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3


Stavo facendo tutto ciò che mi aveva sempre fatto provare ribrezzo, credendo che non sarei riuscita a gestirla, ed invece la rabbia senza ragione mi aveva spinto oltre i miei limiti.

Non sentivo i suoi occhi su di me ed ero sicura che guardasse lei, il cuore sussurrava di guardare cosa facesse ma la ragione mi suggeriva di stare incollata a Rudy per non permettergli di averla vinta e di ricredersi facendo crollare tutto.

Mi sfilai anche il perizoma, mettendomi a sedere a terra allargando le gambe, nessuna inibizione, non potevo fermarmi e non volevo, dovevo essere forte come lo ero sempre stata.

Mi leccai un dito, portandolo sicura a riempirmi, roteando in profondità, muovendomi a ritmo delle note.
Vedevo Rudy che si sganciava i pantaloni fiero, prendendo in mano la sua erezione, iniziando ad andare in su e giù con la mano, godendo insieme a me.
Non volevo lui, mi faceva schifo tutto questo, sognavo James, il modo in cui mi leccava lui portandomi al l'apice del piacere facendomi perdere il controllo e il contatto con la realtà.

Non potevo, e ciò mi faceva uscire di testa.
Mi muovevo sempre più veloce gettando la testa all'indietro ansimando e gemendo forte, sentendo la gola che si stava prosciugando.
Portai una mano a palparmi il seno, stuzzicando il capezzolo.
Ero fuori controllo e tutto per mantenere salda la mia maschera.

Chiusi gli occhi, mi apparvero davanti i suoi pozzi profondi, troppo sempre, anche ora che sapevo la verità.
Venni gridando, sentendo la mia voce riecheggiare insieme alle note.

Riaprii gli occhi e vidi Rudy soddisfatto del lavoro compiuto.
Non avevo coraggio di accennare una minima occhiata al mio lato, avrebbe fatto male, come una coltellata che ti trapassa da parte a parte.
Mi rivestii uscendo dal cubo, per dirigermi in fretta nel camerino.

Chiusi la porta alle mie spalle con il cuore che martellava.
Andai nel bagno, versandomi una quantità spropositata di sapone sulle mani, aprendo il rubinetto, lavandomi energicamente via tutto lo schifo che facevo, e per quanto potessi lavare l'avevo dentro ormai.
Guardai le mani arrossate dalla troppa foga con cui le lavai, gettandomi l'acqua sul viso.

Portai le mani sul marmo del lavandino, alzando piano la testa per incontrare il mio viso attraverso lo specchio.
Mi guardai, sentendomi male per ciò che avevo fatto, quella non ero la vera io, la vera Cindy sarebbe scappata la nuova Cindy invece doveva rimanere ed eseguire.

Buttai la testa in avanti appoggiando la fronte allo specchio freddo, sentendo una lacrima che scorreva lenta sulla guancia, bruciando come alcool corrosivo.

Un rintocco di nocche mi fece sobbalzare alzando la testa di scatto.
Doveva essere Rudy, si sarebbe congratulato per il lavoro da puttana svolto.
Mi uscii un risolino isterico a quel pensiero.

Aprii la porta girandomi per andarmi a sedere sfinita, non m'importava nulla dei complimenti.
Quando una presa salda, mi fece voltare inchiodandomi al muro.

Incrociai i suoi occhi gelidi che mi guardavano con ira.

Sentendo le sue mani premute su i miei fianchi, cercai di liberarmi ma la presa si fece più forte spingendomi ancora di più, contro la parete del muro fredda.

"Che cazzo ci fai qui?" Gli gridai in pieno viso fuori di me, per ciò che avevo visto.

"Ah davvero non lo sai, ti rendi conto di quello che ho visto fuori da questo lurido camerino?" Sbottò pieno di rabbia, con la voce roca e graffiata.

"Si, ovvio che me ne rendo conto" lo sfidai, porgendogli un sorriso sfacciato

"Chi sei, non ti riconosco più, una settimana fa non ho lasciato questa Cindy davanti al portone di Katy, che mi guardava andare via con tristezza" disse amaro ed indignato.

"Una settimana fa, hai detto bene, non ti sei fatto sentire, ti sei presentato qui con quale faccia. Solo una domanda hai goduto a vedere quella Troia?" Gli dissi di rimando imbestialita con me e con lui.

"Lo vuoi davvero sapere? Non so se la risposta ti potrebbe piacere" rivelò pungente.

Mi sentii accecare da una rabbia senza secondi, scrollai la testa, dimenandomi, sentendo le sue mani sempre più forti su di me.

"Ti Odio" gridai con tutto il fiato che avevo, permettendo alle lacrime di scorrere libere.

"Contento che proviamo gli stessi sentimenti" affermò gelido, fissandomi.

"Mi fai schifo" replicai con astio, fulminandolo.

"Ti odio Cindy, Cazzo se ti odio" affermò prima di sentire le sue mani che salivano lungo il mio corpo che fremeva, prendendomi il volto, avvicinandosi, poggiando le sue labbra sulle mie, che bruciavano di desiderio.

Sentii la sua urgenza di baciarmi, il sangue ricominciò a fluire e scorrere veloce, insieme al battito accelerato.

La sua lingua rincorreva la mia, ansimando, spingendomi più forte contro il muro, infilandomi una mano dentro al perizoma, accarezzando le labbra gonfie.

Mi lasciai sfuggire un gemito, alzando la gamba allacciandola intorno al suo bacino.
Avvertii il suo membro attraverso la stoffa dei pantaloni premermi contro l'interno coscia.

Gettai la testa all'indietro, inarcandomi, lasciando che la sua lingua calda scivolasse lungo il mio collo, accarezzando dolcemente la spaccatura dei seni, mentre la sua mano sfiorava lentamente la mia intimità, torturandomi.

Lo volevo, e subito.

Non m'importava se qualcuno potesse entrare, ma la paura di essere scoperta era tanta, avrebbe mandato a monte tutto.

Mi staccai da quel turbine di emozioni in cui stavo ricadendo, interrompendo il bacio.
Vidii James che mi guardava confuso, avvertivo la sua erezione, e tutto questo non aiutava.

"Non possiamo, almeno non qui" dissi scuotendo la testa buttando un'occhiata alla porta.

Annuii, staccandosi, passando una mano su i capelli.

"Credo che sia meglio che tu vada" rivelai tristemente, non volevo allontanarlo, sarei voluta rimanere con lui.

Si girò fulminandomi, avvicinandosi.

"Io non vado da nessuna fottutissima parte, ti è chiaro? Ora te vieni con me" disse pieno di ira, lanciandomi il vestito rosso per infilarlo, lo guardai, stringendo l'indumento tra le mani.

"Rudy? Non pensi che si possa insospettire?" Chiesi sgranando gli occhi, aspettando una risposta ovvia.

Ci pensò un attimo prima di aprire bocca.
"C'incontriamo a South Beach, prendi un taxi, dista 20 minuti circa da qui, mi troverai lì ad aspettarti" rivelò scuro, prima di aprire la porta assicurandosi che non ci fosse nessuno, e richiuderla alle sue spalle.

Mi rinfilai il vestito in fretta, togliendo le tracce di trucco sbavato per le troppe emozioni in contrasto.
Ero vestita di agitazione pura.
Presi la pochette, chiudendo il camerino.

Mi voltai vedendo Rudy venirmi incontro, rimasi con la mano sulla maniglia, per poi toglierla, rivolgendogli un sorriso falso .

Mi applaudì le mani estasiato.

"Sai Cindy non me lo sarei aspettato da te, sembravi...selvaggia, sono molto soddisfatto" affermò con un luccichio nello sguardo.

Lo ringraziai con un cenno della testa, sentendo un dito sotto il mento sollevandomi il viso, per guardarmi.

"Domani sarai mia ospite a cena, non accetto un "no" come risposta, una cena di lavoro tra colleghi" aggiunse compiaciuto.

Mi liscia il vestito con la mano annuendo.
"Sì certo, va bene. Adesso scusami ma sono stanca, credo che andrò via, bella festa" rivelai falsamente guardandomi intorno, prima di salutarlo, avviandomi seguita dal suo sguardo dietro di me.

L'aria fresca m'investì fuori dal locale, riparandomi con le braccia le spalle scoperte.
Fermai con un'alzata di mano il taxi, infilandomi dentro.

"South Beach" affermai, vedendo un signore di una certa età annuire guardandomi dallo specchietto.

Mi appoggiai con la schiena al sedile, ammirando la Miami illuminata di notte, placando la mia ansia.
Tutto ciò che volevo era poterlo stringere a me, l'unico luogo sicuro per il mio cuore.

Scacciai i brutti pensieri della serata passata, quando il taxi si fermò. Gli diedi le banconote prima di scendere e vederlo ripartire.

Mi tolsi i tacchi, avviandomi a piccoli passi sulla sabbia, sentendo i granelli freschi sotto la pianta del piede.
Quando lo scorsi seduto sulla sabbia ad ammirare il mare e il rumore dolce delle onde calme.

Mi avvicinai quando si girò vedendomi, si alzò in piedi, pulendosi i pantaloni, venendomi incontro.

"Sei arrivata" affermò fissandomi con gli occhi illuminati.

Alzai le spalle, come per fargli capire che era ovvio.

"Seguimi" fece un cenno con la testa, incastrando le sue dita con le mia.

"Dove mi porti?" Sussurrai, lasciandomi guidare da James e dal mio cuore.

"In un posto tutto per noi" rivelò girandosi a guardarmi, mostrandomi un sorriso sincero e dolce.
Annuii lasciando tutte le preoccupazioni dietro di me, almeno per quella sera.

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