Capitolo 2
CAPITOLO 2: Incontro.
Avevo appena salutato il professor Haus, e io, mi stavo dirigendo alla stanza che mi aveva assegnato. Ero tutto elettrizzato, non stavo più nella pelle, presi il primo cunicolo che si trovava sulla sinistra e andai dritto, fino a quando non arrivai all'ultima stanza di quell'ala, ovvero la stanza del professor Haus.
Man mano che il tempo passava, sempre più persone si facevano curare, all'inizio fu un vecchio, con uno strano cappello viola, con tanto di bastone, successivamente era il turno di un ragazzo dai vestiti arancioni con il braccio sinistro rotto. Per poi finire con un uomo, piuttosto anziano dai capelli corti, di un colore giallo e una maglia viola con le maniche lunghe bianche.
Uno strano rumore provocava la mia mano, a contatto con la causa del suo male, un suono simile a una sveglia, ma molto meno acuta. Dato che era il suo "male" , decisi di usare una delle mie arti spiritiche, ovvero la guarigione. Consisteva nel canalare gli spiriti nella mano e dopo di che, lasciarli uscire, sotto forma di luce verde che guarische il dolore della persona a cui viene applicato. La luce era uno spettacolo, tutte le volte che la vedevo, rimanevo incantato, era davvero tanto bella quanto pericolosa: "Ancora non capisco come ho sbagliato a canalizzare l'energia. Manco fossi un bambino! Argh!" mi disse l'uomo, piuttosto affranto di aver fatto un tale errore. Appena finito di usare la mia arte, gli dissi: "Ok, ora è tutto apposto.", allontandomi da lui, per dirigermi sulla scrivania, sulla quale si trovava un foglio ove scrivere tutti i problemi dei pazienti. "Che strano però... C'è stata una vera e propria epidemia di canalizzazioni fallite oggi." dissi io, guardando il foglio con un aria piuttosto pensierosa, successivamente continuai: "Ha idea di cosa sia accaduto, signor Eldin? Il lobo di mana del suo cervello sembra perfetto". Il signor Eldin, il paziente che avevo appena curato rispose molto affranto: "Non so che dire. Ho attinto al mana come al solito, ma poi è stato come se gli spiriti fuggissero." . A sentire quella parola: "Fuggissero" mi girai immediatamente verso il paziente e gli dissi con tristezza e in modo pensieroso allo stesso tempo: "Come se fuggissero?". Il paziente si alzò dal letto in cui l'avevo sotemato e con tanta energia nuova, mi disse: "Ad ogni modo, la ringrazio, dottore. Almeno posso tornare al lavoro.". Poi aggiunse con aria terrorizzata: "È anche il compleanno di mia moglie. Se non altro ora non le causerò un dispiacere.". Mi salutò con un sorriso da guancia a guancia, alzando oltretutto l'intero braccio destro e se ne andò via. Io mi alzai e ricambiai, molto semplicemente, il suo sorriso.
Appena uscito, mi rigirai verso il foglio dei pazienti, molto pensierosamente, con le braccia incrociate davanti al corpo, fino a quando una ragazza, la segretaria del professor Haus entrò nella stanza e disse: "Per oggi abbiamo finito, dottor Jude". Era una ragazza piuttosto carina, snella dai capelli viola. Indossavano lo stesso tipo di vestiario. Le sorrisi, e le dissi con aria affranta: "Infermiera Prinn, siamo sicuri che sia tutto in regola? Di solito gli studenti, non possono visitare i pazienti da soli.". L'infermiera/segretaria mi rispose piuttosto scocciata: "Non chiederlo a me!", poi aggiunse: "È il professore a evitare gli impegni. Lo sa benissimo che ci sono sempre pazienti urgenti". Si allontanò da me, andando dall'altra parte della stanza e mi disse ancora: "Così impari ad aiutarlo". Io, aggiunsi con le braccia attaccate al corpo: "Con tutto il mana a sua disposizione, curare dieci pazienti, dev'essere come curarne uno". La ragazza, a sentire le mie parole, ritorno vicino a me e aggiunse: "Ha passato così tanto tempo a sviluppare il suo lobo di mana che deve aver perso la ragione".
