Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Cap 17


Yunho PoV

Il ritorno non era stato delle migliori.

Se avevo pensato di ritrovare Changmin in casa ad accogliermi e guardare quel dono che gli avevo portato, tutto quello che avevo immaginato svanì con le parole di Khyuhyun.

Non mi fermai, camminando a passo svelto verso le stanze di mia madre, dove aprii la porta e la trovai davanti allo specchio, a sistemarsi i capelli sciolti nella sua solita coda.

« Non si bussa più, figlio mio? »

« Madre... Dov'è Changmin? Cosa ne avete fatto di lui? » furono le mie prime parole, guardando il suo riflesso allo specchio, intenta del tutto a proseguire il suo lavoro.

Lei sì fermò, osservandomi ed accennando uno dei suoi tanti sorrisi che mi rivolgeva.

« Ho pensato di trasferirlo ad un'altra famiglia. Jaejoong saprà sistemarlo e tu... » si alzò, lasciando ricadere i capelli sulla sua spalla, lo sguardo di una donna decisa che poche volte avevo visto sul volto di mia madre.

« e tu dovresti pensare a cose serie e trovarti una consorte. Sei molto avanti nell'età e questo è il momento giusto, prima che il vino diventi scadente. »

Rimasi stupito dalle sue parole, tanto che la guardai sorpreso.

« Non state dicendo sul serio, immagino. Quindi avete allontanato Changmin da me per questo? Senza nemmeno avere il mio consenso e toccando ciò che è MIO? » calcai l'ultima parola, rimarcando che nessuno, nemmeno lei che era la donna che mi aveva messo al mondo, poteva toccare ciò che mi apparteneva e Min era mio.

La sua espressione mutò, tenendo i suoi occhi seri sul mio volto. L'espressione di qualcuno che stava per scoppiare, ma quella donna non scoppiava di rabbia facilmente.

« Jung Yunho, ascoltami bene. Tu starai lontano da quel animale e ti occuperai della tua vita e del futuro di questa famiglia. Sono stata chiara? »

C'era una punta di minaccia in quella voce, lo poteva percepire benissimo.
Mantenni lo sguardo sul suo, raramente lo facevo. Da figlio devoto tenevo la testa bassa alle parole di mia madre, ma non stavolta. Non quando aveva osato toccare il mio cuore.

« Non è un animale e questa famiglia ha già tutto, come io ho il mio futuro. Non si rivolga così a lui, madre. » strinsi i pugni, quando lei accennò una risata divertita.

Davvero lo trovava divertente?

« Quindi non dovrei chiamare animale qualcuno che non ha nemmeno un istruzione? Qualcuno che viene venduto per lo scopo di servire e far divertire il proprio padrone? Gli umani, le persone come noi, non vengono mai trattate così. Non abbiamo la libertà sigillata come loro. »

« Solo perché è la nostra maledetta società ha rendere questo posto l'inferno per loro, non vuol dire che non siano persone ed umani con diritti strappati loro via da quello che è il nostro Signore. »

« YUNHO. »

Una manata colpì con violenza la mia guancia destra in uno schiaffo sonoro che rieccheggiò nella camera di mia madre.
L'avevo davvero fatta arrabbiare a questo punto, per arrivare a tanto. Lei che non si era mai scomposta ad alzarmi le mani.

La mia guancia iniziò a bruciare, ma non l'avrei sfiorata, sarei rimasto forte a questo lieve dolore.

« Non osare più dire queste parole! Proprio come tuo padre, anche tu hai perso il senno??? »

« Come... Come mio padre? » riuscì a dire, del tutto sorpreso per quella sua domanda e tornando a guardare il viso di mia madre.

« Cosa intendete dire? » forse c'era qualcosa che lei non mi disse, che mai aveva osato rivelarmi, perché evitò il mio sguardo, voltandosi per tornare davanti al suo specchio, ma la fermai per un polso.
Non avevo mai osato fermare così mia madre, ma quelle sue parole sollevarono in me così tante domande.

« Lasciami! Come ti sei permesso di bloccare tua madre? »

« Cosa avete appena detto su mio padre? Perdere il senno? Madre, la prego di parlare » allentai la presa dal suo polso e lei spostò lo sguardo verso un punto della stanza, allontanandosi da me per andare verso la grande finestra che dava al giardino di rose.

« Perché vuoi sollevare quel punto del nostro passato infelice? »

« Siete stata voi a sollevare la parola e penso che dovrei sapere. Cosa mi state nascondendo, madre? »

Rimasi al mio posto, la guancia dove mi aveva colpito che diventava rossa molto lentamente.

Lei sospirò, posando una mano sul suo petto e stringendo la stoffa del suo camice, chiudendo gli occhi.

Stava tentennando nel replicare, ma un mio passo le fece aprire gli occhi ed iniziò a parlare, gli occhi rivolti al giardino fuori da quelle mura.

« Ciò che hai appena detto, qualche secondo fa, erano le stesse parole che disse tuo padre tempo fa, prima di sparire. »

« Prima di... Madre, mi avevate detto che... »

« Che è morto, lo so. Ma è davvero morto. Morto insieme a quel... »

La sua voce si incrinò, mordendosi il labbro e voltandosi verso di me, gli occhi pieni di rabbia e di tristezza.

« Doveva essere anche lui SOLO uno schiavo. Un oggetto dove sfogare la sua tensione e le sue fatiche e nulla di più. Dovevo avere solo IO il suo cuore. »

« Di cosa state parlando...? »

« Prima di sposarmi, tuo padre aveva sempre avuto uno schiavo con cui camminava ogni giorno e a cui donava tante attenzioni. Uno schiavo che imparò a leggere e scrivere, indossando persino i tessuti più pregiati che portava dai suoi lontani e lunghi viaggi. Quando la sua famiglia si mise d'accordo con la mia, per le nozze, pensai che era solo perché lo vedesse come un " amico " o come uno schiavo da elevare sopra gli altri solo perché era il privilegiato del suo padrone. Ma no... Non era solo questo. »

Percepivo la sua rabbia, una rabbia che mai avrei pensato di sentire da quelle labbra, mentre parlava di mio padre.

« Io lo amavo, lo amo tutt'ora e l'avrei sempre amato, quell'uomo che ho sposato. »

« Madre... Lui... »

« Per lui esisteva solo quello schiavo. Quell'essere insignificante che non aveva valore. Per lui, io ero solo qualcuno che doveva dargli un erede, un figlio che avrebbe anche potuto allevare con quell'animale. Era ciò che sentì una sera, mentre parlava nella camera con lui. " Avremo un figlio, sai? ". Non ti dirò il disgusto e la rabbia che provai in quel momento... Io che pensavo che con la tua nascita avrei avuto anche il suo cuore. »

Rimasi senza parole. Anche mio padre aveva amato uno schiavo? Anche lui era andato contro mia madre per uno schiavo?

« Madre... » la notizia in parte mi sconvolse, ma sentivo dentro di me che non dovevo sapere oltre, però lei continuò quel pezzo di vita celato.

« Un giorno dovette partire per un viaggio. Tu eri nato da poco e non avevo permesso a quell'animale di venirti vicino, di sfiorarti, litigando con tuo padre molte volte. Ma quel giorno fece qualcosa che portò a traboccare il vaso. Voleva portare con sè quello schiavo e te. Voleva portare solo voi in quel suo viaggio che l'avrebbe tenuto lontano per diverse settimane. Fu una cosa che non tollerai... Non per la famiglia che avevo pensato di costruirmi e di vivere. » i suoi occhi assunsero una luce diversa ora, come se fosse una vittoria segreta mista alla malinconia e tristezza, un rimorso antico che si era portata per anni addosso.

« Non riuscì a portarti con loro e penso sia stata una delle più grandi fortune della mia vita. Prima del suo viaggio, del loro stupido viaggio, presi la borraccia di tuo padre, mettendo un potente sonnifero. Doveva solo farlo addormentare, ma... Ma quella dose non portò indietro mio marito, non vivo. La gente lo pianse, lo piansi anche io, come fece quel suo schiavo che non aveva mai lasciato il suo corpo per la preparazione funeraria. A quel punto, mossa dal dolore, diedi la colpa a quel ragazzo, a colui che aveva rovinato la mia famiglia e non batté ciglio quando venne giustiziato. Anzi... Si addosso la colpa, sperando solo di poter stare vicino a... » la sua voce si incrinò ed il mio viso aveva quella maschera sconvolta da quella verità.

Non potevo crederci che, la morte di mio padre, fosse stata opera di mia madre e della sua gelosia.

« Quindi... Sei stata tu ad uccidere mio padre... Tu che fino a poco tempo prima mi avevi sempre detto che era stato un tragico evento di uno dei suoi schiavi, tralasciando la parte del suo amore per quel ragazzo. Tu... Tu che hai distrutto la sua famiglia. » ora la mia era rabbia, odio verso la donna che mi stava davanti.

« Ho solo voluto portare avanti questa famiglia e renderla giusta, come doveva essere fin dall'inizio. Non avrei mai permesso che... Che cadesse e nemmeno che tu faccia il suo stesso sbaglio. Lui non potrà mai darti nulla e non potrà mai rimpiazzare le nozze che farai con una donna per portare avanti questa famiglia ed il suo nome. Yunho, torna in te! Non è amore! »

Si avvicinò a me, aggrappandosi alla manica della mia veste, ma mi spostai, scosso da quel racconto.

« Tu... Madre, voi non sapete cosa sia l'amore. Se lo sapeste non aveste mai fatto questo a mio padre e non aveste nemmeno addossato la colpa all'unica persona che lo amava davvero. Che ha anche dato la sua vita pur di non vivere senza di lui. E se ora mi direte che non è amore, quello che provo per Min e quello che lui prova per me, sappiate che ho davvero intenzione di cambiare il modo di questa famiglia. Non lascerò che diventi la vostra ombra ed il dispiacere di mio padre. »

Le lacrime iniziarono a violare il mio sguardo, scivolando lungo la mia guancia.

Mi aveva privato dell'amore di mio padre e della sua saggezza, mi aveva privato dell'uomo che mi amava e che mi avrebbe cresciuto. Perché non aveva mai pensato di abbandonarmi e nemmeno di lasciare quella donna, ma voleva vivere e lo capivo, perché era quello che volevo anche io in quel momento.

« Yunho, figlio mio, ti prego... Non... »

« Non una parola. Ciò che avete appena detto va reso noto alla corte di giustizia e... Posso solo immaginare che anche quegli atti di violenza a cui era stato vittima Min quando non c'ero, fossero opera vostra. Da come avete parlato, madre, posso solo dedurlo o esserne sicuro. E non so nemmeno perché io vi stia ancora rivolgendo con questo tono di rispetto per ciò che avete fatto all'uomo che amo. »

L'avevo detto, lo avevo confessato a quella donna che stava tremando come una foglia, cercando di raggiungermi per fermarmi, ma non avevo tempo.

Non avevo tempo per ascoltarla e nemmeno per dirle altro, perché in quel momento entrarono Khyuhyun e Siwon con il volto del tutto sconvolto.

« Signore... Signore, Min è stato comprato da... » le parole di Khyuhyun mi fecero scattare.

« Avvisate le guardie e mettetela nei sotterranei. Mi occuperò di lei quando tornerò. » non avevo nemmeno fatto caso a Siwon, evidentemente lì per aiutare l'amico date le sue condizioni.

Dovevo andare immediatamente da Jaejoong e dovevo riprendere l'uomo che amavo.

Dovevo cambiare le regole di quella famiglia e marcare i passi di mio padre e della sua ingiusta morte.



Nota autrice

Ed ecco il capitolo! Vi chiedo scusa per l'immenso ritardo, ma l'ispirazione era sciamata ed il poco tempo non mi hanno dato modo di continuarla.

Spero di poter aggiornare al più presto il capitolo, ormai prossimo alla fine. ~

Vi ringrazio per la lettura ed i voti e grazie soprattutto per seguirla, dato che è l'opera a cui tengo maggiormente.
I vostri commenti e pareri sono anche molto importanti per me, quindi non esitate a dare voce alle vostre critiche, perché solo così lo scrittore può migliorare. <3

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro