Capitolo 15. Branco
«Dov'è?» Domandò preoccupato una volta a casa l'Alpha, alla madre. Melissa era stata attenta, non aveva perso nessun dettaglio dal giorno in cui Scott aveva portato nella casa quel bambino, dal volto pieno di terribili cicatrici.
«Seguitemi.» Rispose lei, guardando negli occhi tutti. Era sempre stata brava a trasmettere sicurezza, e quei ragazzi lo sapevano bene. Ai tempi del liceo, avevano passato più tempo in quella casa che nella loro scuola, dove era giusto stessero.
Melissa si girò e salì le scale, mentre i quattro ragazzi la seguivano con passi silenziosi. Non sapevano quale reazione potesse avere il bambino, alla loro vista, perciò dovevano sembrare il più normali possibili, e dovevano cercare di trasmettergli più sicurezza possibile.
Scott aveva avvisato gli altri che il bambino presentava segni sovrannaturali, per questo li aveva chiamati, sotto consiglio di Argent. Malgrado ciò, non potevano sapere quanto quell'essere così indifeso conoscesse di quel mondo così distante ma allo stesso tempo terribilmente vicino.
Improvvisamente si sentì qualcosa cadere, dietro i ragazzi. Si girarono tutti, rizzando le orecchie, per vedere da dove provenisse quel rumore così strano.
«Stiles! Per la miseria, sai camminare?» Domandò scocciata di tutto quel rumore Malia, mentre gli altri si scambiavano una silenziosa risata.
«Sai com'è, non mi da proprio sicurezza essere l'ultimo della fila, mentre state salendo tutti come zombi verso un bambino che probabilmente è la causa di segni che portano vendetta.» Borbottò lui, alzandosi.
«Stiles.» Lo richiamò qualcun altro, qualcuno con tono più dolce ma allo stesso tempo pieno di rimprovero.
«Che c'è?» Domandò lui, una volta essersi accorto che la persona che aveva pronunciato il suo nome era proprio la ragazza che tutte le notti sognava.
«Chiudi il becco.» Alzò gli occhi al cielo, per poi girarsi ed andare avanti, dietro di Scott.
Melissa li condusse ad una camera vicina a quella del figlio, che nessuno conosceva. Era come se quella stanza fosse comparsa da un giorno all'altro. La donna fece finta di non comprendere i loro dubbi a riguardo, non aveva intenzione di dare spiegazioni, non in quel momento. «Se avete bisogno, sono da basso a preparare la cena. Non fate troppo rumore, o il signor Feary chiamerà lo sceriffo, di nuovo.» Li avvisò, spostando lo sguardo do sfuggita su Stiles. Il ragazzo fu percosso da mille brividi, sapeva che Melissa lo aveva detto per avvisare lui. Nonostante ciò, non capiva come mai lei sapesse. Lo sceriffo le aveva per caso parlato del loro rapporto - se così ancora si poteva definire?
I ragazzi si affrettarono ad annuire, per poi, in maniera cauta, aprire la porta, ed entrare.
Fu Lydia l'ultima a chiudere la porta. Anche se, dopo averlo fatto, sperava di non essere stata lei. Furono brevi secondi, brevissimi. Quando le sue dita si appoggiarono sul pomello, più flash le comparvero nella testa.
Poi, tutto come prima. Era ritornata nella stanza, bensì scossa da ciò che era appena successo. Lo aveva visto solo lei, e questo la preoccupava di più. Non aveva una visione del genere, legata ai suoi poteri, da anni. Troppi anni.
«Ti senti bene?» Gli sussurrò vicino Stiles, notandola pallida e sudata, con il viso spaventato, quasi assente.
In risposta Lydia annuì, per poi riconcentrarsi su Scott, che muoveva la bocca verso qualcosa. O meglio, verso qualcuno.
«Vedi, questi sono i miei amici. Lei è Malia, lui Stiles, e quella lì infondo è Lydia. Siamo qui per aiutarti. Puoi fidarti di noi.» Disse Scott, rivolto al bambino che si nascondeva sotto un piccolo comodino dalle gambe lunghe. «Non vogliamo farti del male.» Continuò, con tono tranquillo e sincero.
Il bambino, a quelle parole, fece per uscire, spostandosi con il solo uso delle gambe, rimanendo saluto. «Grazie.» Sussurrò lui, ai ragazzi che lo guardavano con espressioni apprensive e sincere.
La risposta però, non venne capita da nessuno. Infatti i quatto si guardarono, cercando di capire l'uno nell'altro se avessero compreso qualcosa. «Cosa ha detto?» Domandò Malia, con aria stranita.
«Ci ha ringraziati.» Rispose Stiles sicuro, dopo averci pensato bene. Lo aveva capito.
«Che lingua è?» Domandò nuovamente la stessa ragazza, che invece non ci capiva nulla.
«Io credo sia italiano.» Rispose Lydia, con poca sicurezza. «Come sai cosa ha detto?» Domandò questa volta lei, diretta al ragazzo che prima aveva tradotto la parola del bambino.
«Ve l'avevo detto che avevo una coinquilina che guardava solo cartoni in italiano.» Rispose lui, con un gran sorriso in volto, fiero di aver detto una cosa corretta, una volta tanto.
«Stiles, non c'è nulla di divertente. Togliti quell'espressione. Se parla solo in italiano, come possiamo capirlo?» Lo rimproverò Malia, accorgendosi quanto le era mancato rimproverarlo. Sembrava buffo da pensare, ma era proprio così. A Chicago non aveva stretto amicizia con nessuno, e contraddire il padre non la divertiva come invece la divertiva Stiles.
«Io parlo an-anche vostra lingua.» Sussurrò nuovamente il bambino, facendo tirare un sospiro di sollievo ai quattro ragazzi.
Vedendo i loro volti più sicuri, il bambino fece per alzarsi e avvicinarsi di più a loro.
«IO TI SPEZZO!» Si sentì improvvisamente fuori dalla casa, con tono arrabbiato e frustrato. I quattro amici si scambiarono uno sguardo preoccupato, mentre il bambino indietreggiava sempre di più, nascondendosi nuovamente sotto il comodino.
«No no, ehi, va tutto bene. Stai tranquillo.» Cercò di rassicurarlo Scott, ma invano. Da fuori continuavano a sentirsi rumori ambigui, e la voce di qualcuno dal fare arrabbiato rivolto verso un altro individuo.
«Resto io con il bambino, voi scendete a vedere cosa sta succedendo.» Disse Lydia ai tre amici, che senza farselo ripetere uscirono dalla stanza.
I rumori sembravano provenire proprio da fuori la casa, e ciò incuteva non poca paura nel bambino, che nel frattempo chiudeva le orecchie con le mani e si dondolava, come nella speranza che finisse tutto.
«Aspettate, conosco questa voce.» Lì fermò Scott, quando si trovavano proprio sulla porta. Si fermò brevemente a pensare, per poi aprire la porta e restare a bocca aperta, come i due amici.
«Oh ragazzi, ciao. Questo cretino, chiunque sia, mi stava negando addirittura di entrare in casa. Ma che c'è un circo in giro, per caso?» Borbottò il ragazzo davanti a loro, mentre per un braccio teneva Alexander.
«Liam?» Chiese insicuro Scott, mentre teneva lo sguardo fisso su quello che era diventato ormai un uomo.
«Beacon Hills è uno schifo. Facevo meglio a starmene a casa.» Rise lui, lasciando il braccio con cui saldamente teneva Alexander, messo tutto in disordine.
Si avvicinò venendogli incontro. «Ti vedo bene.» Gli disse Scott, per poi lasciar perdere i benvenuti ed abbracciarlo fortemente.
Spazio Autrice:
Salve Teenwolfniani!
Ve l'avevo detto che l'aggiornamento non sarebbe arrivato troppo tardi!💋
Comunque, cosa ne pensate?
Sappiamo la provenienza del bambino, l'Italia! Spero abbiate capito bene tutto, anche se non sono proprio brava a spiegare le cose!!
Lydia invece ha avuto una sua visione, e sapete tutti che non portano mai a buone cose! 😬
E poi, ecco di nuovo Liam!
Vi era mancato? Appena arrivato e già se la prende con il povero Alexander!😂
A me si! haha♥️
Fatemi sapere cosa ne pensate, se avete capito poco bene qualcosa o altro!
Grazie mille per aver letto, per essere qui!💋💋
Vi voglio bene!
-Rebe💗
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