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𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐𝒍𝒐 𝟑𝟒

27 novembre 2023

FILIPPO

Guardai fuori dalla finestra e mi infastidii all'idea di uscire di casa per andare in facoltà. Il cielo era coperto da una coltre di nuvole spesse e cariche di pioggia. La protezione civile aveva annunciato allerta gialla fino alle 15, ma io dovevo assolutamente presentarmi a lezione per la prova intermedia di matematica finanziaria. Il terzo anno di università era iniziato senza esami arretrati, e volevo mantenere quel ritmo di studio per riuscire a laurearmi durante l'estate successiva. Con Samuele avevamo già concordato di fare una vacanza in qualche paese esotico per festeggiare il traguardo insieme ai nostri fidanzati.

Fidanzato. Sorridevo ogni volta che ci pensavo. Forse era un termine non più di moda, ma mi piaceva come suonava associato a Enrico.

Lui era il mio fidanzato. Il primo, l'unico che meritava quel titolo onorifico. Stavamo insieme da tre mesi e mezzo ma mi sembrava passato molto più tempo, forse perché il mio cuore aveva capito fin dal primo sguardo che non c'era altra persona di cui volessi innamorarmi. Considerando che Enrico era reduce da una storia lunga e tossica, mi aveva sorpreso la spontaneità con cui eravamo entrati in sintonia come coppia. Pensavo che avremmo avuto più difficoltà a trovare il nostro equilibrio, che il fantasma del suo passato ci avrebbe dato del filo da torcere. Fortunatamente, almeno per il momento, le cose procedevano molto bene. Non mi parlava mai di com'era stato il suo rapporto con Brando, come se il solo nominarlo potesse contaminare la nostra relazione, ma mi aveva promesso che questa volta si sarebbe impegnato a non ripetere gli stessi errori commessi con il suo ex. Continuava ad andare dalla psicologa e, anche se non sapevo più di quel poco che lui stesso mi raccontava, mi fidavo del fatto che avrebbe mantenuto la parola.

Più il tempo passava, più mi sembrava un'altra persona rispetto all'Enrico malinconico e tormentato che avevo conosciuto all'inizio. Ero contento di vederlo finalmente brillare, si meritava una seconda possibilità dalla vita ed ero felice che la stesse cogliendo con me, ma continuavo a temere che fosse ancora troppo presto per cantare vittoria.

Enrico aveva tagliato quasi tutti i rapporti con la sua famiglia, ed ero abbastanza sicuro che questa situazione di stallo con loro non potesse durare ancora a lungo. Prima o poi la polvere nascosta sotto al tappeto sarebbe tornata fuori.

«Che ne dici se ti accompagno in macchina? Non vorrei ti prendessi l'acqazzone andando a piedi.» Enrico mi avvolse da dietro e iniziò a darmi tanti piccoli baci, scendendo dall'orecchio fino alla spalla, che scoprì scostando gli strati di vestiti.

Rabbrividii di piacere e voltai la testa per riuscire a mordicchiargli la mandibola. «Non voglio farti arrivare tardi a lavoro per colpa mia. Se ti immetti nel traffico non arriverai mai più. E poi, da casa tua ci metto pochissimo a raggiungere l'università.»

«Ok, come preferisci. Allora io vado, tu fai pure con calma. Torni qua dopo l'esame o ci vediamo direttamente mercoledì?»

«Vado a casa mia. Mamma si lamenta se passo troppi giorni di fila da te, lo sai.» Misi il broncio perché ormai avrei voluto stare in pianta stabile da Enrico. Aveva lasciato casa di Paolo e Valerio dopo aver affittato quel bellissimo appartamento di cui mi aveva parlato il giorno delle terme. Come promesso, lo avevamo visto insieme, e ce ne eravamo innamorati a prima vista. Da un mesetto era diventato il nostro nido d'amore. Io stavo da lui dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina, ma ci vedevamo anche il mercoledì sera, perché altrimenti la settimana sarebbe diventata troppo lunga da sopportare.

«Va bene, allora in bocca al lupo per l'esame. Chiamami quando hai finito.» Come porta fortuna mi diede un lungo bacio dal quale trassi tutta la carica di cui avevo bisogno. «Buona giornata, Scheggia.»

Mi persi ancora qualche secondo ad ammirarlo nel suo completo elegante che portava con una sicurezza invidiabile. Era talmente sexy che avrei voluto mi piegasse sul comò per scoparmi con ancora tutti i vestiti addosso. Magari un giorno gli avrei chiesto di soddisfare questa mia fantasia, ma al momento dovevo consentirgli di andare al lavoro.

«Buona giornata anche a te.»

Con un ultimo sorriso che avrebbe spazzato via tutte le nuvole nel cielo, mi lasciò solo con la mia migliore espressione da ebete.

Quando sentii la porta d'ingresso chiudersi, entrai nella stanzetta che aveva adibito a studio e nella quale il pomeriggio precedente mi ero rintanato per un'ultima full immersion di ripasso solitario. Avevo lasciato i libri e i quaderni sparsi sulla scrivania, così li raccolsi per metterli nello zaino. Mentre infilavo le penne nell'astuccio, però, ricordai di aver dimenticato a casa mia la calcolatrice scientifica, e che durante l'esame non mi avrebbero consentito di usare quella del cellulare.

Cazzo, ecco cosa avrei dovuto chiedere a Enrico invece di farmi distrarre dal suo culo perfetto!

Gli mandai un messaggio disperato al quale, fortunatamente, rispose subito.

Principe delle nevi 💕: Guarda nei cassetti della scrivania. Dovrei averne una lì da qualche parte, ma non ricordo con precisione... o se no in uno dei due del mio comodino?

Controllai la scrivania, ma niente; perciò, tornai in camera. Che cavolo se ne faceva della calcolatrice nel comodino?

Aprii il primo cassetto: solo il lubrificante e una scatola di fazzolettini. L'immagine di Enrico che gemeva sotto di me mi mandò una scarica di piacere all'inguine, ma non c'era tempo per indugiare sui ricordi lussuriosi della notte passata. Nel secondo, finalmente, ecco la calcolatrice. Come la presi in mano, i miei occhi furono calamitati da parole scritte con una calligrafia orribile ma che non lasciavano spazio a fraintendimenti: Ti amo, ti prego credici. Brando.

Erano alla fine di un semplice foglio bianco, posizionato in bella vista a chiunque ci avesse guardato. Nessuna preoccupazione di nasconderlo meglio o ripiegarlo, anzi, sembrava messo apposta per essere raggiunto il più facilmente possibile.

Lo stomaco mi si aggrovigliò e richiusi il cassetto con forza.

Enrico non mi aveva mai detto di aver ricevuto una lettera da Brando dopo essersi lasciati. Tuttavia, visto il loro ultimo scontro burrascoso, era lecito che il suo ex avesse cercato il modo di riavvicinarsi a lui e, forse, Enrico riteneva quelle parole troppo intime per condividerle con me.

Potevo capirlo. Del resto, avevo sempre saputo che non sarebbe stato facile lasciarsi un passato così pesante alle spalle, no? E poi, se quella lettera avesse un significato nascosto, perché Enrico mi avrebbe spinto a trovarla? Non poteva pensare che non la notassi, e la calcolatrice era davvero lì. Non mi aveva mentito.

Con quella rassicurazione, decisi di non farmi prendere dalle paranoie e uscii di casa per andare in università. L'esame mi avrebbe distratto abbastanza da non pensarci e alla sera avrei chiesto chiarimenti a Enrico.

Bravo Fil, questo è lo spirito giusto! 

Non feci in tempo a mettere piedi fuori dal portone, però, che un temporale esplose in tutta la sua violenza. Davanti a me c'era un muro d'acqua e, se lo avessi affrontato, mi sarei infradiciato nel giro di pochi metri.

Cazzo, perché proprio oggi deve esserci questo tempo di merda?

Guardai l'ora e vidi che non avevo più molto tempo. Se non mi fossi sbrigato avrei rischiato di saltare l'esame, ma quella pioggia battente non invogliava a muovere alcun passo.

Forse se aspetto ancora cinque minuti smette.

Osservai lo scorrere dell'acqua lungo l'asfalto. Si era già formato un fiume che avrebbe portato le strade ad allagarsi. Il frastuono continuo dei tuoni mi faceva sobbalzare, causandomi brividi lungo la schiena. Eppure, non era quel rumore a mettermi l'ansia maggiore: era quello che sentivo solo nella mia testa, causato da pensieri maligni che avevano deciso di darmi il tormento.

Quando aveva ricevuto la lettera Enrico? Cosa aveva provato a riguardo? Perché la teneva così vicino a sé?

Immaginai Enrico che si svegliava solo, nel cuore della notte, e rileggeva quelle parole sentendo la mancanza di Brando. Gli succedeva anche quando c'ero io nel suo letto? Aveva mai ripensato a lui mentre lo scopavo? Mentre si accoccolava tra le mie braccia? Si pentiva di averlo lasciato e di essersi messo con me?

Iniziai a tremare talmente forte che dovetti appoggiarmi al muro per non crollare malamente. Pensavo a quel foglio di carta e avevo la tentazione di leggerlo dall'inizio alla fine, di violare la privacy di Enrico per capire quanto c'era stato di vero in quei tre mesi di relazione. All'improvviso, era diventato tutto un incubo. Un incubo chiamato Brando. La mia vocina interiore mi aveva sempre messo in guardia, sussurrandomi che prima o poi il suo ex sarebbe tornato. Vent'anni di dipendenza affettiva non si cancellavano nel giro di pochi mesi. Erano bastate quelle poche parole affinché il dubbio prendesse il sopravvento dentro di me, distorcendo tutto quello che fino a un momento prima avevo visto in un'ottica positiva.

Non potevo permettere che ciò accadesse, avevo bisogno di parlare con qualcuno che mi facesse ragionare. Da solo avrei dato di matto.

Ma chi? Non volevo fare una scenata a Enrico mentre era a lavoro, Samu stava per dare l'esame e Noemi era in ospedale. Forse Vale era l'unico che avrebbe potuto rispondermi. Avviai la chiamata mentre tornavo nell'appartamento. Ormai si era fatto troppo tardi e il freddo aveva iniziato a penetrarmi nelle ossa.

Mi buttai sul letto, ma la chiamata continuava a squillare a vuoto.

Vaffanculo!

Sbattei un pugno sul materasso e non riuscii più a trattenere le lacrime, di nuovo sopraffatto da emozioni negative.

Quanto ero stato ingenuo a credere che fossi diventato abbastanza importante per Enrico da potermi sostituire a Brando? La nostra relazione era nata da un tradimento. Cosa mi faceva pensare che non avrei subito la stessa cosa? Sosteneva di aver bloccato il numero di Brando... ma se non fosse stato così? Se avessi creduto a delle balle? E adesso era troppo tardi per proteggere il mio cuore, perché non avevo mai amato così intensamente una persona.

Dio mio, stavo uscendo di testa!

D'impulso, feci quello che sapevo di non dover fare. Presi la lettera dal comodino e la lessi tutta, lasciando che ogni parola ed emozione di Brando si imprimesse nella mia mente. "Una volta sei scappato da me, ma poi sei tornato". Enrico mi aveva spezzato il cuore quando era accaduto. Sarebbe potuto ricapitare. "Perché non provi a darmi un'ultima possibilità?" Brando lo rivoleva con sé. Non si sarebbe rassegnato facilmente. "Rimarrai sempre la persona più importante della mia vita. Spero di potertelo dimostrare ancora... un giorno, quando sarai pronto". Brando non uscirà mai dalla sua vita. Impossibile.

Se lo riprenderà.

Enrico mi lascerà.

Non voglio.

Fa male.

Dio, se fa male!

Il telefono iniziò a suonare e la faccia severa di Samuele comparve sullo schermo. Doveva essersi chiesto dove fossi finito, ma non avevo intenzione di riversare adesso su di lui le mie insicurezze. Presi un fazzoletto e mi asciugai lacrime e muco. Feci un paio di respiri e accettai la chiamata, sperando di risultare il più tranquillo possibile.

«Pronto?»

«Fil, dove cazzo sei? Tra pochi minuti inizia la prova e il prof sta già iniziando l'appello.»

«Io... stanotte non sono stato bene e mi sono addormentato. Mi sa che salterò questo appello.» Mentii.

«Che hai avuto? Sicuro di non farcela?» Sembrava preoccupato, o per la mia salute o per la mia carriera universitaria messa a repentaglio da un'assenza a un esame. Forse per entrambi.

«Temo di essermi preso un virus intestinale. Ho una nausea allucinante.» Non era proprio una bugia, il virus si chiamava Enrico. «Dai, concentrati sull'esame e non pensare a me. Io mi rintanerò sotto le coperte e proverò a dormire.»

«Ok, cerca di riprenderti allora.»

«Certo, sarà fatto.»

Ci salutammo e quando misi giù la chiamata tornai a piangere. Ogni tanto odiavo la mia forte sensibilità, ma mi aiutava a scaricarmi.

Volevo davvero passare tutta la giornata a letto e spegnere i pensieri. Non potevo, però, rimanere in casa di Enrico, perché quella lettera emanava una nube tossica che mi chiudeva i polmoni.

Fuori la tempesta continuava imperterrita e non sapevo quanto sarebbe durata ancora. Sembrava che il cielo avesse percepito il mio umore decidendo di piangere con me. Dovevo, però, andare via da lì, non avevo alternative. Sarei tornato a casa mia e mi sarei buttato sotto la doccia calda, dopodiché avrei cercato di non farmi sopraffare dalle mie paranoie.

***

H. 12.00

Samu il gentile: come stai? Ho finito l'esame. Mi sembra andato bene.

Sono contento. Io invece non sto bene per niente... Puoi venire a casa mia?

Samu il gentile: dammi mezz'ora.

H. 12.30

Principe delle nevi 💕: Ehi ancora nessuna novità?

H. 14.00

Principe delle nevi 💕: Mi devo preoccupare? 🥺

H. 16.30

Enrico De Mari: Samu, scusami, ho provato a contattare Fil ma non mi risponde. Tutto bene?

Samuele: Fatti delle domande e datti le risposte.

***

SPAZIO AUTRICE: Buongiorno 💕 ebbene sì... sapevamo che sarebbe successo prima o poi 🥲 Fil ha trovato la lettera di Brando e le sue paura inespresse sono esplose tutte insieme! Paure decisamente comprensibili che lo stanno mandando ai matti...

Riuscirà a razionalizzarle?

Intanto sappiamo già che Enrico riceve uno dei soliti messaggi freddi di Samu 😆

Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e ricordate che ogni feedback è sempre gradito 🫶🏻

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