Capitolo VII
"Quindi... Dove eravamo rimasti, ieri?"
"All'inizio dell'addestramento, nonno"
"Oh, giusto! Che sbadato!"
Mi divertivo spesso a fingermi smemorato, nel tentativo di metterli alla prova e capire se stessero veramente seguendo il filo del discorso.
Hamond e Rowan, fortunatamente, non mi deludevano mai.
"Posso farti una domanda prima di cominciare il racconto, nonno?"
La piccola mi osservava curiosa.
"Prego, signorina... Sono tutto orecchie", la invitai.
"Ma... Meg? Dov'è?"
Un tuono rimbombò d'improvviso sulle nostre reciproche teste, insieme a fitta pioggia scrosciante. Rammento perfettamente di averne fornito appena un fugace accenno, l'indomani, parlottando con gli altri anziani del villaggio.
"Stanotte, c'è stata una tremenda bufera. Spero che il raccolto non ne abbia sofferto..."
Mi guardarono stralunati.
"Che io sappia non è caduta neanche una goccia, in vero, Garrett. I ragazzi della ronda non hanno menzionato alcun evento spiacevole, stamani"
Mi allarmai.
"Drake aveva perlustrato il villaggio, da cima a fondo. Nessun sopravvissuto...", spiegai, accertandomi che le imposte fossero serrate a dovere, e chiudendo ermeticamente le pesanti, fuligginose tende per evitare che l'acqua irrompesse.
"È... Morta?", propose il maggiore, seguendo ciascun mio movimento a bocca spalancata.
"Direi di sì...", confermai.
I fratelli si scrutarono con la coda dell'occhio. Quali segreti celassero era impossibile da decifrare.
Una cosa, però, era certa: nessuno dei due avrebbe tradito l'altro.
Perciò, risultava inutile metterli alle strette, sotto torchio. Avevano stabilito e sviluppato sin dalla tenera età un proprio codice d'onore. In seguito a qualche inutile tentativo di estorsione, consideravo ormai impossibile svelare quei taciti misteri.
"Allora, cuccioli! Partiamo?", li interruppi.
Annuirono.
"...Nell'epoca dei Lumi, gli Arcanisti scomparvero del tutto, purtroppo. L'ignoranza rende la gente sospettosa, come immaginerete. E l'Arcano venne presto confuso con la Stregoneria..."
Storia della Congrega rappresentava la materia preferita dell'Illusionista Talbot.
Secondo lui, era necessario delineare con chiarezza le basi per discernere e comprendere a pieno l'Essenza del Potere di cui era Custode.
I suoi baffi fremevano di entusiasmo durante la narrazione di qualche evento di fondamentale importanza, o nel corso della rievocazione di una data rilevante.
"Anno...", rimuginava, meditabondo.
Ed essi si drizzavano di colpo.
"...1736. Già!"
I tre allievi, col tempo, si abituarono a quel tipo di stranezze, così come al reiterarsi di molte altre.
Di qualsiasi natura comunque fosse l'energia che imbibisse le pareti scricchiolanti o i mattoni sbriciolantisi del convitto, sicuro era che nutrisse uno spiccato senso di amicizia misto a protezione nei loro confronti.
Maurice, ad esempio, fu il primo a scoprire quanto la casa si prodigasse nel fargli ritrovare tutto ciò che temporaneamente avesse perso.
La sua stanza, infatti, giaceva in uno stato di perenne disordine e abbandono.
"Lilith! Il monocolo? Lo hai preso tu? Senza il mio permesso? È furto!", gridò, richiamando l'attenzione della sorella, mentre sgusciava sotto le coperte alla disperata ricerca del prezioso oggetto smarrito.
Lei spuntò sull'uscio della stanza. Nella spelonca di un impolverato armadio aveva di recente recuperato un elegante cappello piratesco con piuma laterale annessa, di cui andava particolarmente fiera. Lo sfoggiava con nonchalance, sollevandolo appena per salutare qualcuno o inchinarsi.
Quel vezzo la rendeva particolarmente buffa agli occhi di Jonathan, ma ne caratterizzò anche il suo tratto distintivo.
Erano una cricca di adolescenti in via di crescita, dopotutto.
La loro personalità andava quotidianamente plasmandosi.
Era bello assistere a quella costante evoluzione, ammetteva di frequente Talbot.
Drake, invece, sembrava non curarsene affatto.
"Mocciosi...", commentava, tagliente.
"No, Mau", ammise lei.
"Uffa...", bofonchiò l'altro, trafelato.
Una lente dorata rotolò sul pavimento silenziosa, a quel punto, proprio sotto la punta del naso di entrambi, esterrefatti e impalliditi da quel prodigio.
Essa raggiunse il centro della camera e crollò sulle assi in legno, tintinnando in circolo per qualche secondo alla stregua di una moneta d'oro.
Maurice e Lilith si squadrarono a pupille sgranate.
"Hai... Hai visto pure tu?", chiese lui, con voce flebile e tremante.
"Scappiamo?", propose lei.
"Scappiamo! JOHN!", urlò contemporaneamente in direzione del terzo componente della comitiva, che li attendeva, tranquillo, in corridoio.
Jonathan non ebbe nemmeno un momento a disposizione per capacitarsi della situazione. Venne afferrato da un polso e trascinato via, giù per le ripide scale.
E successivamente, non capì neanche cosa fosse accaduto di preciso.
Gli parve soltanto che la rampa si fosse trasformata in un ampio scivolo e che loro non stessero scendendo, bensì ruzzolando rovinosamente da essa.
"AAAAAAAAAAHHHHHH!", berciarono le pesti all'unisono.
Infine, cozzarono contro un muro.
Drake e Talbot studiarono con zelo quel groviglio di braccia e gambe che si era creato, cercando di figurarsi mentalmente quale membra appartenesse a chi.
"Questa abitazione è... Maledetta...", balbettò qualcuno.
"Wynne? No, cari. Lei è una gran giocherellona. Non ferirebbe una mosca..."
Eppure, lo sbattere rumoroso di una finestra gli fu di avvertimento.
Sulla superficie del vetro esterno era stato appena spiaccicato un insetto dalla non più semplice distinzione, adesso.
Una poltiglia limacciosa, appiccicosa e verdastra colava dal suo corpo.
"Beh... Forse... Quelle fastidiose, sì", si corresse, ridacchiando.
In tal modo si era presentato il loro risveglio mattutino in prossimità dell'imminente lezione.
Frenetico ma... Simpatico, quantomeno.
"Scusate se vi fermo, signor Talbot. Ma vorrei qualche delucidazione in merito. In cosa consiste la divergenza tra Stregoneria e Arcano? E perchè tendete quasi ad offendervi se i concetti dovessero essere utilizzati come sinonimi?", formulò Lilith.
"Ottima osservazione, Lilly. Ciò nonostante, il motivo è abbastanza intuibile. Stregoni ci si nasce. Inoltre, non sussiste il libero arbitrio per loro. Le abilità che manipolano sono interamente votate al Male. I Demoni li assoldano per questo. Arcanista, al contrario, ci si diventa con lo studio, la meditazione, l'astrazione. Le nostre capacità non ci comandano. Viceversa! Siamo noi ad ammaestrarle e modellarle"
"E come conosceremo quale ci apparterrà di diritto?", proseguì la giovane.
"Propensione. È tutta questione di attitudine, innata predisposizione. Anche noi siamo stati dei discepoli. Formarvi in una fase tanto precoce permette al vostro temperamento di valicare ogni mutamento e stabilizzarsi. Sarà in quell'istante che compierete la vostra scelta!"
Maurice, accasciato sul banco, ronfava rumorosamente.
Talbot, ad uno schiocco di dita, fece sparire la sua sedia.
Lui piombò pesantemente a terra in un macello di frastuono.
"Non stavo dormendo! Non... No! Stavo ascoltando! Aristotele, Pitagora... Messaggio recepito!", farfugliò, stropicciandosi le palpebre.
"Sono temi di tre ore fa, questi...", lo rimproverò l'Illusionista.
Jonathan si sferrò ripetutamente alcuni schiaffi sulle guance per ridestarsi.
Non desiderava subire il medesimo trattamento.
Meglio ricomporsi!
"Torniamo a noi...", tergiversò il saggio, sbuffante, lasciandolo rimettersi in sesto.
"Nel Memento Quis Es ho letto che nessun'altra donna è stata istruita in precedenza. Sono davvero... L'unica?"
"Argomento spinoso, Lilly..."
"La ragione?"
"I nostri antenati. Ehm... Il 1600 era intellettualmente poco sviluppato, insomma. Per non menzionare i secoli addietro! Non che nel presente sussistano Arche Di Sapienza, per Dio! Pur tuttavia, siamo decisamente progrediti...", imbastì, giustificandosi.
"E... Dunque?"
Il giubilo svanì dalle sue labbra.
"Femmina pensante ed erudita, uguale... Rogo, cara. Torture, atrocità. Il genio aveva pronome maschile. I nostri avi ritenevano che foste per spontanea tendenza cattive. Donarvi un'arma quale l'Arcano equivaleva alla Distruzione del Mondo"
La bambina si rabbuiò.
"E se non avessero torto?", sussurrò.
"Lilly...", esclamò Maurice, meravigliato da quell'ipotesi.
"Sì, Mau! È pur sempre un rischio!"
"Tu sei buona. Che stai blaterando?", la rincuorò Jonathan.
"Dico che è un'eventualità. Centinaia di autori riportano la medesima questione. Non possono essersi sbagliati tutti!"
Il mentore le appoggiò una mano sulla spalla.
"Sarò sincero con te... Siamo nei guai seri. Un gruppo esiguo di adepti, di cui alcuni alla soglia della crudele morte, che ha peraltro vane, vaghe speranze di riuscita. Proviamoci! Io e Drake crediamo in te"
"Non che abbiate altre alternative...", sospirò lei, sarcastica.
"Me ne assumo ogni responsabilità. Ma scommetto che ti dimostrerai un'Arcanista strabiliante. Che quel furfante Italiano del Conte di Cagliostro si rivolti pure nella tomba! A me non interessa minimamente", scherzò.
"Quando si passerà all'azione, di preciso?", si intromise il biondo.
"Che intendi?"
"Spade, fucili, pistole..."
"Ve ne occuperete a varie riprese in settimana. L'Alchimista ne è un fervente appassionato"
"Il vantaggio? Se dovessi gestire la Piromanzia, sarei altrettanto nociva"
"Sei molto acuta, Lilith. Fine, arguta. Te lo concedo... Oggi, vi introduco solamente che esistono creature abbastanza suscettibili ai più comuni equipaggiamenti. Sarebbe superfluo scomodare l'Arcano per Entità che meriterebbero una futile stilettata di fioretto, no? Sapendo bene ove colpire, indubbiamente...", continuò Talbot, passeggiando.
"Uno degli Assiomi della Tavola dei Padri Fondatori declama che è assolutamente vietato rivelare l'appartenenza al nostro gruppo. Siamo destinati alla solitudine, ragazzi miei. A meno che... Non si abiuri. Pur tuttavia, gli obiettivi che ci prefissiamo di raggiungere allo scopo di annientare i Demoni, sono talmente alti e moralmente intoccabili da non indurci a vacillare. Il cammino che percorrerete è impregnato di rinunce e difficoltà. Chi è il folle che manderebbe tutto a monte, dopo tanto sacrificio?"
"Il Signor Drake...", mormorò la bruna.
Persino Maurice, ora, era estremamente affascinato da quella conversazione.
Il vecchio non assentì, preferendo di gran lunga sorvolare.
"Se ciò dovesse accadere saremmo costretti a reintegrarci in una società che è rimasta indietro, rispetto alle conoscenze acquisite. Significherebbe regredire, interpretando il ruolo di un innocuo speziale, al posto di un abile cultore dell'Arcano, rallentando al passo di lumaca della restante umanità, colma di pregiudizi e preconcetti. Quanto può durare? La maschera che indosserete si sgretolerà, darete libero sfogo alle vostre opinioni avanguardiste, vi rivelerete per ciò che siete, poichè l'intelletto che avete coltivato con cura qui dentro non ha gabbie a trattenerlo, ancore, catene, argini. È dirompente!"
I giovani erano senza parole.
"Avrete difficoltà a reinserirvi. Diventerete dei reietti, condannati a recitare un copione nel quale non vi rispecchiate, costretti ad interpretare un ruolo marginale nella grande commedia che è la Vita"
"Non vorrei contraddirla, signor Talbot, eh... Ma a me pare proprio una tragedia. Tutto ciò che ci apparteneva è polvere e cenere", lo corresse Jonathan.
"Ad ogni fine corrisponde un nuovo esordio. Il mio compito è insegnarvi a non tendere ad un assiduo baratro ma ad una perseverante, testarda ascesa. Rompete gli schemi del lecito. Elevate le vostre coscienze, proiettandole verso l'infinito. È lì, ai confini dell'inesplorato, abbandonate le zavorre della logica materiale, che la vostra miccia interiore esploderà in molteplici scintille!"
Un silenzio tombale piombò sui presenti al concludersi di quella declamazione. L'Illusionista aveva un paio di sfavillanti braci incendiate di foga ed ardore a sostituirgli le scure pupille.
Il fiato gli si era accorciato.
Il suo torace si allargava e rimpiccioliva a ritmo accelerato.
"La pazzia è... Contemplata, in questa impresa fantasmagorica in cui ci state spingendo? Qualcuno è mai ammattito?", proruppe dal nulla Maurice.
Il maestro lo fulminò.
"Chi definisci tale, ragazzo..."
"Il diverso, suppongo"
"La divergenza è nido di progresso, di sviluppo. L'uniformità rievoca una tediosa stasi. Quale reputi migliore?", terminò, severo.
"Non siate frettolosi a giudicare. Comprendo perfettamente quanto la realtà in cui vi hanno inscatolato, tappandovi le ali, vi blocchi. Ma sappiate che non è l'unica. Sarebbe troppo riduttiva per un Universo che, invece, sì è dimostrato illimitato. Non condividete? Dissertarne insieme, perciò, lo considero notevolmente costruttivo... Ma dopo un bel pranzetto, magari. A stomaco pieno, si disquisisce con più facilità. Op! Op!", li invitò, in ultimo, precedendoli di qualche passo.
"Ti sei superato, nonno!", esordì Hamond.
"Che...?", borbottai, estirpato a forza da quelle elucubrazioni, come da un sogno magnifico dal quale non vorresti distaccarti.
"Tutti quei dogmi e dettami... Ti scorrono nelle vene! È assurdo!"
"Li ripetevamo all'alba. Al canto del gallo. O addio colazione. PANCIA VUOTA, SE LA NORMA È IGNOTA!", confessai, divertito.
Era una rima che intonavamo di frequente.
Poi, però, me ne pentii.
"Tu?! Tu... Cosa...?"
"Io?! Questa è la senilità galoppante che mi serve brutti scherzi. Intendevo Jonathan, Lilith e Maurice. Perdonate il disguido..."
Tra i miei nipoti vagò l'ennesima, incomprensibile sbirciata furtiva.
Avevano abboccato?
"Sarà...", sbuffò Rowan, perplessa.
No.
Missione fallita.
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