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𝑼𝒍𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒄𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐𝒍𝒐 - 𝟑𝟖

FILIPPO

9 dicembre 2023

Tra quindici giorni sarebbe stato Natale, e io mi trovavo davanti alla vetrina del negozio di abbigliamento da moto chiedendomi se dovessi acquistare quel paio di guanti su cui Enrico aveva messo gli occhi circa un mese prima. Li avevamo visti insieme un sabato pomeriggio, durante una pigra passeggiata per il centro, mano nella mano. I suoi guanti attuali iniziavano a essere vecchi e consumati, e quelli del negozio sembravano perfetti per rimpiazzarli. Avevo preso l'appunto mentale di tornare da solo per regalarglieli in occasione del nostro primo Natale insieme.

Invece, al momento, non sapevo neanche se Enrico sarebbe mai tornato da me. Se ci eravamo lasciati, la colpa era solamente mia. Avevo dato di matto a causa delle mie insicurezze, e le avevo riversate su di lui che in quei mesi aveva fatto tutto il possibile per poter stare con me. Davvero, cosa potevo pretendere di più da Enrico? Mi ero sempre reputato un ragazzo maturo sul piano relazionale. Non avevo ceduto a una relazione clandestina, ed ero sicuro che con Pietro sarebbe finita a prescindere dal suo comportamento e dal ritorno di Enrico. Eppure, mi ero comportato come un vero moccioso viziato che pretendeva di avere tutta l'attenzione su di sé. Avevo messo Enrico davanti a una scelta che non avevo il diritto di imporgli.

Nonostante la mia sceneggiata, Enrico mi aveva rassicurato che sarebbe tornato per darmi le certezze di cui avevo bisogno. Mi aveva chiesto ancora una volta di aspettarlo, perché non si sarebbe arreso. Ma erano passate due settimane e non avevo avuto più notizie da lui.

Forse, in questo tempo lontano da me, si era reso conto che avrebbe fatto meglio a starmi alla larga e ricostruirsi una vita da single. Del resto, chi aveva voglia di ingabbiarsi in una nuova relazione dopo esserne uscito da una tanto lunga e complicata? La sua scelta sarebbe stata comprensibile.

Enrico mi mancava come l'aria. Avrei dovuto chiamarlo e scusarmi, dirgli che mi fidavo di lui e che sarei stato al suo fianco per affrontare tutte le avversità che lo aspettavano con Brando e la sua famiglia. Invece di sostenerlo in un momento così delicato, lo avevo abbandonato tirandomi indietro come un vigliacco. E adesso mi vergognavo troppo per fare il primo passo e cercare di aggiustare le cose tra noi.

Mi meritavo di trovarmi triste e solo per un altro Natale.

«Allora, Bambi, vuoi entrare a comprare i guanti o sei solo intenzionato a sporcare il vetro con le tue lacrime amare?» Noemi cercò di scuotermi e farmi tornare sul pianeta Terra.

«Non sto piangendo, scema!» Risposi più brusco di quanto avrei voluto. Tirai su con il naso risultando poco credibile, ma se sembravo sul punto di un pianto isterico era solo colpa di quel maledetto raffreddore che mi stava devastando da qualche giorno.

«Tratta bene tua sorella, non voglio ritrovarmi a essere il tuo unico consolatore se pure lei dovesse stufarsi di te.» Samuele non aveva neanche alzato la testa dal cellulare, troppo preso a messaggiare con chissà chi da quando ci eravamo incontrati più di un'ora prima.

«Non osereste mai abbandonarmi. E comunque, no. Non li comprerò oggi.» Sbuffai, allontanandomi dalla vetrina.

Feci qualche passo, quando mi accorsi che i miei due compagni non mi avevano seguito. Voltandomi, li trovai a confabulare guardando il cellulare di Samu.

«Si può sapere che state tramando?»

«Niente, non ti impicciare. Samu mi sta facendo vedere il tuo regalo di Natale da parte sua e di Vale.»

Arrossii sentendomi in colpa per la mia reazione esagerata. Mi rendevo conto di essere davvero irritante in quel periodo, ma non riuscivo a darmi una regolata. Che cazzo mi stava prendendo? Forse, avrei dovuto auto regalarmi un set di tisane rilassanti... da bere da solo, avvolto tristemente nella mia copertina, pensando a quanto ero stato un emerito idiota.

Scossi la testa per cacciare via tutta la negatività che avevo addosso, e borbottai delle scuse che mi chiesero di ripetere a voce più alta. Poi, riprendemmo il tour dei negozi. Noemi comprò gli Air Pods per Paolo, e Samuele un libro per ogni suo fratello. All'inizio non voleva dirci cosa avesse regalato a Valerio ma, quando io e Noemi avevamo iniziato a ipotizzare tutti i sex toys possibili e immaginabili, aveva confessato di aver preso un paio di fedine d'argento con incise all'interno le loro iniziali. Mi luccicarono gli occhi per quel gesto romantico, e rimpiansi ancora una volta il casino che avevo combinato con Enrico.

«Direi che per oggi abbiamo finito.» Affermò Noemi quando arrivammo in Piazza De Ferrari. «Che dite se ci fermiamo a fare un aperitivo in Spianata prima di tornare a casa?» 

«Per me non ci sono problemi.» Concordò Samu.

Strano, in genere lui non accettava mai proposte dell'ultimo minuto. Non volevo fare il guastafeste, perciò accettai.

***

Parcheggiammo gli scooter e feci per dirigermi verso il solito bar, quando sia Samuele che Noemi mi presero per un braccio strattonandomi nella direzione opposta.

«Che state facendo?» Protestai.

«Siamo in Spianata, non si può non fare un salto a vedere il panorama.» Rispose Samu come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

«Ma è sempre lo stesso ogni giorno, e fa un freddo cane.»

«E dai, Bambi. Ci sono tutte le luci natalizie che illuminano la città e non le ho ancora viste dall'alto.»

Sbuffai ma cedetti al loro strambo desiderio. Abitavamo tutti a cinque minuti da Spianata e ci venivamo di frequente a fare aperitivo o prendere un gelato d'estate, dunque non capivo tutto quell'entusiasmo.

Una volta giunti sulla terrazza, ci affacciammo alla ringhiera per ammirare la città dall'alto. Erano le sette di sera e il cielo era ormai buio pesto, ma dovevo ammettere che le luminarie rendevano il panorama ancora più suggestivo.

A un tratto mi sentii osservato, e mi accorsi che Noemi e Samuele avevano entrambi gli occhi puntati su di me.

«Che c'è?» Domandai sospettoso. Sembravano in attesa che accadesse qualcosa.

«Non noti niente di insolito?» Tentò Noemi, lasciandosi scappare una risatina.

«Cosa dovrei notare?» Tornai a guardare avanti facendo scorrere lo sguardo dal porto al Teatro Carlo Felice. «Mi sembra la solita città.»

«Stai guardando ma senza vedere davvero.» Come al solito Samu doveva essere quello criptico, ma anche sul suo viso si formò un'espressione divertita.

«Non potreste darmi un indizio, invece di prendermi per il cu...» Non finii la frase, che si trasformò in un urlo poco virile perché, finalmente, vidi quello che dovevo.

Sul maxischermo in cima a Torre Piacentini, il grattacielo in Piazza Dante che rappresentava il punto più alto visibile dalla terrazza, lampeggiava, alternandosi nelle frasi, un messaggio che solo il suo destinatario avrebbe saputo riconoscere.

Di giorno un raggio di sole,

di notte una stellina luminosa.

Non lasciarmi al buio.

Raggiungimi.

Sgranai gli occhi tanto che pensai mi sarebbero cascati fuori dalle orbite, e percepii la forza di gravità spalancarmi la bocca. Inutile sottolineare cosa stesse combinando il mio cuore all'interno della cassa toracica.

«Oh, mio Dio! Ma è pazzo!» Strillai, incapace di distogliere lo sguardo da quella dichiarazione così plateale.

«Te lo dicevo, Samu, che mio fratello sarebbe impazzito di fronte a una cosa del genere.»

«Beh, se gli basta ogni gesto esageratamente romantico di Enrico per fare pace con lui, rimarrà sottone a vita.»

«Disse quello che si è sciolto come una pera cotta nella sala dei pinguini di fronte a un vichingo sexy innamorato.»

Mi voltai distratto da quel battibecco e ritrovai l'uso della parola, anche se il tono continuava a essere al limite dell'isteria. «Lo sapevate?»

«In realtà, lo abbiamo scoperto solo questo pomeriggio. Io e tua sorella siamo stati tenuti all'oscuro dai nostri fidanzati. Ora capisco lo strano atteggiamento di Vale negli ultimi tempi, ma speravo stesse preparando una sorpresa per me. Appena lo vedrò gliene dirò quattro!»

Valerio e Paolo avevano aiutato Enrico a organizzare tutto quello? Provai un calore al centro del petto pensando a quel nuovo terzetto. Mi fece sentire come se adesso fossimo completi. Un gruppo dove i legami di sangue, amicizia e amore si intrecciavano per tenerci saldi gli uni agli altri.

Dovevo vedere assolutamente Enrico, chiarire con lui e scusarmi di tutto... Raggiungimi.

«Ragazzi, che cacchio devo fare ora? Dove lo devo raggiungere?»

«Non è ovvio?» Noemi indicò il cartellone e realizzai che Enrico era proprio là in cima ad aspettarmi.

«Dai, mettiti il casco che ti accompagno io.»

Seguii Samu che non aveva intenzione di farmi perdere altro tempo. Noemi disse che sarebbe andata a casa e avrebbe avvisato mamma che non mi sarei presentato a cena. In realtà, speravo di non tornare a casa fino a Natale.

Con l'adrenalina che mi stava vibrare le ossa, mi aggrappai a Samu che diede di gas al suo centoventicinque, come se fosse pronto a vincere una gara del moto GP.

***

«Che aspetto ho?»

«Sembra che ti abbiano infilato in una centrifuga. Per fortuna che Enrico non è un ragazzo superficiale e ti troverà grazioso lo stesso.» Samu non aveva ancora imparato a dire le bugie bianche, e mi diedi dello stupido per aver voluto chiedere.

«Forse dovrei andare a casa a cambiarmi? Mettermi qualcosa di più elegante? È una terrazza chic quella lassù!»

Eravamo nel portone del grattacielo e stavo cercando di calmarmi per affrontare quello che mi aspettava all'ultimo piano. Tutto mi faceva sperare che sarebbe andato bene ma, finché non avessimo chiarito, avrei temuto anche un'improvvisa tempesta di meteoriti che avrebbe distrutto il mondo intero.

«Smettila di tergiversare! Stai benissimo così, con la tua felpa extra large e i jeans sgualciti.»

Mi sistemò le ciocche di capelli con affetto, e ripensai a quanta pazienza aveva avuto con me negli ultimi giorni.

«Samu... Grazie per essermi stato accanto anche quando sembrava non volessi sentir ragioni. Sono stato pessimo, me ne rendo conto.»

«Non dire cazzate!» Mi rimproverò divertito. «Se ti avessi lasciato solo nel tuo momento più basso, che diavolo di migliore amico sarei stato? E poi, direi che così ho ripagato ufficialmente il mio debito nel tuoi confronti.»

Feci per abbracciarlo commosso,  ma lui me lo impedì, facendomi girare verso gli ascensori.

«Non perdere tempo in smancerie inutili con me. Fila via!»

Sorridendo, andai incontro a una ragazza elegante che sembrava avere proprio il compito di accogliermi.

«Sei Filippo, giusto?» Domandò gentile.

«Sì...»

«Benvenuto. Il signor De Mari la sta aspettando.»

Quando l'ascensore si aprì, mi fece segno di entrare e mi seguì per salire con me. Una volta raggiunto il piano giusto, la ragazza mi indicò una scala da seguire dicendomi di procedere da solo.

Mi tremavamo le gambe e avevo paura di inciampare, ma in qualche modo raggiunsi l'ultima porta che mi separava dall'ignoto.

Quello che mi si presentò oltre aveva dell'incredibile. Se il cartellone in cima al palazzo era già stato sufficiente a farmi capitolare, la quantità esagerata di finte candele, che decoravano a grappoli l'attico, rischiò di farmi scoppiare in lacrime.

La stanza in cui mi trovavo era caratterizzata da un'unica parete a specchio circondata dalle vetrate che si affacciavano sulla terrazza. L'illuminazione era data solo dalle candele, che sembravano moltiplicate per il riflesso nello specchio.

Davanti alla parete, erano posizionate una sedia e quattro leggii. Di fronte, una fila di altre sedie. Sembrava un piccolo palco allestito per pochi spettatori. Che diavolo aveva organizzato?

Un brivido sul collo mi fece notare che la porta a vetri era aperta sulla terrazza. Uscii e, ancora una volta, mi ritrovai ad ammirare la città dall'alto, questa volta da una nuova prospettiva. Era un luogo meraviglioso.

«Scheggia.»

Enri. Sei tu.

La sua voce carica di aspettativa riecheggiò alle mie spalle. Volevo voltarmi per andargli subito incontro, ma mi ritrovai paralizzato con le mani ghiacciate premute sul muretto. Mi sentivo uno stupido, ma non riuscivo ancora a rispondere a quel richiamo. Notando la mia evidente immobilità, riprese a parlare.

«Scheggia, avevi ragione quando mi hai detto che non avevo chiuso con il passato. C'era ancora un conto in sospeso che sapevo di dover affrontare, ma che ho cercato di rimandare il più a lungo possibile per paura delle conseguenze. Questo ti ha fatto dubitare dei miei sentimenti, e lo capisco, davvero.»

Fece una pausa e io cercai di elaborare quella prima parte di discorso.

«Come ti ho già detto quando mi hai lasciato, non posso escludere Brando dalla mia vita. E non posso garantire per quello che cercherà di fare in futuro. Io e lui siamo una famiglia e, anche se il nostro rapporto d'ora in poi sarà diverso, è sicuro che quel legame che ci unisce non si spezzerà mai, nonostante il male che mi ha fatto negli ultimi anni.»

Questa era la parte dolorosa della nostra relazione, quella che io e solo io dovevo accettare e imparare a gestire, perché mi fidavo di lui e glielo avrei dovuto dimostrare.

«Ho parlato con Brando, affrontando quel conto in sospeso che stava intralciando il rapporto tra me e te. Ne conseguiranno strascichi emotivi che lui dovrà elaborare, uno stacco netto da me per imparare a stare bene e cambiare vita. Non so quanto gli ci vorrà, su questo non posso darti certezze. Ma posso darti le mie certezze. Fil, ti prego, guardami negli occhi.»

Obbedii alla sua richiesta e, davanti a me, trovai Enrico in smoking, bello e sicuro di sé come non lo avevo mai visto. Mi chiesi se non avesse freddo con il vento che sferzava le nostre guance arrossate. Si avvicinò ancora di più e mi prese il viso tra le mani, incatenando i suoi occhi ai miei.

«La mia certezza è che io non provo più niente per Brando e che la mia relazione con lui è chiusa per sempre. La mia certezza è che dalla prima volta che ti ho visto non desidero altro dalla vita che poterti avere al mio fianco. La mia certezza è che da quando stiamo insieme sento di essere rinato, di aver avuto una seconda possibilità dal destino e che non ho intenzione di sprecarla. Lo so che hai paura del fatto che ho passato vent'anni della mia vita con Brando, ma la mia certezza è che ho intenzione di campare cent'anni e trascorrere i prossimi settanta che mi restano con te. Ma la mia certezza più grande è che ti amo, hai capito? Ti amo come nient'altro al mondo. Ed è questa l'unica che conta.»

Non potei più trattenermi e iniziai a piangere di fronte a quella dichiarazione pregna dell'amore che provava per me. Gli afferrai il viso a mia volta e lo baciai con tutta la disperazione che avevo dentro. Cosa avevo fatto per meritarmi un uomo perfetto come lui? Ancora non lo capivo, ma Enrico era qui per dirmi che mi amava e io avrei soltanto dovuto credergli.

«Mi dispiace...» piagnucolai, «mi dispiace tantissimo per come mi sono comportato. Ho fatto una scenata pessima, ti ho obbligato a parlare con Brando quando magari non eri pronto. Sono stato immaturo come mai nella vita... eppure tu non ti sei arreso con me. Sei tornato.»

Mentre sproloquiavo, Enrico mi baciava tutto il volto, senza smettere di accarezzarmi e riempirmi della sua dolcezza.

«Shhh, ora basta piangere. Non ce n'è bisogno. Le tue insicurezze erano lecite, e non mi hai obbligato a fare niente. Hai solo accelerato i tempi, ma forse è stato un bene, perché sono famoso per il mio vizio di rimandare le cose, e chissà quanto ci avrei messo a chiudere questa storia se fosse dipeso solo da una mia decisione.»

«Ma io... non mi sono fidato abbastanza, ho avuto tanta paura che un giorno avresti cambiato idea!»

«E ora ti fidi? Hai ancora paura?»

Tirai su con il naso e gli buttai le braccia al collo stringendolo il più possibile a me.

«Certo che mi fido! Ma non smetterò di aver paura di colpo. Puoi accettare questa mia debolezza? Prometto che ci lavorerò costantemente fino ad abbatterla, e non la farò gravare su di te. Ti amo tantissimo, in una maniera che non credevo fosse possibile provare, e non posso più pensare di passare altro tempo separato da te.»

Enrico mi lasciò andare solo per prendere una scatola lunga e sottile che aveva appoggiato su un tavolino accanto a noi.

La aprì, e quando me la porse ammirai il suo contenuto: un filo di piccole perle bianche.

«È per me?» Chiesi incredulo.

«Sì, è un regalo che mi ha fatto mia nonna, la donna più importante della mia vita, per l'uomo più importante della mia vita.»

La tirò fuori e io gli diedi le spalle per consentirgli di mettermela al collo. Doveva stonare in mezzo al mio abbigliamento sciatto, ma in quel momento mi interessava solo il significato di quel regalo così prezioso. Enrico mi abbracciò da dietro, appoggiando il mento sulla mia spalla, mentre insieme guardavamo la città sotto di noi.

«Fil, io sono pieno di difetti e riuscirò a convivere con l'unico che hai tu. Nessuno è perfetto, anche se tu lo sei ai miei occhi. Mi chiami Principe delle Nevi o il Principe di Albaro... ma non hai mai capito che il vero principe di questa storia sei sempre stato tu.»

Mi voltai di nuovo verso di lui perché avevo bisogno di non perderlo di vista.

«Siamo due principi entrambi pieni di difetti, allora.» Gli concessi emozionato e senza ormai più dubbi sul nostro amore.

Tornammo a baciarci e a cullarci in un abbraccio affettuoso, fino a quando il freddo non iniziò a farsi sentire.

«Se non ti dispiace, ora ci attende un concerto, o i nostri ospiti inizieranno a lamentarsi del ritardo.»

«I nostri ospiti? Oddio!» Guardai inorridito verso la sala e la trovai gremita di gente che conoscevo fin troppo bene. Enrico aveva chiuso la porta quando era uscito ma non avevo dubbi che i nostri amici si fossero appiccicati al vetro per osservare la scena.

Guardai Enrico con aria interrogativa, ma lui alzò le mani confare innocente.

«Dovevo ricompensarli per l'aiuto che mi hanno dato. Un concerto rock privato al lume di candela, eseguito dal quartetto d'archi dalla mia più cara amica che non vedevo da due anni, mi è sembrato il minimo. C'è anche mia nonna, così posso finalmente presentartela.»

Quell'ultima rivelazione mi mandò sotto shock e gli diedi uno schiaffo sul petto. «E me lo dici così? Non sono presentabile, penserà che sia un adolescente scappato di casa.»

Rise a quella mia reazione e mi tirò ancora una volta a sé. Sfregò il suo naso contro il mio e io mi sciolsi tra le sue braccia.

«Non ti preoccupare, lei ti adora già. Ha visto quanto la mia vita è tornata a splendere grazie al mio raggio di sole.»

FINE 💕💕

***

SPAZIO AUTRICE: Buonasera! 💕
Incredibile ma vero, siamo giunti alla fine di Sunshine (a meno dell'epilogo, che arriverà con calma perché devo ancora scriverlo 🤣) 🤧🤧

Filippo ed Enrico hanno ufficialmente il loro lieto fine e io sono tanto felice per loro! Dopo tanto penare se lo meritano 😍💕

In due settimane lasciato a cuocere nel suo brodo, il nostro piccolo drama twink ha elaborato e razionalizzato tutto quello che ha combinato... provando anche una certa vergogna per come si sia lasciato andare 😂 ma oh! A volte capita anche questo nella vita di un ventenne! ❤️‍🩹

Per fortuna c'è Enrico che, da vero Principe Azzurro, ha donato a Fil una dichiarazione d'amore indimenticabile e che non lascerà  più spazio al minimo dubbio  (ve l'ho detto che avrei dovuto mettere da parte i soldi per i vostri dentisti 😂) 😍 spero tanto che vi sia piaciuta! Anche la risposta di Fil, che nonostante un piccolo cedimento finale non hai mai fatto mancare a Enrico la sua forza e il suo amore 💕

Ho iniziato a immaginare la location della dichiarazione dopo aver partecipato io stessa al concerto in questione sulla terrazza (ovviamente non privato 😂). Spero di avervelo fatto immaginare abbastanza bene con le descrizione, ma faccio seguire due foto del posto:

Nella prima foto, l'evento candle light.

Nella seconda foto, l'attico visto dalla terrazza. In alto a destra potete scorgere il tabellone da cui Filippo ha letto il messaggio 💕

Ora non ci resta che vedere l'epilogo! Quanto tempo dopo sarà? 🥰

Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e ricordate che ogni feedback è sempre gradito 🫶🏻

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