15
Il viaggio era proprio come mi ricordavo, lungo e meno silenzioso dell'ultima volta. Ogni tanto passava qualche pezzo latino alla radio e Katy esultava e gridava di alzare al massimo, scatenandoci su i sedili. Avvertivo come Daniel guardasse i miei movimenti, quasi estasiato. Ma non ci badavo, anche se il suo sguardo che scivolava sul mio corpo mentre si passava la lingua lentamente sul labbro inferiore mi faceva spazientire, forse in modo piacevole però. L'unica cosa che volevo era spensieratezza. E dopo tutto non era chiedere tanto.
Mi mancava era vero. Ma non potevo annientarmi. Confidavo nel nostro amore, che prima o poi sarebbe riaffiorato come i fiori che sbocciano in primavera. Perché per me lui era diventata La Rosa che avevo impresso come un marchio indelebile sulla pelle e sotto pelle. Ero un bocciolo che con lui si era aperto, si era mostrato in tutto e per tutto, facendomi rinascere.
Quando arrivammo davanti casa di Kevin, scendemmo, prendendo i rispettivi borsoni dal bagagliaio, con l'aiuto di Daniel, che li salutò.
Katy si girò verso la mia parte mentre Kevin apriva il portone, intimandomi con il dito che mi avrebbe aspettata su, ricevendo un assenso da parte mia.
Voltandomi verso il suo blu che mi esplorava.
"Se non ti serve altro...io, si vado" parlò intimidito, scoprendo un lato del suo carattere che non conoscevo. Ero io quella messa in soggezione, ed invece ora sembrava lui.
Scivolò lo sguardo lungo la mia figura, vedendo il suo pomo d'Adamo alzarsi ed abbassarsi.
Lo guardai aprire lo sportello, andandogli incontro, mossa da una forza di gravità.
"Aspetta" affermai prima di pensare, vedendolo tenere un braccio poggiato sullo sportello aperto ed un palmo sul tettuccio.
"Dimmi" commentò, senza voltare lo sguardo nella mia direzione.
"Non ti dirò grazie. Quindi, vorrei il tuo numero. Se vuoi lasciarmelo...insomma, si ecco...per sentir..." mi venne incontro premendo l'indice sulle mie labbra, che sembravano scottare a quel contatto. E non doveva, non poteva essere possibile. Mi ritrassi impaurita, guardandolo sospirare, entrando in macchina frugando, tirando fuori una penna.
Mi prese la mano, incontrandoci con gli occhi. La girò dal verso del palmo, aprendo il tappo della penna con i denti, tenendolo fermo, per scrivere il suo numero, pressando appena la punta sulla mia carne. Mi richiuse la mano in un pugno, come se avesse paura che lo potessi perdere.
Montando in macchina.
"Quando vuoi, ci sono Cindy" innestò la marcia, rialzando il finestrino, vedendolo sfrecciare via, lasciandomi colpita da una folata leggera di vento che grazie al sole mi riscaldava quel tanto da non raggelarmi e farmi venire la pelle d'oca. Salendo su in casa.
Entrai guardando Katy, voltarsi verso di me, scuotendo la testa come a dirmi se ci fosse qualcosa che non andasse. Dissentendo di rimando. Aprii la porta della mia vecchia stanza. Quanti ricordi mi riaffiorava alla mente invasa da pensieri.
Quando incontrai le sue nubi, e non dormii per tutta la notte, pensando a lui. Quella volta che facemmo l'amore implorandomi di dirgli che ero solo sua. Lo ero, ero sua. Adesso invece non ero più di nessuno. Ero ritornata ad essere Cindy Foster e basta. Un nome anagrafico e niente di più.
Mi stesi sul letto, come coperta avevo i miei flashback, aspettando che il sole calasse per riprendere il sonno.
Pov. James
Era passata 1 settimana da quando ero tornato. Stavo rimettendo in piedi il locale con l'aiuto di Alex. Firmando diversi fogli ed incontrando vari commercialisti che mi aiutassero.
Quel posto portava alla memoria, ricordi belli ed altri terribili. I primi tempi le litigate con il cazzone di Josh, ma aiutandoci sempre e comunque. Le risate sulle ragazze che si presentavano e non sapevano neanche fare un passo. L'inaugurazione del locale, visto nascere con i miei occhi e morire sempre con essi, ormai spenti. Ma una luce diversa brillava nell'oscurità che mi circondava.
Cercavo di non pensarla, di non essere in contatto con lei attraverso nessuna fonte. Dovevo allontanarla dal mio cuore. Era una ferita che bruciava viva.
E quei ricordi riaffioravano anche la prima volta che la vidii a sedere sulla poltrona. Sexy ed innocente. Non si rendeva conto del sesso che emanava anche con un semplice gesto, come portarsi il bicchiere tra le labbra, il
Modo in cui sbatteva le ciglia, lento e pacato, come a volerti far rimanere impressa quella immagine di lei. Le sue pietre verdi che mi avevano fottuto il cervello, e il suo corpo sinuoso che si muoveva sul palco che abbagliava di luce propria oscurando le altre, e che implorava di prenderla e scoparla fino a stare male. Mi perdevo in lei, mi ero smarrito insieme a lei. Ed ora dovevo ritrovare la mia via, quella che riportasse la mia anima nera.
A riprendermi ci fu Alex che mi mostrò le varie tinture per il locale, tenendo in mano delle cartine con vari colori. Volevo qualcosa di diverso, che portasse via questo rosso.
"Voglio un bianco perla con disegni dorati. Esprimerà più calore ed accoglienza" lo informai, vedendolo annuire. Mentre sfilava i cartoncini.
