Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

1. Caffè?

"Hai qualcosa di me
ho qualcosa anch'io di te
Che paura mi fai
buongiorno bell'anima, caffè."
-Buongiorno bell'anima, Biagio Antonacci

È buffo pensare che proprio io che aspettavo di vedere le stelle, sono crollata non appena messo piede in macchina. Le ore mancate di sonno sull'aereo sono piombate su di me come un masso non appena ho messo piede a terra.
Mi ricordo solo di Lavinia che mi racconta della sua nuova casa e dell'università per poco e poi il nulla.
Non ricordo nemmeno non che forza sono arrivata fino a questo letto, e sono certs di esserci arrivata con le mie gambe, lei non mi avrebbe certo potuto portare in braccio.
"Buongiorno da leoni!" esclama Lavinia entrando nella stanza con un tono di voce che mi infastidisce non poco; sarà colpa del mattino.
"Sei contenta di avere me a svegliarti di nuovo!" aggiunge sedendosi accanto a me al lato del suo grande letto. Mi accorgo adesso del vassoio tra le sue mani.
"Tranquilla..." borbotto posando il telefono sul comodino "Mi ero già svegliata...mi godevo i postumi della mia ubriachezza di sonno!"
"L'unica ubriachezza che potresti sentire..." commenta.
"Simpatica...Cos'è quello?" indico le sue mani e lei sorride porgendomi il vassoio.
"La tua colazione!" esclama "Tranquilla non è avvelenata..." aggiunge in seguito al mio sguardo sorpreso.
"Come mai tutta questa dolcezza, Lavi? Non sei mai così..." dico ma lei mi salta letteralmente addosso abbracciandomi.
"Che c'è? Non posso viziare un po' la mia migliore amica che non vedo da un'eternità?" miagola e il suo comportamento mi insospettisce sempre di più, ma non ci faccio tanto caso e mi lascio distrarre dalla mia pancia che brontola al profumo della crepe fumante sul vassoio di legno.
"In tal caso, grazie!" dico prendendo in mano la forchetta.
Lei scatta in piedi e corre nell'altra stanza, non senza prima avermi ricordato di sistemarmi.
Mi godo la mia colazione a letto e mi guardo intorno.
Lavinia ed io siamo praticamente cresciute insieme, i nostri genitori sono amici di vecchia data e anche se loro adesso si sentono meno spesso, io e lei riempiamo questa mancanza. Putroppo infatti i suoi hanno dovuto cambiare città quando noi avevamo 16 anni e sono venuti qui, nella capitale; io e Lavi abbiamo fatto di tutto per restare le stesse di sempre e non è stato facile, ma siamo qui. Lei studia scienze giuridiche da un anno e io ho fallito il mio primo tentativo di entrare in medicina e dopo un anno di noiosissima biologia tra i grattacieli di casa mia, sono riuscita a fare ciò che desideravo: lasciare quel posto e studiare ciò che mi piace davvero.
Sono passata qui a Roma, ma niente è ancora deciso; ecco perché sono qui, per scegliere se restare nella capitale o tornare a casa. Cosa me lo farà capire? Oh, questo non lo so neanch'io, ma lo scoprirò presto...almeno spero.

"Allora!" esclama Lavinia affacciandosi dalla porta "Sei ancora lì? Guarda che abbiamo una tabella di marcia ben precisa, non ti lascerò far saltare tutto per la tua pigrizia!"
Annuisco e mi sforzo di finire presto la tazza di tè verde che mi ha preparato; è disgustosa. La mando giù come se fosse una medicina e mi sforzo di trovare qualcosa da mettere in valigia.
Questa casa profuma di violette; non ero mai stata qui. Certo, siamo stati a trovare Lavi e i suoi tante volte, ma cambiavano spesso casa e lei si è appena trasferita in questo monolocale vicino l'università; anche se lei vive nella stessa città della sua famiglia, dice di voler avere la sua autonomia.
Conoscendo Lavinia, più che autonomia, quella che vuole è la sua libertà!

Dopo l'ennesima pressione da parte sua, smetto di pensare e indosso la prima cosa che trovo: dei jeans stretti chiari e una camicetta.
Semplice e veloce.
Mi sto ancora mettendo le scarpe quando lei entra vorticosamente nella stanza e mi trascina letteralmente fuori, dandomi appena il tempo di prendere la borsa.

"Camilla Fantini, non sei cambiata di una virgola." sentenzia Lavinia mentre l'ascensore scende "Sempre la solita ritardataria!"
"O forse qualcun'altra è un po' una maniaca del controllo?" rispondo e lei sbuffa.
"E guarda come hai i capelli! Una sistematina potevi darla!"
"Se mi avessi dato il tempo di farlo! Sono a malapena riuscita a lavarmi!"
Ci guardiamo entrambe imbronciate prima di scoppiare in una risata davvero imbarazzante.
"Neanche due minuti...e già litighiamo!" esclama ridendo ancora.
"Come sempre!" rispondo trattenendo un grugnito che peggiorerebbe solo la situazione.
"Ti voglio bene, Cami." dice lei appena ci ricomponiamo e mi sorride.
"Anch'io." rispondo e con un ding le porte dell'ascensore si aprono.

Scendiamo in strada e dopo neanche pochi metri, dall'altra parte del palazzo ci ritroviamo lungo il Tevere; inutile dire che ieri non mi ero resa conto affatto in quale zona ci trovassimo.
Camminiamo sotto gli alberi lungo il fiume dalle acque torbide e veloci; il sole d'agosto ci riscalda più di quanto vorrei e presto mi ritrovo a raccogliere i capelli in una coda di cavallo.
Stare al passo di Lavinia è difficile, anche se non se ne accorge non riesce a camminare ad un passo normale, sembra sempre di fretta.
"Hai un appuntamento?" chiedo stufa di starle dietro come se fosse una maratona.
"Perché? Ah, già dimenticavo che sei una donna di ottant'anni in fondo..." risponde prendendomi a braccetto e costringendomi ad accelerare il passo.
"Non mi hai ancora detto dove andiamo..." dico guardandomi intorno.
"Credevo di averti mandato un messaggio dove ti illustravo tutti i nostri piani...comunque non fa nulla! Facciamo una bella passeggiata rigenerante, ti faccio vedere che trasferirti qui è un'ottima idea e andiamo a fare colazione!" mi spiega.
Mi domando in cosa consista il suo "convincermi che trasferirmi qui è un'ottima idea"; io e lei siamo abbastanza diverse, abituate a diverse abitudini.
Per essere sentimentali, siamo il perfetto esempip delle migliori amiche che si completano a vicenda, solo...portate ali estremi.

"Eccoci!" esclama tirandomi letteralmente in mezzo alla strada verso un bar.
L'insegna di legno scuro spicca sopra l'ingresso di pietra bianca; da dentro proviene un dolce odore di burro e di limone. I tavolini fuori sono pieni di gente che tra il  fumo di una sigaretta e il sorseggiare di una tazza di tè freddo discute e sorride sotto l'ombra del gazebo di foglie e travi.

"Io ho già fatto colazione..." dico a me stessa mentre ci avviciniamo, ripensando adesso alla colazione che proprio Lavinia mi ha preparato.

Faccio per entrare dentro il bar ma lei mi tira con se in mezzo ai tavolini affollati; mi guardo intorno cercando di trovare un tavolo vuoto per noi, ma sono tutti occupati.
Cosa spera? Che qualcuno ci lasci il posto?

"Si può sapere cosa..."
"Lorenzo!" esclama interrompendomi rivolta ad un uomo che siede solo ad un tavolino, il viso coperto da un quotidiano accanto ad un piattino vuoto con solo poche briciole ed una forchettina sporca.
Lavinia ripete il suo nome e lui abbassa di scatto il giornale.
È un ragazzo moro, non avrà più di trent'anni, con la barba corta e ci guarda stupito da dietro gli occhiali da sole scuri e con la sigaretta tra i denti.
Sembra riconoscere la mia migliore amica e sorride alzandosi in piedi per baciarla sulla guancia.
Deve essere la sua ennesima fiamma; Dio solo sa quante volte l'ho sentita raccontare delle sue cotte impossibili e quante altrettante volte piangere per le continue delusioni, o divertirsi per quelli che finalmente la facevano ridere.
Anche se da quando si è trasferita sono sempre stata meno al corrente della sua vita amorosa, sono certa che non è cambiata molto.
I due si salutano affettuosamente e io resto in piedi a guardarli; sono quei momenti in cui aspetto che qualcuno mi presenti e spero che il tempo scorra più velocemente di quanto riesco a percepire io.
Ma in questo caso nessuno presenta nessuno.
"Lavi..." sibilo tirandole la manica del vestito e lei sembra scendere dalle nuvole.
"Giusto! Lorenzo, lei è Camilla, Camilla lei è Lorenzo!" esclama e lui mi guarda un momento schiudendo le labbra prima di sorridere e stringermi la mano.
"È un piacere rivederti!" dice e io mi sento impallidire.
Rivedere?
Quindi lo conosco già?
Cerco di fare mente locale ma né il suo viso, né il suo nome mi dicono qualcosa.
"Cami, lui è Lorenzo! Mio cugino! Ti ricordi?" dice con ovvietà e mi sforzo incredibilmente di ricordare ma niente.
Lui ride e si risiede.
"Dal suo sguardo impassibile direi proprio di no!" dice con un sorriso e io arrossisco.
Figuraccia del giorno: fatta.
Ci sediamo anche noi e io faccio di tutto per non incrociare il suo sguardo; i suoi occhiali da sole però mi fanno sentire sempre osservata. Mi mette a disagio non vedere i suoi occhi.

"Beh, eravamo piccoli, e Cami non ha mai avuto una grande memoria, lo sanno tutti!" dice Lavinia in mio favore frugando nella sua borsetta, prima di tirare fuori un lucidalabbra rosso e sistemarsi il trucco.

