7. Still don't know my name
I took your heart
I did things to you
Only lovers would do in the dark
Made you a God
Priests, popes, and preachers
Would tell me I did it wrong
Eddie's POV
Noto subito Sally nella folla, Michael me l'aveva detto che sarebbe venuta, ma io non ci ho creduto fino a che non me la sono ritrovata davanti. Sembra ancora la stessa ragazza di tre anni fa, quella che sotto la pioggia newyorkese mi implorava di andarmene e lasciarla stare per sempre. Beh, Sally, per un po' ti ho accontentata, non credi?
I ragazzi stringono le mani a chi è riuscito a intrufolarsi nel backstage, ma io non riesco a soffermarmi su nessuno di loro – ho i palmi sudati e sento uno strano fastidio allo stomaco.
"Eddie, cazzo, hai voluto riaverla tu nella tua vita ma, come ha detto Gareth, stavi benissimo anche senza; eppure, devi sempre dare ascolto a quella testa di cazzo che ti ritrovi."
Scuoto il capo e osservo le luci calare.
Faccio un paio di respiri profondi, butto giù un whisky doppio e mi beo del visibilio della folla. Siamo i Corroded Coffin e siamo in cima al mondo! Inspiro quest'alone di gloria che mi manda su di giri più di una sigaretta magica.
Spavaldo, salgo sul palco per ultimo, agguanto la chitarra e comincio a blaterare qualcosa, stando ben attento a non guardare dal lato di Sally – non vorrei bloccarmi nel bel mezzo del concerto e darle vinta anche questa.
Inforco la Warlock e la accarezzo come se fosse la mia fidanzata; pizzico delicatamente le sue corde e cominciamo, come concordato, con l'ultimo singolo. Scommetto che Henderson non ha fatto caso al nome che ho scelto, certo che no, ormai è tutta presa dal suo matrimonio con l'uomo della sua vita, bleah.
Alzo un sopracciglio e non riesco a evitare di fare una strana smorfia.
Cerco di scacciare via i pensieri concentrandomi solo e soltanto sulle note che sto arpeggiando.
Non so nemmeno io come, ma sono riuscito a tenere la concentrazione sulla chitarra e a sorvolare con lo sguardo, e con il pensiero, Sally. Le ho soltanto lanciato una rapida occhiata, mio malgrado, tra la seconda e la terza canzone.
Il resto del live fila liscio, senza troppi intoppi e pensieri.
Quando suono "The Game of Damnation", però, mi viene in automatico guardare dalla sua parte; dopotutto, lei ha contribuito alla stesura del testo e ha revisionato la musica in fase ultima.
Perciò, mi costringo a fissarla, dopotutto perché no, non è colpa mia se le cose tra di noi sono andate così, ma sua. Quindi, perché farmi problemi? Anzi, sono proprio curioso di vedere la sua espressione mentre le suono, cioè suono, quel pezzo.
Do il mio meglio, anzi faccio anche degli arpeggi diversi dal solito, tali da meritarmi delle strane occhiate da parte dei miei compagni; di solito suonavo in questo modo solo con Sally, che adorava quando esageravo con la Warlock.
Alzo lo sguardo dalla chitarra per puntarlo di fronte a me – noto Michael e altri produttori alle prime file, ma di lei non c'è traccia. Aggrotto la fronte e comincio a perlustrare la sala con non poca difficoltà. Il buio, infatti, non mi aiuta, ma senza dubbio, lei sembra non esserci.
E se fosse andata via? Naaaah, non è da lei sfuggire, o meglio, non lo avrebbe fatto la vecchia Sally, ma questa nuova che se ne va dichiarando il suo amore ai quattro venti, mettendosi così in mostra, non la riconosco davvero.
Impaziente di terminare il brano e mettere, così, fine alla mia curiosità, accolgo con gioia il colpo finale della batteria di Gareth.
«Grazie mille a tutti. Prossimamente uscirà il nuovo singolo nella versione doppia. Continuate a seguirci. God save the metal!» saluto infine, accompagnandolo con il pugno in alto e l'indice e il mignolo alzati.
Veniamo accolti da uno scroscio di applausi e io mi dileguo prima che qualcuno mi si avvicini per qualche foto. Non posso perdere tempo, devo trovarla.
Gareth, che ha già capito tutto, mi osserva furtivo, mentre mi fa scudo da Michael che già mi si sta avvicinando per presentarmi qualche persona.
Mi avvio veloce al bar e ordino un altro whisky, che ingollo in un sorso.
"Pensa Eddie, dove cazzo può essersi cacciata?"
In fondo, non conosce nessuno, a parte il mio manager, quindi, o è andata via oppure può essersene uscita a fumare una sigaretta. Cazzo, sì. Ho un'illuminazione.
Scannerizzo la sala in cerca della prima uscita e noto la terrazza alla mia sinistra. Mi dirigo in quella direzione, ignorando i vari tentativi di attaccare bottone che mi si presentano. Dopotutto, la parte della star stronza mi viene molto naturale.
Sollevo la maniglia della portafinestra e il vento mi schiaffeggia il volto sudato. Mi tampono la fronte con il dorso della mano e maledico di avere addosso solo la t-shirt con il logo dei Metallica. Rabbrividisco solo per un attimo e richiudo il vetro alle mie spalle.
Muovo la testa da un lato all'altro e mi calmo soltanto quando la vedo, verso destra, che fuma con due tizi, che mi schermano alla sua vista.
