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Capitolo 3

CAPITOLO 3: Sono dentro!

Oramai ero entrato, superai le sbarre di ferro distrutte da quella ragazza e la prima cosa che notai era il posto in cui mi trovavo: le fogne. Era un posto con un colore orribile e c'era acqua ovunque: "Dov'è finita? Deve aver proseguito" mi disse tra me e me, guardandomi attorno. Era un posto piuttosto "tunnelloso", con sole due vie per proseguire, una a destra e l'altra a sinistra. Poi aggiunsi: "C'era qualcosa che non quadrava in quel foglio degli ingressi. Ad ogni modo, devo trovare il professor Haus e avvertirlo del premio". Non sapevo esattamente dove andare, così, prima provai ad usare la strada di sinistra e notai che era esattamente come quella di destra: erano tunnel collegati due a due. Dato che ero lì, decisi di proseguire per il tunnel si sinistra. L'unica pecca è che c'era un fortissimo getto d'acqua che la strada, quindi decisi di ritornare insisto e proseguire per l'altro tunnel, il tunnel in cui mi ero infilato.

Prosegui con tutta calma, volevo scrutare per bene ogni angolo, quando una guardia mi fermò: "Ehy ragazzo! Chi ti ha fatto entrare?" chiese essa con voce cupa, forse per il pesante elmo che portava addosso. Io, senza sapere cosa potessi dire in un caso del genere, gli risposi: "Ehm, uh, sono entrato da solo. Scusate l'intrusione". Avevo l'aria proprio del classico "bambino smarrito". La guardia incrociò le braccia davanti al petto e mi disse con aria gentile: "Tsk, dovrei consegnarti alla sicurezza, ma se non altro, sei un tipo cortese. Forza, ti accompagno all'uscita". Il mio compito era cercare il professore, così, prima di andare, gli dissi con aria frettolosa: "Un attimo! Sto cercando il professor Haus. Dovrebbe essere ancora qui". La guardia mi disse: "Oh, allora conosci il professore? Si, è ancora qui". Nella mia testa dicevo continuamente: "Lo sapevo che si trovava ancora qui dentro...". Detto questo, la guardia puntò una via, che sarebbe stata poi, la via d'uscita, ma prima di andare via, la guardia mi disse: "Non dovresti trovarti da queste parti, ragazzo. Dovrei avvertire i tuoi". Io mi girai e gli risposi: "La mia famiglia non vive in zona. Sono tutti al mio paese natale". La guardia, non appena capì che stavo dicendo la verità, tirò fuori le sue armi, un manganello e uno scudo per proteggersi e disse: "Capisco, è così...". Io, capendo che voleva combattere, tirai fuori i miei guanti di ferro, le uniche armi che avevo e mi misi in posizione da combattimenti e dissi con aria persa: "Cosa?". Avevo iniziato a combattere da quando ero piccolo, ma... Questo poi, lo vedrete con il seguire della storia. Stavo per scontrarmi per davvero, una guardia mi voleva massacrare di colpi. Ma perché? La guardia, prima di attaccare, mi disse: "Rilassati. Fa silenzio e non ti accadrà nulla". Io allora gli chiesi: "Perché lo stai facendo?" ma purtroppo aveva o già ottenuto la risposta, pensando da solo e allora affermai, con un tono, allo stesso tempo di domanda: "Aspetta... Non vorrai dirmi che il professor Haus è prigioniero!?". Mi girai indietro e provai a scappare, ma la guardia, prima di rincorrermi mi disse: "Ragazzo, ti ho detto di non fare storie".

Mi prese subito, non volevo combattere, ma era l'unico modo per togliere dai piedi quella guardia. Cosi cercai di caricare tutti gli spiriti in un'arte nuova, un'arte da combattimento e gliela lanciai addosso. Il mio pugno si era illuminato di un giallo intensissimo. Mi abbassai fino a che il mio pugno non toccava il terreno e poi mi alzai con esso, e dal mio pugno, venne sparata una strana "fiamma" del colore del pugno. Non se lo aspettava, infatti venne mandato subito al tappeto. Io, al termine dello scontro, mi guardai la mano e decisi di chiamare quell'arte "Pugno Demoniaco"*.

Ero abbastanza stanco, quell'arte mi aveva prosciugato quasi completamente, così, decisi di usare un'altra arte, la mia specialità, per riprendere un po' di forze, ovvero il Guaritore. In pratica, in torno a me, si formò un cerchio di un colore verde chiaro che mi curò. Curato del tutto, decisi di proseguire e andai avanti, per dove la guardia mi indicava. Davanti a me, trovai un altro bivio: destra o sinistra, ma questa volta la sinistra era più sensata, perché c'era una guardia che faceva da guardia a delle scale. Essa, si accorse di me e mi disse: "E tu chi sei?". Senza neanche poter parlare, mi ritrovai la guardia praticamente addosso, così utilizzai di nuovo il mio pugno demoniaco, e la sconfissi. Salì sulle scale e notai che ero entrato nei veri e proprio laboratori. Era un luogo immenso, che brulicava di guardie. Il posto era diviso in due piani, il piano terra, dove mi trovavo io, era diviso in altre due parti: il "contorno" e il centro. Il contorno era una grossa piattaforma che stava intorno al centro. Il centro, invece, sembrava quasi una metropolitana, una base ove, sopra a questa base si trovava un tettuccio di un colore azzurro. Il secondo piano si poteva raggiungere solo tramite delle scale posizionate nel centro e comprendeva solo 4 stanze, ovvero 4 laboratori. Ero affascinato dai colori di questo posto, le lampade che illuminavano l'area erano di un colore blu, tutto era blu, eccetto le varie piattaforme che erano gialle. "Wow, ma questo posto è immenso. Il professore potrebbe essere ovunque" dissi io tra me e me, poi aggiunsi, con aria stanca' "Non mi resta che controllare le stanze una ad una".

Guardai nelle varie porte del 1 piano, ma erano tutte chiuse, così, decisi di andare verso il secondo piano. Salì le scale che portavano a quel punto e notai una ragazza che entrava in una di quelle porte. Non era la ragazza di prima, era totalmente diversa.i feci coraggio ed entrai dentro a quella stanza.

Entrato, trovavo solo buio. La stanza era totalmente al buio. Anche se, riuscivo a intravedere qualcosa. Vedevo delle strane "anfore", di un colore verde acqua illuminare, per quel poco, la stanza. "Dov'è finita quella ragazza?" chiesi io, mentre andavo avanti, perlustravo la stanza. "Ahhh". Urlai io. Un signore anziano, dentro a quelle "anfore" si era messo a battere la mano, per avere la mia attenzione. "Aiuto, era una trappola. Per favore, qualcuno mi aiuti. Non ho mana. Vi supplico! Dovete aiutarmi prima che sia troppo tardi. Non resisterò a lungo". Disse quel signore. Mi sembrava quasi che fosse immerso nell'acqua o qualcosa del genere, non si riusciva a capire molto. Lo squadrai per bene, non sapevo chi era, ma avevo come l'impressione di conoscerlo, poi, guardai bene i suoi vestiti e notai che era vestito come un medico. Non c'erano più dubbi: "P-Professore?" chiesi io, anche se sapevo già la risposta. Era cambiato un sacco, sembrava invecchiato di almeno 30 anni. Ma oramai era troppo tardi, il professore si inginocchiò e, si dissolse nel'anfora. Ad un tratto si accensero le luce, ed io rimasi pietrificato dalla quantità di persone che si trovavano dentro a quelle anfore. I miei occhi erano terrorizzati, io ero terrorizzato. Giravo su di me per vedere quante persone si trovavano dentro a quelle anfore, poi, una vice di una ragazza prese la mia attenzione: "Quindi sei tu il visitatore di cui si parla?" alzai lo sguardo e notai che la ragazza si trovava sul pc della stanza. Era una bambina praticamente, non aveva ancora il seno, aveva lunghi capelli bianchi, la faccia ricoperta di lentiggini, una tutina rossa aderente su tutto il corpo, eccetto le gambe, che però avevano un colore nero, mentre le spalle erano ricoperte da una specie di "sciarpa" nera, tutta pelosa. Sembrava avere uno sguardo da pazza, gli occhi erano di un colore rosso. "Allora, ti godi lo spettacolo?" mi chiese lei, io ancora terrorizzato da quello che avevo appena visto gli chiesi: "Cos'è questo posto? Cos'avete fatto al professore?" la ragazza si girò totalmente verso di me e rise di gusto: "Ahah". Allora io le chiesi ancora : "Chi sei tu?". La ragazza, al posto di rispondermi, mi disse: "La tua faccia... È uno spasso!" avevo uno sguardo ancora terrorizzato, lo si vedeva benissimo. Poi, la ragazza aggiunse facendo degli strani movimenti con il corpo: "Adoro quello sguardo terrorizzato!". Successivamente, tirò fuori dalla schiena una spada. La spada sembrava come tridimensionale, aveva 3 lame conficcate su una lama verticale che la portava al manico. Era di un colore nero, con delle sfumature rosse e le lame vere e proprie bianche. Stava per arrivare un altro scontro, ed io ero ancora stanco. La ragazza, mi attaccò dall'alto, salì sulla staccionata e saltò. Io, capendo quello che voleva fare, schivai il suo attacco, ma non quello successivo, infatti venni colpito e mandato a terra. Sembrava avere i poteri del fuoco dentro quella lama, infatti, si avvicinò a me che mi stavo rialzando e quelle lame si aprirono, e da lì uscì una palla di fuoco, che mi colpì in pieno. "Ah ah! Scommetto che non pensavi di morire oggi, ragazzo!" mi disse la ragazza. Io gli dissi, mentre indietreggiavo: "Ma... Non voglio morire". Mi misi in ginocchio e dissi tra me e me: "Deve pure esserci un modo". La ragazza, capendo quello che avevo borbottato tra me e me mo disse: "Tsk. Smettila di fare quello calmo!".

Sembrava finita, stava per preparare l'ultimo attacco, l'attacco che mo avrebbe ucciso, ma qualcosa, o meglio, qualcuno prese la sua attenzione: la ragazza dell'acqua era entrata nella stanza! " È quella ragazza!" affermai io. La ragazza in rosso, sorrise, prese la spada e disse: Ahah, allora sei tu il visitatore di cui si parla!". Poi continuò, indicandomi con la spada: "Questo tizio è noioso. Ucciderò prima te!". La prima cosa che mo veniva in mente da dire era: "Corri!", ma quando girai lo sguardo, notai che era circondata da una specie di cerchio magico ci un colore rosso. Alzò la mano e da essa uscì una palla di fuoco che colpì la ragazza in rosso. Essa, si rialzò immediatamente e disse imbestialita: "Ti faccio a pezzi quel bel musino!". La ragazza, con tutta calma, tirò fuori dalla fodera la sua spada e disse: "Preferirei che non lo facessi". Capendo che c'era aria di sfida, mi preparai anch'io a combattere. La ragazza, che in quel momento era diventata mia alleata, era potentissima, talmente potente che con un strano gesto, evocò uno strano spirito che sconfisse immediatamente l'altra. Era un bestione enorme e rosso. Sembrava quasi Efreet, uno dei 4 Grandi spiriti che accompagnano Maxwell, così gli chiesi: "Ma è Efreet?". La ragazza annuì e mi disse: "Corretto, questo è Efreet, uno dei 4 grandi spiriti".

Le mie uniche parole che potevano uscire in quel momento furono: "Who". La ragazza, ritirata la spada, si girò verso di me e mi chiese: "Ti avevo detto di andare a casa. Vuoi dirmi che vivi qui?". Sembrava una cosa abbastanza ironica in realtà. Io le risposi: "No, certo che no... Scusami". La ragazza, si girò verso una di quelle anfore e disse, tra se e se: "È opera dello spyrix?". Io, non sapendo cosa fosse, le chiesi: "Lo spy-che?". La ragazza, non sentendo sentendo la mia domanda, continuò a farsi domande da sola: "Che abbia a che fare con la scomparsa degli spiriti minori?". Non sapevo con chi ce l'avesse, e volevo essere interpellato o quantomeno, volevo partecipare alla sua conversazione con se stessa: "Uh? Non ti seguo. "Con la scomparsa degli spiriti minori"?". La ragazza, si girò verso di me e mi disse con tono dolce: "Dico sul serio, vai a casa. La prossima volta che sei nei guai potrebbe non aiutarti nessuno". Mi sentivo quasi in colpa di essermi avventurato qui dentro. Mi girai verso l'ancora dove si trovava il professor Haus e sentì la ragazza dire: "Lo spyrix dev'essere da un'altra parte".

"Ehy, aspetta" le dissi io. La ragazza si fermò e si girò verso di me. Voleva sapere cosa avevo da dire: "Sono praticamente in trappola. Se il professore fosse con me, magari mi lascerebbe andare, ma...Posso venire con te?". Avevo come lo sguardo di un cane bastonato. La ragazza sorrise e disse: "Ah. Capisco. Rimanendo con la tua salvatrice non avresti più bisogno di essere salvato. Sei furbo ragazzo". Le sorrisi mi avvicinai a lei e le dissi: "Ragazzo? Non mo sembri tanto più vecchia di me". Allungai la mano e le dissi: "Mi chiamo Jude Mathis". "Io sono Milla". Allungò la mano per stingermela e aggiunse: "Milla Maxwell".

*Ogni arte ha un suo nome.

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