30
Pov.James
Dire che non ero più me stesso era riduttivo. Ero sempre nello stesso corpo ma al contempo ero fuori, girovagavo come un'anima persa.
Erano stati giorni durissimi, avevo messo a dura prova tutta la mia forza di resistenza per non impazzire, dentro questa cella di merda.
Il fumo era l'unica cosa che mi calmava, quando tiravo una boccata era come ritornare ad assaporare i vecchi tempi, e mi perdevo nei ricordi quando il nuvolone grigio si dissolveva lentamente trasportato dal vento, come un magia, che guardavo affascinato, invidiando quella nube perché ovunque andasse era sempre libera.
Avevo raccontato tutto a Josh che era corso in mio aiuto appena saputo la situazione.
Vedevo il suo sguardo triste ma freddo allo stesso tempo, sapeva che prima o poi sarei andato nel fondo, e lui si era raccomandato di non tirarlo dentro, ma avevo bisogno di un luogo sicuro per Cindy, ed il suo trasferimento mi serviva come punto d'appoggio.
Scosse la testa ma acconsentì, Sarah lo aveva cambiato. Sapevo che non credeva nell'amore ma dopo che il mio cuore era stato racchiuso in Cindy sapevo che tutto era possibile, anche un libertino come lui.
Perché l'amore prima o poi c'intrappola a tutti, non ci accorgiamo del suo effetto potente su di noi, finché non vedi che piano piano dipendi da quella persona, daresti la vita per quella persona ed il tuo cuore è una melodia armoniosa solo se batte con il cuore di quell'altra persona, che diventa la tua parte mancante, il tassello giusto che cercavi che completa un'imperfezione unendola alla perfezione, per essere un mix, di giusto e sbagliato, bene e male.
Sentirlo parlare con gli occhi che brillavano di Sarah, mi facevano sentire felice ma invidioso. La mancanza di Cindy la combattevo sapendo solo che era in mani buone e che prima o poi l'avrei riavuta.
Scuoteva la testa emozionato, e si passava la mano sul volto, incredulo che un puttaniere come lui fosse stato incastrato da una sempliciotta di campagna, ma a quanto pareva sapeva tenergli testa, ed il toro si sa che si deve prendere per le corna.
Mi aveva scritto la via su un bigliettino, assicurandomi che tutto sarebbe andato per il meglio, e se avesse avuto soldi non avrebbe esitato a scagionarmi.
Daniel era riuscito ad aggiudicarsi Cindy. Aggiudicarsi come se fosse un cazzo di premio. Era stato la nostra salvezza, se non ci fosse stato lui, non avrei potuto immaginare.
Lo vidii arrivare, con un'espressione confusa, si tolse la giacca, mettendosi a sedere scostando la sedia con poco garbo, era turbato, ma da cosa?!
"Cindy?" Chiesi senza salutarlo, il poco tempo che avevo dovevo spenderlo bene, e l'unica cosa che m'interessava era sapere di lei.
Teneva lo sguardo basso pensieroso, ticchettando ritmicamente e fastidiosamente per il mio udito, i polpastrelli sul tavolo.
"Ti ho chiesto di Cindy" riformulai scuro e coinciso.
Alzò la testa, scuotendola, ridestandosi dai suoi cazzo di pensieri.
"Si. Sta bene, si sta riprendendo" ammise, riabbassando lo sguardo.
Mi stavo agitando, vedevo che i suoi occhi celavano qualcosa, e non amavo chi mi mentiva, anche se molto spesso avevo fatto la stessa medesima cosa.
"Devi dirmi qualcosa?" Affermai secco, fissandolo incenerendolo con lo sguardo.
Scosse la testa, poco convincente. quando un rumore dietro le sue spalle, mi fece spostare l'attenzione.
La sua figura perfetta, il suo volto pallido. Il petto si alzava e si abbassava, intravedevo la spaccatura dei seni dal suo scollo. I suoi smeraldi puntati su di me. Era lei, non poteva essere una visione. Correva l'agitazione come i miei battiti elevati, per ricompattarci in un'unica cosa.
Quando si girò anche Daniel, imprecando un "cazzo" portandosi una mano alla tempia distogliendo lo sguardo da lei.
Lo fissai cupo, posandomi di nuovo su Cindy.
"Lei che ci fa qui?" Gli chiesi senza staccare gli occhi da lei, che sembrava una porcellana, immobile, fragile e perfetta.
La vidii deglutire, quando mosse la gamba, avanzando verso di noi.
Mi toccai il collo frustrato ma felice di vederla. Cazzo se mi era mancata, e cazzo se non doveva sapere niente su questa faccenda. Ed ora era qui davanti. Solo un vetro a separaci.
"Non lo so" fu la sua risposta, mentre si prese i capelli tra le mani.
"Non lo so davvero" replicò di nuovo convincendosi, pensando a come avesse saputo.
Era ad un passo da noi, aveva sentito tutto.
"Ti ho seguito" rispose sicura. Ma i suoi occhi rimanevano incastrati nei miei, potevo sentire che battevamo insieme.
Serrai la mascella rigida, non sapevo cosa dire.
"Cindy" mi uscii spontaneo il suo nome dalle labbra, come se la mia testa facesse già tutto per me.
Distolse lo sguardo senza rispondermi, e mi sentii trafiggere, quando guardò Luke, con un aria interrogatoria.
"Come conosci James?" Sbottò tagliente, scostandogli con la mano, il braccio appoggiato al tavolo.
Lo vidii trasalire, guardandomi costernato come se non sapesse cosa dire.
Cindy poggiò i palmi sul tavolino, posizionandosi di fronte a lui seduto, fissandolo, mentre lui alzava gli occhi incontrando i suoi che bruciavano di rabbia.
"Come lo conosci?" Chiese di nuovo pacata ma fredda come ghiaccio.
Spostò lo sguardo verso di me ancora in quella posizione, scuotendo la testa indignata. Mentre una ciocca di capelli le ricadde sulla spalla destra.
Si rimise in posizione eretta, sbattendo una mano sul tavolo furiosa.
"Avevi programmato tutto, avevi mandato lui a difendermi, dio che scema. Ecco perché non si comportava come i clienti normali" più che delle domande, erano delle constatazioni le sue. Uno schiaffo morale sonoro contro di me.
"Luke" lo chiamò mentre lui imprecava ancora, maledicendosi.
Lo guardai mentre sussurro con tono debole.
"Mi chiamo Daniel" lo sentivo come per scusarsi.
Vidii Cindy corrugare la fronte, sdegnata scuotendo la testa, delusa, guardandomi di nuovo, come se mi volesse far capire come avevo potuto.
La guardai avviarsi verso la porta che ci separava, volendola aprire, mentre delle guardie accorsero per bloccarla.
"Non può signorina" disse uno di loro severo.
Si girò verso di loro incazzata.
"Lasciatemi andare, devo entrare dentro" spostò il braccio di uno.
"Solo un attimo" si guardarono entrambe le guardie, lasciandola abbassare la maniglia, mentre mi alzai andandole incontro, per abbracciarla.
Si scaraventò contro di me, con le mani chiuse a pugno pronta a colpire il mio petto, ma le bloccai i polsi, attirandola contro di me, inspirando il suo profumo che mi era mancato come ossigeno.
"Scusami, scusami di tutto, era l'unico modo" cercai di fargli capire, mentre la sentivo emettere dei singhiozzi.
Si scansò da me, con gli occhi arrossati.
"P...perché sei in prigione?" Chiese debolmente, fissandomi come se aspettasse una spiegazione.
"È una lunga storia" l'avvertii, vedendola girarsi dandomi le spalle imprecando, rigirandosi di nuovo verso di me.
"Sono stufa delle lunghe storie, dimmi perché sei qui" sbottò incavolata, la vedevo reprimere dei singhiozzi mentre delle lacrime scendevano, macchiando la sua pelle diafana.
"Sono stato incastrato da Rudy" la risposta più frettolosa che avessi, per paura che la riportassero via.
Si passò una mano sulla fronte, spostando alcune ciocche corvino all'indietro.
Allacciando con un movimento repentino le braccia intorno al mio collo.
L'accolsi stringendola a me forte.
Mentre sfuggivano i singhiozzi dalle sue labbra.
Quando gli alzai il viso impossessandomene subito dopo.
Appena le nostre labbra si sfiorarono sentii delle scosse divamparmi lungo tutto il corpo, ripercuotendosi in tutte le parti di me, anche la più piccola.
Dio se mi era mancata, il suo sapore che si confondeva di nuovo con il mio. Le nostre lingue s'incontrarono amandosi di nuovo, riconoscendo che non ci eravamo mai separati veramente.
Mentre le sue dita solleticavano la mia nuca, e le mie mani fameliche accarezzavano i suoi fianchi.
Quando si staccò lasciandomi inerme.
Uscendo dalla porta.
Notai Daniel rialzare lo sguardo mentre lei si avviava verso di lui.
"Ora mi spiegherai tutto" asserì fredda puntandogli un dito contro, mentre lui acconsentì.
La vidii poggiare un palmo sulla parete di vetro che ci separava nuovamente i corpi ma non l'anima.
Alzai il braccio poggiandolo anche io vedendolo combaciare con il suo.
"Ti tirerò fuori da qui" disse fievole, vedendola togliere la mano, così la tolsi anche io.
Mentre Daniel mi salutò con un cenno, scusandosi, scortandola fuori dalla porta.
Gettai un ultima occhiata alle nostre impronte lasciate sul vetro, convinto che nulla poteva di nuovo separarci, sapevo che mi avrebbe aspettato, e l'avrei tenuta di nuovo con me.
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