Chilometri
Pubblicazione 13/03/2022
IV
Durante il viaggio Renesmee e Jacob non si erano parlati: lui fu impegnato a rimuginare sul rifiuto mentre lei fu presa dal nervosismo. Era attanagliata dal rimorso, temendo che la sua fobia potesse cambiare quel "vissero per sempre felici e contenti". Avevano attraversato uno stato in religioso silenzio: non un abbraccio, non una carezza. Più chilometri attraversavano, più aumentava la distanza tra i due.
Jake era sprofondato nella rabbia, si chiedeva perché fosse così difficile starle accanto. Con il passare degli anni, più cresceva, più la natura vampira di Nessie prendeva il sopravvento. Certe volte pensava addirittura che lei non provasse nulla. Da adolescente la sua ragazza era più spontanea, innocente e semplice da gestire.
"Non si faceva così tante domande. Non pensava così tanto. Non era così dannatamente simile a Edward."
Renesmee si accusava di essere troppo poco donna, come se ci fosse uno standard da raggiungere per essere la compagna perfetta per un mutaforma. Si era rosicchiata le unghia e i polpastrelli per placare quella forte agitazione e aveva riflettuto sui metodi da adottare per donargli il suo corpo.
"Aumentare il tempo dei preliminari? Sì, l'ho già fatto. E no, non ha funzionato. Avere più confidenza con il mio corpo? Familiarizzare meglio con il suo?"
Mancava solo quel pezzo affinché la loro relazione potesse essere considerata completa.
"C'è di sicuro un modo per stare con il mio lupo." Pensava silenziosa. Ma non c'è un metodo giusto per amare. Non esiste uno schema da seguire.
Aveva ripercorso quel noi facendo viaggiare la mente un ricordo al chilometro: il continuo corteggiamento da adolescente - a quell'età era ancora poco matura per instaurare una relazione romantica a tutti gli effetti; gli inconcludenti appuntamenti con degli studenti umani di Victoria; il giorno del suo decimo compleanno, quello in cui Jacob l'aveva invitata a cena in quello che sarebbe diventato il loro locale preferito. Lui aveva pagato il pianista affinché suonasse il suo brano preferito e le aveva nascosto un largo sorriso dietro un grande mazzo di rose rosse.
Edward e Bella avevano accettato la loro relazione. Sapevano che sarebbe andata così. Era nelle visioni di Alice da tempo, da ancor prima che Renesmee muovesse i primi passi. Bella si fidava con tutta sè stessa di Jacob, il suo migliore amico, una sorta di fratello acquisito. Edward non si oppose, se quella era la scelta di Renesmee non poteva fare altro che sostenerla.
Dopo essere arrivati nel giardino della residenza Cullen, i due erano stati accolti da Bella, che era corsa ad abbracciare la figlia chiedendole del viaggio. Renesmee aveva risposto all'abbraccio in modo debole: sonno arretrato e mancanza di dialogo con il suo compagno di viaggio ne avevano aumentato la spossatezza. Anche Jake era stato stritolato dal freddo abbraccio di Bella.
« I pazzi sono qui. » si lamentò Jake indicando Margaret e Arthur intenti a lanciarsi contro Emmett e Rosalie lasciando orme sul terreno umido. Emmett salutò con la mano la nipotina urlando un « Nessie... », ma non finì la frase che Arthur prese la rincorsa e lo buttò giù come un albero appena tagliato.
Isabella li prese sotto braccio portandoli dentro il regno di Esme. Quella casa tanto ariosa e spaziosa sembrava costruita apposta per ospitare tante persone. Grazie agli open space, la presenza del clan Winslear non sembrò occupare tanto spazio. L'unica differenza era data dal chiasso dato dai gridolini di Margaret, dalle battute di Emmett contro quelle pungenti di Arthur e dalle grosse risate di Rosalie.
Raggiunto il salotto, i due furono prontamente calmati da Jasper, che se ne stava seduto sul seggiolino del pianoforte ad armeggiare con tasti e spartiti, supervisionato da Edward che piegato sul coperchio cercava di insegnargli come usare la tastiera.
Seduto sulla sua poltrona in pelle, Carlisle leggeva un manuale consunto e in piedi in un angolo Leonard, con la schiena appoggiata alla parete, le braccia conserte e le gambe incrociate, parlottava con Esme sorridendole dolcemente.
Edward aprì le braccia pronto ad accogliere la figlia accanto a sé, cosa a cui Renesmee non riuscì a sfuggire e tra le braccia del papà chiese: « Che ci fanno i Winslear qui? »
Lui non rispose. Le accarezzò la testa e stampandole un bacio in fronte lanciò un'occhiataccia a Jacob.
« Anche per me è un piacere rivederti. » rispose Leonard annoiato e svogliato, passandole una pergamena color sabbia rispose: « Siamo qui per questo. »
Tra le dita bianche Renesmee sfiorò più volte la ceralacca con lo stemma di Volterra. L'inchiostro rosso invitava tutti i vampiri e mezzosangue, appartenenti a clan o di nobile stirpe, a presentarsi a un'Iniziazione, una celebrazione per l'ingresso di un nuovo garante della legge dei vampiri, un certo Nadhim Gahj.
« Non possiamo semplicemente ignorarlo? » disse accartocciando il foglio che le fu strappato di mano da Esme che lo riportò al marito.
« Non è così semplice. L'Iniziazione è un evento a cui i vampiri non possono sottrarsi. Giusto? » disse Esme sedendosi sul bracciolo della poltrona di fianco a Carlisle stringendogli la mano. Lo guardò negli occhi dorati invitandolo silenziosamente a proseguire. Carlisle raccontò della sua esperienza di Iniziato alla corte dei Volturi. Un'esperienza da dimenticare, un passato da cui era scappato incontrando Esme creando un clan tutto suo, un clan in grado di rispettare l'umanità.
Spiegò a quei profani al mondo dei Volturi, in cosa consistesse l'Iniziazione: un primo rito spirituale ed esoterico che può durare anche più di un secolo, dove il soggetto abbandona tutto ciò che lo lega alla vita terrena: familiari, amici o qualsiasi tipo di legame affettivo con gli umani; il successivo è fisico, il nuovo adepto deve dare dimostrazione delle sue abilità fisiche. Deve dare prova di essere un vero predatore, facendo ciò sarà degno del nuovo titolo e dunque di poter cambiare il proprio status in Volturo.
« Ci ritroviamo di nuovo a questo punto? Dobbiamo dimostrare nuovamente qualcosa a dei vampiri pluricentenari? »
Renesmee interruppe il nonno, si alzò di scatto e mise le mani sui fianchi, stringendo i passanti dei jeans. Divenne rossa in viso guardando alternativamente i suoi interlocutori.
« Non è ciò che è successo qualche anno fa. Ai Volturi interessa vedere la vostra evoluzione, tua e di Margaret. » le chiarì suo padre. Lei lo guardò contrariata e freddamente chiese: « Cosa ha visto zia Alice? »
Alice non era lì. Era troppo presa da quel futuro incerto. Era sfuggita dal suo arrivo perché osservare la nipote sapendone la morte le avrebbe fatto troppo male.
Un mezzo sorriso si dispiegò sul volto di Leonard, mentre Edward si rivolse silenziosamente a Carlisle che prese la parola e con il suo classico modo rassicurante le spiegò pacatamente: « Tu e Margaret dovrete dimostrare di sapervi difendere. »
« Zio Jazz basta! » lo rimproverò alzando la voce e riprese in fretta, accalorandosi ancor di più: « Non sono stupida. Voglio parlare con Alice. »
« Alice è fuori città per delle commissioni. » replicò Jasper provando a rassicurarla.
Il suo futuro era stato ancora una volta scritto dalle visioni di Alice. Il cuore di Renesmee avrebbe smesso di battere, il colorito sarebbe diventato di cenere e il suo abito color crema si sarebbe tinto di sangue sul marmo bianco di un antico palazzo italiano e i suoi occhi si sarebbero spenti attorno a un branco di vampiri assetati.
L'aver ereditato il sangue di Bella, l'avrebbe resa preda dei Volturi. Era stata quella visione a mettere in allerta i Cullen. La protezione di Renesmee sarebbe venuta prima di qualsiasi altra cosa per loro, così come quella di Margaret per i Winslear.
Se Renesmee fosse stata umana, sarebbe stato tutto più semplice: Carlisle avrebbe potuto trasformarla. Ma, quel che era, limitava le possibilità di Edward e Bella di proteggere la figlia. Il nonno aveva suggerito ai due genitori la diplomazia: sfruttare i Winslear. Quel clan sapeva cosa significasse perdere una mezzosangue e Leonard era molto vicino ai Volturi mentre Carlisle aveva avuto esperienze pregresse. Da quel quid pro quo i due clan strinsero un'alleanza a discapito delle due prede: un protettorato.
Cosa c'è di più semplice di un baratto? Di una protezione reciproca?
« Devo esserci, Edward. » tuonò Jacob stringendo i pugni. A Renesmee non piacque quella risposta, il tono concitato del suo ragazzo e lo sguardo di sfida che lanciò a Edward aizzò il fuoco che aveva dentro. Strepitava per l'iperpotettività del suo clan e del suo licantropo, ignara di quello che i capoclan avevano già architettato per lei e la sua amica.
Si avventò su Jacob afferrandolo per la t-shirt. L'autocontrollo del padre non era una dote che aveva ereditato e, andando in escandescenze, gli urlò contro: « L'unica frase che riesci a dire è rivolta a mio padre e non a me? Dici di conoscere tutto di me e non sai quello che voglio? »
Dopo quello che le era successo qualche anno fa, quando il suo clan aveva dovuto proteggerla dai Volturi, la paura di perdere i suoi cari l'aveva traumatizzata e Volterra era diventato sinonimo di morte.
Sebbene tutto fosse andato per il verso giusto, le era rimasta addosso una grande avversione contro quei vampiri che si erano arrogati il diritto di vita o di morte su tutti, mortali e immortali.
Jake sbottò: « Usciamo fuori e parliamone. » sparendo dietro la porta a vetri che dava sul retro.
« Non ci vado lì. » disse Renesmee abbandonando la stanza, sbattendo la porta.
« Leonard, potresti smettere di essere divertito? » chiese Edward con un tono di disprezzo. Ma non l'aveva con lui. Era accigliato e disgustato dai pensieri di Jacob verso i quali non avrebbe potuto intromettersi. Era una delle promesse che Bella aveva strappato a Edward affinché Renesmee fosse libera di vivere quella relazione senza l'intrusione di un papà un po' troppo protettivo.
Fece un cenno del capo e si ammutolì. Ne valeva la pena inimicarsi il padre della sua protetta per deridere un litigio tra due piccioncini un po' troppo nervosi? Sarebbe stato poco professionale da parte sua compromettere la protezione di Maggie. Ma era annoiato e assetato da far schifo. Sgattaiolò fuori e con la scusa di una sigaretta fumò a qualche metro di distanza dalle parole che i due si stavano scambiando.
« Devo proteggerti. Se ti succedesse qualcosa, non me lo perdonerei. »
« Sono in grado di difendermi da sola! Non sono un'umana indifesa. Non sono mia madre. » strillò la ragazza.
« Ancora con questa storia? Sul serio? Ero arrabbiato. »
« Sì, ancora con questa storia. Non me ne frega niente di quello che vuoi tu. »
« Nessie, devo esserci... cosa vuoi che faccia? »
« Vorrei che non mi trattassi come mia madre... sono una mezzosangue. » bisbigliò con voce strozzata, soffocando il magone che aveva.
« Mezza umana. » ribadì lui.
« Mezza vampira... » precisò. Poi continuò: « Quando ti dico di no, tu devi accettarlo. L'imprinting è questo. »
Quell'affermazione fece scattare Jake come una molla, le afferrò il polso rivelandole ciò che pensava di quella logorante attesa: « Sai quanti no mi hai detto prima di un singolo sì? Tantissimi, così tanti che non ci speravo più. E adesso mi dici che non riesco ad accettarne uno? Dovresti fermarti e chiederti cosa vuoi davvero. »
« Lo vedi? Non ti ho detto di potermi toccare. Lasciami. » lui deciso le prese l'altro polso, costringendola a tenere il suo sguardo e a sentire il suo fiato sul collo.
« Tu rispondi. Mi ami? »
I due erano l'uno di fronte all'altro: fronte su fronte.
Infuriati, infuocati, sputavano fuoco e fiamme. Così fu, finché Renesmee non si fece scottare e, bruciata, abbassò il tono di voce. Gli occhi andarono verso i fili d'erba alla ricerca di qualcosa da dire.
Quel litigio fece storcere il naso ad Arthur che non era nato per starsene con le mani in mano come il fratello maggiore. Odiava le ingiustizie e quella nei confronti di Renesmee non era soltanto un torto ma anche un affronto alla cavalleria. All'improvviso, Arthur colpì Jake alla schiena e gli mise un braccio attorno al collo dicendogli adagio, « La stai aiutando a scendere o a salire dall'auto? », facendo un occhiolino a Renesmee.
Il fuoco di Renesmee si spense non appena si guardò il polso destro: era diventato violaceo.
« Toglimelo di dosso! »
Leonard non si lasciò scappare quella ghiotta occasione di scherno - e a malincuore anche di salvataggio - con fare deciso le prese il polso bluastro e si interpose fra i due togliendo le dita del ragazzo dal polso della ragazza. Rispose ironicamente alla domanda del fratello: « È inopportuno toccare una donna durante una conversazione. »
Jacob e Renesmee non capirono nell'immediato, Leonard dava le spalle a Jacob e rivolgeva il suo sguardo a Renesmee. Il vento sfiorandole i capelli fece sì che la sua scia si sentisse in modo più intenso e questo diede ai due gemelli la possibilità di inspirare a pieni polmoni quel profumo inebriante che accese la loro sete. Quell'istante durò qualche secondo, interrotto solo dalla voce di Edward, « Non metterai più piede in casa mia finché non porterai a mia figlia il rispetto che merita. », trattenuto nel suo percorso da Isabella che gli chiedeva di fermarsi.
Renesmee si svincolò e fece per dire qualcosa in difesa di Jacob ma lui la fermò: « Tu non c'entri. È una questione tra me e lei. »
Quelle parole fecero scattare in Edward una gelosia tale da compromettere ogni forma di autodisciplina: sfuggì dalla presa di Bella, fece un balzo proiettandosi verso Jacob che non andò a buon fine, dato che Leonard aveva repentinamente bloccato il vampiro.
« Avete fatto incazzare il paparino. Vero, Artie? » disse Leonard ridendo di gusto.
Arthur fece lo stesso con Jacob evitando una faida familiare: « O il lupacchiotto. Leo, non rubarmi le battute. »
« Basta! Voi uomini siete incredibilmente stupidi e maschilisti! » gridò Renesmee.
Le sue gote avevano preso lo stesso colore dei suoi capelli, ma gli occhi erano contrariati e mostravano invettiva contro gli uomini più importanti della sua vita: suo padre e il suo ragazzo.
Gli unici estranei in quella tragica vicenda, erano la calda risata dei gemelli e le battute di Maggie, che rendendosi conto della scenetta dovette dire la sua. Anche Bella li guardò e sorrise. Al contrario, Jacob aveva proprio voglia di spaccare il muso a quei due, mentre Renesmee non vedeva l'ora di poter porre fine a quella sua tremenda giornata.
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