L - Snollygoster
Pubblicazione 29/05/2022
XXI
Sebastian sfilò le mie dita dal braccio di Maggie per intromettersi, interessandosi alle sorti di una figlia di cui non aveva nemmeno visto i primi passi: « Lei è sotto la mia responsabilità, se permetti snollygoster. »
« Sì, come lo era mama, mumpsimus. »
« Calmatevi. È andata come ci aspettavamo. » intervenne Arthur, sotterrando l'ascia di guerra con una diplomazia disarmante; mostrò comprensione a entrambi, mettendosi tra noi e con una mano sulla mia spalla e una sulla sua sciolse i nervi di mio padre ma non i miei.
Maggie non aveva voglia di discutere. Non quella sera, così mi regalò un briciolo della sua infantile dolcezza.
« Leo! Scusa per prima, ma quelli lì mi stavano mangiando con gli occhi... non sapevo che fare. Mi è sembrata una buona idea comportarmi in quel modo. » disse lanciandomi le braccia al collo, mi sorrise e mi stampò un bacio sulla guancia.
Mi divincolai in fretta, rivolgendomi a Sebastian: « Puoi anche andartene, ho tutto sotto controllo. »
Lui annuì e disse nostalgico a Margaret: « Sei incantevole. Rassomigli a tua madre. », con la stessa malinconia lei lo ringraziò, mostrando uno dei sentimenti più invidiabili ai cristiani: la pietà per i peccatori.
Mi allontanai, non volevo assistere a quello spettacolo melenso e penoso. Lasciai di guardia Arthur e feci un giro di ricognizione per ripassare il copione suggerito dalle visioni di Alice. Avrei invitato Renesmee a danzare il terzo valzer, l'avrei nascosta sotto il mantello e le avrei tappato la bocca nel momento in cui il buio avrebbe oscurato la stanza. Quello stesso buio sarebbe stato la mia copertura per portare Renesmee via di lì.
Alec e Jane sarebbero stati colti impreparati, assieme a tutti i vampiri e agli umani lì presenti. Prede e predatori sarebbero stati presi in giro da qualcuno che non era né preda né predatore.
Avrebbero percepito una specie di vento che li avrebbe spinti contro le pareti. Quei corpi mortali e immortali sarebbero stati schiacciati alle travi, ignari del mio piano suicida.
Uscito di lì, era fatta. Avrei lasciato Renesmee al punto d'incontro come un postino lascia un pacco davanti la porta. Niente di più semplice, la mia morte sarebbe arrivata quando, tornando indietro, avrei raggiunto i Volturi per farmi catturare e uccidere.
Me ne sarei andato facendo la cosa che mi riusciva meglio: infrangere le regole.
Avevo stipulato un protettorato, se i Volturi ne fossero venuti a conoscenza mi avrebbero decapitato e, se fossero venuti a sapere dei miei istinti omicidi nei confronti di altri Volturi, questo mi avrebbe portato ad una doppia decapitazione. Si sarebbe aggiunta una terza decapitazione, considerando il fatto che ogni predatore che si rispetti dovrebbe nutrirsi di una preda.
Sognai la mia morte e la disegnai nella mia mente come un omicidio violento, spietato e feroce. Qualsiasi tortura, qualsiasi metodo sarebbe stato ben accetto. Avrei lasciato che facessero qualsiasi cosa del mio corpo, tranne una: essere la cena di un succhiasangue. Morire dissanguato sarebbe stata dipartita troppo lenta e tormentata.
Ma il destino, il fato venne in mio soccorso. Ai Volturi non era mai venuto in mente di bere il mio sangue. Dalle leggende, dai miti e dai racconti di tanti popoli, si erano fatti un'idea precisa del perché non bere il mio sangue. Mi ritenevano uno di quei pochi esemplari di mezzosangue scampati sfortunatamente alla morte. Credevano che la mia anima così come il mio corpo fosse stato corrotto dal veleno.
Afferrai il mio orologio da tasca e feci oscillare la catenella tra l'indice e l'anulare, mentre le lancette mi suggerivano altri argomenti su cui portare l'attenzione.
"Quanti secondi mancano al suo arrivo? Quanto tempo impiegherò a trarla in salvo? Per quanto tempo Margaret sarà in lutto? Per quanto, Arthur coverà rancore nei miei confronti?"
Solo a una domanda trovai risposta: all'arrivo di Renesmee mancavano una decina di secondi. Il profumo del suo sangue pervase la sala ancor prima che lei potesse mettere piede dentro di questa. L'orchestra da camera strimpellava energicamente. I violini e i violoncelli venivano pizzicati lievemente mentre un pianista faceva correre le sue dita veloci tra i tasti bianchi; gli oboi, i flauti, i timpani, i corni, i fagotti, le trombe e i tromboni facevano eco alla melodia principale.
Fissai i miei occhi e la mia mente sul ticchettio dell'orologio, accompagnandolo in modo improprio al pizzico degli archi per evitare di dar adito alla mia sete irriverente e ai miei pensieri impuri.
« Il tuo comportamento è stato deprecabile e il tuo aspetto è... grottesco. Cosa hai fatto? Sei sudato e puzzi di... » Sebastian si intrufolò tra i miei pensieri con una voce da predatore, che a fatica riconobbi da quella di mio fratello.
« Mio il clan, mie le regole. » risposi lapidario, pensando che fosse un buon modo per chiudere la conversazione. Tuttavia, quel vecchio vampiro, non aveva la minima voglia di dedicarsi ad altro.
« Sei il capoclan perché sei il primogenito, non per importunare tua sorella... e cosa sono questi modi da zotico? Devo credere che la tratti in quel modo anche in mia assenza? »
« La tratto come un padre dovrebbe trattare sua figlia. Viziarla non ti renderà benevolo ai suoi occhi. » commentai accigliato, ma ascoltarlo e rispondergli mi costrinse a fare una cosa che non avrei mai voluto fare. Riprendere fiato, un'azione che avevo modulato con raffinatezza in presenza di Renesmee. Per sottrarmi alle domande di Sebastian sfruttai un altro Cullen, Carlisle.
Lui gli stava venendo incontro, così con una mossa repentina, portai Esme a braccetto verso mio padre e lasciai i due coniugi ai convenevoli.
Sfuggito all'impertinenza del peggior Winslear che potesse esistere, mi dedicai ai tre regnanti. Aro, Caius e Marcus che contavano i loro ospiti, scommettevano sulle plausibili prede e sul sangue più fragrante seguendo il loro fiuto.
Il naso li condusse verso Renesmee. Maestosa e fragile, avanzò, spostando di tanto in tanto, un lembo del suo lungo vestito color crema, candido tanto quanto la sua anima. Si fermò quando vide qualcosa che la incuriosì. In questo caso, l'oggetto delle sue attenzioni fu un grande quadro orizzontale, avvolto da una cornice dorata su cui erano intagliate delle foglie di alloro. Aggraziata, ne ammirava le figure con la testa inclinata, dalla quale sporgevano i boccoli ramati raccolti sulla nuca con una treccia. Un lungo peplo color crema avvolgeva i suoi dolci fianchi, scoprendo le spalle e il collo sul quale avrei voluto mordicchiare la pelle color latte... avrei bramato leccare i puntini lasciati dai denti... desiderato stringerlo e farne sgorgare più e più sangue... liquido, ambrosia... frenai la mia immaginazione sul nascere.
Ma trovai una scusa per accostarmi a lei. Le feci cadere il fermaglio composto da minuscole rose cremisi con cui aveva appuntato l'acconciatura, così da avere l'occasione di porgerglielo e magari di annusarla. E con la speranza che nessuno avesse colto le mie perversioni verso di lei né le mie intenzioni, andai in suo soccorso.
Le porsi il fermaglio e mi accorsi solo in quel momento di quanto avessi sbagliato: i capelli slegati avevano prepotentemente riempito del suo aroma qualche metro quadrato attorno a lei. Non c'era licantropo che potesse occultarlo e questo mi fece venire l'acquolina in bocca.
Mi diedi dello stupido, dell'idiota: in un attimo avevo perso la mia ragionevolezza.
Renesmee mi regalò i suoi profondi occhi marroni e le sue gote divennero rossicce, interrotte dalle sue lentiggini. Incredibilmente, si vergognò del suo stesso imbarazzo con un pudore tale da risultare straordinario. Strinse il suo fermaglio tra le dita affusolate e mi chiese: « Perché il tuo mantello è blu? »
Non aveva ancora capito che mi ero avvicinato più per sete che per fare conversazione. Quindi, risposi alle sue domande fingendo di essere al suo fianco per cortesia.
« Il blu è per i Cacciatori, il rosso per la Guardia e il nero per i Volturi. » le spiegai, rivolgendo lo sguardo sul dipinto, dove erano raffigurati i Volturi del secolo scorso, tra cui anche mio padre e Carlisle.
« Come stai? Come sta la tua... » i nostri occhi si incrociarono, le dissi pacatamente e abbassando il tono di voce: « Bene... potrei farti la stessa domanda, Renesmee. » lei annuì e sorrise del mio riferimento sottinteso. Credette che mi stessi riferendo al suo stato d'animo e io, da bravo attore, glielo lasciai credere. Evitammo di dirci come stavamo, sapevamo entrambi di stare male e andava bene così. Non c'era altro da dire.
Lei riprese la sua silenziosa attività, l'analisi di quei volti dipinti nel diciottesimo secolo. Io ne iniziai una nuova, squadrai con cura quella kozà.
La guardavo dall'alto in basso, la vedevo piccola al mio fianco e pensai di poterla snobbare facilmente, svignandomela anche da lei con un'ottima scusa. Tuttavia, prestando attenzione ai suoi modi e al suo aspetto ne apprezzai la bellezza sincera, il viso privo di perfezione, le espressioni facciali così naturali, il candore della sua pelle e l'imbarazzo. La sua era una bellezza squisitamente umana, una di quelle che avevo visto di rado in quelle della sua razza.
Con una delle sue solite domande invadenti frenò le mie riflessioni: « Sei stato un Iniziato anche tu? » negai. I Cacciatori erano l'arma e i Volturi gli esecutori.
Potevo essere considerato una freccia che dall'arco scocca, un proiettile sparato, una spada sferzata ma non uno di loro. Valevo di meno e la mia natura cagionevole, non mi aveva consentito di entrare nelle loro grazie ma solo di essere al loro servizio.
Forse, nonostante fossimo diversi, io e lei avevamo qualcosa in comune. Anche se lei salvava vite e io le spezzavo, tra salvare qualcuno in fin di vita e portare qualcuno al fin di vita c'era una linea di demarcazione molto sottile.
« Anche i Volturi hanno una vita? Oltre la legge, intendo... come si può vivere un'eternità vessando gli altri, governando come despoti sul destino di umani, vampiri e... » mi piegai alla sua altezza, mettendomi un dito sulle labbra per farle cenno di far silenzio. Voleva farci uccidere prima del tempo? Cristo, quanto era ingenua.
Sospirai a lungo, pensando di avere una sigaretta tra le labbra e chiarii a quella giovane creatura: « Ognuno vive la sua vita come meglio crede. » poi proseguii « Abbiamo tutti una vita prima e dopo Volterra. Mio padre, tuo nonno, sono come Aro, Marcus, Caius. Non c'è differenza. Cambiano i nomi, così come le scelte. Tranne una. Tutti quanti, in un momento della loro vita, hanno scelto Volterra. »
« Anche tu l'hai scelto? » domandò a bruciapelo avvicinandosi e toccando un lembo del mio mantello. Se avessi potuto scegliere qualcosa, avrei scelto di nascere e morire da umano, di vivere una sola vita da preda piuttosto che tante da predatore.
Ma il mio cuore correva troppo in fretta e una fitta al petto mi lasciò senza fiato. Le parole rimasero strozzate in gola e lei decise di scusarsi per la sua curiosità: « Scusami, non devi rispondermi se non vuoi. A volte rifletto ad alta voce. » disse giocherellando con le gemme sul fermaglio e poi riprese: « Prima che me ne dimentichi, volevo ringraziarti per... »
« Chi è la tua giovane amica, Leo? » percepii una mano sulla mia spalla e dall'accento eccessivamente inglese intuì che era mio padre, fastidioso e ficcanaso, mi aveva seguito e aveva anche origliato.
Era importuno e irritante come pochi e fece sì che Renesmee arrossisse di nuovo, rendendo ancora più arsa la mia gola. Imbarazzata per essersi avvicinata tanto, sbirciò l'uomo alle mie spalle.
« Renesmee, posso presentarti mio padre, Sebastian. » feci spazio a quell'impiccione d'altri tempi, includendolo nella nostra conversazione. Glielo presentai pregando che sparisse dalla mia vista. Naturalmente, quello non si allontanò di un centimetro e dicendo il suo nome per intero "Sebastian Edgar Winslear", lei dovette imitarlo ripetendo il suo "Renesmee Carlie Cullen" e concedendogli la mano per un baciamano di cortesia.
Ma Sebastian non si accontentò di trovarsi tra me e la mia protetta, aggiunse un altro motivo alla lunga lista che avevo per odiarlo, spifferò tutto.
« Dovresti sistemarle il fermaglio, invero sei tu la causa di tale increscioso inconveniente. »
Mi pentii amaramente sia del gesto compiuto sia di averle dato modo di conoscerlo. Era più bastardo di me, nonostante i modi da gentleman.
Lei mi offrì il suo fermaglio, come se potermi avvicinare così tanto fosse un dono venuto dal cielo. Con quell'aggeggio femminile tra le dita callose, mi trovai costretto ad accettare la sfida di Sebastian.
Chinai la testa sulla sua chioma ramata, trattenni il fiato e con delicatezza mi adoperai per poter riuscire in quell'ardua impresa. In realtà, il dono più grande che Renesmee avrebbe potuto concedermi, sarebbe stato quello di non essere così tanto desiderabile e appetitosa. Dopo aver tentennato sul da farsi, provai a posizionare quel fermaglio al posto giusto ma i miei modi impacciati e la sete possente me lo impedirono.
Fu Isabella a soccorrere le mie mani tremanti sulla chioma profumata. Non toccavo una donna con il rispetto che meritava da così tanto tempo che non ricordavo nemmeno come si facesse a sfiorare i capelli e a non strapparli via.
Quella sarebbe stata un'altra ultima volta per me. L'ultima volta in cui avrei potuto possedere il corpo di una donna, quello di Heidi, e in cui avrei potuto provare un sentimento più giovanile, la curiosità nei confronti di Renesmee.
« È più difficile del previsto? » rispose sua madre mentre rapidamente con le stesse dita affusolate, sistemò con nonchalance quei boccoli disubbidienti.
Per colpa di quello stronzo di mio padre, il suo odore era nelle mie narici, sui palmi delle mie mani, davanti ai miei occhi. Per questo motivo tentai di allontanarmi, ma la mia fuga fu interrotta dai suoi occhi e dalla sua impertinente curiosità: « Perché esistono i Cacciatori? » mi chiese assennatamente dimenticandosi dell'accaduto.
« I Volturi non si sporcano le mani di sangue, preferiscono che siano altri a farlo al posto loro dietro lauto compenso. Cacciare non è solo procacciare cibo, ma anche andare a caccia di dissidenti, rivoltosi o umani a conoscenza della nostra natura. Non c'è modo per fare degli immortali prigionieri, l'unica prigione è la morte. » replicai con tono molto distaccato, cercando di ristabilire la giusta distanza tra me e lei.
« Leonard, così spaventi le signore. » disse cordialmente mio padre, come se l'unico problema fosse la mia educazione.
« Ci vuole ben altro per spaventarci. » ribatté Isabella con tono scherzoso, compiaciuta della sua stessa risposta. Sfruttai il momento di silenzio caduto tra di noi per andarmene pronunciai un "Vogliate scusarmi", anche se in realtà ero io a dover assolvere me stesso.
Note & ispirazione: a lezione di etimologia!
4 semeyka: famigliola in russo, da usare in senso dispregiativo.
5 Snollygoster: persona molto astuta ma senza principi morali. In uso nel gergo americano degli anni '40 e ritornato di moda negli ultimi anni.
Il termine ha un'origine incerta, si crede possa derivare da Snallygaster, una creatura mitologica presente in moltissimi racconti popolari del Maryland, un incrocio tra un volatile e un uccello. Alcuni descrivono il mostro come una chimera con le fauci composte da tentacoli per succhiare il sangue delle proprie vittime, per questo motivo nel gergo americano è inteso anche come "squalo".
Potrebbe derivare anche da schnelle geeschter, dal tedesco ("veloce") + ("spirito").
6 Mumpsimus: persona cocciuta che si ostina a ripetere gli stessi errori; usato anche come bigotto.
La storia di questo termine è davvero buffa. Si racconta che un prete cattolico molto ignorante mentre stava recitando la preghiera che segue la comunione Quod ore sumpsimus, Domine ("Ciò che abbiamo ricevuto sulla bocca, Signore"), anziché sumpsimus ("abbiamo ricevuto") pronunciò la parola inesistente mumpsimus, un vero e proprio caso di mondegreen. Dopo essere stato avvertito del suo errore, continuò comunque ad usare la forma sbagliata, cioè a ripetere lo stesso errore.
Un mondegreen è un'interpretazione errata di una frase per omofonia, in questo caso sumpsimus con mumpsimus!
PS: E a voi quante volte è capitato di sbagliare? Da piccola ripetevo sempre ficofifero al posto di frigorifero perché suonava davvero simile 😂
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