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𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐𝒍𝒐 𝟑𝟑

24 settembre 2023

ENRICO

Chiusi gli occhi e appoggiai la testa sul bordo della piscina, rilassandomi mentre le bolle dell'idromassaggio picchiettavano sulla mia pelle. L'acqua era bella calda, in contrasto ai quattordici gradi dell'aria esterna. Dopo la tempesta del giorno prima, era tornato il sole, scacciando via ogni nuvola nel cielo. Oggi il tempo sarebbe stato sereno... come il mio animo nell'ultimo mese.

Allungai una mano sotto l'acqua fino a quando non trovai quella di Filippo accanto a me. Intrecciai le nostre dita e mi beai di quella connessione di cui ormai non potevo più fare a meno.

Quello era il weekend fuori porta migliore che avessi passato da non ricordavo neanche quanto tempo. Il sesso in garage del giorno prima era stato così eccitante che, appena varcata la soglia di casa, avevo mollato i bagagli a terra e avevo trascinato Filippo sul divano per possederlo di nuovo. Sì, non ero mai sazio di lui e, soprattutto, ero ossessionato dal suo culo riempito del mio orgasmo. Sarei stato a guardarlo per ore, ma il freddo aveva iniziato a darci il tormento, così avevamo acceso la stufetta a pellet e fatto una doccia bollente. Ci eravamo accoccolati sul divano fino ad assopirci, per poi risvegliarci due ore dopo, giusto in tempo per andare a cena.

A fine settembre, la stagione turistica in montagna era ormai finita, e tanti locali avevano già iniziato a chiudere. Eravamo comunque riusciti a trovare un ristorante molto carino dove mangiare polenta concia accompagnata da vari sughi di cacciagione. Una volta tornati a casa, stanchi dalla giornata, ci eravamo addormentati presto.

Quel secondo giorno, invece, ci saremmo goduti la giornata alle terme prima di rientrare a Genova.

«A che pensi?» Filippo si era avvicinato e aveva accavallato una gamba sulla mia coscia. Un gesto molto discreto, a differenza della coppia di quarantenni poco distanti da noi che si stavano divorando la faccia senza pudore. Soliti privilegi da etero.

«A quanto sono felice in questo periodo. Se continuo a sorridere così come un ebete mi verranno le rughe prima del tempo.»

«Saresti bellissimo anche con le rughe.»

«Grazie, ma non devi mentire così palesemente.»

«Lo sai che è la verità!»

Sì, ero sicuro che lo pensasse davvero ma adoravo troppo vederlo mettere il broncio. In quei momenti avrei solo voluto buttarlo su un letto per riempirlo di baci. Dovette accorgersi del fatto che la mia mente era partita verso fantasie non applicabili in quel momento.

«Mi metti in soggezione quando mi guardi così.» dichiarò infatti.

«Così come?»

«Come se stessi tramando di farmi qualcosa di losco.»

«Oh, sì, sto tramando qualcosa di molto losco...»

Lo afferrai per i fianchi e, sfruttando il galleggiamento, me lo tirai addosso. Affondai la faccia nel suo collo per succhiargli una porzione di pelle bagnata, facendo però attenzione a non lasciargli alcun segno. Filippo emise una risata cristallina e si dimenò per il solletico, causando un sacco di schizzi.

La coppia di ventose si staccò dal loro bacio passionale solo per lanciarci un'occhiataccia e allontanarsi da noi. Per fortuna, oltre a loro, non c'erano altre persone nelle immediate vicinanze. Stranamente, era un weekend tranquillo anche per le terme di solito sempre affollate.

Quando Fil si riprese dalla sua ilarità, mi concessi di accarezzargli una guancia con il naso e stringerlo più forte a me. Lui si girò per darmi un bacio casto sulle labbra.

«Non ti ho più chiesto come sta procedendo la ricerca della casa nuova.» Si informò rimanendo seduto sulle mie gambe.

«Ho il primo appuntamento in settimana per vedere un appartamento in Carignano. È proprio vicino alla chiesa e sarebbe comodissimo per andare al lavoro a piedi.»

«Beh, dal Principe di Albaro non potevo aspettarmi niente di meno raffinato.»

«Disse quello che abita in Castelletto!»

«Nah, il mio quartiere ha solo una bella vista, per il resto è pieno di vecchietti.»

Scambiammo ancora qualche battuta sulla nobiltà dei quartieri genovesi, poi cercai il coraggio di fargli la domanda che tenevo inespressa da giorni.

«Senti, ti andrebbe di venire con me a vedere la casa? Spero che verrai spesso a trovarmi; quindi, mi piacerebbe che sia di tuo gusto.»

Mi fissò a bocca aperta e mi spaventai al pensiero che avessi osato troppo.

«Cioè, se non vuoi... fa lo stesso. Non sentirti obbligato,» farfugliai, «è solo che mi farebbe piacere averti vicino, anche solo per un consiglio o un parere. Ma se non vuoi...»

Fui zittito da un bacio violento che assomigliò quasi a un pugno sui denti.

«Enri, certo che verrò con te! Sono onorato che me tu me lo abbia chiesto, anche se l'unica opinione che conterà sarà la tua. In fondo, vai solo in affitto e avremo tempo per comprare una casa insieme.» Lo disse con leggerezza, sghignazzando tra sé e sé, ma non sapeva quanto desiderassi che quelle parole prima o poi si avverassero. Dopo sette anni di convivenza, si potrebbe pensare che una persona voglia vivere per un lungo periodo da sola prima di condividere di nuovo i propri spazi con qualcun altro, ma la prospettiva di svegliarmi tutte le mattine con Filippo era così allettante che mi stavo facendo violenza per trattenermi dal fargli una pazza proposta. Come avevo detto a mia nonna, ogni cosa avrebbe avuto il suo tempo. E stare da solo mi avrebbe comunque giovato.

«Grazie, allora. Anche perché non so quanto mi sopporteranno ancora Valerio e Paolo.»

«Secondo me, sarai tu a stufarti per primo di loro. Però sono felice che sia stato bene in loro compagnia.»

«Molto, e non li ringrazierò mai abbastanza per la loro ospitalità! Vale si sta rivelando inaspettatamente una persona con cui mi trovo molto in sintonia.» Un altro motivo di felicità che non avevo il coraggio di esprimere ad alta voce era che per la prima volta mi sentivo accolto in un gruppo di amici.

Ok, forse era precoce definirli tali e, a parte Paolo, se Fil avesse dovuto decidere di rompere con me li avrei persi all'istante. Però, sentivo che continuando su quella strada avrei potuto vivere una realtà che non fosse solo il riflesso della vita di qualcun altro.

«Che dici? Ti va di uscire da qua e andare a provare il bagno turco?» proposi, visto che era almeno mezz'ora che sguazzavamo nella stessa piscina.

«Va bene. A che ora è prenotato il massaggio?»

«Alle undici. Abbiamo ancora una mezz'oretta.»

Si scansò dal mio abbraccio e uscì dalla vasca. Lo slip bagnato gli aderiva al sedere, segnando perfettamente il solco tra le natiche. Indugiai a osservare le sue fossette di Venere sulle quali adoravo posare i pollici e scesi con lo sguardo lungo le gambe magre ma forti quando si aggrappavano a me. Non c'era un centimetro di lui che non amassi.

«Hai intenzione di rimanere lì a sbavare ancora a lungo e a consumarmi con gli occhi?»

E sì, amavo anche la sua perenne sfacciataggine.

***

«Quando ci vediamo la prossima volta?»

«Mercoledì sono in smart. Se non hai lezione fino a tardi potresti passare...»

Ripresi a baciarlo con la tenerezza di quando ci salutavamo a fine giornata. Detestavo l'idea di tornare a casa da solo, ma l'aspettativa del prossimo incontro mi dava la giusta dose di gioia per sopportare l'attesa. Nel frattempo, avrei fatto un ultimo carico di baci.

«Avrò la lezione di autodifesa, ma puoi star certo che dopo verrò da te.»

«Bene, non vedo l'ora. È stato un bellissimo weekend. Grazie, Scheggia.»

Un altro bacio, e un altro ancora.

«Non mi devi ringraziare. Lo è stato anche per me. Io...io...»

I suoi occhi erano lucenti mentre si mordicchiava il labbro inferiore. Il volto era un vortice di emozioni che non riuscivo a decifrare. Avevo bisogno che le esprimesse a parole, e così, forse, avrei trovato il coraggio per dirgli quel che ormai sapevo da tempo.

«Sì?» lo incoraggiai, con il cuore che sembrava volermi uscire dal petto.

«Sono stato benissimo questi due giorni, come lo sono ogni volta che stiamo insieme, ma ora devo proprio andare o rimarremo nel portone tutta la notte.»

Mi diede un colpetto sul petto e un ultimo bacio sulla guancia, poi tirò fuori le chiavi di casa e sparì nel palazzo, lasciandomi con il dubbio se mi avesse detto esattamente quello che avrebbe voluto esprimere davvero. Non importava, non avevo fretta di sentire certe parole da lui, per quanto lo desiderassi.

Prima di risalire in moto, presi il cellulare per controllare chi avesse provato a chiamarmi così insistentemente poco prima.

Rimasi sorpreso vedendo che si trattava di mia zia. C'era anche un suo messaggio "per favore richiamami."

Da quando me n'ero andato di casa, evitavo il più possibile mia madre al lavoro, e quando parlavo con lei era solo per questioni strettamente professionali. L'unica persona con cui mi tenevo davvero in contatto era mia nonna, la quale aveva promesso di non parlare delle nostre chiacchierate ai miei. Che cosa voleva ora mia zia? Sicuro, era per Brando. Quanto tempo ancora avrei potuto evitare di incontrarlo?

Non sarei riuscito a scappare dalla mia famiglia per sempre, quindi tanto valeva rispondere per sapere cosa volesse.

«Enri, finalmente!»

«Ciao zia. Volevi parlarmi?»

«Certo, tesoro! Nessuno sa più niente di te e volevo sapere come stai. Dove vivi ora? Neanche i tuoi lo sanno.»

Sospirai, sapendo già che non avrei mai dato informazioni sulla posizione del mio nuovo alloggio.

«Sto benissimo, zia. Anzi, mai stato meglio. Sono in casa di amici, ma sto cercando una casa in affitto.»

«Non hai intenzione di tornare a casa? Siamo tutti preoccupati per te.» Il suo tono sembrava dimostrarlo, ma non potevo fidarmi di nessuno nella mia famiglia.

«Per il momento no. Sto rimettendo in piedi la mia vita e devo farlo lontano da voi.»

«Da noi o da Brando?»

«Entrambi.» Risposi secco.

«Capisco. Senti, lo so che non sono affari miei, ma Brando sta affrontando un periodo nero da quando te ne sei andato. È pentito per quello che ti ha fatto. Perché non gli parli e provate a risolvere? Non si merita il tuo silenzio.»

Non potei fare a meno di sentirmi in colpa dopo quelle parole. Io e Brando ci eravamo lasciati molto male e lo avevo bloccato sparendo dalla sua vita. Dopo tutti quegli anni insieme, nonostante il male che ci eravamo causati a vicenda, il minimo che potessimo fare era chiudere la nostra relazione in maniera dignitosa. Del resto, non c'era modo che le nostre strade si separassero e saremmo stati legati l'uno all'altro per sempre. C'era un però...

«Non torneremo insieme, zia, e al momento non sono pronto a rivederlo. Anche la mia psicologa sostiene che ora devo pensare a me stesso e tenere le distanze, perché non so se sarei in grado di parlare con Brando senza farmi trascinare di nuovo nel vortice di quello che abbiamo condiviso per anni. Faglielo capire, ti prego! È arrivato il momento che siate voi a sostenerlo, perché io non posso continuare a pensare al bene di entrambi. Anzi, al suo bene, perché al mio ho iniziato a pensarci solo adesso.»

Ero arrabbiato, perché cercavano di far ricadere tutta la responsabilità sulle mie spalle. Perché tutti si curavano di quello che provava Brando ma non di quello che provavo io? Perché ero io a passare come lo stronzo in questa storia?

Il silenzio dall'altra parte della linea iniziò a farsi pesante.

«Zia? Ci sei ancora?»

«Sì, capisco il tuo punto di vista.» Il tono della sua voce si era fatto amaro. «Spero che Brando non faccia sciocchezze, o sarà solo colpa tua.»

Mise giù la comunicazione lasciandomi con un macigno emotivo sul cuore. Capivo che mia zia pensasse prima a suo figlio, ma non era giusto che cercasse di farmi sentire in colpa. Davvero Brando era così disperato? I suoi attacchi di rabbia erano peggiorati? Forse... forse avrei dovuto sbloccare il suo numero e parlargli davvero.

O forse no.

Mentre fissavo il suo nome sullo schermo, ripensai a come mi aveva sbattuto contro il muro con rabbia. Per quanto non fosse stato un atto razionale, non potevo perdonarlo alla leggera come sembrava avessero già fatto tutti nella mia famiglia. Aveva compiuto il primo gesto violento nei miei confronti proprio quando aveva capito che non sarei stato più suo. Nonostante le scuse e il senso di colpa che ora dimostrava, chi mi garantiva che non ce ne sarebbero stati altri? La paura che mi facesse ancora del male si era insinuata dentro di me.

No, non era ancora pronto a parlargli.

***

SPAZIO AUTRICE: Buongiorno! 💕 mi sa che devo mettere i soldi da parte perché alla fine di questo libro vi troverete tutti con i denti cariati 🤭🤭 Enri con Fil è proprio nell'iper uranio! 😂

Un bellissimo weekend rovinato sul finale da una telefonata! "Povero Brando, povero Brando... mai una volta povero Enri" (Mi riconoscete la semi cit? 🤭). La zia forse un po' più comprensibile della madre... ma comunque una bella stronzetta pure lei!

Dal prossimo aggiornamento inizierà il gruppo di capitoli che porterà al finale di questa storia! 🤧🤧

Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e ricordate che ogni feedback è sempre gradito! 🫶🏻

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