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capitolo 1







Mia madre mi ha sempre detto di non uscire durante la settimana, mi ha sempre imposto delle regole, la sua solita frase "Eva, prima il dovere, poi il piacere"; perciò amo i libri, perciò amo il thè caldo anziché un cocktail. Amo andare a cavallo, fermarmi sui prati, guardare il tramonto ed immergermi in un romanzo, da sola, con la natura che mi circonda e il cielo che mi guarda. Oggi, però, ho deciso di uscire, ho deciso di dare libero sfogo alla ragazzina che porto dentro.


E' sera e sto aspettando la mia amica Sarah per andare al pub del paese per festeggiare la fine delle vacanze natalizie. Sento i miei denti sbattere l'uno contro l'altro per il freddo; Sarah ancora non arriva, non è mai puntuale; io, invece preferisco aspettare che farmi aspettare. Dopo un quarto d'ora circa eccola che arriva col padre


- "Ehi Eva Sali, andiamo" -.


C'è molta calma in macchina, il padre di Sarah è un tipo molto silenzioso; strano, credo sia la parola giusta per quest'uomo. Sta sempre solo, poiché ha una moglie che va sempre in discoteca e la figlia altrettanto. Sarah è una brava ragazza anche se devo dire che se la tira troppo.


Quando arriviamo al parcheggio del pub saluto molto educatamente il signore e va via.


- "Entriamo Eva" - dice Sarah mentre spengo la sigaretta. E' un brutto vizio il mio, ma ho cominciato dopo la mia prima delusione d'amore. Ci sono stata malissimo. Si chiamava Antonio e a dire il vero non era molto carino. Aveva il naso un po' come quello di Pinocchio ma ero rimasta incantata dai suoi occhi verdi. Si dice che gli occhi sono lo specchio dell'anima, ma nei suoi ci vedevo solo bugie e prese in giro. Avevo quindici anni, ero una bambina, e dopo solo una settimana che ci scambiavamo i messaggini mi disse "ti amo" e mi portò a conoscere i suoi genitori. Io ovviamente a quelle parole non credetti ma mi fecero così piacere che non ci pensai su. Antonio mi metteva sempre le mani addosso, mi toccava in posti intimi che io ancora non ero pronta a condividere.


Un giorno, mi portò sul suo letto e incominciò a spogliarmi, io avevo paura, non sapevo cosa fare, cosi mi cominciai a muovere sotto di lui per liberarmi dal suo corpo massiccio. Non mi faceva parlare, mi teneva la bocca chiusa con i suoi baci forzati ed io incominciai a piangere. Capì subito che si era spinto oltre con me e per le settimane successive non mi sfiorò neppure.


Due mesi dopo ci riprovò ed io ci misi tutta la buona volontà per lasciarmi andare ma anche quella volta mi tirai indietro all'ultimo minuto. I giorni a seguire era sempre freddo e distaccato e quando tornai a casa gli inviai un messaggio dove dicevo di lasciarlo. Venni a sapere che mi tradiva con un'altra ragazza e mi sentii ancora più sollevata della mia decisione.


Ho molti ragazzi che mi girano intorno, non ho capito se lo fanno per via della mia situazione economica o perché gli piaccio davvero.


Cammino verso l'entrata del locale e sento gli sguardi di tanta gente addossarsi su di me. Ho un jeans stretto con le Nike e una felpa della stessa marca. I capelli li ho lasciati sciolti. Odio allacciarli in inverno, quando tutto il freddo entra nelle mie povere orecchie. Il locale è pieno, molti ragazzi già ubriachi, molte ragazze già quasi mezze spogliate. Non è questo il mio genere di locale, ma non sapendo cosa fare ho accettato la proposta della mia amica; sono l'opposto di Sarah, ma ci vogliamo bene comunque. Troviamo posto vicino al dj; il tavolo è tondo con delle poltrone comodissime. Un buon libro e un bicchiere di vino ci starebbero da Dio! Sarah ordina due cocktail, nonostante io abbia detto di no, ma non faccio in tempo a prenderne un sorso, che mi lascia da sola per andare a ballare; si scatena in fretta, si muove da Dio e tutti i ragazzi hanno gli occhi puntati su di lei; Sarah è una che ci sa fare. Bionda, un metro e ottanta, occhi verdi; non so quanti ragazzi si sia fatta; è una drogata del sesso e non gli importa con chi va. A volte ha fatto sesso anche con due ragazzi contemporaneamente;


mentre faccio un giro di perlustrazione con gli occhi vedo un gruppo di ragazzi sul balcone del pub che sono intenti a girare qualcosa tra le mani. Solo uno di loro lo vedo un pò spostato dal resto del gruppo che fuma una normale sigaretta. Non faccio in tempo a togliere gli occhi da quel bellissimo ragazzo quando i nostri sguardi si intrecciano. Rimango folgorata dal suo sguardo, dal suo taglio di capelli, da ciò che porta addosso. Ha una camicia di colore rosa a quadri con i lineamenti neri. Su di essa, una giacca in pelle altrettanto nera lucida. E quei jeans tutti strappati sono un incanto sul suo corpo perfetto; non ho mai visto niente di più bello. Casual insieme all'elegante. E' perfetto. Ho lo sguardo fisso di lui, sono incantata e non mi accorgo nemmeno che si sta dirigendo verso di me. Quegli occhi, sono belli da far paura, ma non riesco ad abbassare lo sguardo; non riesco perché mi vedo in lui. Sono di un azzurro tanto cristallino che posso rifletterci il mio viso. Siamo a poco più di un metro di distanza e sento le farfalle nello stomaco; non mi accorgo di star tremando; sento il rumore del ghiaccio nel mio cocktail cosi, senza pensarci, lo appoggio sul tavolo e comincio a fissarmi le mani.


- "Posso sedermi accanto a te?" - quella voce e follemente sexy; lo guardo e i battiti del mio cuore accelerano


- "Certo" - riesco a dire e gli sorrido guardandolo sedersi al mio fianco. Quei movimenti lenti che ha nell'accomodarsi cosi eleganti e cosi sexy mi fanno contorcere le budella. Ho sempre avuto la fissa per i mori con occhi color carbone; ma lui sembra un angelo nero caduto dal cielo. Proprio come lucifero. Un angelo andato all'inferno!


- "Il mio nome é Lucas" -


- "Eva, piacere di conoscerti" -.


Gli strappo un sorriso idiota e mi viene da ridere ma mi trattengo altrimenti faccio la figura della scema.


- "Eva come la prima donna"- 


- "Peccato tu non ti chiami Adamo allora" -


Scoppia a ridere all'istante e io vorrei solo sprofondare dalla vergogna.

Sento le mie guance andare in fiamme...

- "Ti posso offrire un altro cocktail?" -


Lo osservo sorridendo proprio come una bambina a cui hanno appena regalato la sua bambola preferita; mentre cerco di rispondere sento una mano sulla mia spalla.


- "Eva chi cavolo è questo tipo?!" -


- "Ciao Vincent, con chi sei venuto?"-


- "Ciao Eva, rispondi alla mia domanda; chi è questo?" -


- "A dire il vero non lo so; ci siamo appena presentati." -


Mi alzo; quell'infame di mio fratello deve fare sempre queste scenette del cavolo. Ma come si permette?


Sta per compiere sedici anni e si sente già il padrone del mondo. Cammino tra la folla mentre raggiungo il balcone per fumarmi una sigaretta.


Odio Vincent quando fa cosi; a volte è il fratello più dolce del mondo, altre volte invece mi fa solo incazzare. E' super geloso nei miei confronti; mi fa piacere, certo, ma stasera ha avuto una reazione troppo esagerata. Mentre finisco la sigaretta mi ritrovo Lucas e mio fratello davanti. Lucas si sposta al mio fianco vicino un muretto in pietra; Vincent, invece si mette all'altro lato. Si fatica a parlare anche sul balcone per quanta gente c'è . La musica è assordante e mi sbatte nei timpani. Mio fratello si avvicina al mio orecchio e con una mano sul mio braccio mi tira a lui. Lo guardo male ma so che vuole solo proteggermi.


- "Eva questo tipo non lo conosci nemmeno; stai attenta perché se succede qualcosa papà sarà il primo a saperlo!" -


Ecco: torniamo ai ricatti! Mio fratello mi ha ricattato da quando ero piccola con le cose più banali e assurde, figuriamoci ora che si tratta di ragazzi!


- "Vincent era appena arrivato, stavamo solo parlando. E comunque hai quasi stufato con questa storia!" -


Mi osserva con aria arrabbiata mentre io mi posiziono a braccia conserte di fronte a lui in attesa di una risposta.


- "Eva questo ragazzo è maggiorenne, sarà più grande di te di almeno quattro anni. Comunque se proprio vuoi parlarci rimango con te. "- Rassegnata, sfilo il pacchetto di Marlboro light dalla mia borsa e ne accendo un'altra. Deve vincere sempre e solo lui. So che mi vuole un bene dell'anima insieme a tutta la mia famiglia; siamo super uniti; ma cosi è troppo. Ho diciassette anni, non dieci.


Penso a Sarah mentre Lucas mi guarda. Sembra essersi dimenticata di me e fa bene. Lucas invece non ha più detto una parola da quando è arrivato Vincent; ed io altrettanto. Non credo di essere la tipa di uno come Lucas però mi piace sognare; ed anche se so che non lo vedrò più mi ha fatto piacere che sia venuto da me. Guardo nell'interno del locale dalla vetrata e vedo Sarah ballare come una matta con quel poco di vestiti che ha addosso. Non immagino se avesse visto Lucas; non immagino, se lei era seduta accanto a me sicuramente Lucas sarebbe andato da lei. Perché lei è una favola, io invece una bella addormentata in un sonno profondo. E' stato meglio così alla fine, perché non voglio pensare alle prese in giro che mi avrebbe fatto per la reazione esagerata di Vincent. Guardo al mio fianco e scruto attentamente Lucas. Stasera mi stanno partendo gli ormoni a mille. E' troppo bello, è troppo per me, è troppo per tutti, credo. Mi fissa, mentre si massaggia la barba e sorride. I suoi occhi brillano ed emettono una strana luce che mi arriva nel petto lasciandomi senza respiro.


- "Abiti in queste zone?" - mi chiede dolcemente guardando dritto nelle mie pupille.


- "Si, sono nata e cresciuta qui"- - gli sorrido a mia volta cercando di ingoiare un pò di saliva per bagnarmi la gola, ormai secca.


- "Tu, invece di dove sei?"- mi muovo sui piedi, cercando di trovare un equilibrio che in questo momento non c'è.


- "Un paese qui vicino, stasera non c'era granché dalle mie parti e alcuni amici mi hanno trascinato qui. Altrimenti sarei rimasto a casa."-


Ci guardiamo per qualche istante, non riesco a rispondergli, mi sono persa nei suoi occhi. Una voce urla il mio nome. Mi volto ed è Sarah che mi chiama facendomi segno di rientrare. Mentre mi dirigo all'interno del locale mi giro e faccio un cenno con la mano a Lucas. Ricambia e mi sorride. Quando mi volto per andare dentro, sbatto con la faccia alla parete. -"ahiii" - esclamo, non volendo. Non ho il coraggio di girarmi di nuovo per vedere la faccia di quell'essere meraviglioso di nome Lucas. -"Che figura" - farfuglio massaggiandomi il naso.

Arrivo da Sarah, puzza d'alcol in un modo impressionante. Mi abbraccia, mi dà un bacio sulla guancia e mi fa segno di andare. -"E' arrivato mio padre, dobbiamo andare" -


Mi infilo il cappotto mentre guardo fuori dal balcone, Lucas mi fissa ma io scappo da lui. E' bellissimo, sì, ma nei suoi occhi vedo qualcosa di oscuro. Qualcosa che prima non avevo visto. Mi fissa e da questa lontananza vedo le sue iridi nere, buie e intense piuttosto che chiare e limpide. Tenendo Sarah da sotto la spalla m'incammino fuori quando ad un tratto la mia amica si scosta in avanti facendomi segno con la mano l'entrata del bagno. Corriamo verso la porta e attraversato l'ingresso, l'aiuto a vomitare tutto l'alcol presente nel suo corpo.


- "Dio, scusami Eva..." -


- "Tranquilla Sarah, stai bene adesso?" -


- "Sì, scusa un attimo, vado a prendere un bicchiere d'acqua" -


Mi guardo allo specchio, sospiro e mi passo un po' d'acqua sul collo per rinfrescarmi. Chiudo gli occhi, rivedendo nella mia mente Lucas, quella bocca perfetta, quegli occhi di ghiaccio mi hanno seccato la gola, disidratata... sento la porta aprirsi, e mi asciugo in fretta le mani per tornare a casa con la mia amica. Faccio per voltarmi quando due occhi di un azzurro immenso sono incollati ai miei. Il mio respiro accelera, la mia mente si svuota, il mondo intorno a me si ferma.


-"Shh" - mi appoggia l'indice sulla bocca e riesco ad inalare il suo profumo misto a quella di sigaretta.


Il suo dito si muove su tutta la mia guancia ed i miei occhi sono fissi su di lui. Il mio cuore batte come un martello e le mani sono bagnate come se non le avessi mai asciugate.


- "Devo andare" - mi affretto a dire cercando di dare un passo ma mi blocca, prende un respiro profondo guardando a terra, mi conduce verso di lui e torna a fissarmi; stavolta la bocca.


- "Sei bellissima Eva"- riesce a dire non togliendo gli occhi dalle mie labbra. Mi volto di scatto e raggiungo l'esterno dell'edificio in un soffio.


Sarah è seduta sui gradini a fumarsi una sigaretta, mi guarda con la sua faccia buffa e ride. -"Ti aspettavo, non mi avevi detto che uscivi" -


- "Dai Eva, dovevo prendere un po' d'aria" -


- "Dai lo dico io, appoggiati a me, forza; ti porto io" - 


La metto in macchina e mentre sto per salire vicino alla mia amica guardo sul balcone. Lucas è lì, appoggiato alla ringhiera con un calice di spumante tra le mani e mi sorride. Alzo timidamente la mano e faccio il sorriso più stupido che abbia mai avuto.


- "A presto Sun" - cosa? Oh mio Dio, Adesso si, rido come una deficiente e salgo sul sedile posteriore dell'auto.


Il tragitto è piuttosto breve. Arrivata a casa cammino lentamente per non svegliare i miei. Salgo le scale in modo molto silenzioso e appena entro in camera mi tuffo sul letto, ma l'unica cosa che mi viene in mente sono quegli occhi.












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