Capitolo 23
Sono le 5:30 di mattina e sono seduta su di una panchina davanti la porta della sala operatoria. Sono due giorni che non chiudo occhi, ho l'immagine stampata di Lucas che sanguina e non riesco a toglierla dai miei pensieri. Da quando sono corsa in ospedale, non sono più andata via.
Appena arrivata mi hanno tenuto in osservazione ventiquattro ore, ma quando mi hanno dimessa mi sono rifiutata di tornare a casa. Clara ieri sera mi ha quasi convinta per fare una doccia e riposare un po' ma dopo neanche un paio di minuti ho sentito il medico parlare all'infermiera e sono corsa da loro chiedendo cosa era successo. All'inizio mi hanno detto che erano informazioni che potevano dare solo alla famiglia ma purtroppo la madre non c'è più e il padre non si è presentato. Ho provato a chiamarlo tante volte con il cellulare di Lucas ma non ha riposto; ho combattuto contro il chirurgo per farmi dire qualcosa, qualsiasi cosa mi andava bene, l'importante era che Lucas era salvo.
Sono immersa nei miei pensieri guardando a terra quando vedo quattro piedi di fronte a me. Alzo la testa e sono mia madre e mio fratello; Vincent mi porge un croissant al cioccolato e lo prendo quasi tremando; non so quale sia stato il mio ultimo pasto decente, ma credo sia una buona idea mangiare qualcosa, devo farlo per me e per aiutare Lucas.
- "Eva ti ho portato dei vestiti puliti e ho parlato con l'infermiera per farti usare la doccia del reparto" -
- "Grazie Vincent..." - lo guardo negli occhi neanche un secondo e comincio a mangiare chinando lo sguardo sul pavimento.
Passano alcuni minuti prima di alzarmi e prendere la mano di Vincent che mi conduce nel corridoio che porta al bagno. Sento il rumore delle scarpe di mia madre seguirci ma ancora è troppo presto per affrontarla, è ancora troppo presto per tutto credo... io, ancora sporca, dentro e fuori, ancora tremante nonostante stringo la mano di Vincent... ancora con la paura nella testa... ci sono ancora loro, ci sono ancora Benjamin e Brenda! Mi appaiono ovunque, mentre cammino me li trovo di fronte, mentre aspetto Lucas uscire di qui sono seduti accanto a me a guardarmi...e adesso sento Benjamin accanto a me al posto di Vincent... sono in me, mi sono entrati dentro e ancora non vogliono uscire...
Torno con la mente alla realtà vedendo Vincent con una lacrima negli occhi guardarmi e aprirmi la tendina della vasca; siamo entrati nel bagno e nemmeno me ne sono accorta...
Mi volto con la testa all'indietro per cercare mia madre, ma sento una mano sulla spalla, quindi muovo gli occhi per guardarla...
- "Mamma è rimasta fuori Eva, tranquilla... vado anch'io. Stiamo qui avanti" –
Rispondo con un cenno del capo di si, e in quel momento le mie ciglia cominciano a battere forti per far uscire quella lacrima nascosta, la mia bocca è aperta, come se volesse dire qualcosa ma non riesce... riesco solo a vedere mio fratello voltarsi e chiudersi la porta alle spalle.
L'acqua è bollente sulla mia pelle nuda ed io incomincio a grattarmi come se volessi togliermi qualcosa di dosso. Passano i secondi, forse minuti e la mia pelle è arrosata per quanto ho sfregato; ma la mia anima è ancora la stessa.
Chiudo in fretta l'acqua e indosso velocemente i vestiti puliti.
Quando esco vedo il chirurgo parlare con mamma e Vincent, quindi mi avvicino anch'io per ascoltare; all'improvviso rendendosi conto della mia presenza smettono di parlare.
- "Signorina venga, mi segua nel mio ufficio" –
Per un istante mi sono soffermata a guardarlo come se non avessi capito niente; solo quando lo vedo tornare a voltarsi m'incammino con lui.
Il suo ufficio è luminoso poiché ha una grande vetrata che fa penetrare i raggi del sole; con una mano mi fa cenno di accomodarmi su di una poltrona rossa stabilita davanti la sua scrivania.
Mentre si sistema di fronte il suo computer cerco di star tranquilla e serena, ma le mie mani mi stanno dicendo l'esatto contrario. Tremano e insieme a loro le mie gambe.
- "Allora, l'ho fatta chiamare per darle informazioni riguardanti il suo fidanzato; la prego, stia tranquilla- "
Lo guardo e nel suo dolce sorriso ritrovo per un attimo la figura di mio padre.
Lascio cadere lievemente le mie mani sulla cattedra e le stringo l'una dentro l'altra.
Aspetto con ansia la voce del chirurgo e quando arriva le prime parole che sfiorano il mio udito sono – "Lucas è salvo".
Rilascio in un colpo il fiato che avevo mantenuto e finalmente dopo tanto tempo mi accorgo di star versando lacrime di gioia. Il mio sorriso è ebete mentre le lacrime scendono e si insinuano nella mia bocca.
- "siamo stati tre ore in sala operatoria, purtroppo il coltello è andato a fondo e la nostra maggiore preoccupazione era che aveva perforato il rene; l'arma è andata dritta nella fiancata sinistra e ha preso in pieno la milza che abbiamo dovuto asportare. Le sue funzionalità non sono vitali quindi è stato molto fortunato; adesso si trova in camera se vuole la posso accompagnare. Lucas dovrebbe essere già sveglio" -
Lo guardo vedendolo alzarsi e venire accanto a me. Faccio lo stesso con le gambe tremolanti e mentre sposto la sedia sulla quale ero seduta sento una sua mano sulla spalla. – "Mi hanno detto ciò che ha subìto, mi dispiace molto signorina, ma percepisco che è una ragazza forte e si riprenderà" -
Non rispondo, lo seguo soltanto fuori dallo studio dove m'incrocio con mio fratello e mia madre. Con mia grande tristezza vedo anche mio padre vicino le macchinette prendere una bottiglietta d'acqua; in questo momento non vorrei vedere nessuno. Vorrei solo andarmene un po' e stare per conto mio.
- "Eva tesoro..." - sento le mani di mia madre sulla schiena e a quel tocco mi scanso subito.
- "Credimi mamma quando ti dico che parlare con te e con papà è l'ultima cosa che ho in mente di fare in questo momento; sono stanca, davvero stanca.. e credo che la stanchezza che porto dentro, voi non l'avete mai provata e vi auguro di non provarla mai" –
A queste mie parole gelide come una soffiata di vento in pieno inverno mia madre toglie la sua mano dal mio corpo e rimane a fissarmi. Vincent si è stabilito al mio fianco facendomi capire di essere d'accordo con me. Anche mio padre si è affiancato a mia madre facendo capire la stessa cosa a lei.
- "Adesso siamo due contro due mamma. Credo che in queste dure settimane la Eva che conoscete è morta. È morta per sempre. E sapete di chi è la colpa? La colpa è tua papà..." - gli punto un dito contro e lo fisso negli occhi. _" ed è anche tua mamma, ci avete mentito per diciotto anni nascondendoci questo grande segreto. Credevate che non l'avremmo mai scoperto, credevate che saremmo cresciuti nella pace, nella ricchezza, nell'amore? Questo credevate? E tu papà? Cosa credevi quando hai messo incinta quella ragazza tanti anni fa? Pensavi che avrebbe cresciuto sua figlia da sola, che ci sarebbe riuscita alla grande, dandogli una buona educazione, un buon sostegno morale ed economico? guardatemi, sono qui davanti a voi e sto tremando ancora e avete anche il coraggio di mettervi di fronte a me, avete ancora il coraggio di toccarmi, ma questa non è più la pelle di una ragazza normale bensì di una ragazza stuprata e picchiata. Adesso me ne vado, perché sto parlando di ciò che mi è successo, in un corridoio d'ospedale dove il mio fidanzato pur di salvarmi la vita ha rischiato la morte.
Mi volto nel verso di mio fratello e lo prendo per mano facendogli capire di seguirmi, ci giriamo e andiamo verso l'uscita dell'ospedale.
Ci sediamo su dei gradini che precedono l'ingresso dell'ospedale, Vincent mi offre una sigaretta ma io la rifiuto. Lo guardo e sento che non riesce a parlarmi come faceva un tempo, così comincio a parlare io mettendogli la mano sulla gamba.
- "Sai, sono due giorni che penso e ripenso a cosa avrei dovuto raccontare, a cosa mi potevano chiedere le persone e dopo svariate confusioni nella mia testa sono arrivata alla conclusione che il silenzio è la miglior cura per me, per dimenticare e per ricominciare; vorrei tornare ad essere come prima, ma è una lotta continua nel mio inconscio. È troppo difficile, troppo..." -
- "Eva, tu sai che potrai contare sempre su di me." -
Mi alzo sorridendogli e guardo all'orizzonte il sole che ha fatto capolino nel cielo.
- "Devo andare da Lucas, il medico ha detto che si era svegliato" –
Cammino lungo il corridoio bianco e freddo, ma dietro di me è come se ci fosse Benjamin pronto a torturarmi cosi mi volto di scatto e mi blocco, ma l'unica persona che vedo è un'infermiera camminare.
Quando arrivo alla stanza di Lucas entro piano, non vorrei farmi sentire, non vorrei farmi vedere... mi vergogno troppo ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. I suoi occhi cristallo si sono appena incontrati con i miei e in questo momento ho davvero capito quanto è importante per me e quanto io sia importante per lui. .
- "Eva avvicinati" - riesce a dire con la voce strozzata nel dolore
Le mie guance sono di nuovo avvolte da lacrime ma non riesco a trattenerle cosi quando Lucas mi supplica di raggiungerlo le mie gambe si muovono da sole e in un momento sono di fianco a lui a guardarlo e ad accarezzargli la fronte. Ma non riesco a parlargli; le uniche parole che escono dalla mia bocca sono – "come stai?" - che domanda sciocca e ingenua che ho fatto.
Lucas mi sorride avendomi vista arrossire e con un filo di voce mi risponde – "meglio di quanto stai tu in questo momento" –
- "Non dire così Lucas,. Hai rischiato la vita per me, ed ora per colpa mia ti ritrovi in questo letto d'ospedale" -
- "shh, non parlare Sun, sei la persona più bella che mi è capitata in questi ultimi anni, io ti amo, credo di averti amata dal nostro primo incontro, in quel locale buio sei stata l'unica fonte di luce; sei stata come il sole che sorge al mattino dopo un temporale di notte, sei stata la luce per i miei occhi ormai spenti da troppo tempo; e anche se ci ho messo un po' per capirlo, ora sei qui di fronte a me, ad emanarmi calore proprio come fa il sole con la sua terra. Tu sei il mio sole e lo sarai sempre"-
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