Cap. 4
Emma's Pov
Sono appena tornata a casa. Che giornata intensa!
Questa mattina mi sono fatta quattro ore di scuola materna, con i miei dolcissimi bambini, i quali, però richiedono un impegno e una dedizione che molte persone non comprendono nemmeno.
Dopodiché, come se non bastasse, mi sono sorbita due ore di corso di psicologia all'università di Sydney.
Adesso sono sfinita! L'unica cosa che desidero é cambiarmi, lanciarmi sul letto ed aspettare mia madre di ritorno dal lavoro con le pizze.
Ed è questo ciò che faccio.
Rientro in camera mia e mi getto sul letto a peso morto.
Cerco di spegnere la mia mente, dove si annuvolano molto pensieri confusi.
Mi chiedo dove troverò la forza di festeggiare, insieme alle altre ragazze, al locale di Filip? L'Aunt Filip's bar.
Sospiro alacremente. Scruto il soffitto viola della mia camera lasciando che i pensieri volino via come nuvole leggere in cielo.
Resto così per diversi minuti, fino a quando non sento mia madre che sbatte la porta d'ingresso.
"Emma!! Sei a casa!" Sento urlare dal soggiorno al piano di sotto.
Mi alzo di scatto e mi affaccio sul corridoio che conduce alle scale.
"Si, mamma! Sono appena tornata anche io!"
Sento mia madre che sospira pesantemente per la stanchezza dovuta al lavoro, addirittura da qui.
Si odono diversi tonfi sordi; le sue cartelle e la sua borsa che vengono lanciate sui mobili dell'ingresso.
"Tesoro... Dai vieni! Ho preso le pizze! Fai presto, se no si freddano!"
"Arrivo mamma... Un minuto!"
Infilo le mie pantofole bianche a forma di coniglietto, da cui spuntano due tenere orecchie di pezza, e mi precipito verso il salotto.
Camminando a passo veloce verso la nostra cucina mi accorgo che c'è ancora molto disordine, e sta aumentando.
Mi prometto di fare le pulizie questo weekend e di ricordare a mia madre di farle.
L'odore delle pizze si sente già da qualche metro di distanza.
Quel profumo di presciutto cotto e carciofi m'investe in pieno, e l'assaporo con grande delizia.
Mi sto già leccando i baffi!
Trovo mia madre ancora in giacca da lavoro che sta disponendo due grandi piatti da pizza e posate sul tavolino.
Non mi degna neanche di uno sguardo e poi mi accorgo che tiene il suo telefono tra la spalla e l'orecchio.
Sta parlando con il suo assistente, Willy; sbuffo dalla rabbia.
Mia madre non stacca mai dal lavoro e questo mi manda in bestia.
Inclino la testa e storco la bocca, mentre la osservo chiacchierare al telefono con Willy e con una mano posare i bicchieri della Coca-Cola sul nostro tavolino di legno bianco, made in Ikea.
"Si, Willy! Finisci la relazione per il cliente di Hong Kong prima del prossimo lunedì e fammela trovare sulla mia scrivania..."
Incrociamo i nostri sguardi.
Mia madre capisce immediatamente che sono più che contrariata; lo vedo dall'espressione del suo viso.
"Willy... Ti devo lasciare adesso! Buon weekend. Ciao."
Chiude il telefono in fretta e furia, così io posso finalmente sedermi in santa pace.
"Allora Emma... Hai avuto una buona giornata? Le pizze dovrebbero essere ancora calde. Fortunatamente non ho trovato troppo traffico sulla Bradfild Highway. In ogni modo ho spinto sul pedale della mia fiammante fiat 500 color rosso Ferrari e sono volata da te!
Ah! La nostra vita sta diventando sempre più a tema italiano, non credi?
Macchina... Pizza."
Ci rifletto un attimo. "Sinceramente mamma, la cosa non mi entusiasma troppo! Non sono una gran ammiratrice di quella cultura!"
Mia madre sembra rimanerci un po' male; non ne capisco il motivo.
In ogni modo adesso che sono seduta e riesco ad afferrare le scatole calde delle pizze, mi avvio a rispondere alle sue domande.
"La mia giornata è stata come al solito, mamma. Di corsa... Come le tue!
Prima i miei bambini della materna e poi una noiosissima lezione di statistica psicometrica, che quasi mi addormentavo.
Ah! Novità! Antony Rogers... Ti ricordi quel bambino fissato con i dinosauri, che veste sempre con cappellino, maglietta e pantaloni tutto a tema dinosauro?"
"Vagamente, Emma." Mia madre sta già affettando la sua pizza e si avvia con molta soddisfazione a metterla sotto i denti.
Così mi ricordo che anche io devo mangiare, oltre che parlare, e faccio lo stesso.
Quando apro la scatola, il profumo della mia quattro stagioni m'investe.
Che goduria! Quasi dimentico cosa stavo dicendo, mentre mi appresto a mettere sotto o denti un grosso spicchio pieno di carciofi.
Mentre mastico continuo il mio discorso.
"È squisita! Ti stavo dicendo..." I carciofi mi cadono dalla fetta "Antony Rogers mi ha portato dei biscotti. Fatti da lui, e con gocce di cioccolato."
"Che carino!" Esclama mia madre masticando.
"Si... Deve essersi innamorato di me!"
"E chi non amerebbe la mia ragazza!" Incalza mia madre "Sei così bella! Molto più bella di me quando avevo la tua età.
Figuriamoci adesso!"
"Mamma... Ma che dici! Sei stupenda!"
Mia madre tende sempre a sminuirsi. Da anni ormai si nasconde dietro la sua immagine di donna in carriera, senza donare il suo cuore a nessuno.
Certo deve essere davvero difficile a causa di quello che successe con mio padre.
Mia madre scuote la testa in segno di dissenso e storce la bocca.
Coglie l'occasione di tornare alla carica con un vecchio argomento.
"Quindi stasera vai al club con le ragazze? Quale migliore occasione per dimenticarti di Mathew!"
Oh! Ancora mi stressa con il mio ex!
"Mamma... Ti prego! È passato quasi un mese ormai!"
"Esatto Emma! Cosa aspetti per tornare a vivere? Da quando vi siete lasciati non fai altro che uscire dalla tua cameretta per i tuoi impegni.
Salti da una faccenda all'altra senza goderti un briciolo della tua vita.
Insomma, hai solo 23 anni!
Non puoi deperiti così per quel ragazzino viziato!
Se Ramona non ti avesse pregato in ginocchio di partecipare alla sua festa, per aver guadagnato la parte, non saresti nemmeno uscita.
Cosa aspetti per tornare a vivere?"
Forse mia madre sta scherzando e mi sta prendendo in giro nella speranza di spronarmi e di togliermi il broncio.
Fatto sta che il tradimento del mio ex Mathew è una ferita aperta che ancora mi logora l'anima.
Tento di scacciare da settimane il suo ricordo dalla mia testa, ma questo puntualmente ritorna e mi ferisce.
Mi sale un impeto di collera e rispondo come non dovrei.
"E tu cosa aspetti, mamma, per ritornare a vivere? Alla fine il mio mese non è nulla in confronto alle tue due decadi!"
Mia madre rimane congelata. Era arrivata all'ultimo spicchio della sua pizza che gli rimane in mano penzolante.
Mi rendo conto solo dopo qualche secondo di ciò che ho detto e mi pento.
"Mamma... Non volevo..." Mia madre mi blocca anteponendo le mani. Forse vuole dirmi che non importa, o forse solo per dimostrarmi che non l'ho ferita così tanto.
La osservo mente un occhio le diventa lucido.
Velocemente se lo strofina con un polso per evitare di piangere.
Annuisce un paio di volte e io mi sento un verme.
Segue un mezzo minuto di silenzio in cui abbassò lo sguardo verso il tavolino.
Mia madre rompe questo momento imbarazzante.
"Beh, forse hai ragione Emma! Forse correre tutta la settimana, lavorando e sgobbando 12 ore al giorno, per poi ritrovarmi tutti i venerdì sera in vestaglia, sdraiata sul divano a guardare Desperate Housewives, con una tazza di latte caldo in mano, non è proprio il massimo della vita!"
La pelle bianchissima di mia madre si è tinta leggermente di viola. Deglutisce la saliva mente si porta ancora una volta la mano ad un occhio per massaggiarlo.
Vorrei dire qualcosa per rimediare, ma mia madre mi precede.
"Ma ricordati una cosa... Tua madre ha fatto sempre tutto ciò che gli era possibile per portare avanti questa famiglia.
Insomma... Tuo padre è uscito da quella porta quando avevi solo tre anni e non è più ricomparso."
"Questo lo so, mamma! Conosco tutto quello che hai fatto per me!"
Mia madre annuisce e segue nuovamente un silenzio profondo e imbarazzante. Questa volta decido che devo essere io a rompere il ghiaccio.
"Ah! Questi uomini... Ce ne sarà uno decente la fuori?" Sospiro. "Forse semplicemente non siamo state fortunate e adesso ci stiamo flagellando nelle nostre turbe mentali."
"Emma... Tesoro; non è il momento di deperirci! Dobbiamo essere forti. Insieme siamo sempre riuscite ad andare avanti.
Siamo io e te contro il mondo... Ricordi?"
Mia madre allunga la sua mano, con dita lunghe ed affusolate, e raggiunge la mia. Sento la sua pelle liscia sfiorarmi e il calore del suo palmo avvolgere il mio.
Alzo lo sguardo e la trovo sorridermi dolcemente, inarcando la sua bella bocca carnosa e mostrando i suoi denti perfetti e bianchissimi.
Rimando il sorriso.
Mi balena in testa il quesito del come possa essere possibile che mia madre non abbia una fila lunga come l'Harbour Bridge di spasimanti e ammiratori.
Gli uomini di Sydney devono essere proprio impazziti, oppure dei rammolliti!
"In ogni modo, Emma. Il mio prossimo fidanzato deve sapere assolutamente cucinare. Magari la pizza..." Conclude lei quasi come se fosse sopra pensiero.
Ancora una volta non comprendo questa sua uscita.
"Mamma... Perché non chiami qualche tua amica, tipo Rosemary, e uscite a fare baldoria questa sera?" La proposta mi parte così, senza che il mio cervello l'avesse elaborata.
"Oh! Non credo che Rosemary sia libera questa sera, Emma. Ha un nuovo fidanzato e sono estremamente affiatati insieme. La incontro ogni tanto in centro, durante la pausa pranzo o ad un caffè, per fare due chiacchiere e non fa altro che parlarmi di lui. Ce l'ha sempre sulla punta della lingua.
E poi è troppo tardi... Non voglio disturbarla!"
Annuisco e faccio spallucce; ci ho provato.
"In ogni modo, Emma, ho deciso di accettare la tua proposta di una bella corsetta insieme, domenica mattina.
Quindi questa sera esci e divertiti.
Salutami tutte le ragazze!"
"Lo farò, mamma!" Sospiro e mi guardò attorno smarrita.
Non ricordo nemmeno l'ultima volta che mi sono davvero divertita o che abbia passato un momento di spensieratezza senza pensieri.
Mia madre si accorge del mio stato d'irrequietezza e porgendomi un altro dei suoi magnifici sorrisi, dichiara.
"Divertiti, Emma!" Allunga ancora la mano afferrando la mia. "È un consiglio da amica, più che da madre."
Annuisco e dopo aver incrociato i nostri sguardi complici per un paio di volte, scoppiano in una fragorosa risata.
La cena con mia madre prosegue ancora per circa mezz'ora con conversazioni piacevoli e poco impegnative.
Parliamo del più e del meno; dei miei esami universitari e dei miei bambini della materna.
Mia madre mia accenna che forse darà la possibilità a qualche uomo di entrare nella sua vita, ma sempre ribadisce.
"A patto che sappia cucinare!"
Non riesco proprio a capire questa sua nuova fissazione riguardo la cucina.
Eppure ci siamo comprati tutto il necessario per non aver bisogno di nessuno in casa; un forno nuovo, la macchina del pane fatto in casa, una crepiera e anche una macchina che produce fantastici muffin.
A volte cuciniamo l'una per l'altra; sempre quando il tempo ce lo permette. Ovvio!
Ormai sono arrivate le 18:30. Devo prepararmi o sarò in ritardo per la grande serata di Ramona.
Al club del nostro caro amico Filip, che noi chiamo affettuosamente Aunt Filip, questa sera ci saranno tutte le ragazze; cosa che per gli impegni che abbiamo tutte noi, negli ultimi tempi, è diventata un'impresa quasi eccezionale.
Ci saranno la mia amica Ramona, ma anche Alisha e Jenny.
Il gruppo sarà al completo ancora una volta, e questo mi ha messo il sorriso mentre salgo le scale per raggiungere la mia camera.
Noi quattro ci conosciamo da così tanto tempo, fin dall'adolescenza.
Ci siamo sostenute nelle difficoltà e abbiamo condiviso i nostri successi.
Prima di tutto una bella doccia rinfrescante e poi via con la preparazione!
Apro i miei due armadi guardaroba e inizio a scrutare all'interno cosa posso indossare per questa serata.
Voglio mettermi qualcosa di non troppo appariscente, ma allo stesso tempo stimolante e divertente; non voglio ritornare alla vita mondana vestita come se dovessi andare ad un funerale. Poi Ramona non me lo permetterebbe mai; mi spedirebbe a casa a cambiarmi.
Il mio sguardo cade su un vestitino nero molto alla moda per i tempi che corrono a Sydney. Si tratta di un vestitino di stoffa nera leggerissimo, retinato finissimo su spalle e petto, perciò gioca su alcune trasparenze leggermente sexy.
È ornato con molte balze e drappeggi, specialmente sulla gonna nera dello stesso colore.
Lascia scoperte solo le gambe fino alla coscia e per quello che riguarda il busto gioca su delle trasparenze non troppo provocanti.
Ramona sarà soddisfatta. Opto per un trucco leggero, lucida labbra ciliegia e un velo di fondotinta.
Indosserò gli stivaletti neri con mezzo tacco che mi hanno regalato le ragazze al mio ultimo compleanno; saranno contente. La borsetta è la mia solita Anine Bing rossa di pelle, con lunga tracolla colore oro; in questo modo spezziamo i toni di colori.
Un ultimo sguardo allo specchio. Onestamente sono uno schianto!
Non ricordo nemmeno l'ultima volta che sono scesa per le scale con il sorriso stampato in bocca.
Tra poco vedrò le ragazze; sarà un sollievo incredibile!
Incrocio mia madre che non si è ancora cambiata ed è seduta sul divano gambe accavallate, mentre, telecomando in mano, si appresta ad accendere la televisione.
Mi vede prima di sfuggita, poi ritorna su di me con lo sguardo ed esclama.
"Oh! Emma... Wow! Sei stupenda!"
Appoggio le mie mani ai fianchi e faccio dondolare i drappeggi della mia gonna come se fossi una ballerina hawaiana.
Questa esternazione di gioia diverte molto mia madre.
"Emma... Tesoro, vieni qui e fatti dare un bacio."
Raggiungo mia madre quasi saltellando e inclinandosi verso il divano mi faccio baciare una guancia.
Mi risollevo e mi faccio ammirare nuovamente da distanza ravvicinata.
"Mi raccomando, Emma! Divertiti, poco alcol e... Sesso protetto!"
"Ma... Mamma!" Questa uscita mi lascia un po' di stucco, ma mi diverte anche un poco.
Sto constatando che l'umore di mia madre, negli ultimi tempi, è piacevolmente sereno e questo sta facendo bene anche al mio, dopo la rottura con Mathew.
"Va bene mamma... Faremo le brave. Adesso devo andare! Chiamo subito un taxi, altrimenti se faccio tardi Ramona mi uccide!"
"Oh! Conosco il carattere di Ramona e non ti trattengo oltre! Ci vediamo domani mattina, Emma. Ciao."
Sull'uscio della porta di casa mia ammiro il mio giardino, con l'erba del prato tagliata corta a puntino dal giardiniere e il vialetto di pietra lungo una decina di metri fino alla strada.
Mentre respiro l'aria di fine stagione estiva di Sydney, chiamo il mio taxi.
Arriverà tra meno di sette minuti.
La via in cui viviamo è piena di villette monofamiliari disposte a schiera e pressappoco tutte uguali.
Io l'adoro! Il nostro vialetto d'ingresso è illuminato da una serie di lampade a suolo, a forma di roccia, che emettono luce bianca e tenue. Non abbiamo mai aggiunto niente al nostro terreno, a differenza del nostro vicino Jeffrey che ci ha costruito un piccolo campo da basket e a fianco una piscina quadrata con tanto di idromassaggio.
Adesso noto che ha anche installato una altalena per la sua figlia di otto anni.
La sua casa non si vede quasi più, coperta com'è da tutto quello che c'è in giardino.
Scuoto la testa. Preferisco il nostro giardino spoglio; ha più stile ed è equilibrato. E poi non saprei cosa metterci e mia madre nemmeno.
Oh! È arrivato il taxi! Parcheggia alla fine del vialetto sulla strada. Con un balzo mi lancio verso il veicolo e la mia gonna ondeggia con tutti i suoi drappeggi.
L'autista mia parla. "Dove, signorina?"
È il solito indiano tassista di Sydney di cui capisco una parola su due. Apro la portiera e salgo.
"Surry Hills, Oxford Street, Grazie!"
Inserisce il tassametro e si parte.
La serata ha inizio.
Spazio autrice: Allora carissimi! Fatemi sapere se vi sta piacendo la storia! Mi raccomando... Ho bisogno di tutto il vostro sostegno, del vostro calore, per trovare la forza e gli stimoli per continuare. Vi piacciono i protagonisti? Vedrete quanti personaggi interessanti! Vi adoro ❤️ Al prossimo capitolo!
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