34.
Come spiegare i giorni passati con Eddie? Stare con lui era come essere in una bolla che mi proteggeva da tutte le ansie che quotidianamente mi infestavano. A malincuore aveva accettato di non pubblicizzare la nostra ehm, qualsiasi cosa eravamo, a scuola, ma puntualmente mi accompagnava al negozio quando ero di turno, a volte fermandosi un po' più del dovuto (per la mia gioia, un po' meno per quella di Steve), mi lasciava bigliettini divertentissimi nell'armadietto e, inoltre, ci vedevamo un paio di pomeriggi a settimana con le prove con la band, dato che il sig. O'Connor ci aveva chiesto di far diventare la serata del martedì un appuntamento fisso, visto il successo che i ragazzi avevano ottenuto la scorsa volta.
Eravamo giunti alla fine di ottobre e Halloween era alle porte, non che mi interessasse la festa di per sé, ma perché il giorno dopo sarebbe stato il mio compleanno. Sì, ero nata il giorno della festa dei morti, quasi come se avessi avuto un destino infausto già segnato dalla nascita. Di norma, adoravo festeggiare, soprattutto se ripensavo alla festa di due anni prima, i miei 16 anni, dove mio padre se ne era uscito con una costosissima Gibson Les Paul vintage del 1957 nera e mia madre lo aveva rimproverato, tanto per cambiare! I miei mi avevano organizzato una festa stratosferica affittando una famosa villa alle porte di Chicago a cui aveva praticamente preso parte tutta la mia scuola, e molti amici e colleghi dei miei. Ecco, con il senno di poi potevo dire che quello era stato l'ultimo evento felice che avevo festeggiato con la mia famiglia. Poi era stato lì che James mi aveva regalato l'anello di Cartier, mostrandosi a tutti i nostri compagni come il perfetto principe azzurro. Aprii e chiusi la mano destra e il dolore arrivò puntuale a farmi compagnia.
Scossi la testa decisa a non pensarci e mi concentrai sulla lezione di economia. Mrs. Tingle aveva deciso di assegnarci un compito particolare per quella settimana, dovevamo simulare la vita domestica di una tipica famiglia americana. Io, con mio dispiacere e imbarazzo, ero stata messa in coppia con un certo Nate Walsh, uno dei giocatori della squadra di basket, molto simile come colori e stile a Jason Carver, che tra l'altro idolatrava. Dovevamo fare finta di essere una coppia sposata con tre figli, dove io ero una donna in carriera e lui restava a casa a badare ai bambini, dato che aveva perso il lavoro, quindi, avremmo dovuto fare molta attenzione al budget mensile che avevamo.
<Ti va se ci vediamo oggi pomeriggio per svolgere il compito?> mi domandò lui mentre io prendevo appunti sulla scala di valori che avremmo dovuto tenere in considerazione nel redigere il family economy plan.
<Ehm io di solito lavoro dopo la scuola.> svicolai. <Posso fare io il compito e dire che lo abbiamo fatto insieme?> proposi.
<Ma questo è barare!> sembrava sconvolto.
<Sei il primo sportivo che si preoccupa di barare su un compito?!> lo punzecchiai.
<No.> ridacchiò. <E' che ci tenevo a fare questa cosa perbene.>
<Allora è ancora peggio, sei uno sportivo fuori dai cliché!> feci la finta sconvolta e lui ne rise.
<Non voglio essere uno stereotipo dello sportivo, comunque, facciamo domani, allora?> non si arrendeva.
<Va bene!> esclamai rassegnata.
<Perfetto! Possiamo fare da me?>
<Ehm, credo che la biblioteca andrà benissimo.> preferii un campo neutro.
<Ah, certo, sì.> sembrò leggermente spiazzato.
Finimmo di prendere appunti e appena suonò la campanella mi allontanai per andare a posare i libri prima di recarmi in mensa.
Avevo preferito proporre la biblioteca per studiare visto che non sapevo quale avrebbe potuto essere la reazione di Eddie, cioè noi non stavamo insieme, non ce lo eravamo detti a parole, ma preferivo evitare eventuali complicazioni.
Arrivai al mio armadietto e prima di posare il materiale aprii il bigliettino che vi avevo trovato all'interno - ormai era diventato parte della nostra 'qualsiasi cosa avessimo'. Con il cuore che mi batteva a mille lo aprii e trovai un messaggio con la scritta 'And I've never seen anyone quite like you before, and I've never met anyone quite like you before', con accanto un disegno di una ragazza con le iridi multicolori, la frangia e una coda spettinata. Quel ragazzo era un vero e proprio artista! Sorrisi nel riporre il bigliettino nel mio diario (avrei dovuto trovare una differente collocazione per tutti quei messaggini, dato che il diario non mi sembrava il posto giusto per riporli!) Me lo appuntai mentalmente. Con il sorriso ancora sulle labbra entrai a mensa e raggiunsi Robin.
<Ehi.> gettai il mio zaino sulla panca accanto a lei.
<Ehi.> mi salutò di rimando, sembrava nervosa.
<Tutto ok?>
<Sì, è che oggi pomeriggio ho le prove con la banda e sono già un po' di volte che Vickie è mancata.> riferì preoccupata.
<Mmm, forse è stata poco bene?> suggerii.
<Non lo so, è che stavamo andando così bene a parlare, che questa assenza un po' mi sta mettendo in ansia.> ammise.
<Cioè? Credi che non venga alle prove per te?? Cavolo, e io che pensavo fosse Harrington l'egocentrico del gruppo!> scherzai, dandole affettuosamente un buffetto, e facendola sorridere.
<Hai ragione, sembro paranoica lo so. Ma è che mi sembra di avere questa brutta sensazione alla bocca dello stomaco!> sospirò.
<Si chiamano farfalle, e si muovono quando ci siamo prese una bella cotta per qualcuno.> rivelai, sospirando a mia volta, mentre mi giravo verso il tavolo degli sfigati.
Lui era lì, mi osservava in silenzio con il suo solito sguardo enigmatico, che mi faceva venire voglia di attraversare la sala di corsa e placcarlo stile giocatore di rugby. Mentalmente immaginai la scena e ridacchiai, poi mi voltai verso la mia amica.
<Cotta eh?> mi mise una mano sulla spalla.
<Senza speranza direi.> altro profondo sospiro.
Ero ancora assorta nei miei pensieri quando il nostro pranzo venne interrotto dall'ultima persona che ci saremmo mai aspettate che sarebbe potuta venire a parlare con noi, Jason Carver, accompagnato dal suo compagno di squadra, quello con cui dovevo svolgere il compito per la sig.ra Tingle.
<Ehi ragazze, che ci fate qui tutte sole? Volete unirvi al nostro tavolo?> esordì il capitano della squadra, mentre l'altro ci salutò con un cenno del capo.
<Ehm, no grazie, stiamo quasi finendo ormai.> rispose la mia amica.
<Peccato.>
<Ti serve qualcosa Jason?> chiese Robin senza troppo garbo.
<Sì, volevo ricordarvi che la scuola ha annullato la festa di Halloween per quest'anno. Sapete, con quello che è successo all'incendio dello Starcourt e in memoria dei nostri amati concittadini che non sono più con noi.> assunse un tono grave. <Ad ogni modo> continuò, <non possiamo restare in lutto in eterno, loro non lo avrebbero voluto, quindi, a metà novembre abbiamo ottenuto dal preside Higgins un ballo a scuola a tema film e telefilm, se possibile non horror.> affermò fiero.
<Ooookay, grazie di averci informate.> intervenne Robin sempre più interdetta, io annuii.
<Di nulla, le cheerleader si occuperanno della vendita dei biglietti, e mi raccomando, poi non dimenticate di votare per la coppia migliore.> fece l'occhiolino e noi rimanemmo sempre più spiazzate. <Bene, signore, allora vi lascio al vostro pranzo.>
<Ciao Sally, a domani.> mi salutò Nate, e io ricambiai con la mano.
<Ah... Sally?> si voltò il capitano, sorprendendomi di conoscere il mio nome.
<Sì?>
<Tu sai già con chi andrai alla festa?> mi chiese spiazzandomi totalmente.
<Ehm, no, sai com'è, ho saputo appena ora che ce ne sarà una.> risposi sinceramente.
<Mmm... va bene, meglio così allora.> e guardò in faccia al suo amico. <Ci si vede.>
Io e Robin ci fissammo sbalordite.
<Cosa cazzo è appena successo???> fece lei.
<Non ne ho la più pallida idea!> ammisi.
<JC che ti ha invitata praticamente alla festa come potremmo definirlo?>
<Non mi ha invitata!> affermai.
<Mmm...>
<Cosa?>
<Secondo me sì. Sarà la tua aura da Jedi, ma sei molto gettonata in questo periodo ragazza mia.> mi mise una mano sulla spalla.
<La pianti??>
Scoppiammo a ridere, in effetti era stata una situazione surreale, e forse avrebbe potuto anche sembrare che JC fosse interessato a me, ma era un'idea talmente assurda che anche solo a formulare un pensiero del genere mi sentivo ridicola.
Ci alzammo e gettai l'ennesima occhiata al tavolo degli sfigati e notai il loro leader con gli occhi che gli dardeggiavano. Capii che aveva assistito alla scena. Che fosse geloso di me? No, impossibile. Poi di cosa? Non c'era nulla per cui essere gelosi o infastiditi.
Me ne andai a lezione con la testa piena di idee ingarbugliate che cozzavano le une con le altre.
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***
ciao a tutt*, le cose cominciano a chiarirsi e ad ingarbugliarsi allo stesso tempo, vi prometto più azione nei prossimi, ma dovevo gettare un po' di basi per realizzarli... che pensate combineranno questi due? fatemi sapere le vostre impressioni/opinioni/commenti che adoro leggere, come sempre ** inoltre, vi dico in anteprima che sto scrivendo la parte finale di questa storia <3 come sempre vi ringrazio tantissimo per il vostro supporto, e vi chiedo di sostenerla con una stellina e/o condivisione **
ps: anche stavolta vi ricordo della short che ho scritto e che potete trovare sul mio profilo ** mi farebbe molto piacere (per chi non l'ha ancora fatto) se andaste a leggerla e a supportarla ** anche perchè sarà la prima, spero, di diverse altre **
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