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35

Avevo lasciato l'ospedale, tornando a casa con Daniel. Non avevamo spiccicato parola durante il tragitto del ritorno, ed il volante era diventato il suo appiglio, ed il suo sacco da box dove sfogarsi.

La serratura scattò, ed entrai, lasciando che Daniel la richiudesse con un tonfo pesante che rimbombò tra le piccole e fragili mura.
"Mi spieghi che hai?" Mi voltai verso di lui, che alzò lo sguardo gelido sul mio alterato, ridendo in modo debole e amaro.

"Non credo che debba rendere conto a te, se James può o meno, vedere mio padre. Hai fatto credere ben altro con le tue parole" rincarai severa e rigida, come la mia postura e la sua, dove tenne una mano nella tasca del jeans nero ed una dietro alla nuca, socchiudendo gli occhi come se avesse un torcicollo.

"Ciò che non capisci Cindy è che noi abbiamo avuto ben altro. È vero non ti sei spinta oltre, ma se lo avessi fatto? Che gli avresti raccontato?" Mi domandò a raffica avvicinandosi, mentre arretrai sbattendo al muro per le sue domande a cui non avevo risposte sensate o da formulare sul momento. E la sua mano destra finì dritta sul muro, con il palmo aperto ed un tonfo sordo sulla carta da parati turchese e rosa cipria. Era di fronte a me, ed uno sguardo duro e desideroso. Riempiva i miei occhi che non avevano forma e colore al momento.

"Non mi sarei spinta oltre, lo sai benissimo. Io ti voglio bene Daniel, sono attratta, ma..." mi fermai per fargli intendere con quelle parole fievoli, che non c'era altro.

"Ma James, ti scopa meglio? È questo il tuo ma. Sempre e solo James. Ma lui non c'era quando ne avevi bisogno. Ho accantonato il mio lavoro per starti accanto" ripeté più duro, mentre volevo scivolare via da quel muro che mi stava soffocando, e privando l'aria necessaria.

"No! Il Ma, è perché lo amo. Lo amo anche se mi ha abbandonata, lo amo, e non c'è una ragione logica. Il mio cuore ha scelto. Non puoi rinfacciarmi del tuo lavoro. Se una cosa la fai, falla con il cuore o non la fare proprio. Visto che me lo stai rinfacciando" lo spintonai in modo brusco, togliendomi da il suo corpo che mi premeva contro la parete ed udii la sua risata amara.
Chi era questo Daniel?! Non lo riconoscevo.

"Hai ragione Cindy. Sono stato stupido io a credere che tu ti potessi lasciar andare, che potessi donarmi il tuo cuore perché del tuo corpo non m'importa. Ma va bene così. Non hai niente da spartire con me. Partirò stasera. Per qualsiasi cosa ci sarò, sempre e comunque. Non posso farmi ancora più male di quanto già non mi sia fatto" mi comunicò quelle parole piene di rabbia e di sconfitta. Angoscia.

Gli andai in contro, allacciando le mie braccia al suo collo, e le sue mani mi diedero leggere carezze sulla schiena.
"Mi dispiace Daniel" rivelai carezzevole e dispiaciuta. Avrei dovuto allontanarlo subito. Non ci ero riuscita. Non c'è sempre un motivo a tutto.

"Lo so" fu la sua risposta, soffiata sopra i miei capelli dove vi lasciò un leggero bacio, intriso di affetto.

Andai su, per prepararmi alla visione di James, ed a cosa avrebbe detto. Non sapevo ancora come dirglielo, ma era giusto lo sapesse. Sarebbe venuto semplice sul momento, o forse troppo difficile. Non volevo fasciarmi la testa con mille domande. Volevo essere semplicemente io e lui, in un posto che per me contava. Ci speravo che l'avrebbe trovata la meta per arrivare a me. Se mi conosceva davvero sapeva dove mi avrebbe trovata quella sera stessa.
Mi misi un vestito leggero bianco di chiffon. Avvertivo un po' di nausea, ma era una cosa normale.
Avrei preso un Taxi che mi conducesse lì. Sarei partita ora o non sarei arrivata in tempo per ciò che era nei miei piani.

Scesi giù e la scala scricchiolò sotto il mio peso. Adesso ne conservava due di pesi da mantenere, anche se era solo un piccolo puntino dolce e intrinseco di amore sconfinato.
Quell'amore che avrei portato alla luce del sole, per splendere e renderlo etereo, vero, puro come solo un'essere innocente sa essere. Ci avrebbe insegnato ad amare di più, a rendere il valore dei sentimenti più importante di qualsiasi altro bene materiale. Ciò che mi aveva insegnato mio padre l'avrei insegnato a mia figlia. Speravo fosse una femmina, ma anche un dolce maschietto. Qualsiasi cosa, pur di stringerlo tra le mie braccia e vedere i pozzi di James limpidi. Sarebbe stato contento? Lo temevo. Temevo molte cose, ma nella vita avevo imparato ad essere forte. Solo sulle forze puoi contare, non perdere mai la voglia di vivere ed andare sempre avanti. Perché oggi esce una nuvola ma domani ci sarà un sole speciale, che ti riscalderà le ossa ed il cuore, che finché batte è prezioso.

"Sei sicura che non vuoi essere accompagnata?" Mi domandò gentilmente Daniel, riprendendosi dalla sua sfuriata, mentre mangiava un pezzo di pane con del prosciutto stagionato ed io mi sistemai la tracolla sulla spalla.

Annuii con la testa nella sua direzione, guardandolo masticare.
"Sicurissima. Daniel ti prego, ricorda che ti voglio bene. Se stasera non ti troverò al mio ritorno sappi che un posto per te esiste sempre. Dentro la mia casa e dentro il mio cuore" mi avvicinai alla soglia della porta, mentre si portò un bicchiere di vino rosso sulle labbra chiare.

Si alzò, strisciando appena la sedia sul parquet, fissandomi in modo dolce. Solo come Daniel sapeva essere.
Mi prese il volto tra le mani, ed in quel blu vedevo tutte le sue emozioni altalenanti.
"Non posso dirti che ti voglio bene, mentirei. Ma posso assicurarti che un posto nel mio cuore per te ci sarà per sempre. Tornerò a Los Angeles. Lo studio mi aspetta, ed ho un cliente che aspetta il mio ritorno per delle pratiche. Ti verrò a trovare. Basta un messaggio, uno squillo, ed io apparirò da quella porta" m'indicò con l'indice la porta marrone usurata, per tornare su i miei occhi.

Mi strinse in un forte abbraccio, ed una lacrima mi solcò la guancia. L'abbraccio più vero di sempre. Due persone con sentimenti differenti ma che ci saranno sempre l'uno per l'altra.

Mi sciolse dall'abbraccio, lasciandomi un sorriso prima che aprissi la porta con un cigolio, e la richiudessi con un tonfo debole.
Avvistai il Taxi, fermarsi davanti il marciapiede di casa mia, e camminai schiacciando i sassolini di ghiaia che scricchiolarono debolmente, entrando dentro la macchina.

"Salve" mi salutò cordialmente, un uomo su una quarantina, dai capelli neri e le lenti scure che coprivano gli occhi.

"Buongiorno" affermai cristallina, cercando nella borsa il bigliettino con la via per porgerglielo. Mise in moto e guardai la mia casa e un Daniel dalla finestra che come attratto si voltò per vedermi partire.

Ascoltai varie musiche sull'iPad di Katy. L'unico che conteneva musiche più latino americane che altre. Amava quel tipo di musica e con il tempo iniziai ad adorarla anche io. Anche dentro significati profondi aveva quel ritmo che ti metteva di buon umore.
Guardai la strada a memoria, passare dal finestrino. Lo abbassai dalla manopola, per far entrare un refolo di vento fresco, che mi smosse appena i capelli. Lo lasciai fare. Mi presi quelle carezze leggere senza togliere le ciocche che mi finivano davanti al viso, e chiusi appena le palpebre. Avvolta da quel tiepido vento e dalle note che riecheggiavano nel mio udito.

Quando arrivai era sera inoltrata. Pagai l'autista che mi salutò e richiusi lo sportello con un tonfo. La luna stava facendo il suo corso per trasformarsi da mezza ad un cerchio pieno che si rispecchiò sul mare, ed illuminò la sabbia. Quella dove mi tolsi le ballerine nere, e camminai. Sentivo i granelli freschi, strusciare sotto la pianta del piede e massaggiarla. Quasi un solletico dolce.

Presi dalla tracolla, il telo e lo poggiai a terra, fermandolo con la borsa per poggiarmi a sedere. Mi portai le ginocchia al petto e guardai il mare calmo, sentendo il rumore delle onde tranquille che si prosciugavano sulla riva, adagiandosi per aspettarne altre. Il brusio debole del vento, che mi cullò e l'odore di salsedine. Che impregnò anche la mia pelle fresca, più bianca al bagliore lunare.

"Vedrai, ci troverà tuo padre" mi accarezzai il ventre, rassicurando il mio piccolo fagiolino che portavo in grembo.
"Sarà un ottimo papà, sai. Abbiamo passato tanti momenti difficili ma l'amore supera ostacoli che neanche la mente riesce a superare. Ti racconterò una storia" inizia a dire, con voce gracile ed amorevole. Sentendo gli occhi inumidirsi.

"C'era una volta una bambina. Era una ragazzina brava e gentile. Adorava suo padre, e sua madre. Ma sua madre non era mai stata dolce con lei. Non le aveva mai dato un bacio sulla guancia. Quindi era sempre con suo padre. Le faceva fare viaggi mentali, raccontandole che un giorno avrebbero fatto il
giro del mondo insieme. Gli faceva vedere cartoline dei posti, e quella bambina le guardava con occhi affascinati. Un giorno la madre se ne andò. Questa bambina aveva solo sette anni, e nel vedere suo padre distrutto ed affranto decise che un giorno, nessuno le avrebbe fatto del male. Sarebbe stata forte e avrebbe protetto suo padre, perché era l'unico uomo della sua vita che non le aveva mai tolto il sorriso. Ma quel piccolo sorriso si spense piano." Mi fermai al ricordo della mia infanzia, accarezzando il mio ventre, sempre di più, come a proteggerlo.

"Quella bambina diventò una ragazza. Il padre venne mandato in una clinica, e lei fu libera di andare a trovare sua madre. Ma venne a sapere che era morta con il suo compagno, in un'incidente d'auto. Ma aveva trovato un'amica speciale. Si chiamava Katy. Una ragazza stramba ed unica, e così anche il suo ragazzo. Che divenne grande amico della ragazza, quasi un fratello che non aveva mai avuto. Iniziò a ballare, in un locale di burlesque. Tutto ciò che sapeva era che le note ti trasportavano in un'altra dimensione. Chiudevi gli occhi ed il tuo corpo si muoveva meccanicamente. Ed un giorno, per sbaglio, andò ad urtare contro un corpo virile. Emanava calore e protezione. Brividi che quella ragazza non aveva mai provato. Alzò gli occhi per vedere chi fosse, e lì rimase folgorata da due pozzi limpidi e grigi, quasi argentei. Occhi che le scalfirono il cuore" proseguivo, andando a ritroso nel tempo. Un piccolo viaggio. Gli occhi erano sempre più bagnati da lacrime di gioia ora.

"S'innamorò perdutamente di questo ragazzo. Finalmente con lui ritrovò il sorriso, e conobbe la parola AMORE. Hanno cercato sempre di dividerli, ma loro sono sempre tornati più forti di prima. E torneranno anche adesso. Perché aspettano una bambina o un bambino che racchiuderà il cerchio dell'amore. Questi siamo noi tre mio fagiolino dolce. E quando sarai grande te la racconterò sempre. Ogni tua domanda avrà una risposta. Ti seguirò in ogni tuo passo e non ti abbandonerò mai" lacrime copiose scesero a bagnare le mie guance. Ero felice come non ero mai stata nella mia vita. Mi asciugai con il dorso, facendo un sorriso rivolto alla luna. Finché non mi alzai.

Vedevo il mare, ed era lì che il mio corpo voleva andare. Dentro, sentendo l'acqua da gelata a farsi sempre più tiepida. Sentii il mio corpo bagnarsi piano, ad ogni passo sempre di più. Il vestito fluttuare dentro, e attaccarsi al mio corpo. Aspettando l'arrivo di lui, mentre gettai la testa all'indietro, lasciando che l'acqua mi cullasse.

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