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🔞Fuoco e fiamme🔞

Pubblicazione 13/03/2022

III

"Cosa si prova a toccare qualcosa di troppo caldo?" Ci si scotta i polpastrelli. Si soffia invano sulle punta delle dita nel tentativo di raffreddarle. Che sia una pentola su un fornello, un ferro da stiro o un forno, l'effetto è sempre lo stesso. Sono oggetti che se non maneggiati con cura possono provocare bruciature e ustioni.

"Cosa si prova a fare l'amore con qualcuno di troppo caldo?" Il piacevole tepore iniziale con il passare del tempo si trasforma in combustione. E le impronte diventano bruciature, i respiri fumo, le carezze fiamme. L'eccitazione esacerbava la temperatura corporea di Jacob spingendola oltre il limite che Renesmee riuscisse a sopportare.

"Quanto tempo può resistere la carne mortale a temperature così elevate? E invece quella immortale?"

Erano questi i pensieri di Renesmee.

A lei scottava la lingua quando questa si univa a quella di lui. Ogni suo bacio la marchiava a fuoco e la pelle chiara ne era testimone silenziosa. Su questa, le sue labbra restavano come stampi incandescenti per qualche secondo per poi dissolversi nel chiarore della cute.

Posare la bocca su di lui generava uno schiocco simile al crepitio della legna umida sul caminetto. Renesmee crepitava seduta sulle gambe di Jacob. Gli teneva il volto tra le mani domandandosi quanto potesse essere difficile avere tra i palmi qualcuno di così rovente.

Altre fiamme, i capelli rossi in disordine le coprivano la schiena nuda facendola sudare ancor di più. Solo uno slip la separava dal sesso di lui. Quel lembo di stoffa impediva che di lei restasse solo cenere.

Un dedalo di sospiri, baci e lenzuola le impediva di fare l'amore con il sole.

Jake la guardava bramoso e desideroso del suo corpo. Fissava i suoi seni come acqua nel deserto, convinto che lei potesse spegnere il fuoco che aveva dentro; era sicuro che lei fosse il suo rimedio, pioggia fredda per un cuore estenuato dall'ardente attesa di quell'unione.

« Baciami. »

Una sola supplica: essere appagato dalla sua promessa sposa.

Lei accolse quell'invocazione lasciandosi bruciare il collo, lo sterno, i seni. Certa che ci fosse un fine terapeutico. Sicura che Jacob potesse cauterizzare piuttosto che bruciare.

Chiudeva gli occhi, pensando che la saliva non potesse essere lava, che la lingua non fosse magma. Ci si tuffò a capofitto in quel cratere perdendosi nei pettorali, nei caldi addominali e nelle spalle larghe e possenti. Strizzava le palpebre e le ciglia si incollavano le une alle altre. Faticava a separarle, poi uno scacciapensieri appeso alla parete le faceva ritrovare il suo imprinting.

"Quanto sono umana in questo momento. E quanto è umano questo momento."

Quando lui scese verso l'ombelico, inarcò indietro la schiena per dare modo alle fiamme di divampare sul basso ventre, sull'inguine. Schiuse la bocca sospirando affannosamente nel penetrante e familiare odore di licantropo, soffiando sulla pelle color miele per contenere l'incendio che si era acceso sul suo bacino. Con una mossa repentina Jake la mise sotto di sé, proponendole di dare il via a ciò che non si sarebbe mai concluso: la loro eternità.

Ardevano d'amore ma non l'avevano mai fatto l'amore.

Entrambi si cercavano toccandosi a vicenda. Lei voleva le sue mani per stringerle a sè e premerle sul viso; lui la sua bocca, in cerca di un suo le mordeva le labbra mentre le dita correvano veloci dentro di lei e la sua voce si faceva flebile, sottile, cullata dalle labbra di Jake.

Quello era il momento tanto atteso da ogni licantropo, il momento in cui quel sogno di mezza estate si sarebbe trasformato in realtà. In qualcosa che andava oltre l'attrazione fisica, oltre l'amore. Quello stesso momento era quello tanto temuto da Renesmee. Terrorizzata dal fuoco, temeva che le infiammasse le viscere, che due colpi potessero esploderle in petto.

Lui pensava che aspettare il suo cieco amore fosse un male necessario. Eppure, vivere in attesa della sua crescita era stato sfiancante. Nel corso degli anni, aveva dovuto soddisfare tutte le richieste del suo imprinting. Esserle amico, confidente e amante aveva significato mettere da parte i suoi stessi desideri. Si era annullato per lei, per averla, per poter arrivare finalmente a quel momento.

"Cosa si prova ad aspettare un futuro certo?" Si aspetta con ansia. È come il giorno di Natale. Non vedi l'ora che arrivi, non vedi l'ora di scartare il regalo e di prenderti ciò che è tuo. Era questo ciò che Jake ingenuamente provava quando baciava Renesmee. Era stanco di essere stuzzicato, di strapparle un bacio e di volerne altri e altri ancora. Vedere quella bambina diventare donna, averla tra le braccia e possederla era un'emozione indescrivibile.

Lei era sua.

Voleva il suo corpo e ne era sempre più coinvolto.

Dall'altra parte più Jake si inturgidiva, più Renesmee si irrigidiva. Cercava di non pensarci, voleva fuggire dal suo corpo vigliacco per poter essere sua. Sebbene la appagasse quella sensazione di piacere, sebbene adorasse farsi guidare dal suo licantropo, non riusciva a lasciarsi andare. Il suo corpo si bloccava ogni volta che i due erano sul punto di essere l'uno dell'altra.

Strizzò gli occhi e si morse le labbra sperando che fosse una sensazione passeggera, che fosse solo ansia da prestazione.

"Chi non è nervoso per la sua prima volta?"

Eppure la tensione non l'abbandonava e l'irrequietezza aumentava ininterrottamente. Quando lui si strusciò su di lei, si trovò rami secchi al posto delle dita, gambe flesse e addome contratto.

A occhi chiusi e bocca serrata, pronunciò combattuta: « Jacob basta. ». Ma, sentendo ancora le dita calde sui suoi fianchi, grugnendo aprì gli occhi e vide Jacob ancora su di lei, sfilarle lo slip e sussurrarle all'orecchio « Non abbiamo nemmeno iniziato. »

Non avendo più il coraggio di continuare, si alzò di scatto spingendolo via: « Ti ho detto no. »

Renesmee aveva l'affanno, gli occhi lucidi e tante goccioline sulla fronte. Umida incrociava lo sguardo di un amante ormai arido. Jake adagiò la schiena sulla parete fredda calmando i bollenti spiriti. Ma scrollarsi di dosso l'insoddisfazione non è cosa facile.

« Non fai altro che rifiutarmi, non riesco a capire... conosco tutto di te. Ma questo non riesco a capirlo. » lo disse con rabbia e strinse i pugni del lenzuolo verde, pensando a qualcosa che potesse frenare la rabbia dell'ennesimo rifiuto. Ricordò a sè stesso di non essere nella Riserva, di non potersi placare correndo tra i boschi. Trattenne il respiro per qualche secondo e sbuffò cenere vulcanica, un misto di lapilli e frustrazione.

« Troppo in fretta. » bisbigliò lei guardandosi le braccia arrossate.

« Stiamo insieme da quanto? Più di un anno e tu non mi dai nemmeno l'occasione di... provarci. Come fai a giudicare prima di... »

Brecce infuocate su di lei: gli occhi marroni di lui, scuri e penetranti, le trafissero la carne. Un unico scudo: le lenzuola di cotone attorcigliate tra le cosce e le braccia. In questo modo Renesmee si riparò da quelle frecce d'amore. Provò fresco e, quando la stoffa si riscaldò, fu costretta ad ammettere che di lei ne erano rimaste sterpaglie: dalla pelle arrossata alle piccole vesciche sui polpastrelli, per poi arrivare alla lingua bollente. In piedi, trascinò con sè il suo riparo avendo pudore delle forme appena mostrate, svelando contemporaneamente le nudità di Jake.

Si mise alla ricerca dei suoi slip e assorta nei suoi pensieri, farfugliò qualcosa, rifugiandosi nella scienza: « È complicato. Potrebbe essere vaginismo, potrei fare una visita ginecologica... potrei... »

« Oh ti prego! La medicina non è la soluzione a tutto. Staremo insieme per sempre, prima o poi dovrà succedere. » disse seguendola con gli occhi, intanto che lei cercava in tutti i modi di scapparne via.

A tentoni, dopo aver trovato il tesoro nascosto, gli lanciò la maglietta per farlo rivestire e nel momento in cui lui le rispose, « Ti comporti come tua madre. », la ragazza si bloccò un'altra volta.

Una frase semplice, banale che la atterrì. Odiava i paragoni, specialmente quello con sua madre. Era stressante doverne essere rivale in amore. La logorava dover confrontare la cotta che Jacob provava per Bella con l'imprinting.

Renesmee si voltò di scatto scappando a piedi nudi verso il bagno. Respirava in fretta, così tanto che dovette fermarsi, prendere un respiro profondo e guardarsi nello specchio rotondo. Si ritrovò circondata da un mosaico vetroso verde acqua. Quel colore così freddo le sembrò in netta contrapposizione con il colore del suo corpo. Fantasticò sui ruscelli di Calawah River e sulle correnti dell'Oceano Pacifico.

"A Forks l'acqua avrà una temperatura di 0°." Quel pensiero la intiepidì.

Intrappolata dalla sua stessa immagine si vide nuda e calda. Troppo calda. Era appiccicaticcia. Aveva scottature sui capezzoli, bruciature sui fianchi, che sarebbero scomparse - così come quell'angoscia - con un po' d'acqua ghiacciata. Se ne spruzzò sulla nuca e qualche goccia le portò refrigerio.

Gli occhi profondi erano diventati piccoli e quasi la rimpicciolivano. Era spettinata. Accarezzò i nodi sui capelli pensando a quanto anche la sua lingua fosse annodata per bene. Toccò appena la superficie delle piastrelle e, percependo il freddo della ceramica, si destò dal torpore dato dalla sua figura. Immergendosi nelle sue fantasie cliniche, si domandò a che temperatura arrivasse il corpo di un licantropo durante l'eccitazione sessuale, oppure se il problema fosse la sua temperatura eccessivamente mortale.

Tastò il pavimento, ricercando nuovamente il freddo e ne trasse rinnovato sollievo.

Azionò la doccia, strofinando le macchie rosse con così tanta insistenza da stropicciarsi. Convinta di rimuovere la pelle morta, grattò con insistenza tutti i punti da cui avrebbe voluto trarre piacere.

Si stava scorticando senza nemmeno accorgersene. Si fermò quando vide unghiate sui polsi e lacrime di sangue confondersi nello scarico. Provò l'insano impulso di assaggiarsi e ne rimase disgustata.

Seguì quelle gocce fino a rannicchiarsi sulla resina del piatto doccia. A queste vennero dietro lacrime salate che si mescolarono in un tutt'uno con il getto d'acqua gelata. Arrivarono all'improvviso, assieme ad altri perché. Si chiese se sua madre da umana si fosse mai scottata tra le braccia di Jake o se i vampiri allo stesso modo potessero congelare. Conviveva con gli opposti da quando era piccola: da un lato l'antartico tocco dei suoi genitori, dall'altro quello tropicale di Jacob. Tra i due, preferiva una terza via, la pelle di Margaret perché mite come la sua.

Strinse le ginocchia al petto affondandovi il viso dentro. In quell'incavo, tra i singhiozzi, annaspò nella puzza di sesso e cane bagnato.

Diceva a sè stessa di essere indietro in quella relazione rispetto all'amore dei suoi genitori, a quello dei suoi nonni e a quello dei suoi zii. Altri amori immortali con cui Renesmee faceva altri paragoni. E paragoni su paragoni si ripeteva di dover accelerare, di doversi sbrigare per non perderlo.

Si dava dell'ingrata. Si ripeteva "glielo devo". Aveva aspettato un decennio prima di stare con lei. La avviliva non riuscire a concedersi a Jake. C'era qualcosa che non andava in lei. Non era colpa del suo fidanzato.

Il sentirsi quasi costretta a doverlo soddisfare, a dover essere eccitante e allo stesso tempo a godere della sua compagnia non le era d'aiuto. Quello era un sintomo che la dottoressa tendeva a ignorare - come tutto ciò che la riguardava personalmente.

Il croscio prodotto dallo scorrere dell'acqua fece scorrere i suoi ricordi con Jake. Le passarono in rassegna i bellissimi momenti che avevano trascorso assieme: da piccola quando per gioco lo aveva sfruttato come animale domestico, da adolescente quando era diventato il suo più caro confidente - l'unico in grado di vincere la sua timidezza - e da adulta quando le aveva insegnato ad amare. Lui era la sua certezza, era quello che c'era sempre stato e che ci sarebbe sempre stato. Era il suo salvagente in un mare di incertezze.

Si vergognava per come il suo corpo avesse tradito il profondo affetto che nutriva, per il fatto di aver provato qualcosa di "diverso". Non era repulsione, ma paura di provare dolore: paura di bruciarsi dentro.

Toc toc.

Toc toc toc.

Ipotizzando fosse la sua tachicardia, ignorò dapprima il rumore per poi rendersi conto che era Jacob.

« Nessie, dobbiamo parlare. » disse con voce rauca bussando ripetutamente per farsi aprire.

Renesmee uscì dalla doccia, si avvolse attorno all'accappatoio bianco, ripetendo quel malsano rituale: strofinando con forza il capo per raschiare via tutte quelle insicurezze. Sbirciò il suo riflesso, sincerandosi che i suoi occhi non fossero più lucidi. Fece un respiro profondo e aprì la porta.

Se lo ritrovò davanti, vestito di tutto punto, dirle: « Andiamo a Forks. Raccogli tutto quello che può esserti utile per il viaggio. »

« Che succede? » chiese lei stringendosi nell'accappatoio. Jacob non le rispose, rapidamente prese il borsone con cui l'aveva raggiunta a Victoria per riempirlo di nuovo delle sue cose.

Lei tentò in tutti i modi di richiamare la sua attenzione, ma lui continuò imperterrito nel suo lavoro, a raccogliere: calzini, scarpe, felpe, maglie, spazzolino. Lasciando le orme sul pavimento, Renesmee si impuntò davanti a lui disfando ciò che aveva appena ordinato: svuotando il contenuto del borsone sul parquet, sgualcendo le maglie piegate e appallottolando le felpe per terra.

« Non lo so! » rispose prendendo i manici del borsone e sbattendoli per terra. I due rimasero a guardarsi arrabbiati l'uno con l'altro, delusi da loro stessi.

Jacob detestava il tratto di Renesmee più affine a suo padre: la sua parte riflessiva, schematica; piuttosto apprezzava la timidezza e la spontaneità materna. Non gli piaceva il modo in cui tamburellava le dita sul mento quando era pensierosa o l'espressione neutra delle sue labbra per esprimere disappunto - erano le stesse di Edward.

Renesmee non ebbe nemmeno il tempo di chiedere spiegazioni che il suo compagno era già sparito dalla sua vista. Si rivestì con lentezza, raccolse alcuni prontuari di medicina e qualche cambio d'abiti che stipò in un trolley. Doveva essere un fine settimana come tutti gli altri, uno di quelli in cui lei e Jake lo passavano abbracciati a letto a chiacchierare, guardando le foglie cadere per strada fuori dalla finestra. Poi si sarebbero rivestiti con calma, strappandosi qualche bacio e dopo dritti a cena fuori, al ristorante francese sulla terza strada - quello del loro primo appuntamento. Non andò così, non quel giorno.

Fu costretta a lasciare il suo trilocale e a salutare: i post-it evidenziati con i memo da ricordare, le bollette della luce da pagare e il camice steso ad asciugare, non sapendo che quello sarebbe stato un arrivederci più lungo del previsto.


Ispirazione:

Auguste Rodin, Danaide


Bacio in fiamme, di Aykut Aydoğdu. Tutti i diritti riservati a: www.aykworks.com


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