Cazzo, dopo tre anni, eccola di nuovo a un passo da me, sta parlottando con uno dei due tipi che le rivolge dei sorrisi da cazzone e mi fa venire voglia di tirargli un pugno. Mi avvicino, non visto.
Ignoro il fastidio, anche perché non ha modo di esistere, e stringo il palmo.
«Ehi, amico, vai a farti un giro.» gli suggerisco, cercando di non far trapelare la noia che la scena mi ha dato.
Il coglione non appena mi nota, ovviamente si dilegua, rivelandomi la mia ex, che nel frattempo si è voltata e mi sta osservando con uno sguardo strano sul viso.
«Ciao Sally, ci si rivede.»
Le lancio un'occhiata di sbieco e noto come appaia diversa – sembra più seria, anche nell'abbigliamento. Indossa un top e un pantalone elegante, ma soprattutto i tacchi, che lei ha sempre fermamente odiato. Evito di soffermarmi sugli occhi.
Mi fissa, senza proferire parola.
Faccio un mezzo sorriso sghembo, che però mi viene fuori come un ghigno.
«Cos'è? Non mi riconosci? Non ti ricordi come mi chiamo?» chiedo sarcastico e lei sembra scuotersi.
«Ed.» si schiarisce la voce. «Eddie.» mi saluta, sollevando il capo.
«Sally.»
Se ne sta in silenzio a fissarmi come se fossi un alieno.
«Bene, adesso che abbiamo ricordato i nostri rispettivi nomi, possiamo andare avanti con la conversazione?» la punzecchio.
Lei deglutisce e io me la sto spassando un mondo a vederla in difficoltà.
«Conversazione?» mi ripete.
«Ehm, sì, sai com'è? È quando due persone iniziano a parlare in un botta e risposta.» accompagno queste parole con il gesto di reciprocità.
Solleva un sopracciglio.
«Mi prendi per il culo?»
Eccola che torna a essere la Sally di un tempo.
«Io?! Non mi permetterei mai! Lei è la grande giornalista Sally Henderson, o devo chiamarla Sally Cook ora?»
Ecco, l'ho detto non ce l'ho fatta a trattenermi. Mi ero ripetuto che avrei evitato di parlare di quest'argomento, ma le parole mi sono straripate dalla bocca come un fiume in piena e non sono riuscito a fermarle.
Lei sembra colpita e i suoi occhi saettano allarmati.
Non faccio in tempo ad attendere una risposta, però, che veniamo interrotti da Michael Gensen.
«Oh, Miss Henderson, eccola qua. Credevo se ne fosse andata. Ah, ha già incontrato Mr. Munson, vedo.» ci dice, facendosi più vicino.
Sally abbassa istantaneamente lo sguardo da me, come se il manager ci avesse colti in fallo.
«Ehm, sì. Stavo appena facendo la conoscenza di Mr. Munson.» mente in maniera spudorata e mi si forma una piegolina divertita al lato dell'occhio che indica che sto sorridendo alla sua bugia.
«Mr. Munson, eh?» domando, riportando la sua attenzione sulla mia persona.
«Eccellente, eccellente. Come le è sembrato il concerto?» la incalza Michael, ignorando la mia domanda, e io colgo l'assist involontario che mi ha appena fornito.
«Sì, come le è sembrato il concerto, Miss Henderson? Lo ha visto tutto?»
«Bello.» cerca di dribblare.
«Solo bello? Una giornalista musicale come lei non riesce a trovare altri aggettivi? Mi avevano detto che nel suo settore lei è la migliore.» continuo a pungolarla e lei abbassa le palpebre.
«Se proprio devo essere sincera,» esordisce scoccando la lingua. «Forse avrei evitato l'assolo a metà della nuova canzone. Avrei osato più sul basso, sporcando un po' di più il pezzo, ma rendendolo più attuale. Mi avevano detto che voi siete la band più infuocata degli States.» mi affronta con le mie stesse armi.
Poi mi fissa beffarda, puntando quelle maledette iridi cangianti nelle mie. Damn, stavolta non resisto e la fisso.
Mi incanto un momento, poi scoppio a ridere per la sua sfacciataggine e Gensen ci guarda come se fossimo due matti.
«Benvenuta in squadra, Miss Henderson.» le dico divertito e le porgo la mano.
Dopo qualche istante di titubanza, me la stringe.
Michael rilascia le spalle, soddisfatto da questo strano accordo.
«Non vediamo l'ora di lavorare con lei.» continua.
Ma io non l'ascolto. Il contatto con il palmo di Sally mi manda in tilt, annebbiandomi i sensi. La sua pelle, calda e morbida nonostante le cicatrici, mi riporta indietro con la mente, a quando per la prima volta riuscii a toccarle la mano... quando lei decise di fidarsi di me. Quando mi disse che mi amava.
Missed you, kissed you and make-believe
I'm dreamin' of all the possibilitiesI
'm kissing all over your body, my Nefertiti
And every time I think the plan is aligning
You still so close yet so far
Still don't know my name
You still don't know my name
⚠️ATTENZIONE⚠️: quest'opera è protetta da copyright © - sono vietati plagi, anche in modo parziale.
***
ciao a tutt*,
non vi aspettavate già un nuovo aggiornamento vero? <3 ma sono abbastanza produttiva in questi giorni, anche se non so quanto durerà il tempo libero che ho a disposizione, perciò enjoy questo capitolo ** sperando che vi stia piacendo. **
fatemi avere i vostri commenti che adoro leggerli **
e se la storia vi piace, vi chiedo di supportarla con una stellina **
Grazie.
Effy <3
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