13
Il silenzio in macchina era agghiacciante. Non riuscivamo neanche a scambiarci un'occhiata per sbaglio, e non ne avevo voglia. Mi sentivo vuota. Il dolore che stavo provando era troppo da sopportare per il mio cuore. Si muoveva frenetico e senza darsi pace, smuovendomi l'anima prosciugata di ogni emozione. Sentivo solo sofferenza. Mi toccai il collo, sentendo il ciondolo che mi aveva regalato James, stringendolo nel pugno della mano. L'unica cosa che mi sarebbe rimasta di lui, e flash di noi si ripetevano prepotenti, come a ricordarmi che lui non sarebbe mai stato cancellato, né dal cuore né dalla mente. Sarebbe stato difficile, quasi impossibile, immaginarmi da sola senza di lui. Aveva stravolto il corso della mia vita. Nel bene e nel male, tra dolori e sofferenze, tra gioia e amore che bruciava come fuoco nelle vene, lui era il mio tutto. L'unico che avrei amato, l'unico corpo che avrei bramato di avere dentro di me a riempirmi. Mentre ora, non sarebbe più accaduto. Spazzato via da un'amara bugia, a cui ha voluto credere, o non voleva vedere con gli occhi ciechi di rabbia. Era acqua nel deserto, ed ora era tutto prosciugato, lasciandomi arida.
Il poliziotto ci lasciò davanti casa di Sarah, scendendo in religioso silenzio, mentre vidii una Katy spalancare la porta del porticato, scendendo gli scalini, correndomi incontro.
"Cindy, oddio Cindy. Sei viva, stai bene, sei qui" mi toccò il viso, le spalle, con prepotenza e urgenza di assicurarsi che ero davvero io e che non stava immaginando tutto, abbracciandomi forte, mentre mi lasciai andare ad un pianto senza precedenti. Quando mi scostò, prendendomi il viso tra le mani calde.
"Ehi. Che hai? È finito tutto, non sei contenta?" Chiese melensa, mentre annuii debolmente.
"Si. Mi...mi ha...lasciata" cacciai fuori a fatica quelle parole, vedendola spalancare la bocca, portandosi una mano sul cuore. Provò a dire qualcosa, per poi richiuderla, avvolgendomi più forte con le sue braccia, accompagnandomi dentro, facendo un cenno anche a Daniel che ancora non aveva osato parlare.
"Ciao Sugar, ma che cazz..." Katy scosse la testa in direzione di Kevin, come a dirgli di non chiedere. Mentre le feci cenno che andava tutto bene con la mano, andando ad abbracciarlo. Sentii il calore del corpo del mio migliore amico, infondermi amore e protezione. Baciandomi la nuca dolcemente.
"Passerà Sugar, te lo prometto che passerà" mi consolò come una bambina piccola, sussurrando quelle parole tra i miei capelli, per poi andare a salutare Sarah, mentre Kevin salutò Daniel, con una pacca sulla spalla.
"Cindy non so cos'è successo. Ma ogni cosa ha suo tempo. La pazienza ricompensa" rivelò Sarah dolcemente, riscaldandomi con un sorriso gentile.
"Grazie Sarah" la ringraziai mentre mi accarezzò le spalle, facendomi cenno di mangiare qualcosa, che rifiutai gentilmente. Avevo lo stomaco chiuso, e sicuramente la fame era l'ultima delle mie priorità.
Quando sentii la porta spalancarsi, mi girai di scatto speranzosa, vedendo entrare Josh, che richiuse la porta alle sue spalle. Mi accigliai, andandogli incontro.
"Jam..." non riuscii a finire, vedendo il suo sguardo triste, scuotendo la testa.
"Mi dispiace Cindy. James è partito con Alex per Miami" ammise tristemente, sentendomi morire sempre di più. Speravo in un saluto, in un fottuto addio. Mi pulii una lacrima, rimasta sospesa sotto la rima cigliare, per poi andare su. aprii la porta di camera, gettandomi sul letto a peso morto, impregnando il lenzuolo di lacrime sporche.
Finché non sentii la porta aprirsi, ed un profumo invadere i pochi metri.
"Che vuoi?" Chiesi fredda, alzandomi a sedere sul letto, vedendo il suo sguardo cupo, mentre si passò una mano tra i capelli.
"Mi dispiace Cindy" rivelò sincero, avvicinandosi, mentre lo fermai con una mano alzata in aria.
"Non hai fatto nulla. Hai saputo solo stare zitto con il capo chino. È vero è anche colpa mia, ma potevi tirarti indietro. Ma ormai che senso ha rimuginare su ciò che non si può cambiare. Ti chiedo solo di non parlarmi di James. Non ora, non adesso" sputai fuori amara, frugando nel cassetto per prendere della biancheria pulita, notandolo annuire per poi chiudere la porta, seriamente pentito. Rilasciando un sospiro gelato.
Mi diressi in bagno, chiudendomi nel box doccia, appoggiando i palmi e la fronte sulle piastrelle fredde. Alzai la manopola, sentendo l'acqua scorrermi a dosso come una scrosciata, rabbrividendo. Permettendo a qualche lacrima di cedere al suo volere. Ero stufa anche di piangere. Ultimamente la mia vita si basava solo sul pianto. Volevo smetterla di essere così fragile, di rompermi in mille pezzi. Ma cosa vuoi rompere, quando hai già tutto dentro sgretolato, ridotto al minimo.
Mi aveva lasciato, inutile ripetermelo. Aveva preferito credere ad una foto più che al suo cuore. Invece io ho sempre creduto in lui. Era partito allontanandosi da questo posto ma sopratutto da me.
Mi avvolsi con il telo, scacciando con le mani i residui di lacrime e rimmel nero, guardandomi allo specchio, sciogliendo i miei lunghi capelli, che arrivavano fino al fondoschiena ormai. Aprii i vari cassetti, trovando delle forbicine. Dovevo cambiare, e sapevo per sentito dire che quando una donna si taglia i capelli è perché decide di cambiare vita. Volevo rivoluzionarla e trasformarmi. Non volevo più piangere sul latte versato. Volevo provare ad essere una Cindy solare, spigliata, che va avanti perché ama la vita, non perché dipende da qualcuno. Da oggi ci sarò solo io d'importante nella mia vita, ed i miei amici.
Ho perso un treno importante, l'unico sul quale non sarei mai voluta scendere e l'unico su cui non sarei dovuta salire. E se era vero che certi amori fanno giri immensi per poi ritrovarsi, mi piaceva credere che fosse possibile, che le nostre strade s'incrociassero di nuovo.
Gettai un'occhiata alle ciocche di capelli castani sparse a ricoprire il colore delle piastrelle del pavimento bianche. Per risalire sullo specchio, scuotendo la testa e toccandoli. Non mi ero pentita di averli tagliati. Non ero sicuramente Edward Mani di forbice ma il carré scalato era venuto piuttosto bene, conferendomi un'aria più salutare sul mio viso smunto e pallido.
Tornai in camera, prendendo il borsone, svuotando l'armadio, piegando i vestiti. Da oggi si cambiava. Potevo arrampicarmi ad un'illusione che lui sarebbe tornato ma non dovevo aggrapparmi. Dovevo andare avanti.
Mi vestii con un jeans attillato, ed una canotta scollata Rossa, che scendeva aderente su i fianchi.
Scesi le scale, andando in cucina.
Aprii il frigo, prendendo una bottiglia di Rum, versandomene un goccio dentro ad un bicchierino di vetro, sbattendolo sul tavolo per sgolarlo a goccia, scuotendo la testa per il bruciore che provocava una volta toccato le pareti interne della gola. Prendendone anche un secondo come una necessità primaria.
Mi girai, osservando Daniel guardarmi in modo confuso, sibilando delle parole sotto voce.
"Hai qualcosa da dirmi? Se si...alza il tono, perché così mi è difficile sentire la tua bellissima voce" lo punzecchiai sgarbata, versandomene ancora, quando si avviò a passo spedito verso di me, togliendomi dalla mano la bottiglia, con forza, ed il bicchiere da sotto il naso.
Risi amaramente, serrando le labbra, arrendendomi, per aspettare che parlasse.
"Cosa stavi facendo?" Era una domanda, benché sapesse benissimo cosa facevo.
Gli mostrai il bicchiere ormai vuoto. Aveva rovesciato il liquido ambrato nel lavello e la bottiglia che teneva in mano.
"Fai due più due. Non è difficile per uno intelligente come te, Daniel" potevo sembrare che mi facessi beffa di lui, ma ero piena di ira. Ma più che con lui, l'avevo per l'abbandono di James.
Scosse la testa, posando la bottiglia nel frigo, sbattendolo. Portandomi a sobbalzare.
"Intendevo questo" indicò l'insieme con il dito, toccandomi i capelli, leggermente.
"Il bere, il taglio di capelli. Che cazzo hai fatto?" Aggiunse angosciato e preoccupato.
Certo si preoccupava di me.
"Avevo sete. per quanto riguarda i capelli mi sono data una spuntatina. Mi urtavano le doppie punte" asserii facendo spallucce, sedendomi sul tavolo, accavallando le gambe. Sembrava ci fosse troppo silenzio in casa. E data l'ora non mi sorprendeva. Erano le tre di notte, e l'insonnia aveva avuto la meglio su di me. Avevo intenzione di partire, lasciando tutto così. Ma mi sembrava giusto salutarli.
"La chiami spuntatina? Ti sei dimezzata i capelli Cindy" mi riprese con tono severo, come se fosse mio padre, o avesse diritto di decidere su ciò che potevo e dovevo fare.
Scesi dal tavolo, con un balzo, andando verso di lui.
"Che c'è non hai più voglia di baciarmi con i capelli tagliati? Non sono più affascinante?" Toccai con l'indice il suo petto scoperto. Indossava solo un pantalone felpato, a bassa vita. Mettendo in mostra il fisico possente e delineato. Avvertendo l'odore di dopobarba.
Mi bloccò la mano, in maniera brusca e burbera, sigillando il polso nella sua stretta forte. Ma leggevo desiderio in quegli occhi intensi.
"Sei ubriaca, non lo vedi?" Alzò il tono di voce, graffiante. Mi stava iniziando ad infastidire.
"Ma dimmi chi ti da il diritto di comportarti così con me? James è uscito dal carcere, Rudy è in prigione perciò smettila di fare quello che deve proteggere la piccola ed indifesa Cindy. Me la cavo benissimo da sola. Come ho sempre fatto. E non mi serve una guardia, non mi serve nessuno" il tono di astio non riusciva a nascondere la sofferenza che stavo provando. Mi volevo prendere in giro da sola, che tutto andava bene, che sarei cambiata. Almeno avrei tentato se non altro.
Mi attirò verso il suo petto, mentre poggiai sopra la guancia, lasciandomi coccolare, da quelle mani che ricordavano lui.
"Mi dispiace davvero Cindy. Non sono nessuno per dirti cosa fare, ma ci tengo a te, tanto, anche troppo e so che non dovrei, ma è più forte di me. Ho visto che hai preparato il borsone. Partiremo domani mattina, con Katy e Kevin. Ora più che mai hai bisogno di loro. Forse non di me, ma non intralcerò la tua vita" commentò Fievole, mentre ricacciai indietro una lacrima. Persa in un pozzo su cui non sarei più entrata.
Mi scostai dal suo calore corporeo, allontanandomi, annuendo.
"Si. Loro sono tutto quello che ho per gioire ancora. E scusami per le parole di prima. N...non volevo è solo che, non credo che abbia nulla da spiegarti, se non che sento un vuoto allo stomaco" indicai con la mano lo stomaco, vedendolo accarezzarsi il mento con l'indice ed il pollice.
"Lo so" una semplice parola fioca, che racchiudeva tutto.
Lasciandolo in cucina, mentre entrai in camera sdraiandomi sul letto, con ancora il profumo di James impregnato sul cuscino, stringendolo forte tra le mie braccia.
Ok! Non c'entra un fico secco con il capitolo questa Gif, ma l'ho trovata mentre spulciavo e sono rimasta con la bava alla bocca per 3 minuti, rischiando una paralisi facciale 😵😍🤤
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