Cap. 3
Seconda parte - Tony's pov
La donna ride.
Invece il modo rude di mio padre, di rivolgermi la parola, mi ha già fatto proprio incazzare.
"Non sia così duro con suo figlio!" Dichiara lei.
"Grazie, signora!" Esclamo. "Troppo gentile... A differenza di mio padre!"
Prenditi questa, vecchio! Te la sei proprio meritata!
Mio padre mi guarda in cagnesco, come se volesse uccidermi mentre la donna sembra piuttosto divertita da questo teatro in stile italiano.
"Ma vi prego..." Dichiara lei. "Chiamatemi Charlotte! Charlotte Anderson, molto piacere!"
Allunga la mano verso mio padre. Lui si pulisce le sue manacce, sporche di farina e bitorzolute, da vero pizzaiolo italiano sulla sua parnanza, e gli pone la mano con grande delicatezza, sfoggiando il suo sorriso migliore.
Vai vecchio marpione! Continua così!
"Antonio... Antonio Grella. Molto piacere signora!"
"Ah! Ma lei quindi é un italiano vero!" Esclama Charlotte con discreto entusiasmo e sorpresa.
"Di questi tempi, a Sydney, non si sa mai chi ti sta preparando una pizza."
"Italiano cento per cento, cara Charlotte!" Dichiara mio padre portandosi la mano alla fronte così da mimare un accenno di saluto militare.
"Da Caserta, Campania, sud Italia! Sono arrivato a Sydney più di 25 anni fa.
Sapete... Ho lavorato sodo per aprire questa piccola pizzeria a The Rocks!"
"Ah! Ne sono sicura, Antonio! La sua pizza é la migliore della City! Per questo motivo, quando stacco dal lavoro, passo sempre da lei prima di tornare a casa.
Mia figlia Emma adora la sua pizza!"
"Ah! Allora sua figlia ha buon gusto!" Ribatte mio padre.
Papà, se la figlia é come la madre non mollare la presa sua questa donna; é quello che vorrei dire a mio padre se non corressi il rischio di farmi sentire da Charlotte.
"É già... Ha preso tutto dalla mamma!"
Charlotte gli lancia un sorriso davvero molto dolce e complice.
Mio padre risponde con il suo famoso sguardo da pesce lesso.
Come avrà fatto a far innamorare di se le mamma, un uomo così rimbambito?
E dai vecchio! Non guardarla così in silenzio! E concludi!
"Oh! Ci siamo persi nei discorsi! Le sue pizze, cara Charlotte, devono essere già cotte!" Dichiara mio padre abbastanza freddamente.
Guardo mio padre di sbieco. Lui risponde alla mia occhiata feroce schiarendo la voce, mentre con la pala posiziona le due pizze sulle scatole del take-away.
Se questo giro non chiede a questa donna il numero di telefono e non combina un appuntamento, stavolta gli mollo un pugno, anche se é mio padre.
"Prego Charlotte! Per lei fanno 15 dollari!"
No! Papà, idiota! E offrigli queste pizze in cambio di un appuntamento!
Lei sorride, apre la sua borsetta nera ed estrae le banconote dal suo portafoglio.
Ha un sorriso sempre stampato in viso, come se non aspettasse niente altro che una parola di mio padre.
Sono disperato! E se gli chiedessi io il numero di telefono? Rifletto con me stesso, ma arrivo alla conclusione che dopo quella serpe della mia ex, Lara, passare alla Milf, per quanto si tratti di una gran bella donna come questa, potrebbe essere davvero il colpo finale della mia vita.
Decido che deve essere mio padre a fare questo passo decisivo.
In questo momento gli sta allungando le scatole con le pizze; lei sorride e ringrazia.
Siamo ad un impasse dove nessuno dei due vuole fare la mossa decisiva.
Afferrò la pala delle pizze, aspetto il momento in cui Charlotte si gira per lasciare la pizzeria e sferro un colpo con il manico sulla schiena del mio vecchio.
Lui s'infuria e sotto voce dichiara.
"Chitemmuort, ragazzo!
Chitemmuort!!"
Capisco alla perfezione le parole dialettali di mio padre. Sto per scoppiare a ridere, ma Charlotte ha sentito quelle parole strane.
Si gira.
"Come? Prego Antonio... Ha detto qualcosa?"
Mio padre ridacchia ebete e si gratta la testa imbarazzato.
"Oh! Cara Charlotte... Volevo dirle... Mi raccomando non le faccia raffreddare, altrimenti non sono più buone come prima!
Abita molto lontano?"
La donna sorride amabilmente. Forse la mazzata sulla schiena che ho appena tirato a mio padre, gli ha infuso il coraggio giusto per continuare la conversazione.
"No, Antonio!" Ottimo! Già si chiamano per nome! "Abito a Roseville, dall'altra parte del ponte.
Prendo la superstrada e in un quarto d'ora sono arrivata!"
