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TRE







"No, non se ne parla!" La voce di mia madre è ben udibile fin dalla camera nella quale mi ritrovo, stesa sotto le coperte ma perfettamente sveglia e in allerta per carpire qualsiasi dettaglio della conversazione fra lei e mio padre.

Sono passate esattamente tre ore da quando gli ho mostrato il biglietto e gli ho spiegato tutto nei minimi dettagli, chiedendogli il permesso di poter partecipare alla festa. Non credo di aver mai visto mio padre così commosso per qualcosa come quando gli ho rivelato che Gareth mi ha baciato sulla guancia: lui non è come mia madre e mi ha sempre consigliato di vivere il più possibile la mia vita,per questo penso che sapere che finalmente ho l'occasione di fare qualcosa che qualsiasi altro adolescente farebbe, gli doni gioia.

"Ti prego Angela, cerca di capirla. È giovane e non avrà la possibilità di ripetere una simile esperienza..."

"Non ci provare!" Lo interrompe lei, alzando di più la voce "Non puoi continuare a rinfacciarmi il mio metodo educativo."

"Il tuo non è un metodo educativo, per la miseria! Stai impedendo a nostra figlia di vivere la sua vita, già breve di suo, e lo hai sempre fatto!" Non ho mai sentito mio padre così infervorato ed un brivido di orgoglio mi percorre mentre sento il cuore scaldarsi all'udire qualcuno che prende le mie difese con mia madre. Tuttavia non riesco a gioire del loro litigio.

"Le hai precluso ogni possibilità di essere felice da quando è nata: sei stata così egoista che non sei riuscita ad andare oltre il tuo dannato orgoglio per permettere a te stessa di amarla e a lei di vivere degnamente il poco tempo che le è stato concesso. I miei più sinceri complimenti, Angela, perché sei riuscita a non farla mai nascere!"

Le lacrime mi salgono agli occhi e mi tappo la bocca con una mano per non emettere alcun suono mentre sento le gocce calde scivolarmi tra i capelli. Non voglio che mamma e papà litighino per causa di un mio capriccio, soprattutto quando so che anche se dovessi partecipare alla festa non potrei comunque serbarne a lungo il ricordo.

"L'hai uccisa il giorno che te l'hanno restituita impedendole di avere una vita e per questo non potrò mai perdonarti."

Non ce la faccio. La mamma singhiozza e sento papà uscire dalla sua stanza per dirigersi giù in cucina, così decido di seguirlo. Mi asciugo gli occhi e scendo al piano di sotto dove lo trovo intento a frugare nella dispensa.

"Papà." Lo chiamo, grata che la mia voce non tremi.

Lui si volta a guardarmi con aria stanca, ma appena mi vedono, i suoi occhi si illuminano e le labbra si tendono in un sorriso dolce che mi fa sentire indegna del suo amore. Mi viene da pensare che mia madre fa bene ad odiarmi se sono la causa dei suoi litigi con l'uomo della sua vita e, soprattutto, se sono ciò che le ha rovinato la vita.

"Keara" mi risponde "ho parlato con tua madre."

Io annuisco "Lo so."

Mi schiarisco la gola e avanzo nella stanza, cercando di farmi forza. "Senti, papà, volevo solo dirti che non m'importa di andare a quella festa se significa farti litigare con la mamma. Non è che sia chissà quale evento e comunque credo che a Gareth non dispiacerà più di tanto."

Mio padre sospira e chiude la credenza, andando a sedersi sul piccolo divano vicino al muro prima di allungare una mano nella mia direzione. Io mi affretto a raggiungerlo e mi siedo al suo fianco, lasciando che mi avvolga le spalle con un braccio. Mi rilasso sotto il suo tocco e sospiro, cercando di non sentirmi più in colpa di così.

"Me la fai una promessa?" Chiede con gentilezza ed io non posso fare nient'altro che annuire.

"Qualunque cosa." Rispondo. Lui mi sorride.

"Non incolparti dei litigi fra me e tua madre." Io apro la bocca per protestare ma lui non me lo permette. "Hai tutto il diritto di andare a quella festa e divertirti un'ultima volta prima della prossima settimana e, a questo proposito, ti autorizzo a tornare a qualsiasi ora, venerdì."

Il sangue mi defluisce dal volto, poi il cuore riprende a battermi forte nel petto e sento le guance andarmi a fuoco. "Ma la mamma..."

"La mamma capirà." Mi rassicura, poi si fa scuro in volto ed il labbro inferiore prende a tremargli a tal punto che è costretto a morderselo forte. Un singhiozzo gli squassa il petto e lo sento ansimare come se non avesse più aria.

