𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐𝒍𝒐 𝟑𝟔
27 novembre 2023
FILIPPO
«Fil? Vuoi uscire da lì sotto?»
Nonostante non gli avessi risposto per tutto il giorno, Enrico era venuto appena possibile da me, e ora mi chiamava con quella voce carica di affetto. Percepivo la sua carezza che mi scaldava la schiena attraverso le coperte.
«No, credo rimarrò qui rintanato ancora per un po'.»
Sapevo che mi stavo comportando da drama queen ma, cavolo, anche io avevo il diritto di cedere ogni tanto, no? E questa volta mi sentivo come se mi fosse passato sopra un treno. Samu aveva cercato di farmi ragionare, di farmi vedere le cose sotto la giusta prospettiva, ma il tarlo del dubbio era molto tenace.
«Va bene, l'importante è che ascolti quello che ho da dirti. So che hai letto la lettera, e mi dispiace che tu abbia scoperto della sua esistenza in quel modo. Non ho proprio pensato che fosse lì, ma ti assicuro che per me quelle parole non hanno alcun valore.»
Mi diceva la stessa cosa che mi ero ripetuto durante tutto il giorno, eppure qualcosa non mi tornava: «Perché allora l'hai tenuta in un posto così vicino? E perché non me ne hai mai parlato? Sembra proprio che te la sia sempre portata con te per leggerla nei momenti di nostalgia.»
Passò qualche secondo di silenzio prima che rispondesse. «Non volevo turbarti. Pensavo che non ti avrebbe fatto piacere sapere cosa pensasse Brando della nostra rottura, e questa tua reazione lo dimostra.» Percepii una leggera presa in giro, ma il tono era sempre dolce.
«Non hai risposto all'altra domanda», insistetti.
«Beh, non la leggo così spesso come tu sicuramente pensi.»
«Ma la leggi, ogni tanto.»
«Sì, è capitato raramente di averla riletta.»
La risposta avrebbe dovuto essere mai, ma chi ero io per pretendere una cosa simile? Mi chiusi ancora di più su me stesso, come se fossi un pangolino. Non ero sicuro di voler sapere oltre, ma se non avessi chiesto sarebbe stato anche peggio.
«E cosa provi quando pensi a Brando?»
«Solo l'affetto che ci ha legati fin da quado eravamo bambini, ma non sono più innamorato di lui. E questo da ben prima di conoscerti, anche se ci ho messo un po' ad ammetterlo a me stesso.»
«Ma per lui è diverso. Ti ama e ti vuole indietro.»
«Sì, è vero, ma questo cosa c'entra con noi?»
Sembrava davvero che non capisse dove volessi arrivare, eppure a me il problema sembrava così ovvio. Raccolsi tutto il coraggio che sentivo dentro e riemersi in superficie, mettendomi seduto. Enrico era proprio accanto a me sul letto, e mi osservava con un'aria smarrita.
«Scheggia...» Allungò una mano per sistemarmi i capelli che si erano sicuramente scompigliati, ma fu l'unico contatto che gli concessi prima di mettere un po' di distanza tra di noi. Se mi avesse toccato ancora avrei perso tutta la mia sicurezza.
«Enri, quanto tempo sei stato con Brando?»
«Tredici anni.»
«Ma eravate uniti da molto prima.»
«Corretto, ma non capisco...»
Non gli diedi il tempo di terminare la frase e gli parlai sopra. «Da quanto tempo stai con me?»
«Tre mesi e mezzo, ma siamo uniti da molto prima e lo sai!»
Aveva ragione ma quella palese differenza tra me e Brando continuava a ossessionarmi e a spaventarmi. Era irrazionale, perché non potevo farci niente. La loro passata relazione era un dato di fatto, qualcosa che non sarebbe scomparsa dalla vita di Enrico solo perché lo avrei voluto. L'unica cosa che potevo fare era accettarla e conviverci. Mi ero convinto che sarei riuscito a farlo, ma non ne ero più tanto sicuro.
«Scheggia, di cosa hai paura esattamente?»
«Che prima o poi ti renderai conto che non sono io quello che vuoi davvero e tornerai da lui spezzandomi il cuore.» Piagnucolai senza dignità.
«Ma se ho fatto tutto quello che potevo per porre fine alla nostra relazione!» Adesso si stava alterando, e mi chiesi se in me non vedesse solo un ragazzino capriccioso. «Cos'altro posso fare per dimostrarti che non tornerò indietro?»
Non avevo una risposta precisa a quella domanda. Forse, il problema era che non mi aveva ancora detto "ti amo", ma l'esperienza di Valerio e Samuele mi aveva insegnato che non serviva pronunciare quelle due parole a voce alta per dimostrarlo. E noi ce lo dimostravamo tutti i giorni. O almeno, così mi era sembrato fino a prima di trovare la lettera.
Dunque, qual era il vero problema?
Brando. Sempre e solo Brando. Una presenza davvero troppo ingombrante per riuscire a ignorarla. Presi un respiro profondo e buttai fuori tutto quello che tenevo dentro da quando ci eravamo messi insieme. «Vorrei la certezza che Brando non interferirà mai nella nostra vita, che non busserà un giorno alla tua porta implorandoti di tornare con lui, che non si permetterà di manipolarti ancora, e che non alzerà mai più le mani contro di te. Vorrei essere sicuro che il passato è chiuso per sempre, senza alcuna ombra di dubbio. Vorrei dormire tranquillo sapendo che non c'è nessun ex fidanzato che aspetta il tuo ritorno e che ti ama ancora in maniera ossessiva. Ho bisogno di fidarmi al cento per cento di te, di noi. Dammi questa certezza, e io smetterò di farmi logorare dai dubbi. Puoi farlo?»
Il suo volto si adombrò e io iniziai a temere la risposta. Stavo chiedendo troppo, forse?
Si mordicchiò il labbro inferiore e iniziò a giocare nervosamente con le dita. Sentivo gli occhi inumidirsi nell'attesa di sapere cosa ne pensasse.
«Non posso, Fil.»
Quella sentenza mi fece sprofondare nella disperazione. «Perché no?» Non pensavo che avrei avuto ancora lacrime da piangere quel giorno, eppure eccole di nuovo lì, pronte a sgorgare.
«Perché non posso controllare i sentimenti che Brando prova nei miei confronti, non posso prevedere cosa combinerà nel suo futuro. L'ho momentaneamente chiuso fuori dalla mia vita, ma sarà difficile che ci rimanga per sempre. È parte di me, della mia famiglia. Non scomparirà con uno schiocco di dita.»
A ogni parola, sentivo qualcosa dentro di me spezzarsi un po' di più. Non importava quanto Enrico potesse amarmi, Brando sarebbe sempre stato la spada di Damocle sulla nostra relazione.
Mi afferrò il viso e cercò di asciugare le lacrime che rigavano le mie guance senza sosta.
«Scheggia, io non lo amo più e questi primi mesi insieme a te sono stati i migliori della mia vita. Cosa ti fa credere che voglia rovinare quello che abbiamo iniziato a costruire?»
Niente, non c'era niente che me lo facesse credere. Eppure...
«Non mi basta, Enri. Tu ora credi che sia stato il periodo più felice, perché io per te sono stato la novità, il cambiamento dopo tanti anni di monotonia e routine. Ma passata l'euforia dei primi mesi, chi mi assicura che non realizzerai di aver fatto la scelta sbagliata? E a quel punto ci sarà ancora Brando ad aspettarti...»
Adesso anche lui piangeva. «Perché non riesci a vedere quanto tu sia molto di più per me?»
Ci fissammo intensamente, consapevoli del peso delle mie parole. Io avevo una sola esigenza e lui, giustamente, non poteva garantirmela. Un'esigenza che per me era la condizione necessaria per andare avanti in quel rapporto.
«Enri, mi dispiace ma io così non so se ce la faccio.»
Sgranò gli occhi e potei vedere tutta la sofferenza che gli stavo causando in quelle iridi tempestose.
«Mi... mi stai lasciando?»
Annuii e scossi la testa senza dare una vera risposta, perché altrimenti mi sarei strozzato con i miei stessi singhiozzi. Non sapevo come sarei sopravvissuto, ma allo stesso tempo non vedevo alternative. Forse stavo smettendo di lottare troppo presto, ma ero così stanco... avevo desiderato di poter stare con Enrico per mesi, lo avevo ottenuto e avevamo vissuto il sogno più bello di sempre. Ma la realtà non era fatta di unicorni e arcobaleni, e io avevo finalmente aperto gli occhi.
«Fil, sappi che non lo accetto. Io lo so che lasciarmi non è quello che vuoi davvero, e te lo dimostrerò. Adesso sei troppo sopraffatto da sentimenti negativi, e non riuscirò a convincerti a fidarti di me solo a parole, ma non credere che mi arrenderò così facilmente.»
Mi baciò con un'intensità da togliermi il fiato e io mi aggrappai a lui per non crollare. Come avrei fatto a vivere senza il mio ossigeno?
Quando mi liberò, ero frastornato da tutte le emozioni che facevano a pugni nella mia testa, e colpito dalla sua reazione decisa.
Non si arrende. Adesso è lui a essere più forte di me. No... lui è sempre stato forte, per questo lo amo.
Si alzò e, prima di uscire dalla stanza, mi rivolse un ultimo sguardo pieno di determinazione.
«Aspettami un'ultima volta. Tornerò con le tue certezze.»
E, senza che riuscissi a elaborare una risposta, se ne andò, lasciandomi alle cure di Samu, che si prodigò a raccogliere tutti i miei pezzi, tra insulti alle mie debolezze e conforto.
Ti aspetto. Certo, ti aspetto.
***
SPAZIO AUTRICE: Eccoci di nuovo qua! 😬 Il confronto tra Fil ed Enrico c'è stato appena possibile (da lettrice non sopporto quando i protagonisti fanno drammi ma spariscono nel nulla senza affrontarli per giorni e giorni. Fil ha solo staccato il telefono qualche ora, dai 😆) ma non è stato ancora risolutivo. Fil sta passando quel momento da "ho troppa paura che la felicità che sto provando oggi verrà spazzata via domani". Quando certi pensieri si insinuano nella testa c'è poco da fare, purtroppo.
Enri, però, non cede, ha capito che Fil è solo terrorizzato e che non sta razionalizzando le sue paure... e ha detto che tornerà con le sue certezze! 💕 in che modo? Bravo Enri! noi tutti siamo orgogliosi di te 😍
Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e ricordate che ogni feedback è sempre gradito 🫶🏻
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