"Allora, ottimo Charlotte! Buon appetito e buona serata... A lei e a sua figlia!"
Lei ricambia con un sorriso molto dolce.
"Grazie, Antonio! Troppo gentile. Arrivederci!"
"Alla prossima!" Dichiara mio padre, mentre osserviamo la donna uscire dalla porta della pizzeria.
L'uscio si è appena chiuso con fragore; adesso so che mio padre partirà all'attacco.
"Ragazzo! Ma che ti salta in mente?" Ringhia mio padre. Io sto per scoppiare a ridere. Mi riparo dietro la pala delle pizze, mentre la sua faccia é diventata viola.
"Papà... Ma che diavolo combini tu? La lasci andare così? Offrigli le pizze. Chiedigli il numero di telefono!"
Mio padre ridacchia ebete e impacciato.
Si gratta la testa rimasta con pochi capelli sopra la fronte e si sporca leggermente con la farina che gli era rimasta sulle mani.
"Ragazzo mio... Quella é una signora di belle maniere ed altolocata. Perché dovrebbe volere a che fare con un uomo come me?
Guardami! Faccio il pizzaiolo da una vita. Le mie mani sono logore a causa della pala del forno.
Torno a casa ogni notte stanco e puzzolente.
Mangio ogni sera non prima delle 11 e ho messo su il mio bel sovrappeso."
Osservo mio padre da cima a fondo. Effettivamente sono un po' di anni che ha perso smalto, si è gonfiato e ingobbito.
Avrebbe davvero bisogno di fare un po' di jogging!
Ma non dovrebbe scoraggiarsi in questo modo qui; perciò torno all'attacco.
"Papà... Quanto tempo hai ancora intenzione di rimanere senza una compagna?"
Mio padre scuote la testa indispettito. Finge di non avere sentito e torna a rimaneggiare con il forno della pizza.
Io continuo. So che mi ascolta.
"Ormai sono quanti anni?... 8 anni che le mamma se n'è andata?"
"8 anni, 6 mesi e 25 giorni!" Ribatte mio padre e adesso i suoi occhi sono lucidi.
"Tua madre, Adriana, era per me un punto di riferimento. Teneva unita la nostra famiglia.
Che donna eccezionale!
Da quando è morta ho fatto tutto quello che ho potuto per portare avanti la baracca.
Quanto vorrei che fosse ancora con noi!
Guarda tuo fratello Frank quanto ha subito la perdita!"
Tutte le volte che riemerge l'argomento, mio padre riparte con la stessa tiritera.
Non vuole proprio lasciarsi alle spalle il passato e provare a ricominciare una vita senza mia madre.
Sospiro mentre penso a mio fratello Frank.
Lui era solo una bambino di 10 anni quando mia madre è morta.
Adesso è un ribelle. La sera non torna mai a casa prime delle 2 della mattina; se ritorna.
Né io, né mio padre sappiamo dove trascorre le sue giornate.
Sappiamo che almeno sta frequentando la scuola con regolarità, anche se i suoi risultati lasciano parecchio a desiderare.
"Papà, hai fatto del tuo meglio per crescere Frank, senza la mamma.
Mio fratello è solo un po' confuso... È l'adolescenza!
Vedrai che se la caverà!"
Mio padre scuote la testa in segno di dissenso, poi dichiara afflitto.
"Delle volte vorrei davvero strozzarlo tuo fratello!"
Chi potrebbe dargli torto!
Mio padre decide di cambiare discorso. Credo che il dolore per la perdita di mia madre sia ancora troppo forte, nonostante gli anni trascorsi.
Difficile parlare con mio padre di questo argomento.
"Ragazzo... Cosa fai stasera dopo il servizio? Esci con i tuoi amici?"
"No, papà! Rientro a casa subito. Questo weekend devo preparare l'esame per università".
Mio padre ridacchia allegramente.
"Ancora con quella storia di diventare un avvocato? E di prendere in mano l'attività di famiglia, non se ne parla proprio vero?".
Mio padre se ne esce continuamente con questa storia, ogni volta che nomino l'università, gli esami oppure la mia idea di diventare un avvocato.
Sbuffo e ribatto per l'ennesima volta allo stesso modo.
"Papà, ne abbiamo già discusso. Conosci la mia idea... Non insistere!"
Mio padre alza le mani in segno di resa.
Continuo a parlare io; che è meglio!
"Connor andrà al club da solo. Dice che ha una specie d'appuntamento con una sventola che ha conosciuto durante i provini di una serie televisiva."
"Ah! Quel ragazzo!" Esclama mio padre mentre mena il suo dito indice proprio davanti alla mia faccia.
A volte credo che il mio vecchio preferirebbe Connor come figlio.
"Quel ragazzo è proprio un Don Giovanni! Deve avere sangue italiano che gli scorre nelle vene!
E tu, ragazzo... Quand'è che mi fai conoscere la tua nuova fidanzata?
Lara era proprio bella!"