Entrò nella stanza una terza persona, un ragazzo dai capelli a caschetto come i miei, però di un colore nero corvino. Era uno studente, lo si vedeva dal vestiario, e ci chiese: "Scusatemi! Qualcuno di voi ha visto il professor Haus?" tutti lo cercavano, sembrava incredibile la sua popolarità all'interno della scuola. Io ritornai in uno stato pensieroso: "Ora che mi ci fai pensare, dovrebbe essere già di ritorno", poi aggiunsi con aria curiosa: "Perchè? È successo qualcosa?". Il ragazzo, tutto entusiata si mise a urlare una fantastica notizia: "Ci hanno appena detto che è stato selezionato per il premio Howe!". Sia io che la ragazza rimanemmo stupiti, allora io gli dissi al ragazzo, ancora alibito dalla situazione: "Cosa? Wow... Non esiste un riconoscimento scentifico migliore!". Il ragazzo si avvicinò vicino a me e mi disse: "Voglioni vederlo subito, ma non ha detto a nessuno dove andava". Io invece sapevo dove si trovava, me lo aveva detto prima di lasciarmi questo incarico, così gli dissi: "Non preoccuparti. L'ha detto a me. Vado a prenderlo". Mi allontanai, andando nella direzione dello spogliatoio, ma il ragazzo mi disse ancora: "Scusa se ti rifilo sempre i lavori più tediosi, Jude". Mi cambiai in un lampo, mo avvicinai ai ragazzo che era affiancato dalla ragazza e gli dissi: "Non preoccuparti. Ci sono abituato, vado e torno!".
Il mio vestito era una cosa di incredibile, tutte le volte che lo mettevo, era come la prima volta. Una giacca blu, con i bordi azzurri, che mi arrivava alle ginocchia, dei guanti marroni chiaro, pantaloni blu, dello stesso calibro della giacca, scarponi di un colore bianco, piuttosto grandi e per finire, sotto al giaccone, avevo una maglietta bianca. Uscito dalla stanza, mi diressi all'uscita della struttura, dovevo pensare esattamente a dove poteva essere passato.
"Vediamo.." pensai io nella mia testa, osservai una per una le tre strade che so trovavano davanti a me, alla fine decisi di passare per la piazza, per dirigermi più velocemente verso il laboratorio di ricerca.
Arrivai al distretto di ricerca in un batter d'occhio, era davvero immenso, la struttura era posta su un laghetto e questa, con il riflesso acqua prendeva un colore blu lumiscente. Era davvero bellissimo, mi avvicinai con calma verso l'entrata, ma notai che era sorvegliata da due guardie: "Spiacente. A quest'ora il laboratorio è chiuso al pubblico". Mi disse una delle due guardie, io gli dissi: "Sono qui per parlare con il professor Haus. È della scuola di medicina di Talim". L'altra guardia, a sentire quel nome, prese un registro, il registro delle uscite e disse: "Haus.. Haus.. Se n'è già andato". "È il foglio degli ingressi?" chiesi io. Non ebbi neanche il tempo di fare la domanda, che questi me lo porsero davanti al naso. Volevo controllare la firma, così presi il mio registro e lo modi di fianco alla firma del professore. " Uh?!" dissi io, c'era qualcosa di strano, poi una delle due guardi mi disse scocciata: "Soddisfatto?". Gli ridiedu il registro e gli dissi: "Posso dare un'occhiata veloce per assicurarmi?". La guardia mi disse ancora più scocciata: "Spiacente. Le regole sono regole". Capendo che non potevo superare le guardie, mi allontanai e dissi: "E ora...?" poi aggiunsi con aria triste: "Quei tizi non mi lasceranno mai entrare.". Mi dovetti allontanare dall'entrata, ma succede un fatto inspiegabile per quei tempi: le luce dei lampioalberi, si spensero improvvisamente, lasciando la città al buio: "Mmh, c'è qualcosa che non va con gli spiriti" dissi io. Successivamente, una folata di vento impetuoso mi colpì, e fece volare il mio registro, ma un'altra cosa prese la mia attenzione, una luce azzurra provenire dall'acqua.
Mi avvicinai all'acqua, e notai dei cerchi di un colore blu, e, coma che mi fece stupire, sopra a questi cerchi, camminava una ragazza dai capelli lunghissimi, dal colore marrone scuro con le punte bionde e con un ciuffo ribelle, piuttosto divertente, di un colore verde acqua. Era una ragazza bellissima, alta, ben strutturata, aveva come vestiario un "nastro" di un colore rosa chiaro per il seno, delle maniche di un colore viola, stivaloni, sempre, viola e una gonna cortissima, anch'essa di un colore rosa scuro. Rimasi senza parole, vedevo quadra ragazza sotto di me, avvicinarsi, e rimanevo sempre più senza parole. Corsi su delle scale che si trovavano esattamente dalla parte opposta alla mia e le scesi molto velocemente.
Ero un tutt'uno con uno dei cerchi blu, quando notai che il foglio era finito esattamente sopra a uno di questi cerchi. Era stranissimo, il foglio non si era bagnato, era come se fosse caduto sopra a una strada. La ragazza, nel frattempo, aveva raggiunto il livello sotterraneo del laboratorio. Era chiuso da delle sbarre di ferro e per aprirlo, fece un gesto strano, con il braccio sinistro. Dalle dita, uscì una palla di fuoco, che distrusse le sbarre.
"Splash". Era il rumore che avevo appena fatto, non per colpa mia, ma semplicemente uno dei cerchi, si era appena disfatto sotto i miei piedi. La ragazza si girò verso di me. Incrociammo gli sgaurdi per un paio di secondi. "Mamma mia, quant'è bella" pensavo nel frattempo io. Per sciogliere il ghiaccio le dissi: "Uh, ciao!" in modo terrorizzato, ma allo stesso tempo amichevole. La ragazza, mi fece un chiaro segno di stare zitto, solo adesso notai gli occhi. Era di un colore rosso fuoco, davvero molto belli, poi aggiunse con un tono di voce stranissimo, quasi "robotico": "Fa silenzio e non ti farò del male". Si girò verso l'apertura. Era tutta intenzionata ad entrare là dentro, così le dissi: "Ehi, cosa fai nel laboratorio? Cosa diavolo...". Non ebbi il tempo di finire la frase che con un'altro gesto della mano, mi mise dentro una bolla d'acqua. Non respiravo per niente. La ragazza mi disse: "Che strano. Quale parte ti sfugge di "Fa silenzio"?". Poi aggiunse: "Allora? Sei pronto a tacere adesso?". Non potevo parlare, così le feci un gesto con la testa di approvazione. E questa, con un altro gesto, sempre con la stessa mano, tolse completamente la bolla d'acqua intorno a me. Respiravo finalmente. Tossivo e respiravo a malapena, così, la ragazza mi disse: "Che baccano. Ti dispiacerebbe tossire in silenzio? E comunque, cosa ci fai qui?" iniziava a starmi sui nervi, cioè, come si fa a chiedere a uno che stava morendo annegato di tossire piano? Comunque le risposi alla sua domanda, ancora con i polmoni inzuppati: "Posso parlare?". La ragazza mi fece un piccolo segno di approvazione, allora le dissi: "Mi è caduto qualcosa. La stavo solo raccogliendo. Vedi?" porgiandole il registro dei crediti. Si girò lentamente, come in segno di menefreghismo, io mi alzai di colpo, notando che stava per entrare nei laboratori, e le dissi: "Cosa stai facendo? Le guardie arriveranno a momenti". Lei girò la testa nella mia direzione e disse: "È per questo che vado di fretta, e che tu devi andartene a casa..." poi aggiunse con un tono da preoccupata: "Prima che ti arrestino per violazione di proprietà privata". Finito di dire ciò, entrò con molta calma nella breccia che aveva aperto. Ma purtroppo anch'io dovetti entrare per due validi motivi: i cerchi nei quali riuscivo a rimanere in piedi si stavano, poco per volta dissolvendo e quindi, per non finire nel lago dovevo per forza entrare, e due dovevo cercare all'interno in professor Haus. Quindi corsi molto rapidamente verso la breccia ed entrai là dentro.
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