Prologo
Giorgia Fulmine, la ragazza più timida e poco sociale del mondo, almeno è così che viene descritta dai suoi compagni.
Ogni giorno entrava nella sua aula accolta da risa e nomignoli imbarazzanti, o molto spesso con il suo soprannome più utilizzato: Asociale.
Tutto iniziò il primo anno di superiori. Lei era l'unica ragazza nella sua classe a non truccarsi, a non vestirsi in modo "volgare", l'unica a prendere i voti più alti, ma era anche l'unica più chiusa e raramente scambiava qualche parola con la sua compagna di banco, Angela, che di li a poco sarebbe diventata il suo incubo.
Ogni giorno veniva accolta con un "e anche oggi lo sgorbietto si è presentato" o con "ma guarda un po' chi si è presentata, Miss. Non Ho Abbastanza Soldi Per Comprarmi Vestiti Decenti". Lei voleva rispondere a tutto ciò, voleva ribellarsi, ma non ce la faceva. Due cose le mancavano: Forza e Coraggio. La Forza per ribellarsi a queste ingiustizie e il Coraggio di parlare. Ma lei rimaneva lì, immobile, continuando a ricevere offese. Le rare volte che provava a integrarsi nel gruppo, tutti si guardavano in faccia per poi scoppiare in una grossa risata, giusto per farla sentire inferiore, una nullità.
Voleva cambiare scuola ma non riusciva a dire alla sua famiglia tutto ciò che le accadeva, non ce la faceva.
Ogni volta che tornava a casa, la madre le faceva la classica domanda, il solito "Come è andata oggi?" e lei, puntualmente rispondeva "Bene" e andava correndo in camera sua.
Ogni giorno era la solita monotona routine: Si svegliava, si vestiva, faceva colazione e correva a prendere il treno per raggiungere l'inferno e quelle bestie di Satana con cui condivideva l'aula.
Mai nulla di nuovo. Ma al compiere dei suoi diciotto anni qualcosa, finalmente, cambiò.
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