Ignoro questo appunto del mio vecchio.
Lui adorava la mia ex, perciò anche lui, come Connor, non perdono occasione di rinfacciarmi cosa mi sono perso.
Prima che mi incazzo sul serio, e che mi metta ad urlare di smetterla, continuo il mio discorso, cercando di mantenere la calma.
"Come ti stavo dicendo... John è fuori città, ad una convention a Singapore.
Invece Bryan... Beh... Chi può sapere cosa fa Bryan al venerdì sera!
Lui è troppo condizionato dal suo problema.
Ah! A proposito. Non ti sei scordato che Bryan viene a pranzo da noi questa domenica, vero?"
"E come potrei scordarmi!" Esclama mio padre con un grande sorriso.
"Nu buono guaglione come lui! L'ho già detto a Frank e mi ha risposto che non si perderebbe l'evento per nulla al mondo!
Almeno siamo sicuri che avremo tuo fratello tra noi, almeno per un pasto!"
Scuoto la testa. Non è una buona notizia. Frank è molto divertito dal problema di Bryan e non perde occasione per sfotterlo.
"Se mio fratello non fa il bravo, questa volta lo prendo a calci nel culo!"
Mio padre ridacchia. "Ah! Il tuo amico Bryan non dovrebbe farsi condizionare in quel modo dal suo... Dal suo problema.
Chi ha imparato a conoscerlo come noi, sa perfettamente che ciò che pensa non rispecchia ciò che dice!"
"Lo so, papà! Ma Bryan è troppo condizionato da questa storia, quando si trova davanti ad una ragazza.
Per questo motivo l'ho invitato a casa nostra domenica.
Faremo due chiacchiere, una passeggiata fino al parco, e proverò a scuoterlo un po'!"
"Ah!... Anche tu si nu buono guaglione, ragazzo mio!" Mio padre sorride e mi mena davanti alla faccia il suo solito dito indice.
"Lo faccio per un amico, papà!"
"Vieni qua, figlio mio! Abbraccia il tuo vecchio!"
Dichiara allargando le sue grandi braccia, mentre in faccia ha impresso quel suo sorrisino accondiscendente da tipico italiano del sud.
Mio padre è sempre stato un tipo piuttosto caloroso, ma quando parliamo della mamma e di famiglia, gli salta addosso una grande voglia di affetto.
Lascio la pala della pizza e l'abbraccio.
Sento le sue mani grosse e bitorzolute che mi battono con una certa forza dietro la schiena.
Entra un cliente ed entrambi lasciamo immediatamente la presa.
Mi giro a guardare chi è; un cliente abituale.
Un tizio asiatico che conosce bene mio padre.
Anche lui lavora nella city.
"Buona sera Mr Chang. La sua solita pizza?" Domanda mio padre ricomponendosi.
"Salve Me Grella! Ho interrotto qualcosa?"
"Oh, no. Si figuri! Io e mio figlio stavamo solo discutendo".
È ovvio che quest'uomo ci ha visti abbracciati.
Veste con il solito completo gessato dei coletti bianchi della City.
I capelli neri sono pettinati da un lato con almeno un quintale di brillantina, che li rende lucidi come una piastrella.
"Capisco perfettamente, Mr Grella. Anche io vorrei avere dei rapporti con mio figlio!
Adesso si è messo ad uscire con un gruppo di teppisti in moto e lo si vede a casa una volta a settimana."
"La capisco, Mr Chang. Anche noi abbiamo dei problemi con Frank, il mio figlio minore.
É un periodo... Non si preoccupi.
Passerà anche questa!" Mio padre sfoggia il suo solito sorriso.
"Ah! Come vorrei che fosse vero! Mio figlio, la mia ex moglie, e quel maledetto lavoro mi uccideranno!"
L'uomo si massaggia le palpebre dei suoi occhi a mandorla.
"Ok, Mr Grella... La solita pizza salsiccia e peperoni".
"Non c'è problema, Mr Chang. Ragazzo... Hai sentito? Salsiccia e peperoni per il signore.
E cuocila per bene come piace a lui."
Mio padre e l'altro si scambiano un sorriso complice.
Prendo una pallina d'impasto dai cassetti e comincio ad allargare la pizza.
La serata passa senza troppi intoppi; tra clienti che entrano e escono con in mano le nostre scatole del take-away.
Spero davvero che arrivi la fine di questo servizio.
Non sopporto questo lavoro.
Spazio autrice: ciao carissimi wattpadiani ❤️ 😘 Come vanno le cose? Vi sta intrigando questa storia? Fatemi sapere nei commenti! Ho bisogno di voi. Ho bisogno di sentirvi, di sentire il vostro calore.
Non posso stare senza!
Nei prossimi capitoli ancora vicende collegate ai nostri protagonisti: Emma e Tony.
Vi piacciono? Scoprite di più su di loro!
Vi adoro, cari. 😘 ❤️
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro