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23

Pov. James

Era dannatamente bella davanti a me. Perfetta, la perla più bella del mondo, la più rara. Era cambiata anche nell'atteggiamento. Sembrava più sicura di lei, era evidente che la mia lontananza le avesse giovato. Avevo portato solo dolore nella sua vita. Mi ero allontanato per farle costruire un futuro vero, lontano dalla mia oscurità. Quando Rudy mi mostrò la foto sapevo che probabilmente Daniel lo avesse fatto per uno scopo preciso, per far credere a Rudy di aver fatto sesso con Cindy, anche se l'ammissione del bacio mi aveva ucciso. Non riuscivo ad accettare il fatto che me l'avesse tenuto all'oscuro.

Avevo fatto molti errori, ne stavo rifacendo. Ed era per questo che l'avevo allontanata, facendomi e facendole del male.

Si slacciò il trench beige, con un gesto sensuale, rivelando il suo corpo perfetto. Un reggiseno a balconcino di pizzo nero, un perizoma coordinato e delle autoreggenti. Dire che era una visione che mi fotteva era dire poco. Mi guardava con i suoi occhi che erano il magnete che teneva ferma la calamita.

Si avvicinò a me che rimasi immobile ad osservarla quasi ad aver paura che me la stessi sognando, e se era un sogno pregavo di non svegliarmi mai.

"Non parli? Hai perso l'uso della parola James?" Domandò derisoria e sensuale, e prima che me ne accorgessi la sua mano finì sul mio petto, facendomi provare una scossa.

"Cindy" sussurrai il suo nome come se la stessi invocando, realizzando che era davvero lì.

"Vedo che ti ricordi il mio nome" mi riprese, avvicinandosi al mio viso, puntando le sue pietre dentro di me.

In un attimo si sfilò il trench, girandosi per piegarlo sulla testata del divano. Mi passai entrambe le mani nei capelli esasperato dalla visione dei suoi glutei perfetti e rotondi, quei glutei in cui ero affondato molte volte, ricordandomi quanto fosse stretta e quanto godesse mentre ero dietro di lei.

Si girò, sorridendomi sfacciata, poggiando il fondoschiena dietro al divano.
"Mi sentivo sola, volevo vedere come te la passavi senza di me. Direi piuttosto bene. Come si chiama la tua nuova ragazza? Ha un nome o usi nomignoli per tutte le donne che ti scopi, eh James?" Tuonò dura quelle domande ed affermazioni, mettendo le braccia conserte, enfatizzando di più il suo seno, quasi comprimendolo. Aveva ragione, a darmi contro, non sapevo come rispondere.

"Non è la mia ragazza. Non ho relazioni" sbottai ispido per incupirmi sull'ultima parte, abbassando lo sguardo.

"Già il ritorno del grande James" fece una risata amara, scuotendo i capelli corti.

Feci un passo verso di lei che non si mosse. Sembrava così sicura di se, al tale punto da spaventarmi. Chi era questa Cindy? Una donna che hai ferito. Mi sussurrò la voce della mia anima nera.

"Così sembra" affermai duro, ma alzai la mano, mosso da un istinto che mi riaffiorava ricordi di noi due. Seguì il mio movimento rimanendo inchiodata ai miei occhi, vedendo la mia mano poggiarsi sulla sua guancia fresca, e chiuse appena le palpebre, finché non le riaprì prendendo la mia mano, per girarla sul
Dorso.

"Cos'è questo?" Sgranò le sue pietre, masticando le parole, in un misto di stupore puro.

Solo ora mi ricordai che mi ero tolto la benda del tatuaggio ed adesso era sotto i suoi occhi che mi trapassavano come sempre.
Ritrassi la mano in uno scatto repentino, vedendola guizzare lo sguardo su di me.

"È una rosa con lo stelo e le spine" sussurrò fievole più a lei che a me, ritornando su i miei occhi.
"Perché?" Domandò con tono basso come se non capisse.

"Perché anche se non dovrei ti porto con me. Non ho nessun diritto di tenerti ancorata a me, non l'ho mai avuto. Tu non meriti la mia anima Cindy, meriti molto di più, ed io non posso dartelo" rivelai profondo e sconfitto. Quelle parole stavano dilaniando il mio cuore che con lei riaffiorava e batteva, incontrollabile nella cassa toracica.

Ridusse le pietre a due fessure, piegando la testa di lato.
Finché non portò la mano sul mio petto, facendola scorrere lentamente. Scottavo e bruciavo per lei.
Fece salire la sua mano, afferrandomi la nuca per attaccarsi con il petto al mio torace, avvicinandosi al mio orecchio, sentendo il membro indurirsi nel tessuto dei jeans grezzi.
"Voglio che mi scopi" m'intimò seducente e con voce accaldata, leccandomi il lobo, per farmi sfuggire un gemito gutturale.

"Che cosa? Cindy è meglio se vai. Ti sto lasciando libera, non capisci?" Le domandai frustrato. L'avrei scopata, tanto da farmi male, mi sarei goduto il suo corpo, il suo odore.

Si scostò un attimo, diventando più seria.
"Hai sempre scelto tu per me James. Non te lo sto chiedendo, te lo sto imponendo. Voglio che mi scopi, senza gentilezza, senza amore. Prendi il mio corpo come fai con le altre" rivelò risoluta, senza tremare con la voce, e senza impastare le vocali.

"Non posso, non posso dav..." mi fermai vedendola togliersi il reggiseno con uno scatto, rivelando i suoi seni tondi e sodi ed i capezzoli rosei che sembravano due piccole ciliegie che avrei leccato volentieri. La sua visione mi consumava la vista e mi bruciava l'anima infernale.

Iniziò a pallpeggiarsi il seno sul mio sguardo lussurioso e accecante di desiderio, facendo scorrere una sua mano sul collo invitante ed una verso il basso ventre, scostandosi l'elastico delle mutandine.

Deglutii per il magone che mi si era formato in gola, sentendo i miei pozzi oscurarsi a quella vista.
"Che stai facendo?" Chiesi in affanno e con la voglia di sbatterla al muro e scoparla.
Farla di nuovo mia. Lei mi apparteneva.

Portò l'indice sulle mie labbra, per zittirmi, infilandomelo in bocca. Glielo succhiai come se mi avesse dato da bere l'ultima goccia nel deserto sentendo il sul sapore.
Mi guardò maliziosa e sfacciata come non era mai stata, mentre poggiai un palmo aperto sul suo fondoschiena.
"Guardami. Voglio venire per te" fece scorrere la sua mano tra i nostri corpi in fiamme, vedendola spalancare le labbra carnose e mordersi quello inferiore, riaprendo le pietre che mi abbagliavano. Si stava masturbando attaccata al mio corpo, ansimava sul mio viso, senza cedere con lo sguardo che era incollato al mio. Stavo venendo trafitto da lei, mi stavo riducendo in un cumulo di cenere.

Le presi le labbra combaciandole con le mia, mentre ansimò, facendo scivolare la lingua dentro la sua bocca che mi era mancata, Dio se la volevo. Se l'amavo come nessun altra. E tornavo a splendere, vorticavo, Ansimava dentro le mie labbra, mentre gemevo e spinsi il mio membro ancora dentro i jeans verso il suo bacino, attaccandola al muro freddo, facendo un sussulto piacevole.
"Ti stai divertendo James?" Si scostò un attimo chiedendomi quella domanda con tono beffardo. Mi stava istigando.

Le strattonai la sua mano che era dentro di lei, strappandole quel pezzo misero di tessuto che aveva addosso, portandola a fremere.
Scesi con la mia mano verso la sua intimità calda e pulsante, le labbra gonfie. Finché non spinsi due dita dentro di lei emettendo un grugnito di piacere e frustrazione.
Era fottutamente bagnata.
"Adesso mi sto divertendo" digrignai i denti con tono basso e profondo mentre ansimò, gettando la testa all'indietro.
Le baciai il collo, mordendo ogni parte di quella pelle diafana.

Il suo sapore era lo stesso, uccideva lentamente, lei era la mia condanna e la mia rinascita. Il centro pulsante nella mia testa.

"Ti prego, fammi tua." Sussurrò con voce eccitata, roteando la testa per riportarla verso di me con i suoi occhi brillanti. Erano smeraldi ora non erano più pietre.

Stavo lottando contro ciò che volevo e ciò che non potevo. Avevo deciso di allontanarla ma non ci riuscivo, non riuscivo a respingere il
Mio cuore che chiedeva Cindy, la invocava, anche durante la notte. Era il mio tormento.
Guizzai con le mani verso le sue natiche, gemendo. La pelle liscia e fresca al contatto con la mia rovente.

L'alzai di peso portandola sull'isola della cucina, mentre ci continuammo a divorare le labbra con baci famelici e desiderosi. Stavo assorbendo il suo sapore ed era come tornare a vivere di nuovo. Come se avessi ancora uno scopo in questa vita. Avevo alzato polveroni più grandi di me, di noi. Una notte, una per tornare a vivere, e il giorno dopo tornare a morire nella mia oscurità.

Mi prese per i capelli, tirandoli forte, tanto da indolenzirmi il cuoio capelluto.
Scesi a succhiare i suoi capezzoli rosei, mordendoli dolcemente. I suoi ansimi erano musica che mi faceva vibrare l'anima.
Scese lenta con le mani verso la patta dei miei jeans, sganciandoli con un colpo solo, sentendo il rumore metallico della cerniera che scese.

Mi mossi lasciandoli cadere, per togliermeli del tutto, alzando le caviglie.
Guardò il mio membro eretto, nudo. Insieme ai jeans si erano tolti anche i boxer.
Un luccichio di pura lussuria si propagò dentro quel verde incantevole, ed un lieve rossore addosso al suo petto, per via dei miei baci.

"Non ti voglio gentile" mi schiaffò in pieno viso quelle parole, portandomi a riconcentrare l'attenzione su i suoi occhi fermi e assertivi, tanto quanto il suo tono.
Voleva vedere il mio lato vero, ciò che non ero con lei. Non riuscivo, non potevo. Lei era una perla da trattare con cura. Era la mia rosa, che mi aveva punto facendomi bere il suo sangue puro.

Mi strattonò per le spalle, avvinghiando di nuovo le gambe lisce e snelle intorno al mio bacino.
"Scopami" aggiunse più convinta, sempre più magnetica.

Esalai un respiro pesante. La guardai intenso per poi falla scivolare sull'isola, battendo la schiena che emise un tonfo sordo. Non si lamentò, non sussultò dal dolore. Lo voleva. Volevamo dolore e piacere.
Con un colpo scivolai dentro la sua intimità. Era stretta come ricordavo, e Dio se stavo godendo.

Spinsi più forte mentre ansimi si elevavano dalle nostre bocche prosciugate.
Uscivo ed entravo ad un ritmo sostenuto, mentre puntava le unghie sull'isola, quasi a volerla graffiare, finché non arrivò ai miei glutei portandomi a spingere più veloce ed affondare le unghia nella mia carne. Sentii un bruciore propagarsi. Ero sicuro che tra non molto sarebbe uscito qualche goccia di sangue. Non m'importava.

L'alzai di peso, gemendo per sbatterla contro il comò di legno intarsiato, aprendole le gambe.
La guardai negli occhi persi, smarriti, e pieni di voglia, portandomi a piegarmi, odorando la sua intimità prima d'infilare la lingua ed assaggiare le gocce perlate che ricoprivano le sue labbra gonfie.
"Cazzo. Il tuo sapore" digrignai i denti, prendendomi il membro tra le mani, facendomi una sega mentre torturavo la sua intimità, succhiandola, giocando con la punta della lingua per picchiettare il suo clitoride. Aprii ancora di più le gambe come un fiore che voleva sbocciare, dandomi una visione ancora più succulenta della sua intimità rossa e completamente bagnata dalla mia saliva, e dal suo liquido.

Sentii un calore avvolgermi, qualcosa di viscerale. Mentre mi tirai di nuovo su, per baciarla.
"Lo senti il tuo sapore?" Le domandai, prendendole il mento con forza mentre annuii rossa in volto in preda a spasmi.

"Mi piace il mio sapore, il tuo..." lasciò maliziosa la frase in sospeso mentre le rivolsi un ghigno.

"Lo vuoi sentire?" Le domandai beffardo, mentre si morse quelle dannate labbra, annuendo.

La feci scendere, ordinandole di piegarsi su i ginocchi, puntando il mio membro eretto contro le sue labbra.
"Stai ferma" le intimai risolutivo, mentre sospirò vogliosa di prendermelo.
Intrecciai i suoi capelli con le mie dita, diventando un tutt'uno, mentre con l'altra presi il membro, disegnando i contorni del suo viso con la mia cappella bagnata dei miei umori, finché non la vidii scattare e prenderlo in bocca. Gemetti fortemente. Era una Cindy che voleva uccidermi prima di abbandonarmi. Era la sua vendetta. Farmi assaggiare il suo corpo sapendo che non l'avrei più avuto.

Ti amo Cindy, lo farò sempre. Sono stato un coglione. Ti ho sempre ferita, ma il mio cuore non ti ha mai tradita.

L'avrei gridato al mondo intero.

Iniziai a tremare crollando, piano, lasciandomi andare dentro la sua bocca che mugugnò quando sentii il mio sperma invaderle la bocca.

Aprii gli occhi puntandoli nei suoi. Pozzi negli smeraldi. Cuore contro cuore. Le tesi la mano per farla alzare, vedendola accettarla.

"Non sono riuscito ad essere rude. Non ci riesco" ammisi, sentendomi uno strazio.

Si accostò al mio orecchio premendo il suo seno contro il mio torace.
"Credi di essere riuscito a soddisfarmi? Ti ho detto di scoparmi non di farmi il solletico." Proruppe ispida e tagliente con uno sguardo di sfida e lampi in quelle pietre.

Voleva istigarmi ancora.
Increspai le labbra in un sorrisetto laterale, scuotendo la testa, annuendo. Le strattonai i capelli, prendendoli nella mano, come in una morsa, portandola a girarsi velocemente, buttandola contro il divano.
Sciolsi i suoi capelli mentre sussultò.
L'attirai a me premendo i polpastrelli sulle sue fossette di Venere, per riempirla con un colpo secco, cacciando un urlo disperato di voglia.
Gemevo come grugniti rauchi, beandomi delle sue natiche che accoglievano il mio
Membro.

Spingevo sempre più forte e preciso, guardandola dimenarsi e muoversi sotto di me, roteando il bacino. Stavo bruciando, sarei esploso, ma per lei l'avrei fatto.
La sentii tremare con le gambe, venendo travolta da un orgasmo come me, mentre la rigirai. Le presi il volto tra le mani con l'affanno. Le labbra boccheggiavano, in cerca di ossigeno.
"Perché sei venuta?" Le domandai fievole, baciandole la fronte.
"Scusami Cindy, scusami. Ti prego scusami." La stavo implorando tanto da essere ridicolo, ma lo ero davvero perché ero stato un'emerita testa di cazzo.

Strusciò il suo naso al mio, annuendo.
"Ti scuso James, l'ho sempre fatto. Sono venuta per dirti addio. Dovevo ricongiungere il mio corpo con il tuo prima di sparire per sempre. Non credo che tornerò in Tennessee. Ma ti pregherei di non cercarmi. Non c'è futuro tra noi. Volevo solo scopare con te" gettò con veleno e delicatezza quelle parole che mi stavano sbriciolando il cuore, divenendo polvere tossica. Si appropriò delle mie labbra, che si mossero in automatico, mentre mi morse il labbro inferiore, sentendo l'odore ferreo del sangue, scivolare sulla mia lingua.

Prima di staccarsi rivestendosi, e chiudendo la porta con un tonfo sordo. Mentre rimasi lì, pietrificato. Era arrivata l'ora di tornare a morire. Lasciandomi il suo odore che sarebbe rimasto permeato tra quelle pareti ed il suo perizoma lacerato, vedendo un rivolo di sangue colarmi caldo lungo il mento.

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