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Capitolo 5. Lydia


Una voce acuta e meccanica travolse in pieno l'udito di Lydia, travolgendola. Non le erano mai piaciuti i toni dei richiami per le partenze all'aeroporto di New York, e sapeva di non essere l'unica a lamentarsi. La popolazione benestante aveva investito molto per il design e la struttura dell'aeroporto, ma nessuno si era mai preoccupato di controllare o cambiare la musica che arieggiava o la voce per gli avvisi.

«I gentili passeggeri sono avvisati che l'aereo in direzione Los Angeles è in arrivo.» Venne annunciato dopo ore di ritardo la presenza del volo, assicurando Lydia. Da quando aveva ricevuto il messaggio, non aveva fatto altro che prepararsi. Dopo anni e anni, avrebbe finalmente rivisto tutti, avrebbe finalmente rivisto lui.
Non si era fatta problemi sul cosa portare, aveva buttato vestiti senza un ordine nelle due valigie di Louis Vuitton, accompagnate dalla sua tanto amata borsa.

A farla tornare nella realtà, fu la sensazione di una mano sulla sua spalla. «Dobbiamo avviarci verso quella parte, Lydia.» Le aveva spiegato quel ragazzo dagli occhi scuri, per cui tanto avrebbe voluto perdersi in essi. Quando guardava Alexander negli occhi, non riusciva a trovare alcuna luce, ed era questo a continuare a farla star male; lei non provava alcun tipo di sentimento per quel ragazzo che al contrario glie ne dimostrava parecchi. Sapeva benissimo che Alexander sarebbe stato capace a darle qualsiasi cosa per cui lei aveva sempre sognato da bambina; una casa accogliente, un certo privilegio finanziario, in guardaroba abbondante ed un marito amorevole. Ma nonostante tutti questi punti, lei desiderava una sola cosa. Lydia voleva essere felice, voleva sentirsi in pace con se stessa. E stare con Alexander, non glie lo permetteva. Ogni qualvolta che i suoi occhi incrociavano quelli scuri ma dolci del suo compagno, si sentiva in trappola. Ciò che la teneva ancora legata a lui era forse un atto buono. Sapeva che se si fosse allontanata da Alexander, lui avrebbe sofferto più di qualsiasi altra persona al mondo. Teneva molto alla ragazza dai capelli rossi, un suo distaccamento gli avrebbe spezzato il cuore.

«Oh sì, scusami.» Era tornata in sé, difronte a quel ragazzo che premuroso non capiva cosa Lydia avesse, cosa le passasse per la testa. Ma, d'altronde, poteva farsene un'idea.

In base a quel suo ragionamento, le domandò con un sorriso raggiante, che avrebbe potuto illuminare anche l'animo di un perduto. «Emozionata per l'incontro con i tuoi vecchi compagni? Ti capisco, non li vedi da molti anni! Ma stai tranquilla, ci sono io con te. E poi, che sarà mai, una settimana per l'organizzazione dell'evento per poi la partecipazione ad esso. Andrà tutto bene, tesoro, vedrai!» Assicurò quelle che pensava fossero le sue preoccupazioni, che effettivamente erano in parte vere. Lydia aveva il terrore di rincontrarli tutti, non sapeva cosa avrebbe potuto dire quando tutti i suoi amici l'avrebbero guardata delusi, disprezzandola. Si era pentita di ciò che aveva fatto, di averli fatti soffrire, ma non aveva avuto alcuna scelta.

«Grazie, Alexander. Sono davvero contenta che tu sia qui, con me.» Gli rispose in modo che lui non affrontasse nuovamente l'argomento, non avrebbe potuto sorreggere alcune domande sui suoi vecchi compagni del liceo. Le dispiaceva dover mentirgli però, non era affatto felice del fatto che lui avesse insistito per seguirla. Lydia aveva inventato tutta una scusa enorme, quando Alexander l'aveva scoperta nel preparare velocemente i suoi bagagli. L'unica cosa che le era venuta in mente era il fatto che il suo vecchio liceo, avesse organizzato un incontro per alcuni studenti, e che lei era tra quelli. D'altra parte, non sapeva cosa sarebbe potuta inventarsi per una sua partenza nella sua città natale, dato che nemmeno più sua madre viveva lì. La signora Martin aveva svolto il ruolo di preside per alcuni anni, ma poi aveva deciso di prendersi una vacanza, forse un po' troppo lunga. Per spiegarsi, raccontava alla figlia di aver capito che la sua vita non era quella, e che, dopo aver visto tutto quello che succedeva a Beacon Hills, aveva avuto voglia di cambiare aria. Lydia, d'altronde, non poteva biasimarla; si era allontanata anche lei in parte per gli stessi motivi.

Alexander si fermò e la guardò negli occhi, occhi sognanti, innamorati. Le sorrise, mostrando la sua dentatura perfetta e i suoi denti a dir poco uguali. Lydia sorrise, questa volta sinceramente. Aveva sempre voluto ricevere attenzioni, e il ragazzo difronte a lei glie ne dava più di quanto lei avesse mai immaginato di ricevere.
Alexander si avvicinò a lei in maniera cauta e dolce, mentre con la coda dell'occhio osservava le labbra carnose della ragazza, su cui era ancora incentrato un sorriso. Dopodiché, appoggiò le sue labbra su quelle di lei, dando vita ad un bacio passionale, romantico.
Lydia si accorse dell'effetto che le fece, in quel gesto riconosceva tutto l'amore, tutto l'affetto. Ma, nonostante questo, non riusciva a ricambiare quell'intensa passione. I brividi non le percorsero la schiena, il cuore non le batteva a mille, la sua mente non si perdeva. In quel bacio si sentiva aver il controllo di tutto quello che stava accadendo in quel preciso istante. Non riusciva a ricambiare quella passione, e lo dimostrava a se stessa accorgendosi di non perdersi completamente, di non mandare in tilt il suo cervello, come le era già accaduto.

«Su, andiamo ora.» Le aveva detto, dopo essersi staccato da lei.
Lydia annuì, accennando un sorriso forzato. A volte si sorprendeva di come chi la circondava non si accorgeva di quando stesse fingendo, di quando non fosse felice. Della sua felicità o meno, i suoi amici a Beacon Hills se ne erano sempre accorti, pur conoscendola in pochi anni. In otto anni, Alexander aveva creduto di sapere chi fosse la ragazza per cui si era perdutamente innamorato dal primo istante, mentre in realtà non era così.

Il volo era stato tra i peggiori a parere di Lydia, e nonostante avesse viaggiato in prima classe lo aveva vissuto male. Alexander, al contrario, si era addormentato non appena si era seduto su quei comodi sedili, permettendo alla compagna di guardarlo nei minimi dettagli. Era stata incantata dal suo piccolo naso, dalle sue ciglia folte. Perché non riusciva ad innamorarsi di un ragazzo tanto perfetto come quello che aveva al suo fianco?
Questa domanda la stava torturando da tutto il viaggio, si era addirittura mangiucchiata le unghie, nervosa. Se n'era fregata dello smalto color crema che aveva steso sulle sue unghie con così tanta cura, occupandole molto del suo tempo libero. Probabilmente, se la madre l'avesse vista, l'avrebbe sgridata in modo da farle venire un mal di testa atroce per la sua continua parlantina, convincendola a non farlo più. Ma non le importava, come di molte altre cose.

«Signora, mi scusi, stiamo per atterrare. Potrebbe avvisare suo marito, per cortesia?» Lydia si era girata verso la ragazza che l'aveva presa in questione. Era ancora una ragazzina, pensò, nonostante vestisse in una maniera elegante e lavorasse su uno degli aerei più famosi per il servizio nella cittadina newyorkese.

«No no, noi non siamo. Insomma, lui e io, no no...» Aveva iniziato a blaterare in risposta, preoccupata per una sola cosa. Evidentemente, l'hostess li aveva scambiati per una coppia sposata, e questo a Lydia metteva molta soggezione. Dovevano sembrare così uniti, da farli credere assieme. «Lo sveglio subito, la ringrazio.» Aveva poi cambiato tono ed espressione, cercando di ricomporsi. Aveva stirato la camicetta con le mani, che era posta sotto la gonna aderente a vita alta che da anni la accompagnava. Si era sentita stupida a fare dei commenti del genere, infondo la ragazza al suo fianco non aveva detto nulla di male.

L'hostess le rivolse un'occhiata divertita, anche se non sembrava capire quale problema avesse la ragazza a cui aveva rivolto quel favore. Vedendo l'espressione che ella le aveva rivolto, Lydia si sentì avvampare, mentre sgranava gli occhi, stringendo i denti.
Appena la ragazza se ne fu andata, non perse tempo a svegliare Alexander.

«Alexander, stiamo per atterrare! Svegliati, avanti!» Aveva sussurrato, cercando di riportarlo nella realtà, con poca dimestichezza. Non sapeva come fare, non gli era mai capitato di svegliarlo. Ciò poteva sembrare strano, ma era la pura verità. Se non fosse stato per il lavoro che lo stressava, sarebbe stata Lydia probabilmente ad addormentarsi, mentre Alexander la teneva stretta a sé.

Il ragazzo aprì gli occhi finalmente, sotto lo sguardo rasserenato di quello della sua compagna. Non appena i loro occhi si incrociarono, il suo volto si illuminò, dando alla luce un sorriso che avrebbe fatto sciogliere tutti, tranne Lydia.

«Stiamo per, per atterrare.» Aveva sussurrato la ragazza dai capelli rossi, impacciata sul da farsi. Quel viaggio turbolento stava finalmente per finire, e le preoccupazioni e le paure che l'avevano colpita stavano tornando, facendole venire piccoli brividi su tutta la schiena. Non mancava molto all'incontro con i suoi amici, e Lydia sentiva l'aria mancarle. Il respiro le era diventato affannoso, e la testa aveva preso a girarle. Aveva tentato di chiudere gli occhi, in preda a quella paura del tutto banale. Eppure, a lei la banalità l'aveva sempre spaventata. Gli anni a Beacon Hills erano stati così complessati e difficili, tanto che per la ragazza era impossibile ormai abituarsi alle sciocchezze nelle minime cose. Anche se detestava ammetterlo, quel mondo così tetro e complicato era a quel punto dentro di lei, ed era sicura che mai se ne sarebbe potuto andare.

«Ho chiamato il taxi che avevano prenotato. Dovrebbe essere qui a momenti.» Le spiegò Alexander, dopo essere usciti dall'aeroporto. Avevano aspettato molto per prendere i bagagli, che sembravano essersi dispersi. All'appello di Lydia ne mancava addirittura uno, contente alcuni cosmetici di scorta; gli addetti ai bagagli le avevano detto che nell'arco di qualche ora avrebbero potuto rintracciarlo, ma la ragazza dai capelli rossi aveva lasciato perdere, sapendo di non avere tutto il giorno.

Avevano deciso di prendere l'aereo per Los Angeles, in quanto gli altri voli erano stati annullati per turbolenze, e di farsi trasportare poi a Beacon Hills da un taxi.
Tra le mille auro gialle che viaggiavano senza sosta tra la grande metropoli, una di queste parcheggiò proprio davanti a loro. Da questa, un uomo basso e grosso ne uscì, togliendosi il cappello dell'azienda per cui lavorava.
Dalla sua bocca le scuse per il ritardo uscivano a per di fiato, e Alexander, dapprima infastidito, lo rassicurava con fare da gentiluomo.
L'uomo aiutò i due a mettere i rispettivi bagagli nel baule, che, seppur spazioso, si ritrovò ad essere più piccolo di quanto Lydia immaginasse. Dopo vari minuti impiegati nell'incastrare ogni valigia, l'autista annunciò che sarebbero partiti da lì a pochissimo, suscitando nella ragazza un grande sospiro.
Scott era stato chiaro, la voleva entro il fine settimana, non avrebbe perciò disubbidito arrivando in ritardo all'incontro prestabilito.

«Allora, qualche vecchio fidanzatino da cui ti dovrò tenere alla larga?» Domandò con aria allegra Alexander, non appena il veicolo era partito a tutta velocità per quelle strade piene di buche.
Quelle semplici parole, accompagnate da un punto interrogativo finale, furono un altro motivo per cui l'ansia di Lydia dovesse aumentare notevolmente. La ragazza sapeva che Alexander in un modo o nell'altro avrebbe fatto la conoscenza dei suoi amici, e questo la terrorizzava di più.
Insomma, cosa avrebbe potuto dire?Otto anni che non si faceva sentire da lui, per poi ripresentarsi con un ragazzo al suo fianco. E tutti i suoi amici, cosa avrebbero pensato?
Più Alexander parlava, raccontando delle sue vecchie fiamme, più la pazienza per Lydia stava terminando.
In quel momento, una sola cosa avrebbe voluto fare, ma sapeva che non sarebbe stato un bene per nessuno. Urlare in quel momento, avrebbe portato solo grandi e grossi casini.

«No, non c'è nessuno per cui devi preoccuparti.» Aveva risposto, dopo che il compagno aveva preso a guardarla in attesa di una risposta. Il cuore in quel momento, dove aveva pronunciato quelle semplici parole, aveva battuto più volte. Sapeva che se nel veicolo ci fosse stato un licantropo, avrebbe capito la bugia che la ragazza aveva appena raccontato.

Lydia vide con la coda dell'occhio le labbra di Alexander piegarsi in una perfetta curva, soddisfatto. Quando però, lo vide disfarla per aprire bocca, lo precedette, per paura che potesse fargli qualche altra domanda, che sapeva non avrebbe potuto sopportare.

«Ti dispiace se dormo un pochino? Il viaggio mi ha davvero stancata.» Gli aveva chiesto, con i suoi soliti occhi pietosi che sapeva l'avrebbero fatto sciogliere in quel preciso istante. Come detto, il ragazzo la guardò per qualche istante, per poi annuire e avvicinare il suo viso al suo petto. Con una mano, prese ad accarezzarle i capelli, in maniera delicata. E, prima che Lydia potesse abbandonarsi tra quelle braccia, gli lasciò un lieve bacio sulla testa, in maniera affettuosa.

Spazio Autrice:
Salve Teenwolfniani! Come state? ❤️

Spero questo capitolo vi sia piaciuto, incentrato sulla coppia Lydia-Alexander. Mi sembrava giusto dargli un piccolo spazio prima dell'incontro con gli altri!

Cosa ne pensate? Fatemelo sapere!❤️

Domanda del capitolo: quale personaggio di Teen Wolf vi manca di più? Allison, Aiden, ecc?

Al prossimo capitolo,
-Rebecca💗

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