𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐𝒍𝒐 𝟐𝟕
11 agosto 2023
FILIPPO
Aprii gli occhi che era l'alba. Stavo morendo di caldo ed ero infastidito dalla luce del sole che penetrava nella stanza. La sera prima mi ero dimenticato di chiudere le persiane e aprire le finestre per fare corrente, e la sauna che stavamo facendo era la naturale conseguenza. Urgeva una soluzione rapida ed efficace; perciò, allungai una mano sul comodino e trovai al primo tentativo il telecomando per accendere il condizionatore. Appena sentii l'aria fresca percorrermi la pelle, tornai ad accoccolarmi nell'abbraccio di Enrico, cercando di riassopirmi senza successo.
Eravamo entrambi in un bagno di sudore, ma lui non sembrava per nulla infastidito dalla cosa. Continuava a dormire stringendomi nella solita posizione a cucchiaio, come se temesse che potessi scappare via. Ma dove sarei mai potuto andare, ora che ci eravamo trovati? Quella notte insieme era stata così attesa e giusta che avrei voluto rivivere in loop ogni singolo istante. Finalmente, avevamo fatto sesso come qualcosa di più di due semplici amanti. Mi ero preso cura di lui e del suo piacere, inebriandomi di quei gemiti che avevano portato la mia eccitazione alle stelle. Lo avevo fatto godere, guidato dalle sue espressioni che mi avevano insegnato a farlo nel modo giusto. E non vedevo l'ora di imparare ancora di più, scoprendo ogni segreto del suo corpo meraviglioso.
Per quanto fossi un amante generoso, avevo sempre fatto sesso in maniera egoistica, mettendo il mio appagamento al primo posto. Enrico, invece, era stato abituato a fare esattamente il contrario.
Questa notte, avevamo condiviso una seconda prima volta: un modo del tutto nuovo di vivere il piacere. Mi sentivo così felice e fortunato che sarei corso in strada per urlarlo nel silenzio del mattino...
«Uhm...»
Un mugolio, seguito da uno sbadiglio, mi fece tornare a concentrarmi su quel corpo caldo che circondava il mio. La mano sana di Enrico aveva iniziato ad accarezzarmi pigramente, percorrendo la linea del fianco e spostandosi davanti sul petto. Sentivo i brividi increspare la pelle laddove le dita esploravano curiose.
Nel frattempo, il suo respiro delicato lambiva il mio collo facendomi sussultare di piacere. Gemetti quando fui assalito da baci e morsi leggeri che risvegliarono del tutto i nostri sessi e la voglia che avevamo l'uno dell'altro. Sentivo la sua erezione diventare sempre più dura contro il mio sedere, e mi ci spinsi contro per eccitarla ancora di più.
Cazzo, quanto lo volevo dentro di me!
Da come si muoveva, era chiaro che non ci saremmo alzati dal letto senza un round mattutino.
Avvicinò la bocca al mio orecchio e, con un sussurro carico di lussuria, mi provocò: «Buongiorno... Ci siamo già svegliati in questa posizione, e non hai idea delle cose che avrei voluto farti quella volta, ma non ho potuto osare...»
«Buongiorno a te.» Voltai la faccia verso di lui per reclamare un bacio. Me ne concesse uno languido ma dolce, che non fece altro che renderci più vogliosi. «Il tuo cazzo è decisamente molto eloquente a riguardo, ma non mi dispiacerebbe una dimostrazione pratica.»
Senza perdere altro tempo, mi afferrò il sesso, ormai completamente duro e, strappandomi un gemito di sorpresa, gli diede qualche pompata rude. Ansimai, cercando di assecondarlo spingendomi nel suo pugno ma, prima che potessi raggiungere il limite troppo velocemente, Enrico rallentò il ritmo e iniziò a massaggiarmi con più delicatezza, dalla punta fino alle palle.
«Non avrai fretta di venire, vero Scheggia?»
«Perché non dovrei?» Lo stuzzicai, portando una mano sulla sua e accompagnandolo nel movimento. «In certi casi non mi dispiacciono le scopate grezze che durano meno di cinque minuti.»
«Pensi davvero che possa durare così poco?» Rispose con finta indignazione, dando un colpo di bacino contro il mio sedere.
«Anche meno!» Insistetti. «Conosco le potenzialità del mio culo e, anzi, scommetto che potrei farti venire in meno di due minuti. Vuoi provare?»
Ci pensò su qualche secondo, e ne approfittai per liberargli l'altro braccio ancora intrappolato sotto la mia testa, quello con la mano fasciata. Così avrebbe potuto muoversi come meglio preferiva.
«Non voglio morire di vergogna per un'eiaculazione precoce all'inizio della nostra storia.» Rispose alla fine. «Dunque, per oggi, ti accontenterai di andarci piano.»
Scivolò sul materasso, lasciando una scia di baci lungo la mia colonna vertebrale e fermandosi all'altezza del sedere. Tremai per l'aspettativa e cercai di sbirciare oltre la spalla: Enrico afferrò le natiche e le spalancò; poi rimase diversi secondi in contemplazione, fissando intensamente la mia apertura.
«T-ti piace?» Balbettai con un imbarazzo che raramente mi capitava di provare.
Con un dito iniziò a tracciare una linea lungo il solco, avvicinandosi e ruotando intorno a quell'anello di muscoli che chiedeva solo di essere allentato.
«È bellissimo. A parte attraverso lo schermo del telefono, non mi ero mai soffermato a guardare... lì.»
Ora sì che avrei voluto sprofondare per la vergogna, anche se tutta quell'attenzione mi lusingava.
«Posso assaggiarti?» Aveva la faccia ormai quasi a contatto con il mio buco, e il suo respiro mi solleticava facendomi fremere per la voglia di essere divorato.
«Beh, del resto non so se ho altro da offrirti per colazione, quindi... Ah!»
Non ebbi il tempo di esprimere il mio consenso, che Enrico aveva cominciato a servirsi, strappandomi un grido di piacere che mi scosse tutto il corpo. Si mosse inizialmente incerto, con la punta della lingua che premeva appena sulla mia fessura, come qualcuno che assaggia per la prima volta un cibo nuovo di cui non conosce il sapore. Dovette trovarlo delizioso, perché all'improvviso sembrò volerne fare indigestione.
Enrico leccava e succhiava, mugolando avido mentre mi schiudeva sempre di più. Credetti di morire quando si spinse dentro e iniziò a scoparmi con la lingua, lasciando rivoli di saliva che sentivo colare tra le cosce. Li raccolse per lubrificarsi le dita e tornare a masturbarmi, facendomi sollevare una gamba per avere un migliore accesso al mio sesso. Tutto quel leccare e massaggiare era una fantastica tortura. Avrei voluto che continuasse all'infinito, ma avrei anche desiderato ribaltare le nostre posizioni e cavalcarlo selvaggiamente fino a farlo venire dentro di me. Forse sarebbe stata la soluzione migliore, visto il problema che aveva alla mano.
«Scheggia... hai un sapore buonissimo, lo sai?»
Approfittai di quel momento per girarmi verso di lui e cercare le sue labbra. Volevo che quel bacio mi facesse sentire quanto gli fosse piaciuto affondare la faccia nel mio sedere. Questa volta fui io a saziarmi di lui, togliendogli il respiro mentre gli divoravo la bocca. La dolcezza della sera prima era stata sostituita dalla foga e dall'urgenza di essere di nuovo l'uno dentro all'altro.
Lo spinsi contro il materasso e mi misi a cavalcioni su di lui. Aprii la bustina di un preservativo con i denti e, tenendolo con le labbra, lo srotolai sulla sua erezione usando solo la bocca. Mi godetti lo sguardo scioccato di Enrico mentre il suo cazzo mi colpiva la gola. Quando mi staccai da lui, osservai il compiaciuto risultato del mio lavoro.
«Rilassati, Enri. Lasciami fare e goditi lo spettacolo» Gli cosparsi il sesso di lubrificante, massaggiandolo per bene mentre si contorceva sotto di me chiamando il mio nome. Mi dedicai alla sua lunghezza, alle palle tese, e scesi verso il suo sedere fino a dove riuscivo ad avere acceso. Quando fui soddisfatto, mi alzai sulle ginocchia e divaricai le gambe. Adoravo quella posizione perché potevo bearmi del suo corpo lascivo decorato con macchie dalle forme più strane. Ammirai i marchi che gli avevo impresso la sera prima, preso da un primitivo desiderio di possesso che mi faceva reclamare Enrico come mio: mio il suo corpo, mio il suo cuore. Come io ormai ero suo.
La potenza di queste emozioni egoistiche mi spaventava, ma non avrei mai commesso l'errore di pensare che non appartenessimo prima di tutto a noi stessi. Eravamo due ragazzi liberi che avrebbero scelto di donarsi l'uno all'altro ogni giorno.
«Fil... perché ti sei fermato?»
Mi riscossi da quei pensieri che mi avevano catapultato in un'altra dimensione nel momento meno opportuno. Sul volto di Enrico si era formata un'ombra di dubbio e paura che non potevo tollerare.
Mi piegai su di lui e gli pizzicai le guance.
«Perché mi sono incantato a vedere quanto sei bello. È questo l'effetto che mi fai: blocchi il mio mondo e lo riempi solo di te.»
Portò le mani sul mio sedere e iniziò ad accarezzarmi lungo le cosce.
«N-non ti danno fastidio le mie macchie? Ogni anno saranno sempre più estese...»
Dio, ma chi lo aveva reso così insicuro? Chi aveva minato così tanto la sua autostima?
Ero sicuro di conoscere la risposta, perciò sbottai: «Pensi che io sia così superficiale da ritenere le tue macchie un difetto? Fanno parte di te, e ti rendono unico quanto lo fanno quei meravigliosi occhi grigi che ti ritrovi. Quando ti guardo non vedo la tua vitiligine, vedo solo Enrico. Vedo un ragazzo che mi ha fatto impazzire dal primo momento che l'ho incontrato e che finalmente può far parte della mia vita.»
I suoi occhi si riempirono di lacrime, ma le asciugai prima che potessero scorrere sul suo viso. Sorrisi e addolcii il tono della mia voce: «Ti voglio, Enri, come non ho mai voluto nessun altro. Ti voglio così come sei, con il tuo corpo che sembra un universo ricoperto di galassie. E come mutano le stelle, muteranno anche le tue macchie, ma non muterà mai la meraviglia che proverò nel guardarti.»
In un attimo, Enrico si mise seduto e allacciò le braccia dietro alla mia schiena, stringendomi tanto da mozzarmi il respiro.
La sua bocca trovò la mia per un bacio pieno di passione, non quella derivante dalla lussuria, ma quella che sgorgava dal cuore. Potevo percepire tutte le sue emozioni in quella connessione, scorrevano dentro di me, riaccendendo ogni terminazione nervosa.
«Nessuno mi ha mai detto una cosa del genere, Scheggia. Quasi quasi potrei crederci e diventare una persona felice.»
«Allora te le ripeterò all'infinito fino a quando non ti convincerai. Ora, però, rendi felice me e scopami.»
Rise, e fu un suono bellissimo. La sua fronte si distese e la tristezza volò via.
«Va bene, ma vedi di non farmi venire in due minuti... e continua ad abbracciarmi. Voglio fondermi con te.»
Scivolò con le mani fino alle mie chiappe e le strizzò, invitandomi a muovermi in modo da far strusciare le nostre erezioni incastrate tra i corpi
«Più che fonderci, direi sfondami.» lo provocai, ormai impaziente.
«Amo come dalla tua bocca possano uscire sia delle romanticherie da batticuore che delle porcate rizzacazzi. Non smettere mai di dirmi entrambe.»
Gli morsi il labbro inferiore e recuperai il lubrificante abbandonato accanto a noi. Non volevo aspettare oltre; perciò, mi preparai da solo mentre Enrico si dedicava a massaggiare i nostri sessi insieme. Mi dispiaceva che il suo fosse già coperto dal lattice, e non vedevo l'ora di eliminare quell'ultima barriera tra noi.
«Enri?»
«Fammi indovinare... scopami?»
«Vedo che impari velocemente!»
Mi sollevai per dargli lo spazio necessario a puntarsi contro il mio sedere e, quando fu in posizione, mi calai piano su di lui. Lo accolsi, lasciando che i muscoli si adattassero attorno alla sua grandezza. Mi mancò il respiro per la forza di quell'intrusione. L'ultima volta che l'avevo sentita, era stato cinque mesi prima, sempre con lui. Il mio corpo aveva capito subito che Enrico sarebbe stato l'unico a farlo sentire così bene: lo aveva aspettato a lungo, e ora fremeva nel riconoscerlo. Era un ritorno nel suo luogo preferito.
Gemetti, mentre mi muovevo su e giù appoggiandomi sulle sue spalle. Le mani di Enrico mi tenevamo saldamente per i fianchi, aiutando la nostra corsa verso l'orgasmo.
«Fil... è bellissimo starti dentro.»
«Oh, potrai entrare tutte le volte che vorrai.»
«Ti prendo in parola!»
Ringraziai i mesi di allenamento in palestra, perché le gambe ressero a lungo prima di iniziare a cedere. Sentendo la mia stanchezza, Enrico tornò a coricarsi trascinandomi giù sul suo petto. Apprezzai come riuscisse a scoparmi così bene in quella posizione tanto scomoda per lui.
«Ti piace così?» Ansimò, con le labbra che solleticavano il mio collo.
In risposta, esplosi in un orgasmo che mi tolse ogni energia residua. Enrico venne quasi in contemporanea, stringendomi ancora di più. Lo sentii pulsare dentro di me per un tempo che parve infinito, fino a quando scivolò fuori lasciandomi vuoto. Mi sentivo così in pace mentre mi coccolava e baciava il viso. Eccola, un'altra cosa a cui avrei voluto abituarmi: le coccole post sesso.
«Stai bene? Non mi dire che sono riuscito a trovare il modo per lasciarti senza parole.»
«Non darti troppe arie.»
Non ho parole per esprimere quanto tutta questa cosa con te mi stia mandando sulla luna.
Gli scoccai un bacio a stampo sulle labbra e mi scostai da lui in cerca dei fazzoletti, per rimuovere almeno il grosso dello sperma che ci si era appiccicato addosso. Per un'altra doccia ci sarebbe stato tempo.
Una volta puliti, ci coricammo su un fianco faccia a faccia. Mi immersi nei suoi occhi, che sembravamo sempre un cielo grigio ma, finalmente, senza tempesta.
Gli posai le dita sulla guancia in una lieve carezza, e lui ricambiò il gesto.
«Cosa siamo io e te, Enri?»
«Cosa vuoi che siamo, Scheggia?»
Tentennai, cercando la risposta. Avevo paura di dirla a voce alta, timoroso di affrettare le cose tra noi, timoroso che fosse una felicità transitoria e che ancora una volta sarebbe stata rovinata da un ex fidanzato che ne valeva venti.
«Non lo so, forse è troppo presto per dirlo oggi...»
Il sorriso sul volto di Enrico si incrinò. Sembrò deluso dalle mie parole e, in parte, mi pentii di averle pronunciate, perché non corrispondevano ai miei pensieri; però, ero troppo scaramantico su certe cose e non volevo dare per scontato quello che ci fosse tra noi.
Stavo per rimangiarmi quello che avevo detto, quando Enrico confermò la mia risposta: «Sì, hai ragione. Solo il tempo ce lo dirà con certezza. Godiamoci il presente.»
Sospirai e annuii, lieto che in ogni caso avevamo messo una base di partenza, anche se ancora indefinita.
Ora, però, non restava che affrontare l'elefante nella stanza. Avevo concesso a Enrico diverse ore di spensieratezza, ma quel nome non poteva restare taciuto ancora a lungo. Cercai di prenderla alla larga: «Ti rendi conto che quando tu hai conosciuto Brando, io avevo appena un anno? Siete stati insieme per tutto il tempo della mia vita. Come posso competere?»
«Non c'è mai stata gara tra voi, perché il mio cuore ti ha scelto subito. È il mio cervello che non ha voluto vedere... è stato incasinato per troppo tempo, e non smetterà di esserlo facilmente.»
Quelle parole mi commossero e preoccuparono allo stesso tempo. Confermavano solo quello che dentro di me già sapevo: la questione con Brando non era ancora risolta al cento percento. Potevo capirlo, ma non per questo faceva meno male.
«Credi che Brando possa cercare di tornare con te? Magari pensa che anche questa volta si tratti di uno dei vostri soliti tira e molla...»
«Beh, sarebbe da lui cercare di riprendermi...» Si mosse a disagio, distogliendo lo sguardo. Poi, lo ripuntò su di me e, con una nuova determinazione, mi afferrò per la nuca mettendo in contatto le nostre fronti: «Ma, Scheggia, devi credermi se ti dico che non ho più intenzione di tornare indietro. Lo so che ti chiedo tanto, ma ho bisogno ancora della tua fiducia.»
Il punto era che di lui mi fidavo; di Brando no. Era risaputo quanto fosse manipolatore quel ragazzo. Me lo aveva detto più volte Paolo e lo aveva confermato lo stesso Enrico. Se si fossero rincontrati, magari sarebbe riuscito a riportarlo dalla sua parte...
Fil, smettila di farti queste pippe mentali! Enrico ora è qua, non con Brando. Non lasciarti avvelenare dal dubbio.
«Certo che hai la mia fiducia. Scusami se ti trasmetto le mie ansie, è che sono preoccupato per quello che potrebbe fare d'ora in poi.» Lo baciai con tenerezza per dar valore alle mie parole. Eravamo di nuovo abbracciati in un complicato intreccio di gambe e braccia.
«Non è il momento di pensarci ora, ho spento apposta il cellulare proprio perché non voglio neanche sapere se abbia provato a contattarmi.» Le sue dita stavano giocando con le ciocche dei miei capelli, ed era talmente piacevole che presto mi sarei messo a fare le fusa.
«Comunque,» cambiò argomento, «vorrei proprio vedere qualche foto di te batuffolo con i capelli rossi e gli occhioni verdi. Scommetto che già a quell'età facevi impazzire i tuoi.»
«Quella era mia sorella. Io ero più tipo una patata lessa alla mercé di quell'esaltata che piace tanto a tuo cugino. Comunque, se ti fai un giro per casa puoi trovare un sacco di foto esposte. Mia madre è una nostalgica della nostra infanzia.»
Mi imbarazzava l'idea che mi vedesse da piccolo, ma piuttosto che parlare ancora di Brando...
Un imbarazzante rumore improvviso proveniente dal mio stomaco strappò una risata a Enrico.
«Hai fame per caso?»
«Perché, tu no?»
«Io mi sono già saziato abbastanza...» Il tono in cui lo disse e il ricordo fresco di con cosa si fosse saziato rischiò di farmelo tornare duro; perciò, prima che la situazione potesse diventare ingestibile, mi alzai dal letto e gli porsi la mano. «Andiamo? Se non ingurgito un caffè del bar entro mezz'ora mi verrà mal di testa e diventerò intrattabile.»
Enrico la afferrò, e mi trascinò di corsa verso il bagno.
La nostra seconda doccia fu decisamente più lunga e per il mio caffè dovetti aspettare ancora un'ora.
***
SPAZIO AUTRICE: Buonasera 💕 dopo la tenerezza della sera precedente, ci si è svegliati con il buon umore e la voglia di fare zozzerie 🤪 Enrico ha sbloccato una nuova ossessione: il culo di Fil! Comprensibile! 🤭 vi piace questa loro versione un po' più piccantella? Del resto, Fil lo sappiamo che è un piccolo demonio ed Enri ha tanto da recuperare 😇
Per il momento, i nostri due cuorotti si sono chiusi in una bolla idilliaca... lasciamogli godere questo momento 💕 a Brando penseremo un'altra volta! Giusto?
Ah! Aggiungo che in questo capitolo c'è una delle mie citazioni preferite di Sunshine... potete immaginare quale 💕
Se il capitolo vi è piaciuto lasciate una stellina e ricordate che ogni feedback è sempre gradito 🫶🏻
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