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Mi piace passeggiare quando si fa sera. La città non fa poi così tanto chiasso quando il sole cala e la cena è servita sulle tavole, imbandite di ogni prelibatezza e sorriso.
Oltre a me, qualcuno porta a spasso il cane ed ascolta musica, gli auricolari ficcati nelle orecchie che riproducono chissà quale canzone. A volte me lo chiedo ed è un pensiero stupido perché, diciamocelo, che diavolo mi interessa saperlo? Eppure la curiosità quasi mi spinge a domandarlo al primo passante che incontro. La musica racconta tanto, lo dicevamo sempre. Nell'ultimo periodo comunicavamo soltanto così, io e te.
Quando cucinavo – ed erano poche, quelle volte – tu accendevi lo stereo e ti sentivo saltare ogni canzone fino a quando non capitava quella che volevi ascoltare tu. O quella che volevi far sentire a me. Non ho mai pensato che fosse casuale canticchiare qualcosa di strappalacrime a fior di labbra, non in quel periodo; non me la sono mai bevuta.
C'è stata una sera in cui ho persino visto una lacrima solitaria solcare la tua guancia, ma non credo che te ne sia accorto. M'immaginavi indaffarata in cucina, ad armeggiare tra pentole e fornelli, quando in realtà i miei occhi erano posati sulla tua schiena da quando ero entrata in quella stanza.
Ora, col senno di poi, mi sento ridicola. Scriverlo in queste pagine mi fa sentire ancora più stupida perché, cazzo, avrei dovuto mollare la presa un sacco di tempo prima. Ci eravamo già persi, non presi, ed il nostro era un fingere che la nostra relazione si potesse sistemare, che potesse continuare senza se o ma ulteriori.
Ho mandato all'aria ogni mio buon proposito di starti lontana, almeno per quella sera, e ti ho raggiunto.
Ti ho abbracciato da dietro, le mani sulla tua pancia e la testa sulla scapola; sapevo che andavi matto per quel tipo di contatto. Invece no, ti sei irrigidito come un tronco d'albero, quasi non volessi che ti stessi così vicina. Ti ho preso la mano e, poi, ho intrecciato le nostre dita.
"Perdonami" ho sussurrato con la bocca sul tuo maglioncino grigio. Hai cominciato a tremare.

Quanto vorrei poterlo rifare, però. Anche se non mi vuoi, anche se non sei più qua con me.

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N/A: ed anche il quarto capitolo è qui, forse un po' più leggero rispetto agli altri. Fatemi sapere cosa ne pensate, non mordo!

A mercoledì :)

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