36
Pov. James
"Se saprai dove trovarmi ci vedremo stasera. E lo saprai"
Queste erano le parole che ora vorticavano nella mia testa, che pulsava. Chiusi le palpebre, accasciandomi con la testa verso il cuscino del letto, del Motel. Presi una stanza. Pareti di legno, ed il resto scarno, come era la mia anima. Daniel era sempre con lei. Quasi un tormento. Mi doveva parlare. Il suo tono mi diceva che era una cosa bella, ma non lo sapevo. Era diventata più brava di me a mascherare l'emozione, e a non rivelare nulla in quelle pietre che mi avevano trafitto il cuore.
Le doghe deboli del letto, cigolarono appena, e ripercorsi un viaggi a ritroso nel tempo. Da quando c'incontrammo a tutto il resto. Non poteva essere andata nel locale. Lo escludevo. Poiché c'erano stati anche ricordi brutti che avremmo dovuto spazzare via come foglie secche in un giorno di autunno freddo e piovoso.
Ora ci sarebbe stato solo il sole. Sarei stato il suo raggio che l'avrebbe scaldata. Volevo credere che mi perdonate, pregavo, speravo. Non mi sarei arreso. Lei era il mio cuore.
In un attimo, mi fu tutto chiaro e limpido. Un'illuminazione che mi abbagliò la visione.
Il nostro primo "Ti Amo" in quella casetta di legno, dove ci eravamo amati sul serio, meglio di qualsiasi altra volta. La spiaggia. Lei adorava il mare. La prima volta che lo vide davvero era con me. Le feci provare la sensazione di entrare in acqua. Dei granelli di sabbia.
Mi alzai dal letto in uno scatto repentino sentendo le molle emettere un gracchio, passandomi una mano tra i capelli. Sapevo dove andare. Non avevo tempo da perdere.
Mi misi una maglia bianca con lo scollo a V ed un paio di jeans chiari.
Mi assicurai di aver preso tutto, dal comodino di legno. Cellulare, chiavi. Avevo tutto, mancava solo lei.
Richiusi la porta con un tonfo secco, scendendo i gradini di ferro battuto a chioccia, ed andare verso la macchina.
Misi in moto, e la ghiaia del parcheggio scricchiolò sotto il peso delle ruote, finché non m'inoltrai sull'asfalto liscio.
Abbassai il finestrino, prendendo il vento che entrava ed usciva dal piccolo spazio. Rivivevo quel giorno, ed avevo precisamente in testa la visione del suo corpo nudo ed arreso a me. Cazzo! Era perfetta. Una perla che nessuno avrebbe dovuto toccare.
Sembravo indemoniato. Sfrecciavo sulla strada per arrivare verso la mia meta ed incontrare la metà del mio cuore usurato. Lei era il mio bianco. Vestiva i miei giorni di candore.
Accesi una sigaretta, lasciandola metà al vento ed un po' a me. Strusciava sulle mie labbra il filtro giallo, ed assorbiva il mio respiro. Una melodia passava sulla radio. Una canzone latina di cui non conoscevo il nome. Sapevo che a Cindy piacevano e l'ascoltai. E mi venne in mente quando ballò in macchina.
Sorrisi e mi girai, come spinto da una forza di gravità. Guardai il sedile vuoto. Ma dopo speravo che ci sarebbe stato il suo corpo a riscaldare il tessuto.
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Trovi divertente il mio modo di ballare?" Mi chiese, assumendo un tono offeso e corrugando la fronte.
Risi di gusto nel vederla così. Cazzo! Non era divertente, era altamente eccitante. Avrei sostato la macchina e l'avrei scopata per sentire i suoi ansimi dolci. Per stringere quelle gambe diafane intorno al mio bacino. Riempirla e farla gridare il mio nome.
"No, non mi permetterei mai, sei...come dire...sensuale?!" Affermai pensando un po' alla risposta. Per non sembrare rude, precipitoso. Era una perla da trattare con i guanti. Lei non era come le altre.
Sorrise soddisfatta.
"Lo so" confermò ridendo, ricominciando a ballare.
Ed il mio cuore iniziò a scalpitare.
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Sostai la macchina nel parcheggio, di fronte alla spiaggia. C'erano dei cespugli, mentre la spiaggia restava dopo la discesa sabbiosa e terrosa.
Avanzai con le scarpe, togliendomele solo quando arrivai sul punto della spiaggia pulito. Un refolo di vento mosse i miei capelli, facendo finire il ciuffo moro, di lato.
Cercai con occhi vigili e attenti. Scrutavo. Captavo se ci fosse la sua figura. Pregavo di non essermi sbagliato. Che la mia mente ed il mio sesto senso, non mi avessero tratto un tranello.
In lontananza, vidi un telo, adagiato per terra e qualcosa sopra. Avanzai con il cuore in gola. Passo felpato e sostenuto. Quando fui abbastanza vicino, mi appurai che era la borsa di Cindy. Sentii il cuore iniziare a battere in maniera prepotente, tanto da uscire dalla gabbia toracica. Quella gabbia che era aperta solo per lei. Nessuna aveva mai avuto la chiave.
Ingoiai il magone, e voltai il viso verso il mare. Sembrava una distesa di petrolio. Nero ed abbagliato solo dai raggi lunari.
Quando vidi, qualcosa emergere. Lentamente, sempre più su.
Restai affascinato ed incantato, dal suo corpo.
Uscì piano dall'acqua, ondeggiando con quei fianchi che mi fottevano il briciolo di lucidità che era rimasto.
Il vestito bianco le si era attaccato sul corpo, come una seconda pelle. Quasi trasparente. Rivelando il suo seno pieno ed i capezzoli rosei e turgidi. Da prendere a morsi, e percorrerli con la lingua.
Un tanga che copriva la sua intimità calda e pulsante.
Spostò i capelli di lato, che sembravano più scuri, ora bagnati. Strizzandoli appena. Finché non alzò gli occhi per incontrare i miei. Pozzi nelle pietre. Nubi in smeraldi.
Un lampo di desiderio, illuminò la spiaggia. Erano i nostri occhi che si cercavano. Con lussuria.
Deglutii fortemente, a quella visione celestiale. Sentii il mio membro, spingere attraverso il tessuto del jeans, richiedendo un bisogno urgente del suo corpo febbricitante.
"Mi hai trovata" proclamò carezzevole, con un brillio negli occhi più chiari. Ci sperava quanto me. Lo notai dal suo sorrisetto dolce.
"Non potevi andare da altre parti" le confidai, guardando il suo volto perfetto, ed alzò lo sguardo sul mio.
"Tu dici?" Mi domandò incuriosita, innalzando un sopracciglio, mentre mi abbassai per sistemare le scarpe a terra.
"È stato il primo posto dove ci siamo detti, la parola più importante. Quella che non avevamo mai detto" le rivelai, avvertendo di nuovo quel groppo in gola.
Si avvicinò piano mentre io sembravo pietrificato. Assuefatto dalla sua presenza. Dal suo ondeggiare i fianchi. Da quel corpo perfetto ed eccitante.
I suoi occhi luccicavano, e mi accarezzò dolcemente la guancia, dove avevo la ricrescita ispida.
Scese con la mano verso il mio petto, mentre la strinsi per un fianco, avvertendo il suo vestito umido.
"Vieni con me" mi sussurrò all'orecchio, con voce sensuale, intrecciando la sua mano alla mia.
Mi lasciai condurre, verso l'acqua.
Non m'importava se dopo avrei avuto i vestiti zuppi, o il cellulare fuori funzione. Tutto ciò che c'era d'importante era qui con me.
Entrammo dentro, sentendo i pantaloni più pesanti, diventare quasi dei pezzi di cemento attaccati alla gamba.
Le nostre mani erano ancora unite. Finché non ci fermammo a metà. Proprio dove la luna ci lanciava un fascio di luce addosso. Come se fossimo stati sotto un proiettore ed eravamo le sue stelle.
"In questi mesi, ci siamo divisi. E riuniti una sola notte. Forse per dirti addio. Ma è iniziato tutto quello notte, di nuovo" rivelò con tono carezzevole, giocando con le mie dita.
"Mi dispiace di tutto Cindy. Sono stato un coglione senza eguali. Dovevo saldare il conto con Robowsky. Linda è viva. Mi ha spiegato come ed avremo tempo di parlare se me lo darai. Non volevo dirtelo per non farti preoccupare. Per allontanare l'ultimo tassello. Ho rischiato di perderti. Sapevo che Daniel sarebbe stato l'unico a starti vicino. Non credevo che si fosse innamorato di te. Ma purtroppo era inevitabile. Ed io non so se c'è più posto per me nel tuo cuore. Voglio solo dirti che mi dispiace. E che ti amo" ammisi con la voce spezzata per la paura di un suo addio.
Invece si fece più vicina, pressando il suo corpo contro il mio.
Un brivido si propagò dentro di me. La voglia di averla.
"Linda è...viva?" Mi domandò sconcertata ed incredula, sbattendo più volte le ciglia, mentre io annuii, per cambiare discorso.
"Ne parleremo. La luna ci sorride" la informai, vedendola girarsi verso la luna piena. Era vero che si poteva vedere il suo viso, non credevo fossero solo crateri.
Si rigirò contenta verso di me, poggiando la fronte contro la mia.
"Sorride perché sa che ora non ci manca niente. Non amo Daniel, non ho spazio per un altro amore se non quello che provo per te. Ed ora ci sarà spazio anche per un altro tipo di amore" sollevò lo sguardo dolce sul mio che non capivo. Mi stava scrutando i pozzi e stavo finendo nelle sue pietre luminescenti.
"Che vuol dire?" L'attirai di più contro di me, sollevandole il mento con un dito mentre dischiuse le labbra rosee, per essere prese, un invito.
"Che tre è il numero perfetto, per racchiudere il nostro amore. Complicato, passionale, rischioso. Non ho mai avuto dubbi James. E non li avrò neanche sul fatto che sarai un ottimo padre. Ti amiamo" portò la mia mano, sul suo ventre ancora piatto, mentre assimilai la risposta e sentii qualcosa scoppiarmi nel petto. Una gioia che non avevo mai provato, qualcosa d'inspiegabile.
"Mi stai dicendo che..." non terminai la frase che iniziai a ridere come un pazzo. Non lo avevo mai fatto in vita mia. La sollevai per le natiche, facendole avvinghiare le gambe intorno al mio bacino. Sorrise nel vedermi così euforico.
"Cazzo, Ti amo. Dio mio. Sono...cavolo. La notizia più bella di tutta la mia vita, perla" combaciai le labbra con le sua, prendendo possesso della sua bocca che amavo. Brividi di passione accecante. Un fuoco che mi divorava. Era il mio tormento Cindy. Le uniche pietre che avrei voluto vedere implorarmi ed amarmi.
La portai fino a riva, distendendola sul telo delicatamente, mentre continuammo a ridere di gioia. Le montai sopra, baciandole tutto il viso, e scendendo verso il suo corpo perfetto, fino ad arrivare al ventre, e sollevare appena il vestito, per lasciare un bacio.
"Sarai un bimbo bellissimo. Proprio come la tua mamma" parlai verso la pancia piatta, riportando lo sguardo su una Cindy divertita.
Mi tolsi il mio anello, sfilandolo dal dito per prendere la sua mano. Sarebbe stato troppo grande, ma non avevo altro sul momento.
La guardai fissarmi in modo intenso e pieno di contentezza. Occhi che si amavano di nuovo. O forse non avevano mai smesso.
"Cindy Foster, sposami. Ti prometto giorni pieni di sole. Dammi il tuo bianco per spazzare il mio nero. Non chiedo altro. Ogni battito delle tue ciglia mi fa sentire vivo. Ogni tuo respiro. Vivo per il tuo cuore, perché finché avrò quello
Non smetterà mai di battere il mio" le infilai l'anello all'anulare, vedendo quanto le stesse grande ma aprendo il mio cuore a lei. Era l'unica che avrei voluto sposare. L'unica con cui passare i miei giorni.
Sarei andato all'inferno?! Probabile. Ma finché avevo il mio angelo sulla terra potevo dire di aver vissuto il paradiso.
Mi fissò con un brillio di gioia, vedendo una lacrima solcare la sua guancia destra, che apprestai a spazzare via con il mio pollice.
"È un si?" Domandai timoroso, passando il pollice sul suo labbro inferiore che si dischiuse al mio passaggio.
"È sempre stato un si" rispose cristallina e seducente, mentre ripresi le sue labbra. Lasciai scivolare la lingua, incontrando la sua vellutata, e vorticare insieme. Mi tirò appena i capelli facendomi salire la voglia che avevo di lei. Avevo tutto. Non mi mancava più niente.
Le sollevai il vestito, scoprendo il suo corpo nudo, illuminato dalla luna. Perfetto. Mi sfilò la maglietta e mi sganciò la patta dei jeans.
"Non gli farà male?" Le domandai preoccupato, portandola a ridere di cuore.
"Secondo me si divertirà anche lui" commentò intrigante, facendo scendere una mano sul mio membro eretto.
Emisi un grugnito, celandolo con le sue labbra morbide.
"Cosa cazzo mi farai Cindy" le sussurrai all'orecchio con voce spezzata dal desiderio, mentre ansimò, quando infilai un dito nella sua intimità calda e pulsante. Sentii quanto fosse bagnata, e pronta per avermi.
Scesi a baciarle il mento, ed i seni che mordicchiai e leccai avidamente, vedendoli diventare rossi e turgidi, scendendo più in basso per baciare ogni centimetro di quella pelle, baciata dal bagliore lunare.
La guardai un attimo, mordersi il labbro e dimenandosi lentamente sotto i miei baci, mentre le sfiorai la sua intimità, baciandole l'interno coscia. Emise un ansimo pacato ed arreso, mentre scivolai con la lingua dentro il suo sapore che mi fotteva. La vidi inarcare la schiena e spalancare le labbra, stringendo con entrambe le mani il telo steso a terra.
"James" mi chiamò con voce impastata di desiderio incontenibile, staccandomi da quel fiore sbocciato.
"Dimmi" la incitai, tracciando il contorno delle sue labbra piene, con il mio pollice, vedendola schiudere le palpebre.
"Ho bisogno" continuò supplichevole.
"Di cosa?" Le domandai rauco, accarezzandole la guancia, e sfiorando la sua intimità con il mio membro, facendoci uscire dei gemiti deboli.
"Di te" affermò intrisa di passione che divorava ogni altra cosa.
La fissai negli occhi. Una luce di lussuria. Non staccai mai il mio contatto visivo dal suo, mentre la riempì con un colpo deciso, vedendola spalancare le labbra ed inarcare la schiena. Le sfuggì un ansimo. Il suono che mi era mancato di più, affondando dentro di lei, in modo dolce e poi urgente. Debole e forte. Volevamo tutto, non lasciavamo nulla. Eravamo avidi. Mescolammo i nostri sentimenti come il nostro cuore.
Mi graffiò le scapole con le sue unghia, mentre scesi a leccare i suoi capezzoli turgidi. Aveva un sapore salato. Profumava di salsedine.
E la luna ci faceva da scenario. Illuminava i nostri corpi, perché sapeva che brillavamo solo se eravamo insieme. Eravamo forti solo se eravamo insieme. Avevo ripreso la mia forza, la mia perla. E nulla avrebbe avuto più senso.
Perché in questa vita non esistano diavoli ed angeli. Siamo entrambe le cose. Aspettiamo solo quella persona che ci stravolga e tiri fuori tutte le nostre sfaccettature. Nel bene e nel male.
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