Il medico e la sigaretta
Pubblicazione 19/03/2022
V
I giorni avevano rincorso le settimane, le settimane i mesi fino ad arrivare alla stagione della rinascita, quella in cui il sole e l'azzurro si sostituiscono alle nuvole bianche. I capoclan avevano atteso l'inizio della primavera per dare avvio a quello che sarebbe stato un vero e proprio addestramento per due ragioni. Edward e Bella avevano dovuto convincere Renesmee a sospendere momentaneamente i suoi studi a Victoria con la promessa di ritornarvi il prima possibile. Carlisle aveva dovuto persuadere quel globe-trotter di Leonard a fermarsi a Forks per allenare la sua famiglia.
Per quanto potesse aver avuto la sua parola, il dottore sapeva in cuor suo che non sarebbe stato abbastanza. Come ogni medico che si rispetti, faceva parte di quella categoria di persone a cui piaceva avere tutto sotto controllo; controllava ogni aspetto della sua vita: dalla sete alle alleanze, dalle relazioni con gli umani fino ad arrivare a quelle con vampiri, licantropi e con uomini poco raccomandabili, come Leonard.
Nel tessere questo tipo di amicizie, Carlisle aveva un approccio di tipo machiavellico: il fine giustifica i mezzi. Sebbene non condividesse il suo stile di vita, il fatto di poter avere un cavallo di Troia in Italia gli era più che prezioso. Era l'unico modo per avere qualche chances in un terreno inesplorato dai suoi figli: Volterra, la patria dei succhiasangue.
Carlisle ripercorse la sua vita al servizio della corona italiana calpestando l'erba bagnata, deciso a schiacciare quel che era prima di Esme. Prima di diventare un padre di famiglia, prima dei suoi figli: Alice, Jasper, Emmett, Rosalie, Edward e Bella. Si fermò quando vide che stava per spappolare un lombrico e, quello stupido esserino, gli ricordò la sua Iniziazione. Il valzer con la sua prima preda umana, Francesca del Balzo, una nobile ventenne, l'ultimogenita di una casata di origini francesi dai riccioli neri e gli occhi verde smeraldo. La ragazza gli aveva rivelato di voler sposare un ricco mecenate spagnolo e i suoi occhi si erano illuminati quando aveva scoperto con stupore che c'era una preda più ghiotta. Carlisle era un medico molto rinomato tra le famiglie reali ed era nobile d'animo come d'aspetto.
Peccato che quella fanciulla era finita per essere il suo pasto.
Si fermò al centro della radura, ripensando ai Volturi come oppressori di vita e portatori di morte, dato che proprio come quei fili d'erba che andava calpestando, allo stesso modo, calpestò la vita di Francesca per essere uno di loro.
Quelli erano i suoi segreti. Anzi, era uno dei tanti segreti di cui Edward era custode.
"Esme non te ne ha mai fatto una colpa." lo rassicurò il figlio con fare compassionevole e il dottore cercò il viso a cuore della moglie e le sorrise.
Rispettoso verso tutte le forme di vita, si chinò, prese il verme tra le dita fredde e lo salvò adagiandolo sulla corteccia dove Leonard sonnecchiava amabilmente.
« A Volterra vi troverete difronte a un'Iniziazione: un insieme di prove fisiche atte a saggiare le qualità e la validità di un nuovo Volturo. Il rito si terrà nella Sala degli Iniziati. La Sala degli Iniziati è come la sala di un castello. » si interruppe rivolgendosi a Bella e a Renesmee, le due nuove arrivate e poi riprese: « Per chi non fosse mai stato in un castello, la stanza più grande è ritenuta di rappresentanza in una casa ed è adibita al ricevimento e alla consumazione dei pasti. È circolare, niente porte di servizio, uscite secondarie o finestre... »
Mostrando deferenza verso quell'ex Volturo, Leonard lo arrestò e prese la parola correggendolo tra uno sbadiglio e l'altro. Staccò un ramoscello, strappò qualche ciuffo d'erba e sfruttò il terriccio umido come tavola da disegno. Piegandosi, tracciò la planimetria di una roccaforte, disegnando degli omini un po' sgangherati che dovevano rappresentare i servitori di Caius, Marcus e Aro - il triumvirato che governava il regno dei vampiri. Tratteggiò un'anticamera, la Sala degli Iniziati e le cinta murarie esterne.
« Un tempo l'Iniziazione si teneva a Volterra. Questa volta si terrà a Rocca Sillana, per tre motivi: si può bere indisturbati senza che le urla insospettiscano gli umani ed essendo presidiata non si può scappare. È buffo, ma si tratta anche di una questione di spazio: ci sono sempre più vampiri e per cibarne così tanti ci vuole un certo spazio dove contenere il maggior numero di commensali e di... pasti. » disse Leonard mettendo gli occhi addosso alla sorella e alla sua amica.
Battendo un colpo per avere la loro attenzione riprese: « Il presidio è sia esterno, attorno alle mura della roccaforte, che interno. La Sala degli Iniziati è costruita come un anfiteatro: è ovale e presenta una sola porta d'ingresso e d'uscita presidiata dalla Guardia. Questo significa nessuno spiraglio d'aria. Tutti gli odori, anche quelli più profumati saranno contenuti all'interno della Sala. I vostri sensi saranno stimolati oltremisura. Avrete l'acquolina in bocca. Aro, Caius e Marcus non prenderanno parte al banchetto, ma da un palchetto sopraelevato supervisioneranno che tutto vada come previsto. Anche loro avranno le proprie guardie del corpo. I dissidenti verranno portati nelle segrete ed eventualmente giudicati in caso trasgrediscano le regole. »
Carlisle era arrugginito rispetto al sopraffattore che era un tempo: il "Dottor Pietà". Era stato soprannominato in questo modo perché era l'unico Volturo ad avere pietà delle sue vittime. Prima le sedava, poi ne somministrava la morte in modo rapido e, solo quando il loro cuore si era fermato, se ne abbeverava a malincuore. Malgrado quei cambiamenti nella routine dei Volturi avessero turbato Carlisle, proseguì da dove si era fermato con finta naturalezza: « Previo ingresso verrete perquisiti e accompagnati nell'anticamera, dove Aro vi chiederà del vostro status e delle vostre condizioni di vita. Davanti a lui non mostratevi mai deboli. Il colloquio serve soltanto a scegliere chi rivestirà il ruolo di cacciatore e chi di preda. Una volta entrati nella Sala, nessuno potrà entrare o uscire. Si apriranno le danze e la Sala sarà il terreno di caccia per l'aspirante adepto, il quale dovrà scegliere la sua prima preda. Al terzo valzer si spegneranno le luci e la Guardia circonderà tutto il perimetro della Sala. L'oscurità allude alla caverna platonica, simbolo di morte e preludio di rinascita. È molto importante che Nadhim sia in grado di rintracciare la sua preda anche al buio. Dopo essersene cibato potrà finalmente rivedere la luce entrando nella corte dei Volturi. »
Un passo alla volta, Carlisle chiarì il significato di quel rito facendo uso di tutta la disciplina e l'autocontrollo che aveva imparato in secoli e secoli di duro addestramento. Si sforzò di essere il più chiaro possibile modulando il tono di voce per rassicurare i presenti e verificò che tutti quanti prestassero attenzione, rivolgendo gli occhi dorati da sua moglie ai suoi figli, fino ad arrivare a quelle giovani mezzosangue. Si sistemò il gilet blu e posò la mano sulla spalla di Leonard, per il passaggio di testimone. Gliela strinse, mosso a compassione, pensando a quanto dovesse essere difficile avere due vite, volendogli mostrare tutta la sua comprensione e simpatia per aver accettato quell'incarico. Rivolgersi a un mercenario, un sicario della stirpe reale, era stata l'ultima spiaggia per Carlisle che si era ritrovato improvvisamente solo. Gli altri clan sapevano che andare contro una spedizione dei Volturi era un conto. Ma andare contro i Volturi che giocavano in casa sarebbe stata una missione suicida.
Leonard ci vide in quel gesto un atto di conforto, sbadigliò stanco per il mancato sonno e pensò a un modo per essere garbato e gentile come il medico. Ma lui non avrebbe mai potuto fare il medico. Troppo poco divertente. Così, prese a fare l'unica cosa che sapeva fare: fumare.
Ma fumare da soli non è come farlo in compagnia o quando tutti gli altri non lo fanno. Quando si fuma soli ci si libera di sè stessi dedicandosi completamente alle nuvole grigie. Si butta fuori tutto ciò che si ha dentro. Quando lo si fa in compagnia, si socializza fingendo di avere qualcosa di importante da dire. Invece, davanti a dei non fumatori il discorso cambia. Lo si fa per due motivi, per vizio o per necessità. In quel caso Leonard ne aveva un bisogno fottuto. Così pensò quando dovette riflettere sul primo insegnamento da impartire al clan Cullen.
Tutta colpa della rossa e del suo stramaledetto profumo.
Si innervosì, mise le mani in tasca accartocciando il pacco di sigarette e, dopo aver sperperato del prezioso tabacco, riuscì a prenderne una intatta. Tastò il filtro, lo portò sull'occhio buono a mo' di binocolo e lo usò per guardare di traverso un altro fastidioso inconveniente: la vocina stridula della sorella.
Oops, I did it again
I played with your heart, got lost in the game
Oh baby, baby
Oops, you think I'm in love
That I'm sent from above
I'm not that innocent
Canticchiava Maggie, nascondendo gli auricolari tra i riccioli e attorcigliandoli tra le unghie ovali color pastello. Era un ottimo modo per non ascoltare la guida alla sopravvivenza di Carlisle e Leonard. Fu interrotta dal suo solitario karaoke da Alice che le saltellò di fianco, strappandole via una cuffia.
« Sta attenta, baby. » cantilenò svolazzando in una blusa lilla e lasciandole un bacio a stampo sulla guancia. Maggie sbuffò ripensando a tutti gli allenamenti che aveva dovuto affrontare da quando era piccola. Però sorrise ad Alice - aveva un debole per le donne Cullen. Le rispose facendo il gesto del cuore con le dita e, prendendo posto, infilò la testa nell'incavo creato dal braccio destro di Arthur.
Arthur teneva i pugni sui fianchi borbottando qualcosa sulla poca eleganza della sorellina. Il fratello aveva assunto quella posizione perché seccato dall'abbigliamento di Margaret: un leggings e un top sportivo troppo aderenti. Per questo motivo le tirò la maglia verso il basso, valutando quale rimprovero potesse risultare efficace.
Per quanto potesse sembrare leggera, Alice era preoccupata dal destino incerto delle due ragazze. Dopo l'arrivo dei Winslear a Forks, alle vittime dell'Iniziazione si era aggiunta anche Margaret. E quella ragazza, per quanto potesse non far parte del loro nucleo familiare era ritenuta al pari di una nipote dai Cullen, una sorta di adozione a distanza. Giocherellando con l'auricolare sottratto, posò la testa corvina sulla spalla di Jasper che monitorava segretamente gli stati d'animo di Renesmee placandone l'ansia.
Ottenuta l'attenzione della sorella, tra un tiro e l'altro Leonard si schiarì la voce: « Tre regole fondamentali: chi è cacciatore non può aiutare una preda, pena la morte se siete troppo deboli o l'arruolamento obbligatorio se avete doti utili in battaglia. Ogni predatore può sfidarne di altri per la stessa preda potendone anche cagionare la morte, ma una volta presa la preda deve essere consumata. Ignorate gli umani presenti saranno le prime vittime sacrificali. La caccia verterà sui mezzosangue. Questa è la prima Iniziazione a cui potremo partecipare. Dopo la notizia della nostra esistenza hanno preso piede due correnti di pensiero: bere il sangue di un mezzosangue conferisce lo stato di neonato oppure dona ulteriori talenti. La caccia durerà fino alla mezzanotte... »
Poi sospirò e osservò i suoi allievi, tutti disposti a cerchio attorno a lui. Emmett e Arthur si sfidavano lanciandosi occhiatacce e provocazioni, Jasper stuzzicava i due intanto che Alice giocherellava con Margaret. Esme e Rosalie ascoltavano attentamente mentre Edward e Bella si guardavano, pensando a dove avesse la testa loro figlia che la testa l'aveva persa tra le nuvole. Per meglio dire, lo sguardo all'insù era immerso nelle grandi fronde di un acero che nascondevano, quasi avvolgendolo, un nido di gazze. Lei ripensava al caldo autunno canadese e al suo infuocato Jake, a come sarebbe stato bello spiccare il volo per tornare a Victoria a quel giorno di novembre. Tra tutti i talenti esistenti nel mondo dei vampiri, avrebbe voluto quel superpotere.
Stordito, sopraffatto, inebetito dall'odore tanto umano di Renesmee, Leonard arrancò facendo leva sulle suole delle scarpe per non assalirla.
A quell'osservatore, quel collo bianco tirato all'insù, quei muscoli estesi lo inorridirono per il solo fatto di desiderarne ferocemente la morte. Quando il venticello si calmò, la sua gola bruciò e incendiò ogni centimetro del suo corpo. Percepiva il sangue di lei scorrere con forza lungo le carotidi, il cuore pompare rapido e quel profumo pervadere la radura. Provò a infliggersi dolore pur di scacciare via il desiderio della frenesia, si morse la guancia internamente e pensò a quanto avrebbe preferito conficcare i suoi denti su quella morbida pelle color latte. Si coprì il volto con le mani per celare agli spettatori quell'improvviso istinto omicida e, con la bocca ricolma di veleno, contò quanto tempo impiegasse il vento a spazzare via quell'odore così seducente. Minuti che a lui sembrarono secoli per la folata di vento successiva.
"2 minuti e 10 secondi. Se Maggie tossisse potrebbe aiutarmi o se iniziasse a scuotere la testa...non lo ricordavo così..."
"Inebriante. È eroina o vedilo come il miglior tabacco che tu possa fumare." gli chiarì Edward mentalmente.
"Non mi sei d'aiuto." e pensò al suo pacco di sigarette preferito, le Nat Sherman Black & Gold mentre in tasca aveva delle banali Marlboro.
"Ne ho visti tanti di mezzosangue, ma un profumo come quello di tua figlia mai... Se non la mangio io, la mangia qualcun altro. Questo è poco ma sicuro."
"Cosa diresti se pensassi una cosa del genere di tua sorella?" gli chiese Edward per frenarlo, poi riprese rispondendo alla sua stessa domanda.
"Non sei né il primo né l'ultimo. Anche Arthur sta pensando lo stesso." quello guardò il fratello che sembrava alquanto sereno e non capì quale forma di autocontrollo potesse usare per non darlo a vedere.
Nauseato, cercò di ricomporsi, di mantenere un aspetto quantomeno decoroso, scompigliandosi i capelli fingendo naturalezza in un gesto tanto storpiato da sembrare tutt'altro. Era come se si volesse strappare la testa per frenare i suoi canini. Avrebbe voluto vomitare, sputare quel veleno e lasciar perdere, ma dovette ingoiarlo per fare spazio a un'altra boccata di fumo, utile per poter sostituire l'odore di quella prelibatezza.
"Ha il profumo di Bella."
"Non mi interessa. Non era nei patti."
"Possiamo riprendere quando vuoi." stabilì comprensivo.
Fortunatamente Jacob occultò l'odore della ragazza. Trasformatosi in un lupo dal manto rossiccio con sfumature marroni, si accucciò ai suoi piedi per farla salire in groppa. Lei si accovacciò su di lui, appoggiò il mento tra le sue orecchie strofinando il viso sul suo capo. Gli accarezzò la fronte rassicurandolo, dicendogli che sarebbe andato tutto per il verso giusto a Volterra. Ma di quello non ne era sicura nemmeno lei, però fingersi sicura in un luogo in cui si sentiva al sicuro le veniva facile.
"Dille di strusciarsi più spesso sul lupo. Mi è più utile del previsto." pensò e ciò che ottenne fu un'occhiataccia dal padre iperprotettivo che poco tollerava quell'attaccamento quasi morboso della figlia. Finalmente potè riprendere fiato, portò indietro il collo fissando il cielo e tornando indietro nel tempo si concentrò sugli insegnamenti di suo padre, il miglior predatore in circolazione.
Ispirazione:
Mito della caverna, Platone
New Moon, S. Meyer
Oops I did it again, Britney Spears
È sempre stata la mia regola non fumare quando si dorme, e mai astenersi da svegli.
(Mark Twain)
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