Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

2


Mi misi a sedere sul letto, riaccendendo il telefono, guardando tutti i messaggi.

Spostamenti di Rudy, se dubitasse di qualcosa, la trappola che aveva teso a James, la lettera per scagionarlo.

Rilessi quel messaggio 20 volte.

-ho preparato un video ed una lettera dove confermo l'innocenza di James. Purtroppo uno l'ho spedito al confine di Miami per non far insospettire Rudy, e non so quando arriverà, probabile mesi. Ma ne ho preparato un altro che porterò in caserma.

L'ultimo messaggio inviato. 10/08/16
Ad agosto. Ormai eravamo ad Ottobre. Che fine aveva fatto Linda? Rudy cosa sapeva? James? Ecco l'unico vero fulcro. Il fatto che la paura mi attanagliasse che Rudy potesse scoprirci. Ed un James forse dietro le sbarre, forse...

Deglutii sentendo la salivazione che non bastava, quasi impastata, portandomi a toccarmi il collo umido.

Quando vidii la porta di camera spalancarsi, mostrandomi un Daniel scuro in volto.
Si avvicinò a me con aria minacciosa.

"Dammi il cellulare" asserì, strappandolo dalle mie mani che sembravano burro.

Se lo mise in tasca, senza accennare a nulla. Sgranai gli occhi che sembravano fiammelle, così mi alzai puntandogli un dito contro.

"Tu, quando pensavi di dirmi tutto?" Lo incalzai, ero delusa dal suo comportamento. Mi aveva tenuto all'oscuro di tutto.

Si girò di scatto verso i miei occhi che andavano in fiamme come i suoi, rischiando d'incendiare la camera.

"Perché avrei dovuto?" Domandò furibondo, fissando imperturbabile i miei occhi. Sembravano schegge pronte a scagliarsi contro di me.

Risi amaramente, congelandolo come fece lui.
"Che razza di domanda è?" Chiesi fuori di me, andandogli in contro.
"Mi hai celato cose importanti per me, su James" aggiunsi con la rabbia che mi accecava. Eravamo una bomba ad orologeria e prima o poi saremo esplosi, o forse già lo eravamo.

Rise di rimando.
"Già su James" constatò amaro, come se avesse preso del veleno. Gli occhi arrossati dalla rabbia e la mano che si passava su i capelli con foga.
Non risposi, non c'era niente da controbattere, non capiva comunque il punto della situazione. Lo vidii allungarsi verso la porta, aprendola, sbattendola dietro le sue spalle. Mentre mi rimanevano solo dei pezzi di messaggio impressi nella mente, e dubbi a cui non avrei avuto risposte.

Pov. Daniel

Era testarda e cocciuta. Non capiva che se gli avessi detto dei messaggi sarebbe partita a razzo perdendo il lume della ragione.

Sentii delle voci dal pianerottolo. Una voce familiare al mio udito.
Buttai il cellulare nel cassetto, dirigendomi giù per le scale, quando trovai un James sulla soglia, ed un Josh.

Mi fermai al penultimo scalino, incredulo di ciò che vedevo davanti ai miei occhi. Era tornato, Linda era riuscita a scagionarlo.

Mi avvicinai, vedendo il suo volto stanco, accennarmi un sorriso.
Josh si scostò permettendomi di abbracciarlo, quando sentii che ricambiò l'abbraccio.

"Sei uscito? Dove eri?" Domandai a raffica. Vedendolo fare un cenno per dire di calmarmi con le domande.

"Lei dov'è?" Chiese, senza rispondere alle mie domande.

Josh guardò di traverso me. Avevo paura che Cindy gli avesse rivelato del nostro bacio. Sarebbe stato un cazzo di casino.

"È al piano di sopra in camera." Affermò Josh, scostandosi per farlo passare. Mentre lo vidii salire gli scalini, Josh mi fece cenno di seguirlo in sala.

"Lo sai vero che sei in un guaio se Cindy gli dirà la verità" constatò l'ovvio, versandosi del whisky per poi passarne un bicchiere anche a me.

"Lo so, merda" imprecai, mettendomi sul divano, passandomi una mano su i capelli.

"Ma non credo sia il suo pensiero primario adesso" aggiunsi, sgolando in una sorsata il Whisky, per non pensarci. Poggiandolo sul tavolino di vetro.

Me l'ero cercata io, mi ero messo in una posizione sfavorevole, ed ora saperla con lui, anche se era dura ammetterlo, mi seccava. Dio se mi seccava. Ma dovevo mantenere le distanze. Non potevo separare due cuori che se pur erano stati distanti si appartenevano sempre.

Pov. James.

La guardia insieme al tenente, mi dissero il piano. Sembrava rischioso, ma tutto pur di non mettere in mezzo Cindy, e veder quell'uomo viscido schiacciato come un moscerino. Sarebbe stata la mia più grande soddisfazione. Avevo atteso così tanto quel momento che veder progettato tutto mi mandava scariche di pura adrenalina, sentendolo scorrere nelle vene, ad ogni movimento del mio corpo.

Raccolsi le poche cose che avevo in cella, salutando tutti, che mi augurarono un "Buona vita". Ci speravo.

Andai in una stanzina, levandomi la divisa, gettandola a terra, infilandomi la maglia e il pantalone che avevo quel fottuto giorno. Era sporco e sul pantalone s'intravedevano ancora chiazze di sangue raffermo.
Non me ne curai, ero troppo preso dalla voglia di rivederla.

Aprii il lavandino difronte a me, sciacquandomi il viso, gettando un'occhiata allo specchio. Ero un uomo finito, ma con lei mi sarei di nuovo sentito vivo. Lo sapevo.

Piegai la lettera di Linda, infilandola nella tasca posteriore dei pantaloni. Saperla morta mi dispiaceva da morire, era solo grazie a lei se ero libero e se avrei incatenato quel verme.

Passai dal tenente prima di lasciare il carcere, vedendolo porgermi un sacchetto con tutto il necessario. Annuii ringraziandolo.

"Non devi ringraziare me ragazzo. Saremo noi a ringraziarti" constatò, rivolgendomi un sorriso tirato, come il mio, che ormai aveva perso di brillantezza.

Mi ricordai del biglietto della via di Josh. Mi avviai verso la fermata, con il sole di ottobre che ancora riusciva a scaldare un corpo di marmo come il mio.
Attesi inumidendomi le labbra, con la gola arida, vedendolo arrivare.

Si fermò facendo scendere uomini e donne di tutte le razze, quando salii.
Mi misi a sedere, rileggendo la lettera. Mantenevo le promesse, l'avrei mantenuta anche per il suo onore.

Scesi in uno spiazzato deserto non distante da casa di Josh. Camminai con la brezza leggera che tirava, gustandomi l'odore di libertà e dell'aperta campagnia. Ammirando un tramonto che si estendeva davanti ai miei occhi, per perdersi in mezzo alle spighe di grano.

Quando vidii la casa. Non mi soffermai sull'aspetto estetico. Ero stato rinchiuso troppo tempo dentro un buco senza sapere più nulla di lei, per due fottuti mesi.

Suonai ripetutamente per la paura di non essere sentito, quando vidi aprire la porta e subito dopo la vetrata, scoprendo un Josh che sgranò gli occhi, passandosi una mano su i capelli biondi molto più corti. Si avventò su di me abbracciandomi, lasciandomi cadere il sacco per terra.

"Amico, cazzo mi sei mancato" rivelò, in un suono spezzato, quasi emozionato. Quando vidii scendere dagli scalini Daniel. Era pietrificato, il suo comportamento mi sembrava strano. Quando si ridestò venendomi incontro, porgendomi domande a raffica.

Non me ne fregava un cazzo. Il mio pensiero era lei. Avrei risposto a tutte le domande dopo e se ne avrei avuto voglia.

Josh m'intimò che era al piano di sopra, avviandomi. Salendo gli scalini di fretta. Avevo perso troppo tempo, non ne avrei aspettato ancora.

Bussai alla porta, quando una voce esasperata, m'invitò ad entrare.

La trovai di spalle, con i palmi poggiato sul cornicione, a fissare la distesa verde davanti ai suoi occhi smeraldo. Quelle pietre che sognavo di notte, in cerca dei miei pozzi.

Sospirò pesantemente, spostandosi i capelli di lato, quando parlò.

"Daniel che vuoi ancora?" Chiese con la voce angosciata. Di chi ha parlato troppo e non ha più voglia di discutere.

Serrai le mascelle a sentir pronunciare un nome che non era il mio. Riducendo gli occhi a due fessure. Quando presi un respiro, facendo gli ultimi due passi che mi separavano da lei.

Alzai una mano, tracciando con due dita il contorno del suo braccio senza toccarlo, quando gli poggiai la mano sulla sua, sussultò.
Mi avvicinai di più, premendo il petto alla sua schiena, sentendo il suo cuore tamburellare sempre più veloce.

Si girò lentamente verso il mio viso, vedendo le sue pietre appannate, ed una lacrima sospesa, pronta a scendere al solo sbattere le ciglia, ma non lo fece. Rimase a fissarmi interdetta. Come se avesse paura che sbattendo quelle folte ciglia sarei scomparso come un fantasma, vedendo dissolvermi nell'aria.

Era più bella di quanto ricordassi. Era l'unica perla capace di farmi vivere. Era una linfa necessaria per me.

"Sono qui" sussurrai vicino alle sue labbra che si schiusero, quando sbattè le palpebre facendo cadere quella goccia imperlata, sul suo viso candido, riaprendo le sue pietre splendenti che mi rianimarono.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro