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Capitolo 1

Capitolo 1: Il professor Haus.

Tutto ebbe inizio un giorno qualsiasi, avrò avuto all'incirca la vostra età. Ero esattamente uno studente come voi. Avevo dei capelli a caschetto di un colore marrone, che mi scendevano fino sulle orecchie, neanche una ruga in viso: ero un bel ragazzo si può dire. Indossavo come al solito la mia divisa da studente/medico, di un colore bianco perla, che comprendeva una maglietta a maniche corte, un paio di pantaloni lunghi di un colore verde chiarissimo e un paio di ciabatte sempre bianco perla.

Era appena suonata la campanella dell'ultima ora di scuola, dovevo correre e cercare assolutamente il professor Haus, un medico di fama mondiale, non che il mio insegnante e maestro nelle arti spiritiche mediche: noi viviamo in un mondo chiamato Riese Maxia, dove spiriti e umani vivono in sincronia e in una collaborazione speciale, ovvero noi, con il nostro mana creatosi da un nostro "componente", chiamato lobi di mana, nutriamo e continuiamo a far vivere gli spiriti, e questi ci fanno fare delle mosse speciali: ce chi le utilizza nelle arti mediche e chi nel combattimento, e qui a scuola, si cerca di incanalare questi "poteri" verso le arti mediche.

Appena la campanella suonò, io mi scaraventai verso la porta e investi parecchie persone: "S-scusate!" gridai io, mentre correvo per incontrare il professore. Purtroppo non mi accorsi di un altro gruppo di studenti, infatti investi pure quelli: "Scusate" gli dissi ancora, e corsi ancora più veloce.

Stavo correndo sempre più veloce dal professor Haius quando senti un tonfo provenire dalle mie spalle: era uno studente di medicina come me! Era disteso per terra, a pancia in giù con tutti i suoi libri sparsi un po' ovunque ovunque. Mi girai e corsi verso di lui per aiutarlo ad alzarsi e a raccogliere i libri: "È tutto ok?" dissi io con tono piuttosto confidenziale, poi aggiunsi: "Quei documenti devono essere per la segreteria". Solo ora mi stavo accorgendo che il ragazzo aveva una strana capigliatura di un colore marrone chiaro, anzi, chiarissimo molto folti sopra la testa, ma piuttosto corti sui lati.

Il ragazzo rispose subito alla mia affermazione e mise i documenti sotto il suo braccio destro: "Si, grazie per il tuo aiuto", poi aggiunse: "Sei certo di poterti soffermare? Non hai mica un tirocinio con il professor Haus?". Scossi la testa più e più volte, con un sorriso come dire: "Non preoccuparti", poi gli dissi: "Non preoccuparti. Anche tu vai di fretta, giusto?". Il ragazzo mi rispose piuttosto frettolosamente: "Puoi dirlo forte!" e poi, con tono ancora più veloce di prima, aggiunse: "Grazie ancora. Ti conviene sbrigarti!" e scappo via dalla mia vista in direzione della segreteria. Mi girai verso la direzione in cui si era allontanato e dissi tra me e me: "Giusto". Poi aggiunsi con un tono come se fossi arrabbiato con me stesso: "Argh, arriverò in ritardi!" e mi misi a correre pure io più veloce che potevo.

La scuola era gigantesca, corridoi su corridoi. Questi erano fatti di un legno strano, un tipo di legno che si trovava solo a Fenmont. Se i corridoi erano tanti, l'area di servizio studenti era immensa: esattamente davanti all'uscita, si trovava la segreteria, che occupava tutta una parete, al centro dell'area, si potevano notare due piante mediche circondate da delle panchine di color grigio scuro (erano fatte di pietra) , infine sulle pareti si trovavano appesi vari fogli, tra cui concorsi, pagelle, compiti e molto altro ancora. Infine la porta di uscita, un'immensa porta di vetro che si apriva solo passandoci vicino.

Uscì da questo immenso portone e iniziai a camminare piuttosto lentamente per la stanchezza: " Se tardo il professore mi fa una testa così" dissi indicando la grandezza della mia testa, dopo l'ennesima ramanzina, poi aggiunsi: "Vediamo... In quale edificio si trovava?" dissi sempre tra me ee in modo molto pensante. I miei occhi si puntarono immediatamente su un altro edificio, uguale al nostro ovvero la seconda ala della scuola, dove si potevano vedere le abilità degli studenti su un campo pratico: era una sorta di ospedale, dove insegnati/dottori e studenti lavoravano insieme.

Corsi verso quell'edificio ed entrai con disinvoltura. Entrato, si trovava la reception, insieme alla segreteria: le due ali, erano pressoché identiche. Perlustrai un attimo dentro l'immenso salone, passando lo sguardo prima a destra, per poi finire a sinistra, e lì, sulla mia sinistra notai il professor Haus venire nella mia stessa direzione. Il professor Haus era piuttosto vecchio, ma aveva un potere immenso, riusciva perfettamente a guarire un centinaio di persone, come se ne curasse una. Era un signore dagli occhiali blu, con le lenti piuttosto rotonde, capelli gialli chiarissimi, quasi tendenti al bianco e indossava la sua uniforme da medico, ovvero il camice bianco, con sotto una una maglietta verde chiaro e un paio di pantaloni a bretelle in stile jeans.

Si avvicinò a me, e io immediatamente gli dissi in modo un po' triste per essere arrivato in ritardo: "Professor Haus, se ne sta andando?" il professore, appena mise a fuoco la persona che gli aveva rivolto la domanda, rise e disse: "Oh, guarda chi è arrivato". Sembrava piuttosto arrabbiato, lo aveva detto in una maniera così ironica... cosi gli dissi abbassando lo sguardo, mostrandogli tutta la tristezza: "Ehm. Si, scusi il ritardo" il professore, mi disse: "Poco male, ragazzo". Sembrava piuttosto arrabbiato, poi però, con un sorriso, come solo lui sapeva fare aggiunse: "Ora, che rimanga tra di noi, mi è stato chiesto di dare una mano giù nei laboratori. Ricerca top secret dicono!". Le mie orecchie, non riuscivano a crederci, solo le persone più in gamba riuscivano ad entrare nei laboratori di Fenmont. Io gli risposi: "Una richiesta dal palazzo di Orda? Wow!". Il professore, alla mia domanda, mosse la testa in direzione su e giù, giusto per affermare la mia teoria, poi aggiunse in modo serio: "Ho bisogno di te Jude, per tenere d'occhio le cose fino al mio ritorno. So che puoi farcela, giovanotto. Oggi arriveranno solamente i pazienti con appuntamento". Il professore, appena fini di parlare, si misi in marcia verso i laboratori. Io la lasciai passare, ma mentre questo passava, dalla mia bocca uscì solo un: "Cosa...". Poco prima che varcò la porta di uscita, dissi: "Ah, giusto. Mi deve firmare il modulo dei crediti". Il professore si girò verso di me, in attesa del foglio che avevo messo in tasca. Lo tirai fuori e glielo lasciai sulle sue mani: "Ne deduco che la tua tesi di laurea procede bene?" mi disse in tono piuttosto sereno, io gli risposi: "Più e meno. La prima bozza dovrebbe essere pronta per Ignis". Il professore a sentire la data, ovvero una delle stagioni che si trovavano a Riese Maxia, si girò verso di me in tono piuttosto arrabbiato e mi disse: "Te la stai prendendo comoda, non ti pare? Non è al traguardo che bisogna rallentare". Mentre parlava, mise la sua firma sul foglio crediti e me lo ripose sulla mia mano sinistra. Poi aggiunse: "Dopotutto, pensavo di assumerti come mio primo assistente dopo che ti laureerai". La mia faccia parlava da sola, pensavo solamente: "Io? Primo assistente del grande professor Haus? Oh cavolo!", e gli dissi: "Grazie professore!". Questo, a sentire la mia affermazione, si girò verso la porta e disse: "Torno tra un paio d'ore". Proprio mentre varcò la porta, dissi tra me e me: "Meno male che era una giornata leggera". Poi mi girai e andai con calma, in modo pensieroso verso la stanza dove mi aveva assegnato il professor Haus, mentre lui era fuori: per un paio d'ore sarei stato un dottore vero e proprio!

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