"Credo anche io, infondo dobbiamo buttarci alle spalle il passato" affermò confidenziale, più per ciò che era successo con Rudy, ma ciò che arrivava alle mie orecchie andava oltre. Se non poteva essere più nel mio cuore il suo nome sarebbe stato tra le pareti del suo colore.
Salutai tutti, per tornare a casa. Evelina era tornata a farmi da domestica, ed era felice di sapermi vivo e che stavo bene. Le ero mancato. Comprese feste e rigurgiti sul parquet.
Parcheggiai la macchina nel vialetto, lanciando in aria le chiavi per riprenderle dentro il pugno della mano, facendo scattare la serratura. Quando una voce familiare mi bloccò sul posto con un piede dentro casa ed una mano a reggere il pomello d'ottone.
"Ciao J. So che sei tornato e stai ristrutturando il locale" parlò intimidita, reggendo la tracolla nera sulla spalla, incrociando i suoi occhi dorati, schiariti dalla luce del sole che si abbatteva su di noi.
"Ciao Jennifer. Che...perché sei qui?" Le chiesi riformulando meglio la domanda, vedendola tirarsi su dalla punta delle scarpe da ginnastica bianche e nere, portandosi una ciocca di capelli corvini, scappata dallo chignon, tra le dita.
"Beh...hai ragione non dovrei essere qui. È passato quasi un anno, non mi sorprende che mi fai questa domanda. Ho bisogno di un lavoro, e vorrei presentarmi come ballerina, quando riaprirai il locale. Il secondo motivo è che mi sei mancato J. Tanto. Lo so che per te non sono mai contata nulla, e mi usavi solo per scopi sessuali, ma ti ho sempre desiderato, quando eri ragazzo ed uscivi nelle compagnie, chiedevo alle mie amiche di andare solo per vederti anche da lontano. Perdona le mie parole, ma dovevo liberarmi. Se puoi fammi sapere, ciao" ammise una confessione con le parole che le morivano in gola, impastandole per l'imbarazzo, senza mai incrociare davvero i miei occhi, guardandola aprire titubante il cancello, finché non la richiamai.
"Aspetta. Ti va di bere qualcosa?" Le intimai, indicando il dentro della casa con l'indice, portandomi le mani in tasca, guardandola girarsi e formarsi un sorriso debole ma felice sul suo volto ovale, ed una pelle dorata, quella che non era di Cindy.
"Si, perché no" fece spallucce, aggiustandosi la borsa, seguendomi in casa, richiudendo la porta, notandola guardarsi intorno.
"É rimasto tutto come ricordavo" aggiunse, toccando la varia mobilia, ricordandosi sicuramente le nostre fusioni di corpi, ed il suo sorriso malizioso ma imbarazzato me lo confermava.
Si mise a sedere, togliendosi la tracolla dalla spalla, passando per la testa, poggiandola sul bancone lucido, mentre aprii il frigo, estraendo una bottiglia di liquore, porgendole un bicchiere.
Presi postazione dall'altro lato, difronte a lei, guardandola oscillare il liquido, per portarselo alle labbra.
"Da quanto sei tornato?" Chiese come se le interessasse, ed infatti il suo sguardo curioso non smentiva la mia supposizione.
Presi un sorso, poggiando il bicchiere sul marmo.
"Una settimana" affermai asettico, guardandola annuire.
"Ti sono mai mancata io J.?" Mi fece quella domanda con un tono doloroso, ma potevo essere sincero. Non avevo più nulla da perdere, e certamente non lei.
"Se stai cercando una risposta che ti renda felice, ti deluderò" risposi pacato, mentre inghiotti la saliva, come se ne sentisse la mancanza.
"Certe cose non cambiano" sorrise, stringendosi nelle spalle, finendo il liquido.
"Già. Certe cose no, altre ci sforziamo di cambiarle" ammisi più a me stesso che a lei, che sgranò i suoi occhi dorati.
"Lo so che probabilmente...no niente" si fermò scuotendo la testa, fingendosi le guance di rosa.
"Continua" asserii. Non avevo di meglio da fare, e forse era un modo per dimenticare chi non poteva più essere parte della mia oscurità.
"Potrebbe cambiare il corso per noi due. Non ti sto chiedendo una storia seria lo so che non sei il tipo, ma una frequentazione. Vorrei conoscerti meglio" confessò riportando l'attenzione su i miei occhi che non esprimevano nulla, era tornati troppo profondi per scavare dentro, qualcosa che forse non esisteva più.
"Potrei, ma non ti prometto nulla. Come hai detto tu non sono tipo da storie serie, e al momento non ho da offrire nulla se non del sesso e qualche parola" la ripresi sincero mentre deglutiva annuendo, giocando con il contorno del bicchiere, passandoci l'indice sopra.
"Mi sta bene" fu la sua risposta, puntando i suoi occhi nei miei.
Certe volte facciamo scelte per istinto di sopravvivenza.
Non uccidete James ahahah lo so che lo volete morto, però come dice nell'ultima frase...certe volte si fanno scelte non per felicità ma per sopravvivere e provare a coprire il dolore. Sopratutto perché ha deciso di lasciare Cindy un po' per la menzogna raccontata, e un po' perché finalmente senza Rudy intorno può crearsi un futuro, lontano da James e dai suoi demoni interiori che non le hanno mai portato nulla di buono stando con lui. Ma dopo tutto non si sceglie chi amare...un vero amore supera ostacoli più grandi di noi. Vi Amo ❤❤
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