Sapevo che i suoi genitori, arrivati a Roma, erano stati aiutati a sistemarsi dagli zii, il fratello di suo padre, e sapevo anche che esistesse un cugino, ma non conoscevo né il suo nome, né ricordavo di averlo conosciuto da bambina.

"Avete già fatto colazione? Offro io!" dice Lorenzo senza darmi il tempo di rispondere.
Il cameriere si avvicina con un taccuino e ci chiede le ordinazioni.
"Per me un caffè amaro, molto forte!" dice lui togliendosi gli occhiali da sole. Vedo i suoi occhi che si socchiudono alla luce del sole e risplendono di un blu intenso.
"Io prendo un Ginseng!"
Sembrano gli occhi di mio padre.
"Tu vuoi un caffè?"
Lavinia mi dà un colpetto sul braccio e io mi riconcentro sul presente.
"Caffè?" ripete Lorenzo guardandomi e io scuoto la testa.
No, grazie, sono apposto." rispondo e il cameriere si allontana.
"Camilla che beve caffè sarebbe il primo segno dell'Apocalisse!" esclama Lavinia e io credo non poter diventare più rossa.
"Non le piace?" chiede lui.
"Non le piace nulla di diverso dall'acqua, o dal tè! È una giovane vecchia!"
"Neanche un prosecco?"
"No!"
"Una birra?"
"Assolutamente!"
"Una sigaretta?"
"L'avesse mai provata..."
"Non hai mai provato?" scatta verso di me con sguardo sconvolto.
"Che cos'è? Il festival Dell'aliena Camilla?" rispondo e lui sorride storto.
"Non ti scaldare, cercavo solo di capire...visto che passeremo i prossimi giorni insieme credo che il minimo sia conoscerci..." dice prima di bere un sorso dalla tazzina che gli hanno appena portato.
Alle sue parole Lavinia gli dà un calcio sotto il tavolo e per poco non sputa tutto il caffè.
Questa situazione è troppo strana.
Guardo lei che continua a bere dalla sua tazza come se niente fosse, cercando di evitare il più possibile il mio sguardo.
"Lavinia..." la richiamo io e lei, nonostante si sforzi di ignorarmi, alla fine cede e si lascia cadere sulla sedia.
"Va bene, io te lo dico...ma tu non ti arrabbiare..." inizia "Ecco, io ti avevo promesso che saremmo state insieme ma...ho avuto un imprevisto all'ultimo momento e devo andare a Pisa questa e la prossima settimana..."
"Pisa?" esclamo.
"Lo so, ma devo aiutare mio fratello! Con il trasloco e tutto il resto, i miei hanno chiesto di me!" dice e prima che io possa rispondere scatta in piedi "Anzi! Sono in ritardissimo! Il taxi mi aspetta a casa tra 5 minuti! Qui ci sono le chiavi! Fa come se fossi a casa tua, per qualsiasi cosa chiama o parla con lui! Ti voglio tantissimo bene Cami! Ci vediamo presto! Tu prenditi cura di lei, chiaro? E già che ci sei, vedi se riesci a farla essere un po' più umana, le farebbe bene..."
Mi dà un lungo bacio sulla guancia e saluta velocemente suo cugino, prima di  correre letteralmente via dal bar, ripercorrendo la strada verso casa.
Resto un momento senza parole e Lorenzo davanti a me sembra spavenato a chiedermi qualsiasi cosa.

Ora è tutto chiaro; la sua strana dolcezza, la fretta di stamattina...dovevo immaginare che avesse qualcosa di nascosto.
Guardo le chiavi argentate sul tavolino e alzo lo sguardo su di lui; devo avere un'espressione davvero inferocita, perché mi guarda quasi con terrore.

"Credevo...che lo sapessi..." dice infine e io scuoto la testa "Dopo tutto, conoscendo Lavinia, c'era da aspettarselo..."
Restiamo in silenzio ed è sempre più imbarazzante; ero venuta qui per passare del tempo con lei e ambientarmi un po' prima di confermare il passaggio di università, e invece mi ritrovo da sola, con un ragazzo che non conosco e che probabilmente, data la presentazione che Lavi mi ha fatto, pensa anche che sia una disagiata.
"Ma...davvero non hai mai fumato?" dice lui rompendo il silenzio e io lo fulmino con lo sguardo.
"Okay scusami...allora..." continua "Abbiamo due belle settimane per fare tutto quello che vuoi! Hai sentito Lavi, devo prendermi cura di te! Cosa ti va di fare? Possiamo andare in centro, fare i turisti per caso, chiuderci in un pub a bere...o a mangiare..."
Lo guardo e mi chiedo perché mai lo sta facendo; probabilmente Lavinia lo avrà costretto- sa essere molto persuasiva-ma per quanto io apprezzi la sua buona volontà, sono ancora abbastanza scioccata dalla novità e nessun giro turistico, né tanto meno pub potranno risollevarmi.
"Per adesso..." dico prendendo le chiavi di casa e lanciandogliele. Lui le prende al volo.
"Devi solo portarmi a casa."

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro