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R - Misericordia

Pubblicazione 13/06/2022

XXVI

« Il Cacciatore che non si nutre della preda, causandone la fuga, sarà messo a morte. » intervenne Marcus con tono perentorio. Ero stata considerata carne da macello. Questa era l'idea che si erano fatti di me. Ero come uno dei tanti animali che avevo cacciato: ero una preda e lui doveva essere il mio predatore.
Tre uomini, tre vampiri pluricentenari hanno diritto di vita o di morte sui propri adepti. Il loro giudizio si avvale di leggi sulla natura vampira e di antiche leggende, delle quali non avevo la più pallida idea.
« Leonard Adrian Winslear, sei stato accusato di sedizione, cospirazione, reato di lesa maestà e alto tradimento. Come ti dichiari? » sentenziò Marcus.

E rise forte schiamazzando: « Cospirazione? Avessi avuto la Leib Guard o gli Strelzi... allora sì che sarei stato zar... sì che avrei organizzato un colpo di stato... un golpe coi fiocchi... » parlava a scatti, come se sputasse le parole e poi se le volesse rimangiare.

« Non zittirlo, Sebastian! In re ipsa. », e il padre d'un tratto rivolse gli occhi rossi verso il pavimento.

« Non solum, sed etiam: il saccheggio volontario di una preda, la distruzione deliberata della Sala, e potrei proseguire... »

« È sufficiente, Caius. » ribadì il re biondo, si lisciò i capelli con entrambi le mani e fissò Aro in attesa. Aro ordinò, « Siamo d'accordo. » e invitò Caius a continuare con ritrosia l'esito della sentenza.

« Hai profanato la nostra dimora. Hai offeso noi e i nostri ospiti. Puoi chiedere perdono, prostrarti e rinnovare il tuo giuramento. »

Aro pazientò speranzoso che Leonard accettasse quell'umiliazione.

« Mai! Lo rifarei. Uccidetemi o sarò l'assassino di domani, il flagello degli immortali, la condanna dei mortali... » e Caius gli schiacciò la testa al suolo.

« La sua voce... fratello, mi disgusta. Mozziamogli la lingua, vediamo se ricresce come la coda delle lucertole... »
« Sono colpevole! » ricordò ai presenti con voce bassa e gutturale. Non esitò un attimo, era come se avesse il mio stesso piano; come se volesse farla finita nel più breve tempo possibile. Semplicemente, nemmeno a lui importava della sua fine. Aveva smesso di combattere nella radura, quando non aveva opposto resistenza alla ferocia della sua compagna. Era stato orribile il modo in cui lei lo aveva strangolato fino a soffocarlo. A questo fece seguito un tentativo di accoltellamento. Quella che credevo la sua compagna, Heidi, aveva provato a trafiggermi con un pugnale ma, quando si era accorta di non esserci riuscita e di aver colpito Leonard, aveva sprofondato la lama con maggiore veemenza.
Il silenzio pervase la sala e tutti si accorsero di quanto rumore potessimo fare io e lui. La mia tachicardia e la sua bradicardia, il mio respiro lento e il suo affanno, vennero ascoltati da tutti i presenti. Poi una risata, quella di Aro: fragorosa e agghiacciante, da brividi.
« Che preda succulenta... tanto quanto sua madre... avvicinati. » mi disse facendomi un cenno, muovendo il dito indice.

Incoraggiai le mie gambe ad avanzare fieramente, ricordando a me stessa che se fossi morta quella notte, lo avrei fatto senza alcun rimpianto. Me ne sarei andata via dopo aver risvegliato Nahuel, dopo aver tentato di soccorrere Leonard. Lo avrei fatto da medico, lo avrei fatto da Renesmee. Procedetti a passo spedito, orgogliosa del ticchettio del mio cuore tra i tanti cuori spenti da cui ero stata accerchiata.

Aro, l'acchiappa-pensieri, mi stava aspettando. Atto non gradito all'accusato, che si scaraventò su di me. Me lo ritrovai in ginocchio, supplicante con il viso straziato immerso nel mio grembo e le mani che mi stringevano le caviglie. Rimase immobile in quella posizione, sbiadendo di nero il ricamo sul tulle. Non disse una parola, serrò le braccia sui miei fianchi.

Provai a divincolarmi ma non riuscii. Ingenuamente, gli accarezzai i capelli, convinta che fosse un buon modo per rassicurarlo e, magari, convincerlo a lasciarmi andare. Esitai fin troppo teneramente tra quei boccoli insanguinati e, ricambiando l'abbraccio, spazientii Aro. Fu lui a togliermelo di dosso, afferrò la capigliatura ribelle e nauseato da quel gesto, lo gettò per terra facendogli sbattere la testa. Si sentì solo il tonfo del marmo distrutto sotto il suo capo e nessun lamento.

Come se nulla fosse, come se avesse domato una bestia, mi prese per mano e la adagiò tra le sue mani fredde, accedendo ai miei pensieri, ai miei ricordi nascosti.
Jacob, fu la prima persona a cui Aro ebbe accesso: vide la nostra storia dall'inizio alla fine. Dal primo bacio sotto il vischio natalizio, all'ultimo nel nostro "posto speciale", dalla rivelazione della nostra storia ai miei genitori, all'annuncio della nostra rottura. Mi costrinse a rivivere le settimane prima della partenza in Italia: la mia crescente introspezione, le liti con i miei genitori per i mancati allenamenti e l'assenza di Jacob.
Senza alcun rispetto per la privacy, ispezionò a fondo tutti i miei ricordi, appropriandosi del mio dolore e delle mie gioie, della mia debolezza in battaglia e del mio vantaggio tra i ferri, fino ad arrivare al valzer con Leonard.
In quell'istante, presi il sopravvento e gli mostrai degli elementi che potessero confonderlo sulla scelta della pena capitale: Leonard che beveva il sangue di Nahuel, proseguendo con quella donna vampiro che aveva provato a ucciderlo.


Ad Aro bastò questo per iniziare il suo lento incedere verso l'accusato. Gli si sollevò un angolo della bocca, gelido e grottesco, si accostò a lui e gli prese il collo fra le dita robuste, stringendolo a sé, costringendo i suoi occhi a tornare dal vuoto in cui erano immersi. Le giugulari si ingrossavano ad ogni pressione di Aro, facendosi sempre più evidenti, coperte soltanto dalla cute che al pari di un velo nascondeva una verità insolita: il loro caratteristico colore verdastro era stato rimpiazzato dal nero.
« Ci hai messo l'uno contro l'altro. Noi ti abbiamo accolto impartendoti fraternità e disciplina. Ma tu hai messo i tuoi stessi fratelli contro di te. Li hai costretti a farsi giustizia da soli. » fece una lunga pausa e gli domandò: « È questa la tua fine? » lui annuì intrepido.
Non si accontentò di quella risposta, si volle accertare di persona delle sue colpe. Scavò anche nei suoi ricordi, ma la ricerca non andò a buon fine: qualcosa lo interruppe e sospese tutti gli astanti.
Cadde all'indietro, colpendo un'altra volta la testa sul marmo bianco: la perdita di coscienza fu completa e improvvisa.
Tic.

Tic.
Il ticchettio del suo cuore era quasi inesistente, affievolito ma miracolosamente presente. Mi precipitai su quel corpo quasi privo di vita. Acciuffai l'orologio da tasca, sfruttandolo per misurargli il polso, e anch'esso era spaventosamente lieve. Leonard schiacciò le mani sul suo collo e socchiudendo la bocca, aspirò qualcosa... stava soffocando.
Per evitarlo girai la sua testa su di un lato, così facendo il sangue nero che ostruiva le vie aere fuoriuscì, tingendogli un lato della bocca e riversandosi sul pavimento. Mi misi al lato di Leonard, sistemandolo in posizione laterale: gli presi il braccio a me più vicino e lo distesi formando un angolo con il suo corpo, mentre l'altro era rivolto sul petto. Afferrai saldamente la sua anca e la spalla dal lato opposto, tirandolo con delicatezza, facendolo ruotare verso di me per impedire alla testa di subire ulteriori traumi. L'ultima azione che eseguii fu iperestendergli la testa alla ricerca di eventuali ferite.
In quei pochi minuti in cui mi ero dedicata completamente a lui, non mi resi conto d'essere stata oggetto dell'attenzione dei Volturi che, incuriositi dal mio intervento, mi avevano lasciato fare. Per dirla tutta, Aro mi lasciò fare.
Il suo sghignazzo rumoroso e acuto riecheggiò.
« È un Guaritore. » suggerì Aro agli altri spettatori, chinandosi verso di me. Mi porse la mano per aiutarmi ad alzarmi. La rifiutai e istintivamente trattenni il mio paziente a me, facendolo accovacciare sul mio petto. Lui ricambiò quella stretta e ci ritrovammo uniti nell'ultimo giorno della nostra vita.
Fu la conservazione della specie a incoraggiarmi a proteggerlo.
« I Guaritori sono fuori legge, da quando abbiamo scoperto le origini dei mezzosangue... dalla fanciulla di neve. » rispose Marcus guardando di sottecchi Sebastian.

« Le buone leggi fanno civili i popoli. » ripeté Caius seriamente.

Ero convinta di avercela fatta, di essere riuscita a fargli cambiare idea, ma era stata tutta un'illusione.

Sì, era stata un'illusione la mia: credere di poter uscire sana e salva da Volterra con le mie sole forze. Credere di poter sottrarre Leonard dalle grinfie dei Volturi, strappare un Cacciatore dal suo padrone.
Aver accettato di allenarmi, aver sfidato la sorte e azzardato perfino a fare l'eroina? Questo non era da me. La Renesmee di qualche settimana prima, non aveva neppure avuto il coraggio di parlare con Jacob dei suoi sentimenti. Mentre, quest'altra versione, osava un duello con i Volturi? Incriminai l'adrenalina data dal fuggifuggi, la rabbia per essere stata allontanata dalla caccia da un altro mezzosangue - che non mi aveva ritenuta degna di combattere - e l'energia che mi aveva dato rianimare Nahuel.

Senza degnarci d'uno sguardo, Aro ordinò: « Jane, cara, dovremmo punirlo. Sai cosa fare. »

Nel frattempo, Jane diede ad Aro dei guanti in pelle neri e lui se li infilò, un dito alla volta, con una calma e una sicurezza che mi fecero raggelare il sangue. Mi acciuffò una ciocca di capelli e bisbigliò: « Capelli come rose rosse. »

Leonard, con una mano sporca di pece, provò ad allontanare quella di Aro invano, perché quello gliela spezzò e, più lui non urlava, più il dolore aumentava.

Me lo portarono via con la forza, schiodandomelo di dosso. Nadhim gli bloccò i polsi in alto, fissandolo alla parete e frammentando alcuni mosaici dietro di lui.

« Punirlo? Fratello, noi dovremmo ucciderlo. Ad esempio, tagliandogli la testa? O forse assaggiando questo... abominio? Trafiggendolo al cuore? » chiese Caius, alzandosi e guardando il mostro.

« L'impiccagione è più decorosa, meno cruenta. » riprese Marcus, mostrando pietà a Sebastian, che non aveva mosso ciglio. Era stato spettatore inerme del processo di suo figlio.

Aro, rigirando la stessa ciocca che Leonard aveva provato a sottrarre suggerì ai due: « Mordere una mela avvelenata è proibito. »

Bloccata da Alec e da un'altra donna, stavo per assistere alla morte di un mezzosangue, a quello che non avrei mai voluto vedere.

« Demetri, Felix. » richiamò all'ordine gli altri due scagnozzi e quelli gli coprirono gli occhi con un pezzo di stoffa. Leonard era stato fisicamente sottomesso, da quello che era il suo padrone. Heidi cedette ad Aro il pugnale con cui lo aveva colpito e lì inizio la tortura.

« Ti abbiamo accettato, ti abbiamo accolto nonostante fossi un reietto per i tuoi simili. Ci auspicavamo che riuscissi a vincere la tua umanità. » disse schioccando le dita e i due scoprirono la grossa ferita sul torace.

Con la lama sfiorò la sua pelle grigia e ciò che ottiene non fu paura. Non un lamento, ma qualcosa di molto peggio. Leonard gli sputò in faccia meritandosi quella punizione.

Aro era un dittatore inquietante, iracondo, sanguinario e vendicativo. Rispetto alla mia lieve disobbedienza, il castigo riservato a Leonard fu atroce. Aro lo infilzò più volte e dopo aver squarciato la pelle, aspettava che la ferita si rimarginasse per reiterare quel supplizio.

« Abbiamo pensato che legittimare uno della tua razza potesse essere un passo avanti nella coesistenza tra umani e vampiri. Ma ti sei preso gioco di noi, della nostra misericordia per la tua anima avvelenata. Il tempo della clemenza è finito. » e si preparò ad infliggere il colpo di grazia mirando dritto al cuore.

Non sapevo cosa volessero dire con "Guaritore", ma da come ne avevano parlato, mossa dal coraggio esordii: « Può essere ancora così. Posso guarirlo! »

« Non conosci le nostre leggi. » precisò Marcus.

Strepitai avvolta dalla presa di Alec e proseguii: « Non le conosco... ma è un avversario più che temibile se ha raggirato la vostra Guardia. Ha abbattuto decine di vampiri in queste condizioni! Immaginate cosa potrebbe fare se fosse in salute! Potrebbe abbatterne centinaia con un solo sguardo. »

Catturai l'attenzione di Aro e questo fu sufficiente a risparmiargli il cuore. Lasciò cadere la lama che battè un colpo secco sulla pietra.

« È un peccato perdere il suo talento. » aggiunse Sebastian da un angolo della sala.
« Non hai diritto di parola. » ribatté Caius alzandosi di scatto dalla sedia.

Aro fece un cenno e mi lasciò libera, così potei spiegargli le mie intenzioni: « Posso guarirlo. Posso renderlo più forte, più agile. Posso potenziare le sue capacità. »

Lui si avvicinò e mi strinse il collo, annusandolo e desiderandone il sangue. Senza alcun timore, continuai nella mia opera di convincimento: « Posso farne un soldato, un Cacciatore... tutto ciò che volete. »

Poi, mi interruppe: « Perché premurarsi tanto? » e gli presi la mano, regalandogli la risposta: il mio unico amore, il mio più grande dolore, Jake. Entrò anche lui in quella grotta e vide tutto ciò che avevo nascosto con cura.

« Hai perso tutto. Non hai più nulla. Nessuna certezza... » mi sussurrò e io annuii, consapevole di quella verità innegabile.

« Non credergli! » urlò Leonard non appena sentì quella frase.

« Hai perso l'unica cosa che ti teneva in vita: la tua eternità. Ti resta soltanto... te stessa. » proseguì, baciandomi la mano.

« Non ascoltarlo! » gridava Leonard ribellandosi alla presa, ma quello servì soltanto a rincarare la dose di percosse.

« So di poterlo guarire. Volevate un mezzosangue e lo avrete. » gli promisi con tutta la forza che avevo in corpo. Non abbassai lo sguardo, lo tenni alto, ancorato ai suoi occhi insanguinati.

« Anche tu non hai più niente per cui vivere. Ma hai un motivo per cui morire. » suggerì Marcus guardando Leonard.

« Non per amore, né per rimorso, né per vendetta. » riprese, « Lo fai per te stessa. Per dimostrare qualcosa a te stessa. » rifletté Aro.

« Un fine egoistico, come la nostra natura. Sei più predatore di quanto potessi immaginare. » disse Caius, approvando le parole di Aro.

« E se ti dicessi che da quando ti ha vista ha pensato soltanto a prosciugarti? Cambieresti idea? » provò a dissuadermi e io negai.

« Voi Cullen vi ostinate a difendere la vita. A qualsiasi natura essa appartenga, che sia mortale, immortale o... semimortale. » si rispose da solo, mi lasciò il collo e mi trovai circondata dai tre regnanti.

« Cosa ne dovremmo fare di loro? Non possiamo cibarci del suo sangue... quello della rosa rossa invece... » Caius mi spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e si portò le dita al naso, pregustando il sapore del mio sangue.
« È un peccato perdere il suo talento. » ripeté Aro turbato dalla ripresa di coscienza di Leonard.
Tic toc.
La peculiare tachicardia di Leonard riprese a ticchettare incessantemente, accompagnata dall'affanno che portò la sua gabbia toracica a espandersi e comprimersi celermente. Tuttavia non era lucido: sudori freddi, polso accelerato e respiro irregolare erano tanti piccoli sintomi del visibile stato confusionale in cui versava. Venne lasciato da Nadhim e Demetri e a tentoni, provò a mettersi in ginocchio barcollando.
Sebastian tolse la benda al figlio e gli liberò i polsi. Prendendolo per i capelli, estese il suo collo indietro e lo guardò negli occhi per qualche secondo, per poi trattenere il suo capo verso i tre sovrani in modo tale che il figlio potesse rivolgere loro lo sguardo.
« Abbiate misericordia di questa giovane, inesperta e istintiva creatura. L'ho allenato e allevato più di una vita intera per renderlo il Cacciatore che è. » chiese Sebastian con voce sommessa, inchinandosi.
« Facciamo un patto: il suo destino sarà nelle mani di Renesmee, il nostro Guaritore. Se la rosa rossa riuscirà a guarirlo potrà vivere. Altrimenti, faremo tesoro delle vostre teste e la rosa rossa sfiorirà. »

« La scelta è tua. » riprese Aro tentandomi, dandomi la possibilità di scegliere tra la medicina o la morte e io gli strinsi la mano, convinta più che mai della mia scelta.

Caius battè le mani e Jane mi porse una pergamena e una piuma. « Eccellente! Firma! » disse raggiante Aro, indicandomi che come inchiostro avrei dovuto usare il mio sangue.

« Non farlo. Si prenderanno il tuo tempo! » mi rimproverò Leonard, lanciandosi un'altra volta ai miei piedi. Mi strinse il dito che stavo per pungermi e... aveva gli occhi lucidi, sconvolto, mi guardò terrorizzato.

« Guarda cosa hai fatto. Hai condannato un tuo simile alla tua stessa sorte... o alla tua stessa morte. » gli disse Caius dandogli un calcio.

« Non farlo! Renesmee, ti supplico... non farlo! »

« Che aspetti Guaritore? » guardai quegli energumeni, facendogli un cenno e qualcuno me lo tolse dai piedi, tappandogli la bocca. Domandai ai tre sovrani: « Come funziona? »

« Sarai al nostro servizio, ogni qualvolta te ne chiederemo conto. »

« Un patto di sangue, si firma con il sangue. » disse Caius, desiderando ardentemente che il mio sangue venisse versato sulla carta giallastra.

Ma Aro cambiò idea e mi invitò a usare quello di Leonard: « Usa il suo. »

Mi chinai su di lui, appoggiai il pennino alla sua ferita sul torace e, evitando di guardarlo negli occhi, firmai la mia condanna con il sangue e con la pece.

« Adesso ripetete: uri, vinciri, verberari, ferroque necari. »

Non appena giurai, Leonard chinò la testa e rinnovò il suo giuramento, sussurrandolo come se potesse svanire con lui.


Ispirazione

In re ipsa oppure Res ipsa loquitur: locuzione latina spesso usata in ambito legale. Letteralmente "i fatti parlano da soli". Il principio rappresenta uno dei tanti modi di supplire alle circostanze incerte.

Non solum sed etiam: locuzione latina che letteralmente indica "non solo ... ma anche", utilizzata per enfatizzare più azioni compiute rispetto alla prima.

"Sopporterò di essere bruciato, di essere legato, di essere morso, di essere ucciso per questo giuramento" (Uri, vinciri, verberari, ferroque necari, Petronius Satyricon 117): ogni gladiatore, lottatore che partecipava ai Ludi messi in scena negli anfiteatri romani, era tenuto a prestare questo giuramento chiamato Sacramentum Gladiatorum.

Pietro Canonica - L'abisso (1909)

Gustav Vigeland - Uomo inginocchiato che abbraccia una donna in piedi (1908)

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