveva incrociato il mio allo specchio per quei pochi secondi, mi aveva fatto sentire in colpa, e per qualche assurdo motivo vederla sofferente mi faceva stare male. C'era decisamente qualcosa in me che non andava, lei era uguale a sua sorella, bugiarda, arrivista e traditrice. "Sua sorella" Dio Santo che casino, ma no, non mi sarei fatto prendere per il culo ulteriormente da lei, ormai era finita, punto, basta sguardi di fuoco, basta pensieri a triple x, basta immaginare il suo dolce sapore sulle labbra e le sue mani su di me, basta pensare a quanto sarebbe stato bello stare dentro di lei, uff..!
Ero senza speranza, un caso perso, ma non volevo tornare indietro da lei, dove evidentemente erano rimasti i miei pensieri. Odiavo tutto quello che aveva fatto e odiavo ancora di più sentirmi male per averla lasciata.
Quanto potevo essere sfigato? L'unica ragazza ad aver suscitato il mio interesse, l'unica con la quale volevo andare oltre al semplice rotolarsi tra le lenzuola è anche quella che mi ha ingannato.
Le porte del ascensore si aprirono al piano terra destandomi dal mio stato confusionale, uscii a passo di carica ma invece di attraversare la lobby e andarmene di corsa da quel posto, mi diressi verso il bar. Dovevo essere masochista, avrei dovuto mettere quanta più distanza possibile tra di noi, ma in quel momento avevo bisogno di una birra o di una cassa intera di birra. Volevo ubriacarmi, smettere di pensare e scoparmi una a caso per dimenticare, sembrava un ottimo piano sulla carta, ma la verità è che il solo pensiero di scoparmi una qualsiasi in quel momento mi risultava triste e patetico.
Mi sedetti al bar, ci ero già stato con Blake qualche mese prima in una specie di doppio appuntamento disastroso: il mio amico mi aveva pregato da fargli da spalla, aveva conosciuto una donna più grande in un bar del campus e si sarebbero incontrati lì, ma lei avrebbe portato un'amica, ovviamente lui voleva portarsela a letto senza avere l'altra tra i piedi. Destino volle che una volta arrivati sul posto riconobbi la donna come la mia insegnante di economia 1, quindi nada de nada.
Era sempre un bel posto, elegante, moderno e in qualche modo sexy con le sue luci soffuse e la musica di sottofondo. Ordinai una birra mentre prendevo dalla tasca dei jeans il cellulare che in quel momento aveva scelto di mettersi a squillare.
"Blake"
Era incredibile la connessione con il mio amico, solo pensare a lui era un richiamo.
Riattaccai senza pensarci due volte, non volevo ancora raccontargli cos'era successo, non ero pronto, ero troppo arrabbiato e confuso.
Insistette, non sarebbe stato Blake se non avesse raggiunto il livello di fastidio massimo, ed io riattaccai nuovamente. Prima o poi avrebbe capito.
- Ci stai dando dentro vero? Stronzo chiamami quando avrai finito. -
Coglione, per lui la conclusione della serata era una sola, non immaginava quanto era lontano dalla realtà.
Io ero in un bar solo e patetico e lei... come stava? L'avevo lasciata sola dopo avermi rivelato qualcosa di molto importante per lei.
Come dicevo prima, ero patetico fino al midollo, un decerebrato definitivamente. Dovevo pensare a me, non a com,e si sentiva lei, io ero quello che era stato raggirato e ingannato.
Bevvi la birra tutta d'un fiato arrabbiato per la mia incoerenza e pagai, poi uscii fuori dal bar come se avessi il diavolo alle calcagna, dovevo andarmene dall'albergo. Una volta fuori attraversai la strada e andai a sedermi su una delle panchine del parco proprio di fronte all'albergo.
Senza rendermene conto avviai una chiamata, era il numero della persona che avrei voluto sentire più di tutte, la sua voce era una carezza per la mia anima.
<<Dy piccolo mio, come mai mi chiami a quest'ora?>> era preoccupata, lei di solito dormiva presto e quindi evitavo di svegliarla. Ma c'era qualcosa che volevo sapere, una domanda che mi frullava in testa, così andai dritto al punto.
<<Come sei riuscita a perdonare il tradimento?>>
Mi aveva detto che ci aveva messo tempo a perdonare, ma che finalmente era andata avanti, e visto che per me era impossibile volevo capire come ci era riuscita.
La sentii sospirare, mi augurai di non aver riaperto una vecchia ferita con le mie stupide domande, la situazione non era lontanamente paragonabile, ma ero rimasto così scottato dal nostro passato da non sopportare nè le bugie nè le omissioni.
<<Dy quando tuo padre morì, e io scoprii che non eravamo la sua unica famiglia, il mio mondo crollò. Negli anni che avevamo passato insieme avevo avuto dei sospetti sulla sua fedeltà, ma non ho mai avuto prove, e poi non volevo lasciarlo, lo amavo troppo. Non immaginavo fino a che punto mi avesse tradita, ci avesse traditi, e l'ho odiato quasi quanto l'ho amato. Ho sofferto talmente tanto che pensavo sarei morta di dolore, ma poi col tempo ho imparato a perdonare, mi resi conto che dovevo scegliere se volevo che tutto quello che mi rimanesse fossero i ricordi brutti, l'amarezza e il dolore, o volevo ricordare che un tempo ero stata felice insieme a lui.>> le sue parole erano la cosa più triste ma anche la più bella che avessi mai sentito.
Lui era stato un gran bastardo, ma non potevo negare che era stato un padre eccellente, che ci aveva dato una bellissima vita.
Dopo la sua morte, però, ci aveva portato all'inferno, ecco perché odiavo i tradimenti, anche quelli piccoli.
<<Dy parlami ci sei?>>
<<Sì, ci sono.>>
<<Perché mi hai chiesto di tuo padre? Di solito non ne parli.>>
<<Perché odio le bugie mamma.>> dissi cosciente che non spiegava né la mia domanda né la telefonata in sé.
<<Raccontami cosa ti succede, ti va?>>
Non potevo negarlo, avevo bisogno di un suo consiglio.
<<Ero interessato a una ragazza ma mi ha ingannato, semplice.>>
<<E ora non sei più interessato?>>
<<Fosse così facile, non ne vuole sapere di uscire dalla mia testa.>> era come un tarlo, si era piantata nel mio cervello scavando a fondo fino a mettere radici.
<<Mi fa piacere sapere che qualcuno è arrivato al tuo cuore, questa ragazza deve essere davvero speciale. E tu devi smetterla di respingere le persone e lasciarti amare.>>
<<Mi ha ingannato, non voglio vederla più.>>
<<E sei disposto a perderla? La bugia che ha detto era così grave? Era finalizzata a ingannare te? Era finalizzata a farti soffrire?>>
<<Non direttamente ma mi sento preso in giro.>>
<<Vedi Dy, ci sono tanti tipi di bugie, e non tutte sono dette con l'intento di fare del male alle persone. Esistono bugie inoffensive, altre necessarie. Vuoi raccontarmi cosa è successo?>>
Le sue parole mi fecero pensare, avevo forse esagerato?
Ero indeciso se vuotare il sacco perché in fondo sapevo che non spettava a me raccontare la storia di Erin, ma forse se ne parlavo mi sarei sentito più leggero.
<<Ok, ma non so se hai abbastanza tempo per sentire tutta la storia.>>
<<Per te ho sempre tutto il tempo del mondo. >>
Amavo mia madre e la sua forza ritrovata.
Amavo che nonostante tutto lei fosse ancora in piedi, anche se la vita l'aveva presa a calci, lei era ritornata in sé.
Raccontai quello che Erin ed Evie avevano architettato senza elemosinare dettagli, era tutto molto folle ma mia madre non giudicava, non fiatava, ascoltava e basta, e io riuscii a buttare fuori tutto.
<<Cosa devo fare secondo te?>> chiesi alla fine.
<<Sarebbe troppo banale dirti: segui il tuo cuore?>>
Mi venne da ridere perché sì, era banale, ma il mio maledetto cuore voleva lei più di qualsiasi altra cosa.
<<Ti dirò cosa farei io, e poi potrai decidere cosa farai tu. Ok?>>
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