"Papà..." Sussurro scioccata quando intravedo le prime lacrime solcargli le guance. Lui si copre il volto con le mani e mi dà la schiena mentre cerca di recuperare il controllo sulle proprie emozioni, così decido di appoggiargli una mano sulla schiena e accarezzarlo vigorosamente. Vederlo così vulnerabile non i piace affatto, ma non so come consolarlo.

"Non sono stato un buon padre" confessa, ed io sento qualcosa incrinarsi dentro di me. "Avrei dovuto prendere le tue difese in passato, lottare per darti la possibilità di vivere la tua vita."

Lo abbraccio forte, premendo il viso contro il tessuto della sua maglietta con il cuore che mi batte forte contro le costole.

"Sei il padre migliore che si possa desiderare" lo rassicuro, con voce roca per l'emozione "e non potrei immaginare nessuno più in gamba di te."

Lui si volta e mi stringe forte fra le braccia, come non ha mai fatto prima d'ora, ed io mi sento così amata e al sicuro da non riuscire ad immaginare come faremo l'uno senza l'altra.

Dopo qualche minuto si stacca e mi guarda dritto negli occhi, tenendomi saldamente per le spalle mentre parla.

"Ti meriti di essere felice, Keara." Per poco non mi rimetto a piangere, ma lui mi lascia un bacio in fronte e si mette in piedi, portandomi con sé.

"Va' a riposare." Mi dice una volta davanti alla porta della mia camera. Io annuisco, abbracciandolo un'ultima volta prima di rientrare in camera mia e rifugiarmi sotto le coperte con un senso di speranza mai provato prima che mi si gonfia nel cuore.

Andrò alla festa –realizzo un attimo prima di addormentarmi- e farò finta di non dover morire fra una settimana.





Il giorno dopo mi sveglio presto per arrivare a scuola in orario e dopo aver salutato il professore all'ingresso dell'aula mi sistemo al mio banco, prendendo le mie cose e sistemandole per la lezione. Quando Gareth entra ci metto qualche secondo per trovare il coraggio, ma dopo un attimo di esitazione allungo la mano e sfioro il lembo della giacca della divisa con discrezione.

Lui si volta verso di me ed io mi limito a fissarlo negli occhi per qualche secondo. Per un attimo temo che mi insulti o mi rivolga uno sguardo disgustato per via della mia audacia e mi pento di aver attirato sua attenzione.

Per questo rimango spiazzata quando noto un lampo illuminargli lo sguardo ed un sorriso dipingersi sulle labbra.

Mi saluta portandosi la mano al sopracciglio ed io gli rivolgo un semplice cenno della testa conscia che chi sta seduto dietro di me ci osserva con interesse e malizia, ma sono decisa a non lasciarmi scalfire da nessuna delle idee che potrebbero farsi. In questo momento non me ne frega niente di ciò che possano pensare o non pensare di me, sono solo impaziente di comunicare a Gareth la mia presenza alla sua festa.

Prendo appunti e svolgo gli esercizi in classe per cercare di distrarmi, ma non riesco ad impedire al cuore di salirmi in gola. Andrò alla festa degli Hanson, ancora non riesco a crederci!

"Lastern." Gareth mi si affianca appena esco dall'aula e con mio grande piacere noto che ha aspettato vicino all'uscio apposta per parlare con me.

"Ciao." Dico solo, improvvisamente a corto di parole. Per tutto il giorno ho provato e riprovato nella mia mente che cosa dirgli ma adesso sento la bocca secca e le parole morirmi in gola. Mi metto a pensare di aver frainteso il suo comportamento del giorno prima e che , in realtà, non gliene importa più di tanto che io partecipi o no. Forse ha solo voluto essere gentile con me come con qualunque altra studentessa del nostro anno. Comincio ad avviarmi verso l'uscita e lui mi segue, camminando fiero al mio fianco.

"Volevi dirmi qualcosa?" Chiede con tono ammiccante. Io arrossisco violentemente e dentro di me sento crescere il desiderio di potermi coprire il viso con i capelli. Purtroppo le regole sono chiare: a scuola e sul posto di lavoro tutti devono avere un aspetto pulito ed ordinato e raccogliere i capelli è una pratica raccomandata e consigliata.

"In effetti sì, ma... Ecco..." Mi sento un'idiota. Sospiro, stufa di me stessa e del comportamento ridicolo che sto assumendo. Devo solo dirgli che ci sarò alla festa. "I miei genitori mi hanno accordato il permesso di venire venerdì, volevo solo avvisarti..."

Lui s'illumina ed il mio cuore prende a battere più velocemente. "Ma è fantastico, Lastern! Sono certo che ti divertirai un sacco!"

Io annuisco, di nuovo imbarazzata. "Lo spero." Rispondo mentre usciamo all'esterno. Non so cosa mi prenda dopo, non sono mai stata il tipo che parla a vanvera, ma pur di continuare la conversazione con lui direi qualsiasi cosa.

"Se non è troppo vorrei chiederti qualche informazione in più."Comincio. "Nel senso, io non esco molto spesso e vorrei poter dare indicazioni più precise ai miei, a casa, riguardo questa festa... ovvero, cosa... ehm..." Ho perso di nuovo il filo. Dio, quanto mi sento inutile! Gareth ride, una risata vera, di stomaco, ed io arrischio un'occhiata nella sua direzione.

I capelli dorati risplendono al sole pallido dell'autunno ed i denti che mostra nella risata mi sembrano troppo dritti per essere veri. Gareth è davvero un bel ragazzo –mi rendo conto- ed io lo sto fissando spudoratamente qui, davanti a scuola, con altre decine di ragazzi che potrebbero notare il mio comportamento e ritenerlo sconveniente.

"Senti Keara –comincia- posso chiamarti per nome, vero?" Io annuisco, mordendomi il labbro inferiore per evitare di ricominciare a parlare a vanvera. "Ti vengo a prendere a casa venerdì prima della festa e spiego tutto ai tuoi genitori di persona, se preferisci. Ah, e ti riporto indietro."

Io strabuzzo gli occhi. "Come?" Sussurro, incredula.

Lui sembra vacillare per un attimo, ma poi si ricompone. "Non volevo essere invadente" si giustifica, facendo marcia indietro, ma sempre esibendo quel sorriso caldo che mi imbarazza tanto. "Pensavo solo di renderti le cose più facili."

Io annuisco in fretta, ansiosa di rassicurarlo. "Sì, certo! Mi faresti un grande favore, davvero... Ma solo se ne hai voglia, altrimenti, insomma, puoi lasciarmi detto tutto e io faccio il resto."

Oddio, non credo di aver mai fatto un discorso tanto impacciato in vita mia, ma Gareth non sembra disgustato dalla mia goffaggine, piuttosto sembra che io lo diverta.

"Non mi dispiace affatto. Posso passare verso le sette?"

"Sarebbe perfetto." Rispondo.Poi decido di sorridere.

Non come Gareth, in modo più discreto, ma ciò sembra destabilizzarlo e per un attimo noto qualcosa nel suo sguardo che mi fa fremere. Allunga una mano e me la posa sulla guancia, accarezzandomi dolcemente la pelle prima di allungarsi e lasciarmi un altro bacio sulla guancia.

È il secondo che mi dà, ma questo non ha niente a che vedere con quello frettoloso e imbarazzato di ieri. Oggi è calmo, veloce ma più sicuro di sé e mi lascia con una confusione dentro che non so come gestire.

Sfodera di nuovo il suo sorriso ed io sento le ginocchia tremare.

"Allora a venerdì." Mi dice. Io annuisco, incapace di parlare, dimenticandomi addirittura di salutarlo come si deve quando mi giro e mi allontano in tutta fretta, rendendomi conto solo cinque minuti dopo di aver preso la direzione sbagliata.

















Non so come definire questo capitolo. Lungo no di certo, ma nemmeno corto...

Boh, stasera è stato un delirio continuo. Fa talmente caldo che si schiuma e le zanzare succhiano più di Equitalia a casa mia.

Volevo ringraziarvi per star leggendo la mia storia, significa davvero molto per me, e pensare che da qui in poi questa storia può davvero entrare nel contest dei wattys2016 un po' tremo.

Non so con quale coraggio io abbia deciso di iscrivermi, ma i commenti di alcuni di voi (lettori) che definiscono questa mia opera degna di una libreria mi da un coraggio pazzesco.

Il che è solo un altro modo per dire che rischio di montarmi la testa.

HAHAHAHAH

No, non lascerò che accada, anche perché quando uno pensa di essere sul punto di toccare le stelle si ritrova alle stalle nel giro di un paio di minuti. Mi è capitato che una delle mie storie piombasse in cima alle classifiche per poi scivolare miseramente nel dimenticatoio e so che è una cosa stupida, ma vedere un lavoro scomparire per lasciare posto a qualcosa di scritto con un quarto della cura che ci metto io mi mette tristezza.

Cambiando argomento VI RINGRAZIO.

Vi ringrazio per i voti ed i commenti gentili e divertenti, per la gentilezza che dimostrate leggendo i miei capitoli e sostenendomi.

Vi adoro.

William

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